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Messaggio di Medjugorje: 25 aprile 2012

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia


25 aprile 2012

“Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera e ad aprire il vostro cuore verso  Dio, figlioli,  come un fiore verso il calore del sole. Io sono con voi e intercedo per tutti voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

“Vieni Gesù ci aspetta. Gesù lo vuole!” – Rolando Rivi

Rolando Rivi nacque il 7 gennaio 1931 nella casa detta del Poggiolo a San Valentino, un piccolo borgo vicino a Castellarano in provincia di Reggio Emilia.
Quel bambino avrebbe onorato la sua terra e la patria, ma il vessillo sotto il quale avrebbe militato non sarebbe stato il tricolore, ma quello di Cristo, Re e Sacerdote.
Il giorno dopo la nascita i genitori lo battezzarono con il nome di Rolando. Prima di uscire dalla chiesa, lo portarono all’altare della Madonna e gli diedero anche il nome di Lei, sicchè il piccolo si chiamò Rolando Maria Rivi.

La famiglia del ramo materno era nota nella zona per l’onestà, la laboriosità e soprattutto per la forte fede cattolica ed era soprannominata «i Pater», in riferimento al «Pater noster», che essi recitavano spesso con la corona del rosario tra le mani.
Il padre di Rolando, Roberto, militante dell’allora gloriosa Azione Cattolica, era anch’egli molto religioso, assiduo alla santa Messa, che frequentava con devozione particolare secondo l’invito del santo Pontefice Pio X.

  Quando assisteva alla Messa, il piccolo non perdeva un gesto del sacerdote e seppure molto piccolo cominciò a fare il chierichetto.
Il parroco Don Olinto era un prete vero: passava lunghe ore in preghiera davanti al Santissimo, curava meticolosamente il catechismo dei fanciulli, istruiva i chierichetti per il servizio all’altare e aveva messo su un coro per dare solennità alla liturgia.
Fu anche attraverso di lui che Rolando imparò ad amare Gesù e a scoprire che abitava, vivo, nel tabernacolo.
Era solito accostarsi tutte le settimane alla Confessione e alzarsi prestissimo la mattina per servire la Messa e ricevere la Comunione, invitando anche i compagni a fare altrettanto: «vieni – diceva loro – Gesù ci aspetta. Gesù lo vuole!».
Riferiva che il sacerdote sull’altare, quando consacrava il pane e il vino, gli appariva grande da toccare il cielo.
Fu così che la chiamata al sacerdozio si fece via via più intensa, accompagnandolo per tutto il ciclo delle scuole elementari, fino a quando a 11 anni lo disse in casa: «Voglio farmi prete, per salvare tante persone. Poi partirò missionario per far conoscere Gesù lontano, lontano».
Entrò nel Seminario di Marola nell’autunno del 1942 e come si usava a quei tempi vestì subito l’abito talare.
Ne era fiero e fu anche questo amore per l’abito talare a segnare la sua fine…

Intanto la guerra si faceva via via più aspra, anche perché proprio in quelle zone massiccia era la presenza di formazioni partigiane, formatesi dopo la caduta del fascismo e la tragica esperienza dell’8 settembre del 1943, che aveva portato all’occupazione da parte tedesca della penisola.
A parte gruppi minoritari di cattolici democratici, le fila partigiane erano composte da comunisti, socialisti, azionisti, tutti accomunati da una forte ideologia anticattolica.
La frangia più estrema, quella comunista, non si limitava a combattere i tedeschi.
Vedeva nel clero un pericoloso argine al proprio progetto rivoluzionario.
L’anticlericalismo diventò violento e si fece via via più minaccioso.
Quando nel 1944 i tedeschi occupano il seminario di Marola, tutti i ragazzi dovettero rientrare alle loro case, portando con sé i libri per poter continuare a studiare.
Rolando continuò a sentirsi seminarista: oltre a studiare, frequentava quotidianamente la Messa e la Comunione, recitava il rosario, pregava, faceva visita al Santissimo Sacramento.
Nonostante fosse stato consigliato diversamente, non smise mai di portare il suo abito religioso: i genitori, infatti, gli dicevano: «Togliti la veste nera. Non portarla per ora …».
Ma Rolando rispondeva: «Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho motivo di togliermela». Gli fecero notare che forse era conveniente farlo in quei momenti, così insicuri.
Replicò Rolando: «Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù».
Un atto d’amore che pagherà con la vita.
A San Valentino dapprima fu preso di mira il parroco don Marzocchini.
Una mattina si venne a sapere che durante la notte precedente, alcuni partigiani l’avevano aggredito e umiliato.

  Il 10 aprile, martedì dopo la domenica in Albis, al mattino presto, il ragazzo era già in chiesa: si celebrava la Messa cantata in onore di san Vincenzo Ferreri e Rolando vi partecipò, suonando l’organo.
Terminato il rito, prima di uscire, prese accordi con i cantori, per «cantare Messa» anche il giorno seguente.
Uscito di chiesa, mentre i suoi genitori si recarono a lavorare nei campi, Rolando, con i libri sottobraccio, si diresse come al solito a studiare nel boschetto a pochi passi da casa.
Indossava, come sempre, la sua talare nera.
A mezzogiorno i suoi genitori l’attesero invano per pranzo.
Preoccupati l’andarono a cercare.
Tra i libri sull’erba trovarono un biglietto: «Non cercatelo. Viene un momento con noi. I partigiani».
Il papà e il curato don Camellini, in forte ansia, cominciarono allora a girare nei dintorni alla ricerca del ragazzo.
Frattanto Rolando, trascinato via dai partigiani in un loro covo nella boscaglia, iniziava la sua «via crucis».
Venne spogliato della veste talare che li irritava, insultato, percosso con la cinghia sulle gambe e schiaffeggiato.
Rimase per tre giorni nelle mani dei suoi aguzzini, ascoltando bestemmie contro Cristo, insulti contro la Chiesa e contro il sacerdozio.
Secondo alcuni testimoni sarebbe stato frustato e avrebbe subito altre indicibili violenze.
Tra i rapitori pare che qualcuno si commosse, proponendo di lasciarlo andare.
Ma altri si rifiutarono, minacciando di morte chi aveva fatto la proposta del rilascio.
Prevalse l’odio per la Chiesa, per il sacerdote, per l’abito che lo rappresenta e che quel ragazzino non si era mai voluto togliere.
Decisero di ammazzarlo: «Avremo domani un prete in meno».
Lo portarono, sanguinante, in un  bosco presso Piane di Monchio (in provincia di Modena), dove c’era una fossa già scavata.
Rolando capì che stava per morire, pianse, chiedendo di essere risparmiato.
Con un calcio lo scaraventarono a terra.
Allora chiese di pregare un’ultima volta.
Si inginocchiò, poi due scariche di rivoltella lo fecero rotolare nella buca.
Venne coperto con poche palate di terra e di foglie secche.
La veste del «pretino» divenne un pallone da calciare; poi sarà appesa, come trofeo di guerra, sotto il porticato di una casa vicina.
Era venerdì 13 aprile 1945, ricorrenza del martirio del giovane sant’Ermenegildo (585 dopo Cristo). Rolando aveva quattordici anni e tre mesi.
Per tre giorni i genitori e don Camellini lo cercarono lungo tutto quel tratto del crinale appenninico, finché alcuni partigiani li indirizzarono a Piane di Monchio.
Qui incontrarono un capo partigiano comunista, cui chiesero: «Dov’è il seminarista Rivi?»
Quello rispose: «È stato ucciso qui, l’ho ucciso io, ma sono perfettamente tranquillo».
E indicò il luogo dove il giovanetto era stato sepolto il giorno prima.
Don Camellini domandò ancora al partigiano: «Ha sofferto molto?».
Quello, mostrandogli la sua rivoltella, replicò beffardo: «Con questa non si soffre molto. Non si sbaglia».
Era la sera di sabato 14 aprile 1945.

Raggiunto il posto dell’omicidio, il sacerdote non fece fatica a recuperare il cadavere del ragazzo, con indosso solo una maglietta e un paio di calzoni sdruciti, legati al ginocchio.
Aveva due ferite: una alla tempia sinistra e l’altra sulla spalla in corrispondenza del cuore.
Il volto, sporco di terra, era coperto di lividi; il suo corpo martoriato.
Il padre si inginocchiò vicino al suo bambino e lo strinse, piangendo a dirotto, tra le braccia.
Due contadini del posto fabbricarono alla bell’e meglio una cassa di legno.
Don Camellini lavò il volto di Rolando, lo asciugò con il suo fazzoletto e lo compose nella povera bara.
Era notte ormai, sicché solo la mattina dopo, seconda domenica dopo Pasqua, «Domenica del Buon Pastore», il corpo di Rolando fu portato in chiesa a Monchio, dove don Camellini celebrò la Messa per l’anima di Rolando.
Alla presenza del padre Roberto e di don Camellini, il parroco di Monchio scrisse in latino sul registro parrocchiale l’atto di morte e di sepoltura di Rolando.
«15 aprile 1945. Rivi Rolando, figlio di Roberto e di Canovi Albertina, celibe, di San Valentino (Reggio Emilia), qui, per mano di uomini iniqui, a 14 anni di età, alle ore 19, in comunione con santa madre Chiesa, rese la sua anima a Dio.
Il suo cadavere, oggi, fatte le sacre esequie e celebrata la Messa, è stato sepolto nel cimitero parrocchiale».   Il padre di Rolando e il curato di San Valentino tornarono mestamente al paese, a recare la notizia terribile alla madre che lì aveva aspettato invano.
La terribile notizia si diffuse rapidamente in paese, lasciando la gente sgomenta di fronte a quella barbarie.
A guerra terminata, una grande folla di parrocchiani martedì 29 maggio 1945, attese a San Valentino l’arrivo della salma, traslata in località Montadella.
La chiesa accolse in silenzio e commozione il piccolo martire.

Ucciso in odio alla fede, la sua causa di canonizzazione ha dovuto attendere 60 anni, fino al 7 gennaio 2006.
Quando il 25 maggio del 1945 il suo corpo era stato tumulato nel cimitero di San Valentino, le parole del suo parroco, don Olinto Marzocchini, erano state brevi ed intense: «Non bastano le nostre lacrime a piangere Rolando… Ma guardate a Cristo che è la resurrezione e la vita. Lui asciughi le lacrime dai nostri occhi».
Questa la fede semplice di chi per essa era disposto a dare la vita, di chi in Cristo ci credeva davvero.
«Era stato lui – è scritto in un libro distribuito in fondo alla chiesa dal “Comitato amici di Rolando Rivi” – a preparare quel trionfo al figlio prediletto, a quel ragazzo aspirante al sacerdozio, caduto innocente sotto il piombo di uomini empi, come i ragazzi e i giovani cattolici martiri in Russia, in Messico e in Spagna, nelle recenti persecuzioni sotto l’odio massonico e comunista».

 

Festa della Divina Misericordia

Festa della Divina Misericordia
Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

“E’ importante allora che raccogliamo per intero il messaggio che ci viene dalla parola di Dio in questa seconda Domenica di Pasqua, che d’ora innanzi in tutta la Chiesa prenderà il nome di Domenica della Divina Misericordia” (Giovanni Paolo II, 30 aprile 2000).


Carissimi Innamorati di Maria,
la festa della Divina Misericordia è la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia.
La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

In quel giorno, chi si confesserà e comunicherà conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene (Q. I, p. 132).

Dunque una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: “la remissione totale delle colpe e pene”.*

Questa grazia è qualcosa di decisamente più grande che l’ indulgenza plenaria. E’ essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate, Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l’ha innalzata al rango di “secondo battesimo“.

*(Come tutti sappiamo, con il sacramento della Confessione ci viene tolta la colpa dei peccati che abbiamo commesso. Tuttavia il peccato ha come conseguenze non solo la colpa, ma anche la “pena”, ossia un privarsi in modo più o meno grave della comunione con Dio. La pena ha bisogno di purificazione, sia in vita che in Purgatorio. Chi dunque si è confessato è senza “colpa” davanti a Dio, ma in lui non è cancellata la “pena” che è stata causata dai suoi peccati. Per quella pena dovrebbe purificarsi con la vita, oppure ottenere un’indulgenza plenaria, o dovrebbe, dopo la sua morte, restare in Purgatorio prima di entrare in Paradiso,  Ecco che  la persona che si confessa e riceve la Comunione nella domenica della Divina Misericordia, è come un essere innocente, appena uscito dalle acque battesimali. Se morisse in quel momento andrebbe immediatamente in Cielo, perché ha già bruciato tutte le sue pene nella divina misericordia di Cristo. È come ricominciare da capo, senza il peso dei nostri peccati!)

La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione può essere fatta anche qualche giorno prima. L’importante è non avere alcun peccato inconfessato, è chiaro infatti che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere degna e adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia.

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che  “riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia”  poiché  “in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto” (Q. II, p. 267).

Questa incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

– Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni – sia alle singole persone sia ad intere comunità;

– tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia.

Per quanto riguarda invece il modo di celebrare la festa Gesù haespresso due desideri:

– che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

– che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

“Sì, – ha detto Gesù – la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l’azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all’immagine che è stata dipinta”  (Q. II, p. 278)

In modo particolare la Festa sarà un’ottima occasione di riaccostarsi ai Sacramenti per tutti gli iscritti che per motivi personali non si confessano e comunicano da diversi mesi o anni. Non dubitiamo dell’immensa bontà del Signore che ci attende a braccia aperte e approfittiamo della Festa per lavare ogni nostra colpa nel Preziosissimo Sangue!

Innamorati di Maria

 (Per altre informazioni: www.divinamisericordia.it)



Indulgenza plenaria della Divina Misericordia

Per far sì che i fedeli vivano con intensa pietà questacelebrazione, Giovanni Paolo II, il 13 giugno 2002 ha stabilito che la predetta Domenica sia arricchita dell’Indulgenza Plenaria affinché i fedeli possano ricevere più largamente il dono della consolazione dello Spirito Santo e così alimentare una crescente carità verso Dio e verso il prossimo e, ottenuto essi stessi il perdono di Dio, siano a loro volta indotti a perdonare prontamente i fratelli.

Per lucrare l’indulgenza plenaria il fedele adempirà le seguenti condizioni:

1. Essere battezzato e non scomunicato;
2. Avere l’intenzione di ottenere l’indulgenza;
3. Conversione del cuore ed esclusione di qualsiasi affetto al peccato anche veniale;
4. Confessione individuale;
5. Partecipare alla Santa Messa e Comunione eucaristica;
6. La Domenica della Divina Misericordia (la seconda di Pasqua) visita una qualunque chiesa o oratorio e, durante la visita,
• rinnova la professione di fede, mediante la recita del Credo (per riaffermare la propria identità cristiana);
• recita il Padre nostro (per riaffermare la propria identità di figlio di Dio, ricevuta nel battesimo);
• prega secondo l’intenzione del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice (Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre o altra preghiera);
• partecipa ad una pratica di pietà svolta in onore della Divina Misericordia, o almeno reciti, alla presenza del Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, pubblicamente esposto o custodito nel tabernacolo, oltre al Padre nostro e al Credo una pia invocazione al Signore Gesù Misericordioso (per es. “Gesù Misericordioso, confido in te“)
Alcuni chiarimenti

Queste le condizioni imprescindibili per ottenere l’indulgenza plenaria.

Visto l’incredibile valore dei benefici che si ottengono con queste pratiche e la sempre presente tentazione a facilitarci la strada si ribadisce l’invito alla serietà e all’impegno ad adempierle per intero nel giorno indicato.

In questo modo, la pratica per ottenere l’indulgenza può divenire effettivamente l’occasione per cambiare vita o per ripartire nel lungo e difficile cammino verso la santità, non rimanendo un fenomeno isolato, ma portando frutti di costanza e fedeltà nella vita quotidiana del fedele.Tuttavia, non essendo una formula o un rito magico ed essendo infinita la misericordia di Dio,che guarda per prima cosa il cuore degli uomini, la stessa Madre Chiesa viene in aiuto dei fedeli non lasciandoli soli per cui:

• la confessione sacramentale,
• la comunione eucaristica,
• le preghiere secondo le intenzioni del Sommo Pontefice

possono essere adempiute entro otto giorni precedenti o (se non si è in peccato mortale) successivi al “giorno dell’indulgenza”; tuttavia è conveniente che la comunione e la preghiera secondo le intenzioni del papa siano fatte lo stesso giorno in cui si visita il luogo sacro prescelto.

11 aprile: Morte di S. Gemma Galgani

 

11 aprile: Morte di S. Gemma Galgani

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

Cari amici,
oggi 11 aprile è il giorno in cui ricorre l’anniversario della morte di Santa Gemma Galgani. La festa liturgica si celebra invece il 16 maggio.
Vorremmo far sapere ai nuovi iscritti che lei è la santa protettrice di Innamorati di Maria. Oggi vorremmo chiedervi, se potete, un piccolo ringraziamento a lei per tutto ciò che ha fatto e che fa per il nostro gruppo e per tutti gli iscritti.
 
S. Gemma Galgani
(1878-1903)
“Qualche ora prima di spirare, prese il Crocifisso tra le mani e tenendolo all’altezza degli occhi e guardandolo disse: “Vedi, o Gesù? Non ne posso più! Se è tua volontà, pigliami!”. Poi alzò gli occhi al quadro della Madonna appeso al muro davanti e soggiunse: “Mamma mia, raccomando l’anima mia a te! Di’ a Gesù che mi usi misericordia!”».
Le ultime prove furono atroci, spaventose le vessazioni diaboliche. I membri della famiglia Giannini l’avevano assistita fino allora. Alla Signora Cecilia, gemendo dice: «Non mi lasci finché non sono inchiodata in croce. Ho da essere crocifissa con Gesù. Gesù mi ha detto che i suoi figli devono morire crocifissi». Poi s’immerge in un’estasi dolorosa, allarga le braccia e resta immobile fino alle 13,30.
Ad un certo punto appoggiò il capo sopra la spalla della Signora Giustina: calma e serena in tale posizione spirò, mentre le cadevano dagli occhi due lacrime. Erano le 13, 45 del Sabato Santo, 11 aprile 1903.
«Io volli – dichiara Don Roberto Andreuccetti –, che le fosse messo sul petto, sopra la veste, l’emblema dei Passionisti, perché se Gemma non fu di fatto Passionista, lo fu sempre col cuore e col desiderio più vivo». «aveva il Crocifisso sul petto e la corona legata al polso della mano destra, vestita come al solito, ed in capo un velo nero.
Era bella come un angelo, calma, serena, col suo sorriso abituale, e vennero molti a visitarla perché le avevano preso venerazione; e questi erano di ogni condizione» “
Preghiamo insieme:

Pietosissima Santa Gemma,
eletta protettrice di Innamorati di Maria,
degnati di mostrare tra noi
la tua intercessione
perché ogni iscritto cammini sulla via della santità,
sia preservato da ogni pericolo
e riceva ogni grazia, secondo la volontà di Dio.
Intercedi per tutte le persone che sono iscritte e si iscriveranno a questo gruppo, e anche per chi l’ha abbandonato;
prega ora e sempre
per questa nostra famiglia di Innamorati di Maria
che vuole vivere unita nell’amore verso il Signore e la sua Santissima Madre.

Amen.

“Il 21 marzo 1917 sognai Gemma Galgani.
Mi portò con sé a Lucca, dove si trova la sua tomba e qui mi fece vedere un’urna nella quale un giorno sarebbe stato deposto il suo corpo per la pubblica venerazione. Da quell’urna usciva un torrente meraviglioso di luce e qui veni­vano schiere di pellegrini per chiedere la sua intercessione..” (Beata Anna Schaffer)

L’11 aprile del 1903, alle ore 13:45, Gemma si addormenta nel bacio del Signore. Gemma si è incontrata, nella suprema povertà della morte, con lo Sposo crocifisso risorto. Quell’11 aprile era Sabato santo. Come usava allora, da un’ora e tre quarti le campane di Lucca e del mondo avevano annunziato la risurrezione del Signore.

Nel 1933, il 14 maggio, Pio XI annovera Gemma Galgani fra i Beati della Chiesa.
Nel 1940, il 2 maggio, Pio XII, riconoscendo la pratica eroica delle sue virtù cristiane, innalza Gemma Galgani alla gloria dei Santi e la addita a modello della Chiesa universale. 

Preghiera per ottenere grazie composta da S. Gemma Galgani

Eccomi ai vostri santissimi piedi, caro Gesù, per manifestarvi ogni momento la mia gratitudine per tanti e continui favori che mi avete fatto e che ancora volete farmi. Quante volte vi ho invocato, o Gesù, mi avete fatte sempre contenta: ho ricorso spesso a voi e m’avete sempre consolata. Come esprimermi con voi, caro Gesù? Vi ringrazio. Ma un’altra grazia voglio, o mio Dio, se a voi piace …….. (esporre la grazia che si desidera). Se voi non foste onnipotente, non vi farei questa domanda. O Gesù, abbiate pietà di me! Sia fatto in tutto il vostro santissimo volere.

Preghiera composta da S. Gemma Galgani

Mio Dio Crocifisso, eccomi ai piedi vostri, non vogliate rigettarmi ora che mi presento come peccatore. Vi ho offeso tanto per il passato, Gesù mio, ma non sarà più così. Dinanzi a Voi, mio Dio, presento tutte le mie colpe… già le ho considerate e vedo che non meritano perdono, ma deh! Date uno sguardo ai vostri patimenti e guardate quanto vale quel Sangue che scorre dalle vostre vene.
Chiudete, mio Dio, in questo momento gli occhi ai miei demeriti e apriteli agli infiniti meriti vostri, e giacché vi siete compiaciuto morire per i miei peccati, perdonatemeli tutti affinché mai più senta il peso di essi perché quel peso, o Gesù, troppo mi opprime. Aiutatemi, mio Gesù, vo’ ad ogni costo diventare buono: togliete, distruggete, annientate tutto ciò che si trova in me non conforme alla vostra volontà. Vi prego però, Gesù, ad illuminarmi affinché possa camminare nel vostro S. Lume.

Preghiera composta da S. Gemma Galgani

Caro mio Dio, mi abbandono interamente nelle Vostre SS. Mani, accioché Voi facciate di me e delle cose mie quello che più e meglio Vi aggrada. In questo dolce abbandono mi riposo sul Vostro Cuore Divino come la tenera bambina si riposa sul seno della mamma sua. Voi pensate a tutto ed io penserò solo ad amarVi e a compiere le Vostra SS. Volontà.

Preghiera a S. Gemma Galgani per la conversione dei peccatori

Santa Gemma, ricordati che in vita protestasti tante volte di volere salvi tutti i peccatori, e per questo ti offristi vittima al Signore, soffrendo per essi, con Gesù e Maria, i dolori della Passione, e versasti lacrime di sangue nel sentirLo offeso con la diabolica bestemmia.
Ora che in cielo godi di favori tanto più grandi, pèrora, te ne preghiamo, la causa di tutti i poveri peccatori, che privi della divina grazia, vivono lontani da Dio, affinché per te convertiti, amino e servano fedelmente il Signore in questa vita e passino un giorno a lodarLo e benedirLo eternamente in cielo. Amen.

Preghiera a S. Gemma Galgani

O S. Gemma, quanto pietoso era il tuo amore per i miseri, quanto grande il tuo zelo per aiutarli! Vieni anche in mio aiuto, nei miei presenti bisogni, ed ottienimi la grazia… se è profittevole all’anima mia. I numerosi miracoli, le meravigliose grazie attribuite alla tua intercessione infondono in me la fiducia che tu mi potrai aiutare. Prega Gesù, il tuo Sposo Celeste, per me: mostraGli le stimate che il suo Amore ti ha donato, ricordaGli il sangue che da esse stillavi, gli spasimi che tu hai sopportato, le lacrime che tu hai versato per la salvezza delle anime, poni tutto questo tuo tesoro prezioso come in una coppa di amore, e Gesù ti esaudirà. Amen.

 

Ringraziamo LA CASA DELLE STIGMATE .
Per chi desidera approfondire la conoscenza di S. Gemma Galgani consigliamo la visita a Lucca alla “Casa delle stigmate”: si può visitare tutti i giorni, ad eccezione delle domeniche al mattino: dalle 9-11, nel pomeriggio dalle 15:30-17:30.

 

 

Apparizione di Gesù Risorto alla Madonna

 

 

 

Apparizione di Gesù Risorto alla Madonna

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

   

 

 

Il Vangelo non fa nessun accenno all’apparizione di Gesù risorto alla Madonna. Tuttavia è consenso unanime dei Santi Padri della Chiesa e comune opinione dei Teologi e dei fedeli che Gesù, appena risuscitato, sia apparso, prima che ad ogni altro, alla sua Santissima Madre. Sant’Ambrogio afferma che «Maria fu la prima nel vedere e la prima nel credere alla Risurrezione «di Cristo» (De Virg, 1, 3). «Maria – scrive San Bernardo – prima fra tutti, vide il Signore risuscitato » (Sermo de Resurr. Dom.). La stessa cosa testimoniano tanti altri Santi e Dottori della Chiesa.L’apparizione di Cristo risorto alla sua Santa Madre la possiamo provare soltanto con ragioni di convenienza. Era conveniente che Gesù manifestasse alla Madonna la gioia della sua risurrezione:

– per il grande amore che portava la Vergine a Gesù in qualità di Madre e di discepola fedele;

– per il tenerissimo e filiale affetto di Gesù verso di Lei;

– per un giusto compenso ai tanti dolori sofferti durante la Passione e Morte di Gesù;

– come premio della sua fede e costanza nel credere contro ogni dubbio alla risurrezione del Figlio.

 

I quaranta giorni che vanno dalla risurrezione di Gesù fino all’Ascensione al cielo furono giorni indimenticabili, i più belli vissuti dalla Madonna sulla terra. Furono giorni di Paradiso in cui potè spesso godere della dolce presenza del suo Figlio risorto e partecipare della sua gloria. Furono giorni di gioia piena per il Cuore di Maria, perchè non più turbati da angosciose preoccupazioni per la vita di Gesù.

La Tradizione antica e unanime degli scrittori e dottori della Chiesa ritiene che la Madonna fosse presente al momento dell’Ascensione di Gesù al cielo. Non era possibile che in quell’ora solenne Gesù lasciasse la terra senza salutare la Madre, senza sentire per l’ultima volta i palpiti di quel Cuore materno che per tanti anni aveva seguito con ansia e trepidazione i momenti più belli e drammatici (da Betlem al Calvario) della sua vita terrena.

Al momento del distacco, dell’estremo saluto, dell’ultimo suo sguardo a Gesù prima di salire al cielo, la Madonna provò sentimenti di dolore e di gioia insieme. Il dolore fu causato dalla perdita di Gesù. Se l’ora della separazione da una persona amata è sempre dolorosa, quanto più terribile fu per la Vergine il momento del distacco da Gesù. Il pensiero di doversi separare per sempre dal Figlio, di non poterlo più rivedere sulla terra aumentò la sofferenza al suo Cuore. Ma l’amarezza di quel distacco venne mitigato dalla gioia del trionfo. Gesù saliva al cielo vittorioso e trionfante, dopo aver sconfitto per sempre il peccato, la morte e satana.

     

      

           

 

Il Signore Gesù è risorto! Alleluja!!

 

Il Signore Gesù è risorto!
Alleluja!!

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

Con grande gioia vi auguriamo una santa Pasqua di Risurrezione!
Fratelli e Sorelle carissimi,
la Parola e il Pane dell’Eucaristia,
mistero e dono della Pasqua,
restano nei secoli come memoria perenne
della passione, morte e risurrezione di Cristo!
Anche noi oggi, Pasqua di Risurrezione,
con tutti i cristiani del mondo ripetiamo:
Gesù, crocifisso e risorto, rimani con noi!
Resta con noi, amico fedele e sicuro sostegno
dell’umanità in cammino sulle strade del tempo!
Tu, Parola vivente del Padre,
infondi fiducia e speranza in quanti cercano
il senso vero della loro esistenza.
Tu, Pane di vita eterna, nutri l’uomo
affamato di verità, di libertà, di giustizia e di pace.

Giovanni Paolo II – Urbi et Orbi 2005

Uniamoci alla gioia della nostra Mamma Celeste!
da tutto lo Staff “Innamorati di Maria”

 


Meditazioni dei misteri dolorosi del Santo Rosario di S. Faustina Kowalska

 

Meditazioni dei misteri dolorosi del Santo Rosario
di S. Faustina Kowalska

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

 

Meditazioni dei misteri dolorosi del Santo Rosario
tratte dal Diario della Santa Suor Faustina Kowalska 

 

Introduzione

Vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal Suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra (20).

 

O Vergine radiosa, pura come il cristallo, tutta immersa in Dio, affido a Te la mia vita interiore. Organizza tutto in modo che sia gradito a Tuo Figlio, o Madre mia (307).

Offro la preghiera del Rosario, attraverso le Tue mani, Madre di Misericordia, per la santa Chiesa, per la nostra Patria e per chiedere la grazia della conversione dei peccatori di tutto il mondo. 

Misteri dolorosi (martedì e venerdì) 

Introduzione

Gesù mi aveva detto che Gli sarebbe piaciuto soprattutto che meditassi la Sua dolorosa Passione. In seguito a questa meditazione molta luce si river­sa sulla mia anima. Chi vuole imparare la vera umiltà, mediti la Passione di Gesù. (… ) Io desidero essere simile a Te, o Gesù, a Te crocifisso, maltrat­tato, umiliato. O Gesù, imprimi nella mia anima e nel mio cuore la Tua umiltà. Ti amo, Gesù, alla follia. Te annientato, come Ti descrive il profeta (123). 

1. L’orazione di Gesù nell’Orto degli Ulivi

La sera, quando entrai nella piccola cappellina udii nell’anima queste parole: «Figlia Mia, medita su queste parole: “Ed in preda all’angoscia, pregava più a lungo” ». Quando cominciai a riflettere più a fondo, molta luce penetrò nella mia anima. Com­presi di quanta perseveranza nella preghiera abbiamo bisogno e che da tale faticosa preghiera dipende talvolta la nostra salvezza (84). 

2. La flagellazione di Gesù Cristo

Vidi Gesù mentre veniva flagellato. Che supplizio inimmaginabile! Come soffrì tremendamente Gesù per la flagellazione! O poveri peccatori, come vi in­contrerete nel giorno del giudizio con quel Gesù, che ora torturate a quel modo? Il Suo Sangue cola­va per terra e in alcuni punti cominciava a staccar­si la carne. Sulla schiena ho visto alcune Sue ossa scarnificate. Gesù (…) emetteva flebili lamenti e so­spiri (99). 

3. La coronazione di spine di Gesù Cristo

Dopo la flagellazione i carnefici presero il Signore e Gli tolsero la veste, che si era già attaccata alle Piaghe. Mentre gliela toglievano le Sue Piaghe si riaprirono. Poi buttarono addosso al Signore un mantello rosso, sporco e stracciato, sulle Piaghe aperte. Quel mantello arrivava alle ginocchia solo in alcuni punti. Poi ordinarono al Signore di sedersi su un pezzo di trave, mentre veniva intrecciata una corona di spine, con la quale cinsero la sacra Testa. Gli venne messa una canna in mano e ridevano di Lui, facendoGli inchini come ad un re. Gli sputa­vano in faccia ed altri prendevano la canna e Gliela battevano in Testa ed altri Gli procuravano do­lore dandoGli pugni, altri Gli coprivano il Volto e lo schiaffeggiavano. Gesù sopportò in silenzio (… ). Facevano a gara per schernire il Signore. Riflettei da che cosa potesse derivare tanta malignità nell’uo­mo. E purtroppo questa deriva dal peccato. Si erano incontrati l’Amore ed il peccato (170). 

4. La salita di Gesù al Calvario

Il mondo non conosce ancora tutto quello che Gesù ha sofferto. Gli ho fatto compagnia nell’Orto degli Ulivi e nel buio della prigione sotterranea, ne­gli interrogatori dei tribunali; sono stata con Lui in ogni tappa della Sua Passione. Non è sfuggito alla mia attenzione un solo movimento, né un Suo sguardo. Ho conosciuto tutta l’onnipotenza del Suo amore e della Sua misericordia verso le anime (369).                                                    

5. La crocifissione e morte di Gesù

Alle tre vidi Gesù Crocifisso che mi guardava e disse: « Ho sete ». Ad un tratto vidi che dal Suo costato uscirono gli stessi due raggi che sono nell’im­magine. Nello stesso momento sentii nell’anima un desiderio di salvare le anime e di annientarmi per i poveri peccatori (253). Gesù ormai ha concluso la sua vita mortale, ho udito le Sue sette parole, poi ha guardato verso di me ed ha detto: « Diletta figlia del Mio Cuore, tu sei un refrigerio per Me fra orribili tormenti » (370). 

Alla fine:

O Madre di Dio, la Tua anima è stata immersa in un mare di amarezze: guarda alla Tua bambina ed insegnale a soffrire e ad amare nella sofferenza. Fortifica la mia anima, in modo che il dolore non la spezzi. O Madre della grazia, insegnami a vivere con Dio (137). 

Litanie alla Divina Misericordia

Signore, pietà,

Signore, pietà.

Cristo, pietà,

Cristo, pietà.

Cristo, ascoltaci. Cristo, esaudiscici.

Padre del cielo, Dio, abbi pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo che sei Dio, abbi pietà di noi.

Spirito Santo, Dio, abbi pietà di noi.

Santa Trinità, unico Dio, abbi pietà di noi.

Misericordia di Dio, che scaturisci dal seno del Padre, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, massimo attributo della Divinità, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, mistero incomprensibile, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, sorgente che emani dal mistero della Trinità, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che nessuna mente né angelica né umana può scrutare, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, da cui proviene ogni vita e felicità, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, sublime più dei cieli, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, sorgente di stupende meraviglie, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che abbracci tutto l’universo, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che scendi al mondo nella persona del Verbo Incarnato, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che scorresti dalla ferita aperta del Cuore di Gesù, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, racchiusa nel cuore di Gesù per noi e soprattutto per i peccatori, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, imperscrutabile nell’istituzione dell’Eucaristia, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che fondasti la santa Chiesa, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che istituisti il Sacramento del Battesimo, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ci giustifichi attraverso Gesù Cristo, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che per tutta la vita ci accompagni, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ci abbracci specialmente nell’ora della morte, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ci doni la vita immortale, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ci segui in ogni istante della nostra esistenza, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che converti i peccatori, induriti, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ci proteggi dal fuoco dell’inferno, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, meraviglia per gli angeli, incomprensibile ai santi, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, presente in tutti i divini misteri, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ci sollevi da ogni miseria, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, sorgente d’ogni nostra gioia, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che dal nulla ci chiamasti all’esistenza, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che abbracci tutte le opere nelle tue mani, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che coroni tutto ciò che esiste e esisterà, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, in cui tutti siamo immersi, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, amabile conforto dei cuori disperati, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, in cui i cuori riposano e gli spauriti trovano pace, confidiamo in Te.

Misericordia di Dio, che ispiri speranza contro ogni speranza, confidiamo in Te.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.  

Dopo le litanie:

Dio eterno, la cui Misericordia è infinita e in cui il tesoro della compassione è inesauribile, ri­volgi a noi uno sguardo di bontà e moltiplica in noi la tua Misericordia, affinché, nei momenti

difficili non ci perdiamo d’animo e non smarria­mo la speranza, ma, con la massima fiducia, ci sottomettiamo alla tua santa volontà, la quale è Amore e Misericordia. Amen. 

 

Preghiera per ottenere le grazie per intercessione della Santa Suor Faustina 

Oh Gesù, che hai reso la Santa Suor Fausti­na una grande devota della Tua immensa miseri­cordia, concedimi, per sua intercessione, e se­condo la Tua santissima volontà, la grazia di…, per la quale Ti prego.

Essendo peccatore non sono degno della Tua misericordia. Ti chiedo perciò, per lo spirito di dedizione e di sacrificio della Santa Suor Fausti­na e per la sua intercessione, esaudisci le pre­ghiere che fiduciosamente Ti presento. Padre nostro…, Ave, Maria…, Gloria…