Preghiera per l’unità dei Cristiani

Preghiera per l’unità dei Cristiani

Signore Gesù Cristo, che alla vigilia della tua passione hai pregato perché tutti i tuoi discepoli fossero uniti perfettamente come tu nel Padre e il Padre in te, fa’ che noi sentiamo con dolore il male delle nostre divisioni e che lealmente possiamo scoprire in noi e sradicare ogni sentimento d’indifferenza, di diffidenza e di mutua astiosità.
         Concedici la grazia di poter incontrare  tutti in te, affinché dal nostro cuore e dalle nostre  labbra si elevi incessantemente la tua preghiera per l’unità dei cristiani, come tu la vuoi e con i mezzi che tu vuoi.
         In  te che sei la carità perfetta,  fa’ che noi troviamo  la via che conduce all’unità nell’obbedienza  al tuo amore e alla tua verità. Amen.

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La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, che generalmente si svolge dal 18 al 25 gennaio, viene celebrata in alcune parti del mondo a Pentecoste. Poiché le celebrazioni per il 2019 si sono concluse, i testi per il 2020 sono ora disponibili online.

Questo materiale è stato preparato dalle Chiese cristiane di Malta e Gozo, in collaborazione con un Comitato internazionale composto da rappresentanti del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e della Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

Il tema di quest’anno “ci trattarono con rara umanità” (Atti 28,2), è ispirato al brano biblico relativo al naufragio di San Paolo a Malta (Atti 27,18 – 28,10). Questo testo ha permesso al gruppo di riflettere sulla fede di San Paolo nella Divina Provvidenza e sulle virtù ecumeniche dell’ospitalità. Nella liturgia e nelle riflessioni per la Settimana di Preghiera si evidenziano altri temi: riconciliazione, discernimento, speranza, fiducia, forza, ospitalità, conversione e generosità.

http://www.christianunity.va/content/unitacristiani/it/settimana-di-preghiera-per-l-unita/settimana-di-preghiera-per-l-unita-dei-cristiani-2020.html

 

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

IdM-Buona giornata!

san paolo caduta dal cavalloLa festa liturgica della “conversiti sancti Pauli”, che appare già nel VI secolo, è propria della Chiesa latina. Poiché il martirio dell’apostolo delle Genti viene commemorato a giugno, la celebrazione odierna offre l’opportunità di considerare da vicino la poliedrica figura dell’Apostolo per eccellenza, che scrisse di se stesso: “Io ho lavorato più di tutti gli altri apostoli“, ma anche: “io sono il minimo fra gli apostoli, un aborto, indegno anche d’essere chiamato apostolo“.

Adduce egli stesso le credenziali che gli garantiscono il buon diritto di essere considerato apostolo: egli ha visto il Signore, Cristo Risorto, ed è, perciò, testimone della risurrezione; egli pure è stato inviato direttamente da Cristo, come i Dodici: visione, vocazione, missione, tre requisiti che egli possiede, per i quali quel miracolo della grazia avvenuto sulla via di Damasco, dove Cristo lo costringe a una incondizionata capitolazione, sicché egli grida: “Signore, che vuoi che io faccia?“. Nelle parole di Cristo è rivelato il segreto della sua anima: “Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo“. E’ vero che Saulo cercava “in tutte le sinagoghe di costringere i cristiani con minacce a bestemmiare”, ma egli lo faceva in buona fede e quando si agisce per amore di Dio, il malinteso non può durare a lungo.
Affiora l’inquietudine, cioè “il pungolo” della grazia, il guizzo della luce di verità: “Chi sei tu, Signore?“; “Io sono Gesù che tu perseguiti“. Questa mistica irruzione di Cristo nella vita di Paolo è il crisma del suo apostolato e la scintilla che gli svelerà la mirabile verità della inscindibile unità di Cristo con i credenti.
Questa esperienza di Cristo alle porte di Damasco, che egli paragona con l’esperienza pasquale dei Dodici e con il fulgore della prima luce della creazione, sarà il “leit motiv” della sua predicazione orale e scritta.
Le quattordici lettere che ci sono pervenute, ognuna delle quali mette a nudo la sua anima con rapide accensioni, ci fanno intravedere il miracolo della grazia operato sulla via di Damasco, incomprensibile per chi voglia cercarne una spiegazione puramente psicologica, ricorrendo magari all’estasi religiosa o, peggio, all’allucinazione.
S. Paolo trarrà dalla sua esperienza questa consolante conclusione: “Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Appunto per questo ho trovato misericordia. In me specialmente ha voluto Gesù Cristo mostrare tutta la sua longanimità, affinché io sia di esempio per coloro che nella fede in Lui otterranno d’ora innanzi la vita eterna“.

Preghiera all’apostolo Paolo di Angelo Comastri

“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.
Queste parole di Gesù percorrono
tutte le strade del mondo
e interpellano anche la nostra coscienza.
“perché mi perseguiti?”;
queste parole trasformarono Saulo in Paolo!

Paolo, apostolo di Gesù,
tu eri violento e sei diventato mite
fino a scrivere un inno alla carità;
tu eri orgoglioso e sei diventato umile
fino a divenire un povero schiavo;
tu eri un persecutore
e sei diventato perseguitato
per amore di Gesù fino al martirio.

Paolo apostolo senza paura,
prega perché si aprino i nostri occhi
per vedere il vero tesoro della vita;
prega perché si spezzi in noi il muro
del compromesso e della mediocrità
per diventare missionari di Gesù
con tutti, dovunque, sempre,
con la vita e con le parole.
Amen

 

Preghiera di riparazione del grande peccato della bestemmia

Il fatto che ormai il turpiloquio sia stato sdoganato da tempo nei mass media, porta a pensare che la bestemmia sia semplicemente un turpiloquio nel quale viene nominato Dio. Non è così. La gravità di questo peccato è assoluta, e bestemmiare è forse una delle forme più misere con cui Satana si esprime prendendo in prestito la nostra voce.

Il disprezzo verso Dio, il tentativo di insozzarne il Nome, l’esaltazione di sè nel momento in cui, pur consci della nostra natura limitata, noi omuncoli crediamo di essere migliori solo perchè offendiamo il Creatore, o più intelligenti solo perchè Egli ancor ci risparmia rappresaglie immediate che pur potrebbero riuscirGli estremamente facili, le frasi piene di amarezza con cui nei momenti bui neghiamo la grandezza dell’Onnipotente, attribuendoGli una cattiveria che non è giusto riconoscerGli.

Pio XII era ben consapevole di tutto questo, pertanto elaborò una preghiera con cui chiedere a Dio di avere pietà per il bestemmiatore, e di rivolgere piuttosto il Suo sguardo benevolo sulle centinaia e migliaia di brave persone, che sanno cos’è la riconoscenza.

PREGHIERA DI SUA SANTITÀ PIO XII
IN RIPARAZIONE DEL GRANDE PECCATO
DELLA BESTEMMIA

O augustissima Trinità — Padre, Figliolo e Spirito Santo — che, pur da tutta l’eternità in Te e per Te infinitamente felice, ti degni di accettare benignamente l’omaggio che dalla universa creazione s’innalza fino al tuo trono eccelso; distogli, Te ne preghiamo, i tuoi occhi e storna il tuo udito divino da quegli sventurati che, o accecati dalla passione o trasportati da impulso diabolico, iniquamente bestemmiano il tuo nome e quello della purissima Vergine Maria e dei Santi.

Trattieni, o Signore, il braccio della tua giustizia, che potrebbe ridurre al nulla coloro che osano farsi rei di tanta ampietà.

Accetta l’inno di gloria, che incessantemente si leva da tutta la natura: dall’acqua della fonte che scorre limpida e silenziosa, fino agli astri che risplendono e si volgono con giro immenso, mossi dall’Amore, nell’alto dei cieli. Accogli in riparazione il coro di lodi che, come incenso innanzi agli altari, sale da tante anime sante che camminano, senza mai sviarsi, nei sentieri della tua legge e con assidue opere di carità e di penitenza si studiano di placare la tua giustizia offesa; ascolta il canto di tanti spiriti eletti che consacrano la loro vita a celebrare la tua gloria, la lode perenne che in tutte le ore e sotto tutti i cieli ti offre la Chiesa. E fa che un giorno, convertiti a Te i cuori blasfemi, tutte le lingue e tutte le labbra servano ad intonare concordi quaggiù quel cantico che risuona senza fine nei cori degli angeli: Santo, Santo, Santo è il Signore Dio degli eserciti. I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. Così sia!

PIUS PP. XII

 

Innamorati di S. Giuseppe

"Le feste che debbono impegnare di più la nostra pietà, come quelle che 
riguardano San Giuseppe in modo speciale sono: la festa dello Sposalizio il 
23 gennaio; il 19 marzo; quella del Patrocinio (terza domenica dopo Pasqua), 
il suo transito di cui si fa menzione il 20 luglio, la fuga in Egitto il 28 
dicembre ed il ritorno al 7 gennaio. In tutte queste feste fate la santa 
Comunione e la santa Messa con l' intenzione e speranza di ottenere da Gesù 
Cristo la sua benedizione e particolare assistenza da lui promessa a S 
Giuseppe a tutte le anime giuste, le quali anno offriranno in tal giorno in 
suo nome un sacrificio a Dio"

tratto da L'Anima amante di San Giuseppe



Come Dio Padre,
nella Sua infinita Sapienza e immenso Amore,
affidò qui in terra il Suo Unigenito Figlio Gesù Cristo
a Te, Maria Santissima, e a te, San Giuseppe,
sposi della Santa Famiglia di Nazareth,
così noi, divenuti per il Battesimo figli di Dio,
con umile fede ci affidiamo e consacriamo a Voi.
Abbiate per noi, per i nostri figli, per le nostre famiglie,
le stesse premure e tenerezze avute per Gesù.
Aiutateci a conoscere, amare e servire Gesù
come voi l’avete conosciuto, amato e servito.
Otteneteci di amarVi con lo stesso amore
con il quale Gesù Vi ha amato qui in terra.
Proteggete le nostre persone,
difendeteci da ogni pericolo e da ogni male.
Accrescete la nostra fede,
custoditeci nella fedeltà alla nostra vocazione
e alla nostra missione: fateci santi.
Al termine di questa vita, accoglieteci con voi in cielo,
dove già regnate con Cristo nella Gloria eterna. 

 

23 gennaio: Sposalizio della Vergine

Sposalizio della Vergine

IdM-Buona giornata!

LA MADONNA MADRE E VERGINE E’ ANCHE SPOSA
Lo sposalizio della Vergine
Dice il Vangelo: “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”.
Il fidanzamento era vero e proprio matrimonio, e perciò i figli erano legittimi davanti a Dio e alla società. L’unico che poteva testimoniare la maternità verginale di Maria era il suo sposo, Giuseppe.
Il Vangelo dice: “Giuseppe, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”. – Secondo la legge, se lo sposo si fosse accorto di infedeltà della sposa era obbligato a denunziarla in pubblico; e la sposa veniva lapidata. Non era questo il caso di Giuseppe. Egli non ebbe nessun dubbio della sposa, tant’è vero che non voleva ripudiarla eppure era chiamato giusto. Non sarebbe stato giusto se avesse violato la legge. Giuseppe capì che in Maria era avvenuta una maternità unica, singolare e solo divina. E allora egli, come uomo santo, sentì tutta la sua indegnità davanti a quel mistero che si compiva in lei; si sentiva indegno di stare con quella sposa così grande al cospetto di Dio.
Giuseppe vide la Madonna più grande dei santi e degli angeli, vicinissima al trono di Dio (era sua madre!). E andava ripetendo a se stesso: Chi sono io per abitare con questa eccelsa creatura? Già i due promessi sposi avevano progettato di vivere insieme da vergini. Lo Spirito Santo li guidava per la missione singolare che dovevano compiere. Il loro proposito di verginità è espresso chiaramente nel Vangelo di Luca. Infatti la Madonna disse all’angelo Gabriele che non conosceva uomo e perciò non poteva essere madre. Se avesse pensato a un normale matrimonio, l’angelo le avrebbe detto: Fin ora non hai conosciuto uomo, ora lo conoscerai e avrai un figlio. Anche Giuseppe aveva acconsentito al proposito di verginità. Anch’egli era un santo vicino alla sua santissima sposa. Giuseppe era stato scelto da Dio perché fosse capace di amare Maria come sposa e in maniera verginale. Era l’unico uomo che poteva stare accanto alla madre di Dio come custode e aiuto della sua missione di vergine madre di Dio. Dopo Maria il santo più grande è Giuseppe. Egli ebbe il ruolo di capo famiglia, di amoroso custode di Maria, un aiuto simile a sé, come dice la Bibbia degli sposi. Giuseppe dunque era ed è simile alla Madonna!
Poi il Vangelo specifica meglio la missione di Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”.

S. Giuseppe aveva avuto il compito di custodire Maria e la missione di padre legale di Gesù. Che cosa sarebbe avvenuto se la Madonna avesse avuto un bambino senza uno sposo? Giuseppe era il testimone della discendenza regale e davidica di Gesù. Gesù infatti è Messia cioè re nel popolo di Dio. Il messia doveva nascere dalla dinastia di Davide, il re per eccellenza di Israele. Però la regalità di Gesù ossia la sua messianità non è del tipo politico, ma prettamente religiosa. Il nome Gesù vuol dire salvatore o colui che libera Israele e tutta l’umanità non dai nemici, ma dal peccato. Il nome veniva imposto dal padre e non dalla madre. Questo indica la legittimità della paternità di Giuseppe davanti alla legge. Il Vangelo di Luca dice che la Madonna impone il nome a Gesù. Questo significa che l’evangelista vuole sottolineare la verginità della Madre di Gesù. Il Bambino nasce nella famiglia che è di Giuseppe, anche se non per opera sua. Giuseppe dunque è padre legale di Gesù, vero sposo di Maria, santo prestigioso più di tutti, dopo la sua sposa. Non diede le carni a Gesù come Maria, ma nutrì quelle membra che poi sarebbero state offerte in sacrificio per redimere il mondo. La vittima divina Gesù era frutto benedetto del seno di Maria e frutto delle braccia laboriose di Giuseppe.
La Madonna e Giuseppe ebbero quella fede che fu il migliore atteggiamento davanti ai prodigi di Dio. La Madonna credette all’angelo Gabriele che le annunziò la nascita verginale. Giuseppe credette pure all’angelo che in sogno gli disse che la maternità di Maria era opera dello Spirito Santo per la salvezza di tutto il mondo. Giuseppe, figlio di Davide, uomo molto povero e semplice, seppe dare a Dio quella fede che sola redime la povera umanità incapace di qualsiasi bene. Beato chi crede alle meraviglie di Dio. Dio opera meraviglie in ogni luogo e in ogni tempo. Chi ha fede vede e gioisce dell’opera di Dio. Abbiamo tanto bisogno di fede e di gioia in un mondo che diventa disperato per l’allontanamento da Dio.

 

La conversione di Alfonso Ratisbonne

P. Alfonso M. Ratisbonne, l’ebreo convertito da Maria

IdM-Buona giornata!

ratisbonne

Due uomini discutono serenamente tra loro, in una villa di Roma.
L’uno è il barone De Bussières. L’altro è il giovane Alfonso Ratisbonne, ebreo. Siamo nel 1842.
Ascoltiamo che cosa stanno dicendo.

Vorrei chiedervi un favore – dice il barone De Bussières al giovane Ratisbonne.
Vediamo di che si tratta? – risponde il giovane.
Semplicemente di questo; accettare di portare indosso questa medaglia, la medaglia miracolosa. Secondo il vostro modo di vedere, la cosa dovrebbe essere del tutto indifferente, mentre a me recherebbe un grande piacere.
Se è così, per dimostrarvi che gli ebrei non sono poi tanto ostinati e testardi come si crede, accetto di portare la vostra medaglia.

A questo punto, il giovane Ratisbonne racconta lui stesso ciò che avvenne e ciò che egli disse: – Detto, fatto. Il barone mi mette al collo la medaglia, mentre io, scoppiando a ridere, esclamo: “Eccomi ormai cattolico, apostolico, romano.”

Chi è Alfonso Ratisbonne?

È un giovane ebreo, già al colmo della sua fortuna. Dalla vita ha avuto tutto. Da poco tempo si è anche fidanzato con una ragazza di nome Flora. Quanto alla sua fede: “Non credevo più neanche in Dio“, confesserà dopo.
Ma la Madonna, Madre universale, vegliava su di lui, e lo attendeva a Roma. Qui lo fece capitare per caso nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, e gli operò il miracolo che avrebbe rivoluzionato tutta la sua vita brillante quanto effimera e fatua.
Tutto era iniziato appunto da quella medaglietta miracolosa che gli era stata offerta dall’amico barone De Bussières, e che egli aveva accettato solo per fargli piacere.
Si era lasciato mettere al collo la Medaglia; ci aveva scherzato sopra, ma già non ci pensava più.
L’amico barone, però, sapeva quel che faceva era uomo di fede, confidava nella potenza miracolosa della medaglietta, e pregava intensamente perché l’Immacolata operasse nell’animo di Alfonso, disfatto dall’incredulità.
La notte di quello stesso giorno, svegliatosi di soprassalto, Alfonso vide alta dinanzi a sé l’immagine di una grande Croce, di forma particolare, senza Gesù Crocifisso, che egli inutilmente tentò di scacciare.
Era la Croce della Medaglia miracolosa. Ma egli non lo sapeva, perché non aveva neppure guardato la Medaglia che portava indosso, né lo interessava affatto guardare una Medaglia! Proprio lui !

Il giorno seguente…

Il giorno seguente, stranamente, Alfonso si sentì spinto ad accompagnare lo stesso amico De Bussières alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte, dove il barone aveva da sbrigare una commissione di lavoro.
La carrozza si fermò sulla piazzetta della Chiesa. Scesero tutti e due. Il barone entrò in Chiesa e si recò subito in sacrestia per incontrarsi con le persone interessate alla commissione. Alfonso, invece, dapprima esitante, entrò poi anche lui nella Chiesa. E si trovò solo, distratto e vuoto.

“La Chiesa di S. Andrea delle Fratte – così egli stesso racconta in seguito – è piccola, povera e quasi sempre deserta. Quel giorno ero solo o quasi solo. Nessun oggetto d’arte attirava la mia attenzione. Passeggiavo macchinalmente girando gli sguardi attorno a me. Ricordo soltanto che un cane nero scodinzolava dinanzi a me… Ben presto anche quel cane disparve. La Chiesa intera disparve; io non vidi più nulla… O meglio, mio Dio, io vidi una sola cosa! …
Come potrei parlarne? La parola umana non può facilmente esprimere ciò che è inesprimibile. Quando arrivò il barone De Bussières mi trovò col volto rigato di pianto. Non potei rispondere alle sue domande… tenevo in mano la medaglia che avevo appesa al collo e coprivo di baci l’immagine della Vergine… Era Lei, sicuramente Lei!
Non sapevo dove ero, non sapevo se ero Alfonso o un altro; provavo in me un tale cambiamento che mi pareva essere un altro; cercavo di ritrovare me stesso e non mi ritrovavo… Non riuscivo a parlare; non volevo dire niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi costringeva a cercare un sacerdote”.

Più tardi, calmatasi la vivissima emozione provata, così spiegò all’amicoEro da pochi istanti nella chiesa di S. Andrea, quando, improvvisamente, mi sentii afferrato da un turbamento inesprimibile. Alzai gli occhi; l’edificio intero era come scomparso ai miei sguardi; una sola cappella aveva concentrato tutta la luce. In un grande fascio di luce, mi è apparsa, dritta, sull’altare, alta, brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, quale si vede sulla Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi. Mi è parso che dicesse: ‘Bene!‘ Non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto”.

Proprio la Vergine della Medaglia Miracolosa era dunque apparsa ad Alfonso Ratisbonne quel giovedì 20 gennaio 1842.

75 anni più tardi.

75 anni più tardi, il 20 gennaio 1917, a Roma, nella Cappella del Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, il Padre Rettore sta raccontando ai giovani frati l’episodio della prodigiosa conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, divenuto poi gran Servo di Dio e morto in concetto di santità.
Tra questi c’è un giovane straordinario, fra’ Massimiliano Maria Kolbe, l’ardente innamorato dell’Immacolata, colui che darà vita al Movimento mariano più vasto dell’epoca moderna, la Milizia dell’Immacolata, un esercito di cavalieri schierati in campo sotto la guida dell’Immacolata, la Celeste Condottiera e Invincibile guerriera che “schiaccerà il capo” al nemico (Gn 3,15).
Con estremo interesse fra’ Massimiliano ascolta il racconto della conversione di Alfonso Ratisbonne. Ne rimane visibilmente commosso. Si rende conto del valore della Medaglia miracolosa, di cui l’Immacolata si serve per operare fatti di grazia anche portentosi.
Gli balena allora nell’animo l’ispirazione di servirsi della Medaglia miracolosa come scudo e insegna dei “cavalieri dell’Immacolata”, come scorta di “proiettili” e “mine” spirituali che i cavalieri dovranno adoperare per fare breccia negli animi chiusi e duri alle operazioni della grazia divina.
È un’ispirazione. Fra’ Massimiliano non la lascia passare a vuoto. L’accoglie e la custodisce nel cuore. Un giorno non lontano la Milizia dell’Immacolata – il 16 ottobre dello stesso anno – partirà con la Medaglia miracolosa quale insegna e arma dei novelli cavalieri.
Da quel 20 gennaio, inoltre, fra’ Massimiliano amò di un amore speciale la Chiesa di S. Andrea delle Fratte; la visitava frequentemente e vi sostava in devota orazione. Quando divenne Sacerdote, infine, volle celebrare la sua prima S. Messa all’altare dove la Madonna era apparsa all’ebreo Alfonso Ratisbonne.

Sacerdote di Gesù e Cavaliere dell’Immacolata, San Massimiliano è l’apostolo mariano dei tempi nuovi, folle di amore, ardente di zelo, forte del celeste pegno della Medaglia miracolosa.

A San Massimiliano, per la famiglia

Kolbe

San Massimiliano, dopo aver speso le tue energie
per l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini sotto la guida di Maria,
ad Auschwitz hai offerto la tua vita
affinché una famiglia non fosse privata dello sposo e del padre.

Per il tuo eroico martirio di carità,
insegnaci che la famiglia è un dono
per il quale vale la pena sacrificare noi stessi.

Tu hai trovato in Maria la fonte alla quale attingere le grazie
per essere un coraggioso e fedele discepolo di Gesù.

Aiutaci ad accoglierla come nostra Madre
per sperimentare la forza della sua intercessione nel cammino della vita.

Sii con noi, san Massimiliano,
e prega per le necessità della nostra famiglia.
Amen.

 

17 gennaio: Pontmain, la Madonna della Speranza

Pontmain, la Madonna della Speranza

IdM-Buona giornata!

pontmain

L’apparizione avviene nella Francia settentrionale in pieno inverno ed in piena guerra, quando le truppe di Guglielmo Primo, re di Prussia, non cessano di avanzare contro quelle di Napoleone Terzo.
A metà gennaio i prussiani sono alle porte, tra i francesi regna il disordine ed il panico. Come ulteriore flagello, oltre alla guerra ed al grande freddo, si aggiungono le epidemie di tifo e vaiolo.

E’ martedì 17 gennaio, e a Pontmain, un paesino nel nord ovest della Francia, regna l’inquietudine e la desolazione. Nella Parrocchia, dopo i vespri il Parroco intona regolarmente una preghiera alla Madonna della Speranza: Madre della Speranza, il cui nome è così dolce, proteggi la Francia, prega prega per noi.
Ma gli abitanti ormai non hanno più speranza, i prussiani stanno per raggiungere la zona e il parroco si ritrova solo a cantare…

I FATTI:

Verso le diciotto e trenta, il piccolo Eugene Friteau di 12 anni, sta osservando il cielo stellato quando ad un tratto esclama estasiato “Com’è bella!“. Eugene vede nel cielo una bellissima signora vestita di un abito blu costellato di stelle, un velo circonda il suo viso fine e giovane. Porta una corona d’oro, sorride e tende la mano verso il fanciullo.

Anche il fratellino Joseph, di 10 anni, riesce a vedere la Signora, mentre il padre dei ragazzi e gli altri abitanti accorsi non vedono nulla, ad eccezione di tre grandi stelle molto luminose che formano un triangolo nel cielo. Secondo le descrizioni dei fanciulli, esse sono rispettivamente poste sopra il capo e le braccia della Signora.
Altri innocenti possono però vedere la Signora nel Cielo: si tratta ad esempio della piccola Augustine Boitin (di 2 anni) che batte felice le manine osservando il cielo e Auguste Avice (4 anni), che descrive l’apparizione a suo padre.

Giunge anche il parroco. La folla parla, discute, si anima. “Preghiamo” invita il parroco.
Appena iniziata la preghiera del Rosario, le stelle della veste della Vergine si moltiplicano. Un ovale blu con quattro candele appare intorno alla Bella Signora, così come una piccola croce di colore rosso sulla Sua veste stellata, all’altezza del cuore.
L’apparizione si ingrandisce mano a mano che la preghiera va avanti; una fascia luminosa e bianca appare allora sotto i Suoi piedi e delle lettere dorate vi giungono come scritte da una mano invisibile. I giovani veggenti leggono:

MA PREGATE FIGLI MIEI

DIO VI ESAUDIRA’ PRESTO

Man mano che il parroco guida la preghiera dei fedeli, nuove parole appaiono:

MIO FIGLIO SI LASCIA COMMUOVERE

Si intona “Madre della Speranza”, la Signora alza allora le sue mani e le muove al ritmo del canto, sorridendo. Il parroco intona una preghiera di richiesta di perdono a Gesù, la Signora ritorna triste, la folla nel silenzio prega intensamente. Una croce di colore rosso, con la scritta “Gesù Cristo” appare davanti a lei. Sulla croce, un Cristo anch’Egli rosso intenso. La Vergine prende la Croce con le due mani e la inclina verso i fanciulli.
L’apparizione prosegue con altri immagini, infine scompare, sono circa le 21.

Quella sera stessa i prussiani cessano di avanzare, tre giorni dopo inizia la ritirata. Undici giorni dopo c’è l’armistizio, tutti i soldati provenienti da Pontmain tornano alle loro case sani e salvi. La riconoscenza verso la Madonna supera lo scetticismo: la folla accorre sul luogo dell’apparizione, i veggenti vengono continuamente interrogati. Infine, anche la Chiesa dona la sua approvazione e stabilisce che la Vergine è realmente apparsa a Pontmain, portando la speranza a una popolazione senza speranza.

( Sito del Santuario di Pontmain: http://www.sanctuaire-pontmain.com )

Madre della Speranza aumenta nelle nostre anime
il desiderio di vivere in pienezza la nostra fede,
senza alcun compromesso,
in tutte le circostanze della nostra vita.
Aiutaci a comprendere sempre il nostro prossimo
e ad amarlo profondamente in Dio.
Amen