Archivio | gennaio 2013

San Giovanni Bosco

 

 

San Giovanni Bosco 

IdM-Buona giornata!

 

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Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815
Torino, 31 gennaio 1888
 
Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di san Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, “stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”.
Patronato: Educatori, Scolari, Giovani, Studenti, Editori
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall’ebraico
Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.
DAGLI SCRITTI…
   
COME EDUCARE

Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore
 
Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, biosgna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere. Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo; direi ancora che é più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando é quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo. Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che é necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione. Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poco fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29). Dal momento che sono i nosti figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione. In certi momento molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita. Ricordatevi che l’educazione é cosa del cuore, e che Dio solo ne é il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra vis, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù. (Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209)
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Massime:  Le abitudini cattive si possono vincere da chi si mette alla prova con buona volontà. VII,190.
Don Bosco, il Santo dell’”Ausiliatrice”
Don_BoscoDon Bosco, il Santo di “Maria Ausiliatrice“, inizia le sue “Memorie dell’Oratorio” con l’affermazione: “Il giorno consacrato a Maria Assunta in Cielo fu quello della mia nascita”. In queste “Memorie” il Santo torinese ha inteso illustrare il suo stile educativo; ma, al tempo stesso, ha voluto inculcare ai suoi figli spirituali l’idea che le sue Fondazioni erano frutto dell’aiuto e della protezione della Vergine Maria.
È anche pagina scritta nella vita di Don Bosco la sua straordinaria devozione alla Vergine Maria, “Aiuto dei Cristiani”, l’Ausiliatrice.
La costruzione nel Valdocco, a Torino, del Santuario di “Maria Ausiliatrice” sarà come il sigillo della sua forte spiritualità mariana; come esso resterà sempre – per la grande Famiglia Salesiana di tutto il mondo – la “casa materna comune” cui fare riferimento in ogni evento particolarmente significativo della vita e dell’opera dei Salesiani e delle Salesiane, impegnati sulle frontiere del riscatto e dell’educazione particolarmente dei giovani più provati e bisognosi in ogni parte della terra.
Don Bosco muore il 31 Gennaio 1888, mormorando una preghiera a “Maria Ausiliatrice”: “Facciamo del bene a tutti e del male a nessuno […]. Oh, Maria, Madre mia, apritemi le porte del Paradiso!”.
“Quando noi chiamiamo la Santa Vergine “Aiuto dei Cristiani”, non è altro che nominare un titolo speciale che a Lei si deve come diamante sopra i suoi abiti indorati. In questo senso Maria fu salutata “Aiuto del genere umano” fino dai tempi del mondo, quando ad Adamo caduto nella colpa fu promesso un liberatore che doveva nascere da una donna” (dagli scritti di S. Giovanni Bosco).
Preghiamo:
Ti rendiamo grazie, Signore, per averci dato Don Bosco. In lui celebriamo le meraviglie del tuo amore. Tu lo hai ricolmato di doni, di natura e di grazia e lo hai dato a noi come padre dei giovani, come fondatore di Famiglie religiose al servizio della gioventù nel tuo nome, come maestro di vita cristiana per tutti. Egli fu uomo profondamente umano attento ed aperto ai segni dei tempi, ed insieme l’uomo di Dio che sospinto dalla tua carità ha saputo dare la vita per la salvezza dei giovani. Concedi a noi, ti preghiamo, di saperlo imitare nel suo amore a Dio e al prossimo e nello sforzo generoso di vivere il Vangelo con coraggio e gioia.
Amen.
(preghiereagesuemaria.it)  
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Il sacrificio di S. Massimiliano Maria Kolbe

 

Il sacrificio di S. Massimiliano Maria Kolbe

IdM-Buona giornata!

 
Nel giorno della memoria, vogliamo ricordare il sacrificio di San Massimiliano Kolbe.
 
AUSCHWITZ – ESTATE 1941
kolbe2“Stavamo lavorando fuori dal campo con la ghiaia quando improvvisamente, verso le tre del pomeriggio, le sirene cominciarono ad ululare. Era un segno orribile. Significava che c’era stata una fuga. Immediatamente le sentinelle tedesche sollevarono i fucili, ci contarono, ed iniziarono un controllo rigorosissimo. Oltre a sorvegliare ogni nostro movimento, le guardie stavano all’erta per trovare il fuggitivo che, per quanto ne sapessero, poteva essersi nascosto in un campo, un albero, un pavimento, un veicolo, oppure in altri mille posti (…) Tuttavia, i nostri pensieri non erano rivolti a lui, ma a noi stessi, visto che per ogni evaso del nostro blocco, dieci o venti di noi sarebbero stati uccisi per rappresaglia. Quindi pregai, e sono certo che tutti gli altri fecero lo stesso: “Per favore, fa’ che lui non sia del mio blocco, fa che sia del blocco 3 o del blocco 8, ma non del blocco 14″. Ma quando tornammo al campo, capimmo che ci attendeva il peggio…  il prigioniero mancante apparteneva al blocco 14.”
Testimonianza di Francis Mleczko, ex deportato

“Rimanemmo al sole sull’attenti – bollendo – dal mattino fino al tardo pomeriggio, con un unico intervallo a mezzogiorno, quando ci fu distribuita la nostra razione di zuppa. Molti si accasciarono, e vennero lasciati giacere ovunque cadessero. Dopo il lavoro, l’intero campo rimase sulll’attenti finchè gli fu permesso di andare a dormire. Nessuno ebbe da mangiare. Ma il mattino seguente, dopo aver ricevuto soltanto caffè, affrontammo un altro duro giorno di lavoro – tranne il blocco 14, a cui apparteneva il prigioniero mancante. Loro furono di nuovo messi sull’attenti, in pieno sole, per tutto il giorno.”
  
Testimonianza di Ladislaus Swies, ex deportato

“Questa selezione avvenne verso la fine di luglio o l’inizio di agosto del 1941. Penso che fosse domenica, ma noi non tenevamo conto delle date. Però ricordo che stava suonando l’orchestra. I musicisti erano autorizzati, anzi incoraggiati, a portare i loro strumenti nel campo ed esercitarsi. Di domenica c’erano i loro concerti, i tedeschi amavano la loro musica. Era l’unica cosa di valore che trovassero in noi”.
 
Testimonianza di Ted Wojtkowski, ex deportato

“L’ EVASO NON E’ STATO TROVATO.
COME RAPPRESAGLIA PER LA FUGA DEL VOSTRO COMPAGNO,
DIECI DI VOI MORIRANNO DI FAME.
. . . LA PROSSIMA VOLTA, SARANNO VENTI”
“Mi trovavo all’incirca nella quinta o sesta fila di dietro ed ero il quinto o sesto uomo dall’estremità da cui cominciò Fritsch. Mentre si avvicinava sempre di più, il mio cuore pulsava velocemente. “Fa’ che mi superi, fa’ che mi superi, oh passa, passa…”. Stavo pregando.Ma no. Lui si fermò proprio davanti a me. I suoi occhi mi esaminarono dalla testa ai piedi, e poi di nuovo. Un secondo esame completo dall’alto verso il basso. Vidi il segretario preparare la matita per scrivere il mio numero. Poi Fritsch mi ordina in Polacco, “Apri la bocca.”  La apro. Lui guarda. Passa oltre. Io respiro di nuovo.”
 
Francis Mleczko

“Mi sembrò che quell’occhiata non finisse mai e che fra un momento sarei stato chiamato… Ma no. Mi sorpassarono e scelsero qualcun altro. Cominciai a tremare per il sollievo…”
 
Mieczyslaus Koscielniak

“Sto pensando di aver avuto fortuna. Poi improvvisamente lui indica me in fondo alla fila e chiama:”Tu !”. Il terrore mi congela e non riesco a muovermi. Visto che non faccio un passo avanti, il mio vicino pensa che Fritsch stia chiamando lui. Insicuro, mette un piede leggermente in fuori… “Non tu, dummkopf (porco polacco)”, ringhia Fritsch, ed indica me di nuovo. Poi improvvisamente, in una frazione di secondo, cambia idea e, mentre il mio vicino comincia a indietreggiare, gli ordina di venire avanti e prende lui invece di me… Rimango paralizzato…”
  
Ted Wojtkowski


“Dopo la scelta dei dieci prigionieri, padre Massimiliano uscì dalla fila e, togliendosi il berretto, si mise sull’attenti dinanzi al Comandante. Egli, sorpreso, rivolgendosi a padre Massimiliano, disse: “Che vuole questo porco polacco?”. Padre Massimiliano, puntando il dito verso Francesco Gajowniczek, già prescelto per la morte, rispose: “Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano (aveva 47 anni), voglio prendere il suo posto, perchè egli ha moglie e figli”. Pare incredibile che il Comandante Fritsch abbia tolto dal gruppo dei condannati il Gajowniczek ed abbia accettata l’offerta di padre Kolbe, e che non abbia piuttosto condannati tutti e due al bunker della fame. Con un mostro come quello, ciò sarebbe stato possibile.”
Francis Wlodarski

“Eravamo così stupiti da essere incapaci, almeno in quel momento, di reagire o di afferrare ciò che era successo… Tutto ciò che potevamo fare era rallegrarci dentro di noi per il fatto di non essere fra i condannati. Grazie a Dio non sono stato scelto io, ma qualcun altro!  Per quanto sembri un atteggiamento insensibile, questa fu la nostra prima reazione umana.”
 
Mieczyslaus Koscielniak
 
“CONOBBI PERSONALMENTE PADRE KOLBE SOLTANTO NELL’ESTATE DEL 1941,
IL GIORNO CHE OFFRI’ LA SUA VITA PER ME.
Il Lagerfuhrer Fritsch, comandante del campo, circondato dalle guardie, si avvicinò e cominciò a scegliere nelle file dieci prigionieri per mandarli a morte. Indicò col dito anche me. Uscii fuori dalla fila e mi sfuggì un grido: avrei desiderato rivedere ancora i miei figli! Dopo un istante, uscì dalla fila un prigioniero, offrendo se stesso in mia vece. Potei solo cercare di esprimere con gli occhi la mia gratitudine. Ero sbalordito ed afferravo a malapena quello che stava accadendo. L’immensità di tutto ciò: io, il condannato, avrei continuato a vivere e qualcun altro offriva volentieri e spontaneamente la sua vita per me… un estraneo. E’ sogno o realtà?”
 
Francis Gajowniczek

“Sentii la sua influenza con assai maggior forza, dopo l’avvenimento che aveva scosso il campo, cioè quando egli offrì la propria vita per un altro prigioniero. La notizia dell’episodio si diffuse nel campo intero la notte stessa. Sono profondamente convinto che il comandante del campo permise che il prigioniero da lui scelto venisse sostituito da padre Kolbe, soltanto perchè padre Kolbe era un sacerdote. Egli gli aveva chiesto chiaramente: “Chi sei?”. E, ottenuta la risposta, aveva ripetuto al suo compagno: “E’ un Pfaffe (un pretonzolo)”. E fu soltanto allora, che il comandante Fritsch disse: “Accetto”. Tale convinzione me la sono formata subito, nel campo, quando mi venne riferito lo svolgersi dell’accaduto. Il sacrificio di padre Kolbe provocò una grande impressione nelle menti dei prigionieri, poichè nel campo non si riscontravano quasi mai manifestazioni di amore verso il prossimo. Un prigioniero si rifiutava di dare ad un altro un pezzo di pane… ed ora era successo che qualcuno aveva offerto la propria vita per un altro prigioniero a lui sconosciuto. Tutti i superstiti di Auschwitz testimoniano all’unanimità che, da allora, il campo divenne un luogo un pò meno infernale.
 
Joseph Stemler

IL BLOCCO 13 :  IL BUNKER DELLA FAME

   
“Le dieci vittime passarono davanti a me e vidi che Padre Kolbe barcollava sotto il peso di uno degli altri, sorreggendolo, poichè costui non riusciva a camminare con le proprie forze.”
Ladislaus Swies


“Il blocco numero 13, era situato nella parte destra del campo, circondato da un muro alto sei metri. Nel sotterraneo (bunker) v’erano delle celle. Ad una di queste celle condussero i dieci prigionieri del blocco n°14. Chiudendo, le guardie gridarono sghignazzando: «Vi seccherete come tulipani». Da quel giorno, gli infelici non ebbero alcun cibo. Ogni giorno le guardie, facendo le visite di controllo, ordinavano di portare via i cadaveri di coloro che erano morti nel corso della notte. Nei momenti di assenza delle guardie, scendevo nel sotterraneo per conversare e consolare i compagni. Le calde preghiere e gli inni alla ss. Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Mi sembrava di essere in chiesa: padre Massimiliano Kolbe incominciava, e tutti gli altri rispondevano. Qualche volta erano così immersi nella preghiera, che non si accorgevano della venuta delle guardie per la solita visita. Finalmente, alle grida di queste, le voci si spegnevano. Quale martirio abbiano dovuto sostenere i prigionieri condannati ad una morte così atroce, lo attesti il fatto che i secchi (latrine) erano sempre vuoti e asciutti, dal che conviene arguire che i disgraziati bevevano, per la sete, la propria orina.
Siccome i prigionieri erano già molto indeboliti, ormai le preghiere si recitavano solo sotto voce. Ad ogni ispezione, mentre già quasi tutti giacevano sul pavimento, si vedeva padre Kolbe in piedi o in ginocchio in mezzo a loro: con sguardo sereno fissava coloro che entravano.”
 
Così trascorsero due settimane. I prigionieri erano morti l’uno dopo l’altro, e, dopo tre settimane, ne erano rimasti ancora solo 4, tra cui anche padre Kolbe.
Alle autorità sembrava che la cosa si protraesse troppo a lungo: la cella era necessaria per altre vittime. Perciò, il 14 agosto 1941, condussero nel bunker il criminale tedesco Boch, dell’ospedale, che fece a tutti delle iniezioni endovenose di acido fenico nel braccio sinistro.

Vidi padre Kolbe, con la preghiera sulle labbra, porgere da sè il braccio al carnefice. Non riuscii a sopportarlo. Con il pretesto di dover lavorare in ufficio, andai fuori. Appena uscirono le SS ed il carnefice, ritornai nella cella. Vi trovai Padre Massimiliano Kolbe seduto, appoggiato al muro, con gli occhi aperti e la testa china verso un lato. Il suo viso, sereno e puro, era raggiante“.
 
Bruno Borgowiec
FESTA DELL’ASSUNZIONE
15 AGOSTO 1941
il corpo di padre Kolbe
fu bruciato nel forno crematorio
e le sue ceneri
furono sparse al vento.
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O san Massimiliano,
ascolta questa preghiera di lode e di supplica
che ti rivolgo con fiduciosa devozione.
Onoro la santità della tua vita,
guidata da intrepida fede nel mistero di Cristo,
sostenuta da ferma speranza nella potenza della sua grazia,
animata da ardente carità verso Dio e verso il prossimo.
Concedimi di poter vivere costantemente
in fedele corrispondenza alla dignità umana e cristiana.
Esalto la tua attività apostolica,
nella quale t’impegnasti con fervido zelo
a educare il popolo di Dio nella fede in Cristo Signore,
e nella venerazione dell’Immacolata,
Madre sua e Madre nostra, Maria.
Concedimi di poter collaborare con tutte le mie forze,
insieme con l’Immacolata, Regina del mondo e Madre della Chiesa,
per l’avvento nel Regno di Cristo tra gli uomini.

Ammiro il sacrificio eroico con cui offristi la tua vita spontaneamente
per salvare quella di un fratello.
Concedimi di credere fermamente che la fede in Cristo Signore
è l’unica vittoria che vince il male,
e di poter operare con il coraggio dei martiri
per il trionfo della giustizia, della carità e della pace.
Amen.

    

Messaggio di Medjugorje: 25 gennaio 2013

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia


c.i.
25 gennaio 2013

“Cari figli! Anche oggi vi invito alla preghiera. La vostra preghiera sia forte come pietra viva affinché con le vostre vite diventiate i  testimoni.  Testimoniate la bellezza della vostra fede. Io sono con voi e intercedo presso il mio Figlio per ognuno di voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 
 

January 25th 2013

“Dear children! Also today I call you to prayer. May your prayer be as strong as a living stone, until with your lives you become witnesses. Witness the beauty of your faith. I am with you and intercede before my Son for each of you. Thank you for having responded to my call.”

 

 

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

IdM-Buona giornata!

 

san paolo caduta dal cavalloLa festa liturgica della “conversiti sancti Pauli”, che appare già nel VI secolo, è propria della Chiesa latina. Poiché il martirio dell’apostolo delle Genti viene commemorato a giugno, la celebrazione odierna offre l’opportunità di considerare da vicino la poliedrica figura dell’Apostolo per eccellenza, che scrisse di se stesso: “Io ho lavorato più di tutti gli altri apostoli“, ma anche: “io sono il minimo fra gli apostoli, un aborto, indegno anche d’essere chiamato apostolo“.

Adduce egli stesso le credenziali che gli garantiscono il buon diritto di essere considerato apostolo: egli ha visto il Signore, Cristo Risorto, ed è, perciò, testimone della risurrezione; egli pure è stato inviato direttamente da Cristo, come i Dodici: visione, vocazione, missione, tre requisiti che egli possiede, per i quali quel miracolo della grazia avvenuto sulla via di Damasco, dove Cristo lo costringe a una incondizionata capitolazione, sicché egli grida: “Signore, che vuoi che io faccia?“. Nelle parole di Cristo è rivelato il segreto della sua anima: “Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo“. E’ vero che Saulo cercava “in tutte le sinagoghe di costringere i cristiani con minacce a bestemmiare”, ma egli lo faceva in buona fede e quando si agisce per amore di Dio, il malinteso non può durare a lungo.
Affiora l’inquietudine, cioè “il pungolo” della grazia, il guizzo della luce di verità: “Chi sei tu, Signore?“; “Io sono Gesù che tu perseguiti“. Questa mistica irruzione di Cristo nella vita di Paolo è il crisma del suo apostolato e la scintilla che gli svelerà la mirabile verità della inscindibile unità di Cristo con i credenti.
Questa esperienza di Cristo alle porte di Damasco, che egli paragona con l’esperienza pasquale dei Dodici e con il fulgore della prima luce della creazione, sarà il “leit motiv” della sua predicazione orale e scritta.
Le quattordici lettere che ci sono pervenute, ognuna delle quali mette a nudo la sua anima con rapide accensioni, ci fanno intravedere il miracolo della grazia operato sulla via di Damasco, incomprensibile per chi voglia cercarne una spiegazione puramente psicologica, ricorrendo magari all’estasi religiosa o, peggio, all’allucinazione.
S. Paolo trarrà dalla sua esperienza questa consolante conclusione: “Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Appunto per questo ho trovato misericordia. In me specialmente ha voluto Gesù Cristo mostrare tutta la sua longanimità, affinché io sia di esempio per coloro che nella fede in Lui otterranno d’ora innanzi la vita eterna“.

 

 

Preghiera all’apostolo Paolo di Angelo Comastri

 
“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.
Queste parole di Gesù percorrono
tutte le strade del mondo
e interpellano anche la nostra coscienza.
“perché mi perseguiti?”;
queste parole trasformarono Saulo in Paolo!

Paolo, apostolo di Gesù,
tu eri violento e sei diventato mite
fino a scrivere un inno alla carità;
tu eri orgoglioso e sei diventato umile
fino a divenire un povero schiavo;
tu eri un persecutore
e sei diventato perseguitato
per amore di Gesù fino al martirio.

Paolo apostolo senza paura,
prega perché si aprino i nostri occhi
per vedere il vero tesoro della vita;
prega perché si spezzi in noi il muro
del compromesso e della mediocrità
per diventare missionari di Gesù
con tutti, dovunque, sempre,
con la vita e con le parole.
Amen

 

 

 

Sposalizio della Vergine

 

 

Sposalizio della Vergine

IdM-Buona giornata!

LA MADONNA MADRE E VERGINE E’ ANCHE SPOSA
 
Dice il Vangelo: “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”.
Il fidanzamento era vero e proprio matrimonio, e perciò i figli erano legittimi davanti a Dio e alla società. L’unico che poteva testimoniare la maternità verginale di Maria era il suo sposo, Giuseppe.
 
Il Vangelo dice: “Giuseppe, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”. – Secondo la legge, se lo sposo si fosse accorto di infedeltà della sposa era obbligato a denunziarla in pubblico; e la sposa veniva lapidata. Non era questo il caso di Giuseppe. Egli non ebbe nessun dubbio della sposa, tant’è vero che non voleva ripudiarla eppure era chiamato giusto. Non sarebbe stato giusto se avesse violato la legge. Giuseppe capì che in Maria era avvenuta una maternità unica, singolare e solo divina. E allora egli, come uomo santo, sentì tutta la sua indegnità davanti a quel mistero che si compiva in lei; si sentiva indegno di stare con quella sposa così grande al cospetto di Dio.
Giuseppe vide la Madonna più grande dei santi e degli angeli, vicinissima al trono di Dio (era sua madre!). E andava ripetendo a se stesso: Chi sono io per abitare con questa eccelsa creatura? Già i due promessi sposi avevano progettato di vivere insieme da vergini. Lo Spirito Santo li guidava per la missione singolare che dovevano compiere. Il loro proposito di verginità è espresso chiaramente nel Vangelo di Luca. Infatti la Madonna disse all’angelo Gabriele che non conosceva uomo e perciò non poteva essere madre. Se avesse pensato a un normale matrimonio, l’angelo le avrebbe detto: Fin ora non hai conosciuto uomo, ora lo conoscerai e avrai un figlio. Anche Giuseppe aveva acconsentito al proposito di verginità. Anch’egli era un santo vicino alla sua santissima sposa. Giuseppe era stato scelto da Dio perché fosse capace di amare Maria come sposa e in maniera verginale. Era l’unico uomo che poteva stare accanto alla madre di Dio come custode e aiuto della sua missione di vergine madre di Dio. Dopo Maria il santo più grande è Giuseppe. Egli ebbe il ruolo di capo famiglia, di amoroso custode di Maria, un aiuto simile a sé, come dice la Bibbia degli sposi. Giuseppe dunque era ed è simile alla Madonna!
Poi il Vangelo specifica meglio la missione di Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa.  Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”.

S. Giuseppe aveva avuto il compito di custodire Maria e la missione di padre legale di Gesù. Che cosa sarebbe avvenuto se la Madonna avesse avuto un bambino senza uno sposo? Giuseppe era il testimone della discendenza regale e davidica di Gesù. Gesù infatti è Messia cioè re nel popolo di Dio. Il messia doveva nascere dalla dinastia di Davide, il re per eccellenza di Israele. Però la regalità di Gesù ossia la sua messianità non è del tipo politico, ma prettamente religiosa. Il nome Gesù vuol dire salvatore o colui che libera Israele e tutta l’umanità non dai nemici, ma dal peccato. Il nome veniva imposto dal padre e non dalla madre. Questo indica la legittimità della paternità di Giuseppe davanti alla legge. Il Vangelo di Luca dice che la Madonna impone il nome a Gesù. Questo significa che l’evangelista vuole sottolineare la verginità della Madre di Gesù. Il Bambino nasce nella famiglia che è di Giuseppe, anche se non per opera sua. Giuseppe dunque è padre legale di Gesù, vero sposo di Maria, santo prestigioso più di tutti, dopo la sua sposa. Non diede le carni a Gesù come Maria, ma nutrì quelle membra che poi sarebbero state offerte in sacrificio per redimere il mondo. La vittima divina Gesù era frutto benedetto del seno di Maria e frutto delle braccia laboriose di Giuseppe.
 
La Madonna e Giuseppe ebbero quella fede che fu il migliore atteggiamento davanti ai prodigi di Dio. La Madonna credette all’angelo Gabriele che le annunziò la nascita verginale. Giuseppe credette pure all’angelo che in sogno gli disse che la maternità di Maria era opera dello Spirito Santo per la salvezza di tutto il mondo. Giuseppe, figlio di Davide, uomo molto povero e semplice, seppe dare a Dio quella fede che sola redime la povera umanità incapace di qualsiasi bene. Beato chi crede alle meraviglie di Dio. Dio opera meraviglie in ogni luogo e in ogni tempo. Chi ha fede vede e gioisce dell’opera di Dio. Abbiamo tanto bisogno di fede e di gioia in un mondo che diventa disperato per l’allontanamento da Dio.
 

 

La conversione di Alfonso Ratisbonne

 

 

P. Alfonso M. Ratisbonne, l’ebreo convertito da Maria

IdM-Buona giornata!

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Due uomini discutono serenamente tra loro, in una villa di Roma.
L’uno è il barone De Bussières. L’altro è il giovane Alfonso Ratisbonne, ebreo. Siamo nel 1842.
Ascoltiamo che cosa stanno dicendo.

Vorrei chiedervi un favore – dice il barone De Bussières al giovane Ratisbonne.
Vediamo di che si tratta? – risponde il giovane.
Semplicemente di questo; accettare di portare indosso questa medaglia, la medaglia miracolosa. Secondo il vostro modo di vedere, la cosa dovrebbe essere del tutto indifferente, mentre a me recherebbe un grande piacere.
Se è così, per dimostrarvi che gli ebrei non sono poi tanto ostinati e testardi come si crede, accetto di portare la vostra medaglia.

A questo punto, il giovane Ratisbonne racconta lui stesso ciò che avvenne e ciò che egli disse: – Detto, fatto. Il barone mi mette al collo la medaglia, mentre io, scoppiando a ridere, esclamo: “Eccomi ormai cattolico, apostolico, romano.”

Chi è Alfonso Ratisbonne?

È un giovane ebreo, già al colmo della sua fortuna. Dalla vita ha avuto tutto. Da poco tempo si è anche fidanzato con una ragazza di nome Flora. Quanto alla sua fede: “Non credevo più neanche in Dio“, confesserà dopo.
Ma la Madonna, Madre universale, vegliava su di lui, e lo attendeva a Roma. Qui lo fece capitare per caso nella Chiesa di S. Andrea delle Fratte, e gli operò il miracolo che avrebbe rivoluzionato tutta la sua vita brillante quanto effimera e fatua.
Tutto era iniziato appunto da quella medaglietta miracolosa che gli era stata offerta dall’amico barone De Bussières, e che egli aveva accettato solo per fargli piacere.
Si era lasciato mettere al collo la Medaglia; ci aveva scherzato sopra, ma già non ci pensava più.
L’amico barone, però, sapeva quel che faceva era uomo di fede, confidava nella potenza miracolosa della medaglietta, e pregava intensamente perché l’Immacolata operasse nell’animo di Alfonso, disfatto dall’incredulità.
La notte di quello stesso giorno, svegliatosi di soprassalto, Alfonso vide alta dinanzi a sé l’immagine di una grande Croce, di forma particolare, senza Gesù Crocifisso, che egli inutilmente tentò di scacciare.
Era la Croce della Medaglia miracolosa. Ma egli non lo sapeva, perché non aveva neppure guardato la Medaglia che portava indosso, né lo interessava affatto guardare una Medaglia! Proprio lui !

Il giorno seguente…

Il giorno seguente, stranamente, Alfonso si sentì spinto ad accompagnare lo stesso amico De Bussières alla Chiesa di S. Andrea delle Fratte, dove il barone aveva da sbrigare una commissione di lavoro.
La carrozza si fermò sulla piazzetta della Chiesa. Scesero tutti e due. Il barone entrò in Chiesa e si recò subito in sacrestia per incontrarsi con le persone interessate alla commissione. Alfonso, invece, dapprima esitante, entrò poi anche lui nella Chiesa. E si trovò solo, distratto e vuoto.

“La Chiesa di S. Andrea delle Fratte – così egli stesso racconta in seguito – è piccola, povera e quasi sempre deserta. Quel giorno ero solo o quasi solo. Nessun oggetto d’arte attirava la mia attenzione. Passeggiavo macchinalmente girando gli sguardi attorno a me. Ricordo soltanto che un cane nero scodinzolava dinanzi a me… Ben presto anche quel cane disparve. La Chiesa intera disparve; io non vidi più nulla… O meglio, mio Dio, io vidi una sola cosa! …
Come potrei parlarne? La parola umana non può facilmente esprimere ciò che è inesprimibile. Quando arrivò il barone De Bussières mi trovò col volto rigato di pianto. Non potei rispondere alle sue domande… tenevo in mano la medaglia che avevo appesa al collo e coprivo di baci l’immagine della Vergine… Era Lei, sicuramente Lei!
Non sapevo dove ero, non sapevo se ero Alfonso o un altro; provavo in me un tale cambiamento che mi pareva essere un altro; cercavo di ritrovare me stesso e non mi ritrovavo… Non riuscivo a parlare; non volevo dire niente; sentivo in me qualche cosa di solenne e di sacro che mi costringeva a cercare un sacerdote”.

Più tardi, calmatasi la vivissima emozione provata, così spiegò all’amicoEro da pochi istanti nella chiesa di S. Andrea, quando, improvvisamente, mi sentii afferrato da un turbamento inesprimibile. Alzai gli occhi; l’edificio intero era come scomparso ai miei sguardi; una sola cappella aveva concentrato tutta la luce. In un grande fascio di luce, mi è apparsa, dritta, sull’altare, alta, brillante, piena di maestà e di dolcezza, la Vergine Maria, quale si vede sulla Medaglia Miracolosa; una forza irresistibile mi ha spinto verso di Lei. La Vergine mi ha fatto segno con la mano di inginocchiarmi. Mi è parso che dicesse: ‘Bene!‘ Non mi ha parlato, ma io ho compreso tutto”.

Proprio la Vergine della Medaglia Miracolosa era dunque apparsa ad Alfonso Ratisbonne quel giovedì 20 gennaio 1842.

75 anni più tardi.

75 anni più tardi, il 20 gennaio 1917, a Roma, nella Cappella del Collegio Internazionale dei Frati Minori Conventuali, il Padre Rettore sta raccontando ai giovani frati l’episodio della prodigiosa conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, divenuto poi gran Servo di Dio e morto in concetto di santità.
Tra questi c’è un giovane straordinario, fra’ Massimiliano Maria Kolbe, l’ardente innamorato dell’Immacolata, colui che darà vita al Movimento mariano più vasto dell’epoca moderna, la Milizia dell’Immacolata, un esercito di cavalieri schierati in campo sotto la guida dell’Immacolata, la Celeste Condottiera e Invincibile guerriera che “schiaccerà il capo” al nemico (Gn 3,15).
Con estremo interesse fra’ Massimiliano ascolta il racconto della conversione di Alfonso Ratisbonne. Ne rimane visibilmente commosso. Si rende conto del valore della Medaglia miracolosa, di cui l’Immacolata si serve per operare fatti di grazia anche portentosi.
Gli balena allora nell’animo l’ispirazione di servirsi della Medaglia miracolosa come scudo e insegna dei “cavalieri dell’Immacolata”, come scorta di “proiettili” e “mine” spirituali che i cavalieri dovranno adoperare per fare breccia negli animi chiusi e duri alle operazioni della grazia divina.
È un’ispirazione. Fra’ Massimiliano non la lascia passare a vuoto. L’accoglie e la custodisce nel cuore. Un giorno non lontano la Milizia dell’Immacolata – il 16 ottobre dello stesso anno – partirà con la Medaglia miracolosa quale insegna e arma dei novelli cavalieri.
Da quel 20 gennaio, inoltre, fra’ Massimiliano amò di un amore speciale la Chiesa di S. Andrea delle Fratte; la visitava frequentemente e vi sostava in devota orazione. Quando divenne Sacerdote, infine, volle celebrare la sua prima S. Messa all’altare dove la Madonna era apparsa all’ebreo Alfonso Ratisbonne.

Sacerdote di Gesù e Cavaliere dell’Immacolata, San Massimiliano è l’apostolo mariano dei tempi nuovi, folle di amore, ardente di zelo, forte del celeste pegno della Medaglia miracolosa.

A San Massimiliano, per la famiglia

Kolbe

San Massimiliano, dopo aver speso le tue energie
per l’annuncio del Vangelo a tutti gli uomini sotto la guida di Maria,
ad Auschwitz hai offerto la tua vita
affinché una famiglia non fosse privata dello sposo e del padre.

Per il tuo eroico martirio di carità,
insegnaci che la famiglia è un dono
per il quale vale la pena sacrificare noi stessi.

Tu hai trovato in Maria la fonte alla quale attingere le grazie
per essere un coraggioso e fedele discepolo di Gesù.

Aiutaci ad accoglierla come nostra Madre
per sperimentare la forza della sua intercessione nel cammino della vita.

Sii con noi, san Massimiliano,
e prega per le necessità della nostra famiglia.
Amen.

 

17 gennaio: Pontmain, la Madonna della Speranza

 

 

Pontmain, la Madonna della Speranza

IdM-Buona giornata!

pontmain

L’apparizione avviene nella Francia settentrionale in pieno inverno ed in piena guerra, quando le truppe di Guglielmo Primo, re di Prussia, non cessano di avanzare contro quelle di Napoleone Terzo.
A metà gennaio i prussiani sono alle porte, tra i francesi regna il disordine ed il panico. Come ulteriore flagello, oltre alla guerra ed al grande freddo, si aggiungono le epidemie di tifo e vaiolo.

E’ martedì 17 gennaio, e a Pontmain, un paesino nel nord ovest della Francia, regna l’inquietudine e la desolazione. Nella Parrocchia, dopo i vespri il Parroco intona regolarmente una preghiera alla Madonna della Speranza: Madre della Speranza, il cui nome è così dolce, proteggi la Francia, prega prega per noi.
Ma gli abitanti ormai non hanno più speranza, i prussiani stanno per raggiungere la zona e il parroco si ritrova solo a cantare…

I FATTI:

Verso le diciotto e trenta, il piccolo Eugene Friteau di 12 anni, sta osservando il cielo stellato quando ad un tratto esclama estasiato “Com’è bella!“. Eugene vede nel cielo una bellissima signora vestita di un abito blu costellato di stelle, un velo circonda il suo viso fine e giovane. Porta una corona d’oro, sorride e tende la mano verso il fanciullo.

Anche il fratellino Joseph, di 10 anni, riesce a vedere la Signora, mentre il padre dei ragazzi e gli altri abitanti accorsi non vedono nulla, ad eccezione di tre grandi stelle molto luminose che formano un triangolo nel cielo. Secondo le descrizioni dei fanciulli, esse sono rispettivamente poste sopra il capo e le braccia della Signora.
Altri innocenti possono però vedere la Signora nel Cielo: si tratta ad esempio della piccola Augustine Boitin (di 2 anni) che batte felice le manine osservando il cielo e Auguste Avice (4 anni), che descrive l’apparizione a suo padre.

Giunge anche il parroco. La folla parla, discute, si anima. “Preghiamo” invita il parroco.
Appena iniziata la preghiera del Rosario, le stelle della veste della Vergine si moltiplicano. Un ovale blu con quattro candele appare intorno alla Bella Signora, così come una piccola croce di colore rosso sulla Sua veste stellata, all’altezza del cuore.
L’apparizione si ingrandisce mano a mano che la preghiera va avanti; una fascia luminosa e bianca appare allora sotto i Suoi piedi e delle lettere dorate vi giungono come scritte da una mano invisibile. I giovani veggenti leggono:

           MA PREGATE FIGLI MIEI

DIO VI ESAUDIRA’ PRESTO

Man mano che il parroco guida la preghiera dei fedeli, nuove parole appaiono:

           MIO FIGLIO SI LASCIA COMMUOVERE

Si intona “Madre della Speranza”, la Signora alza allora le sue mani e le muove al ritmo del canto, sorridendo. Il parroco intona una preghiera di richiesta di perdono a Gesù, la Signora ritorna triste, la folla nel silenzio prega intensamente. Una croce di colore rosso, con la scritta “Gesù Cristo” appare davanti a lei. Sulla croce, un Cristo anch’Egli rosso intenso. La Vergine prende la Croce con le due mani e la inclina verso i fanciulli.
L’apparizione prosegue con altri immagini, infine scompare, sono circa le 21.

Quella sera stessa i prussiani cessano di avanzare, tre giorni dopo inizia la ritirata. Undici giorni dopo c’è l’armistizio, tutti i soldati provenienti da Pontmain tornano alle loro case sani e salvi. La riconoscenza verso la Madonna supera lo scetticismo: la folla accorre sul luogo dell’apparizione, i veggenti vengono continuamente interrogati. Infine, anche la Chiesa dona la sua approvazione e stabilisce che la Vergine è realmente apparsa a Pontmain, portando la speranza a una popolazione senza speranza.

( Sito del Santuario di Pontmain: http://www.sanctuaire-pontmain.com )

 

Madre della Speranza aumenta nelle nostre anime
il desiderio di vivere in pienezza la nostra fede,
senza alcun compromesso,
in tutte le circostanze della nostra vita.
Aiutaci a comprendere sempre il nostro prossimo
e ad amarlo profondamente in Dio.
Amen