Archivio | maggio 2013

E’ l’ultimo giorno di maggio!

 

mamma celeste


E’ l’ultimo giorno di maggio!

Preghiamo l’Atto di consacrazione a Cristo per mezzo di Maria del Santo di Montfort. A confermare la nostra consacrazione offriamo la partecipazione della Santa Messa per questa intenzione, e, durante la Comunione al Corpo e Sangue del Signore, invochiamo e ringraziamo la Spirito Santo per averci guidato in questo cammino, per averci preparato a tale consacrazione, e pronunciamo con tutto il cuore una formula di consacrazione alla Madonna che lo Spirito ci suggerirà. 

Con la gioia nel cuore cantiamo infine insieme a Maria il “Magnificat”ringraziando il Signore per le grandi cose che in noi ha fatto, fa e farà! Ogni nostra parola, azione, ogni pensiero, nella consacrazione a Maria, sarà nella piena libertà e nella perfetta adesione alla Volontà di Dio. Come Maria. Per essere tutti suoi. Per sempre. A lode e gloria di Dio. 

 

ATTO DI CONSACRAZIONE TOTALE A MARIA 
( Luigi Maria Grignon di Monfort )

Consapevole della mia vocazione cristiana,

io rinnovo oggi nelle tue mani, o Maria,

gli impegni del mio Battesimo.

Rinuncio a Satana, alle sue seduzioni,

alle sue opere, e mi consacro a GESU’ Cristo

per portare con Lui la mia croce nella fedeltà

di ogni giorno alla volontà del PADRE.

Alla presenza di tutta la Chiesa

ti riconosco per mia Madre e Sovrana.

A te offro la mia persona, la mia vita e

il valore delle mie buone opere,
passate, presenti e future.

Disponi di me e di quanto mi appartiene
alla maggior gloria di Dio,

nel tempo e nell’eternità.

Amen! 

 

“Magnificat”

   «L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre».  

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Visitazione della Beata Vergine Maria

 

Visitazione della Beata Vergine Maria
IdM-Buona giornata!

 

vaisitazDopo l’annuncio dell’Angelo, Maria si mette in viaggio (“frettolosamente” dice S. Luca) per far visita alla cugina Elisabetta e prestarle servizio. Aggregandosi probabilmente ad una carovana di pellegrini che si recano a Gerusalemme, attraversa la Samaria e raggiunge Ain-Karim, in Giudea, dove abita la famiglia di Zaccaria. E’ facile immaginare quali sentimenti pervadano il suo animo alla meditazione del mistero annunciatole dall’angelo. Sono sentimenti di umile riconoscenza verso la grandezza e la bontà di Dio, che Maria esprimerà alla presenza della cugina con l’inno del Magnificat, l’espressione “dell’amore gioioso che canta e loda l’amato(S. Bernardino da Siena): “La mia anima esalta il Signore, e trasale di gioia il mio spirito…“.

La presenza del Verbo incarnato in Maria è causa di grazia per Elisabetta che, ispirata, avverte i grandi misteri operanti nella giovane cugina, la sua dignità di Madre di Dio, la sua fede nella parola divina e la santificazione del precursore, che esulta di gioia nel seno della madre. Maria rimane presso Elisabetta fino alla nascita di Giovanni Battista, attendendo probabilmente altri otto giorni per il rito dell’imposizione del nome. Accettando questo computo del periodo trascorso presso la cugina Elisabetta, la festa della Visitazione, di origine francescana (i frati minori la celebravano già nel 1263), veniva celebrata il 2 luglio, cioè al termine della visita di Maria. Sarebbe stato più logico collocarne la memoria dopo il 25 marzo, festa dell’Annunciazione, ma si volle evitare che cadesse nel periodo quaresimale.

La festa venne poi estesa a tutta la Chiesa latina da papa Urbano VI per propiziare con la intercessione di Maria la pace e l’unità dei cristiani divisi dal grande scisma di Occidente. Il sinodo di Basilea, nella sessione del 10 luglio 1441, confermò la festività della Visitazione, dapprima non accettata dagli Stati che parteggiavano per l’antipapa.

L’attuale calendario liturgico, non tenendo conto della cronologia suggerita dall’episodio evangelico, ha abbandonato la data tradizionale del 2 luglio (anticamente la Visitazione veniva commemorata anche in altre date) per fissarne la memoria all’ultimo giorno di maggio, quale coronamento del mese che la devozione popolare consacra al culto particolare della Vergine.
Nell’Incarnazione – commentava S. Francesco di SalesMaria si umilia confessando di essere la serva del Signore… Ma Maria non si indugia ad umiliarsi davanti a Dio perchè sa che carità e umiltà non sono perfette se non passano da Dio al prossimo. Non è possibile amare Dio che non vediamo, se non amiamo gli uomini che vediamo. Questa parte si compie nella Visitazione“.

Celebrazione Mariana per la conclusione del mese di Maggio in Vaticano
– 31 Maggio 2000 –

 
gp2 Carissimi Fratelli e Sorelle!

E’ sempre suggestivo questo momento di fede e di devoto omaggio a Maria, che conclude il mese di maggio, mese mariano. Avete recitato il Santo Rosario camminando verso questa Grotta di Lourdes, che si trova al centro dei Giardini Vaticani. Qui, davanti all’immagine della Vergine Immacolata, avete deposto nelle sue mani le vostre intenzioni di preghiera, meditando sul mistero che oggi si celebra: la Visitazione di Maria a Santa Elisabetta.

In questo avvenimento, narrato dall’evangelista Luca, traspare una più profonda “visitazione”: quella di Dio al suo popolo, salutata dall’esultanza del piccolo Giovanni – il più grande tra i nati di donna (cfr Mt 11,11) – fin dal grembo della madre. Il mese mariano si conclude così nel segno del gaudio – secondo mistero “gaudioso” – nel segno cioè della gioia, del giubilo.

Magnificat anima mea Dominum / et exultavit spiritus meus in Deo salutari meo(Lc 1,46-47). Così canta la Vergine di Nazaret, che contempla il trionfo della divina misericordia. In Lei prorompe l’intima esultanza per i disegni di Dio, il Quale predilige gli umili e i piccoli e li colma dei suoi beni. E’ questo il giubilo nello Spirito Santo, che farà esultare il cuore stesso del Redentore, commosso perché al Padre piace rivelare ai piccoli i misteri del Regno dei cieli.

Magnificat anima mea Dominum! ” Così cantiamo anche noi questa sera, con l’animo colmo di riconoscenza verso Dio. Lo ringraziamo perché in questo mese di maggio del Grande Giubileo, ci ha dato modo di sperimentare con speciale intensità la presenza della Madre del Redentore, presenza assidua e orante, come nella prima Comunità di Gerusalemme. Possa il suo cantico di lode diventare quello di ogni anima cristiana per il grande mistero dell’amore di Dio, che, in Cristo, “ha visitato e redento il suo popolo! (Lc 1,68)

E’ questo il mio augurio, al termine del mese mariano ed in questa vigilia dell’Ascensione di Gesù, che ci invita a volgere lo sguardo verso il Cielo, dove Egli ci attende, assiso alla destra del Padre.

Ritornando nelle vostre case, portate la gioia di quest’incontro e mantenete fisso lo sguardo dell’animo su Gesù, nella speranza di poter essere un giorno con Lui, uniti nella stessa gloria. Vi accompagni Maria con materna sollecitudine nel vostro cammino!

Con questi sentimenti, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi tutti qui presenti ed ai vostri cari.

Giovanni Paolo II

 

26 maggio: Santa Maria del fonte di Caravaggio

 

 

Santa Maria del fonte di Caravaggio

IdM-Buona giornata!

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Carissimi amici Innamorati di Maria,

anche la storia di questa apparizione ci aiuta a considerare con riconoscenza come la Madre di Dio, perennemente china sui Suoi figli, abbia sempre avuto una parte attiva e determinante nel corso della storia.

Nei primi anni del 1400, a Caravaggio (BG) una ragazza di nome Giovannetta, particolarmente devota alla Vergine Santissima, per obbedienza al padre sposa un uomo che ben presto si dimostra crudele, maltrattandola con ingiurie, minacce e percosse. Un giorno, il 26 maggio 1432, dopo essere stata ingiustamente picchiata viene obbligata dal marito a recarsi nei campi per procurare il foraggio per le bestie. Mentre falcia l’erba pregando e piangendo, Giovannetta chiede aiuto alla Vergine perché non l’abbandoni.
All’improvviso una bellissima e dolce Signora le appare dicendole di non temere perché le sue preghiere, per mezzo Suo, erano state esaudite da Dio.
!cid_0F351FD507544AAC88E21F7B86FE9AF1@PC719“Ascolta bene e ricorda le mie parole. Mio Figlio Onnipotente voleva distruggere la terra tutta per la cattiveria degli uomini che continuano a compiere sempre nuove scellerataggini e peccati. Ma io l’ho pregato per sette anni perché ciò non facesse. Voglio che tu dica a tutti che digiunino a pane e acqua il venerdì in onore di mio Figlio e che celebrino il sabato dopo il vespro per devozione a Me. Alzati e non temere. Riferisci ciò che ti ho comandato e quanto dirai sarà comprovato da tali meraviglie che nessuno dubiterà della verità delle tue parole”.
Dal terreno, improvvisamente, sgorga una fonte d’acqua mai vista prima. La Signora incarica inoltre Giovannetta di portare un messaggio di pace ai governanti che all’epoca erano tra loro in guerra, invitandoli a costruire una cappella in quel luogo.
Giovannetta porta il messaggio al suo popolo e ai governanti, per sollecitarli, in nome della Madonna, agli accordi e alle opere di concordia e di pace. Si presenta a Filippo Maria Visconti, Signore di Milano; poi al governo della Repubblica Veneta; e, più tardi, su galere veneziane, si porta addirittura fino a Costantinopoli, dall’Imperatore d’Oriente Giovanni III, il cui intervento, sollecitato dalla Madonna a mezzo di Giovannetta, sarà decisivo per il ritorno della Chiesa  greca all’unita’ della Chiesa  Romana. Dovunque la veggente va, reca con se’ a prova dell’apparizione e della missione avuta, anfore di acqua della fonte miracolosa, che opera prodigi di guarigione su innumerevoli infermi. Ed ecco che – contro ogni previsione e speranza- la pace si realizza per la patria (nel 1433 avviene la pace tra Milano e Venezia) ed anche per la Chiesa, nel ritorno degli scismatici alla Chiesa Cattolica (nel 1438 – ritorno dei Greci all’unita’ della Chiesa  Romana, e proclamazione del primato personale del papa su tutta la Chiesa). L’Apparizione di Caravaggio resta, così, mirabilmente legata alla causa della Pace e dell’Unita’ della Chiesa  di Cristo.

Come in  tutte le apparizioni la Madonna richiama il mondo alla penitenza. In particolare raccomanda, per evitare i castighi divini, la preghiera ed il digiuno a pane e acqua, così come ancora oggi fa amorevolmente. Ascoltiamola ed anche noi contribuiremo alla pace nel mondo ed alla salvezza delle anime.
Caravaggio non é solo uno dei più importanti templi mariani d’Italia, con una storia centenaria ed una sua ricca spiritualità; é anche uno scrigno d’arte.  Il 31 luglio 1432, a soli due mesi dall’apparizione, il vescovo di Cremona concedeva la facoltà di “porre in luogo la prima pietra della chiesa”.

 

LA SANTISSIMA TRINITA’

 

 

LA SANTISSIMA TRINITA’

IdM-Buona giornata!

 

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La solennità della Santissima Trinità è la festa del “Dio unico in Tre Persone”. Con questo è già detto tutto, ma tutto resta ancora da capire, accogliere con amore, adorare nella contemplazione. Il tema ha una importanza centrale sul fronte missionario. Si afferma, con facilità, che tutti i popoli – anche i non cristiani – sanno che Dio esiste e che anche i ‘pagani’ credono in Dio. Questa verità condivisa – pur con alcune differenze, riserve e la necessità di purificare immagini e rapporti – è la base che rende possibile il dialogo fra le religioni, e in particolare il dialogo fra i cristiani e i seguaci di altre religioni. Sulla base di un Dio unico comune a tutti, è possibile tessere un’intesa fra i popoli in vista di azioni concertate a favore della pace, in difesa di diritti umani, per la realizzazione di progetti di sviluppo e crescita umana e sociale. Su questo fronte abbiamo visto gesti coraggiosi e positivi di intesa e collaborazione, promossi anche da grandi Papi, come Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II; ma sempre nella chiara consapevolezza che tutto questo è soltanto una parte dell’azione evangelizzatrice della Chiesa nel mondo.

 
Per un cattolico l’orizzonte di relazioni fondate sull’esistenza di un Dio unico non è sufficiente, e tanto meno lo è per un missionario cosciente della straordinaria rivelazione ricevuta per mezzo di Gesù Cristo, rivelazione che abbraccia tutto il mistero di Dio, nella sua unità e trinità. Il Vangelo che il missionario porta al mondo, oltre a rafforzare e perfezionare la comprensione del monoteismo, apre all’immenso, sorprendente mistero del Dio-comunione di Persone. La parola ‘mistero’ è da intendersi più per ciò che rivela che per quello che nasconde. In questa materia è meglio lasciare la parola ai mistici. Per S. Giovanni della Croce “c’è ancora molto da approfondire in Cristo. Questi infatti è come una miniera ricca di immense vene di tesori, dei quali, per quanto si vada a fondo, non si trova la fine; anzi in ciascuna cavità si scoprono nuovi filoni di ricchezze”. Rivolgendosi alla Trinità, S. Caterina da Siena esclama: “Tu, Trinità eterna, sei come un mare profondo, in cui più cerco e più trovo, e quanto più trovo, più cresce la sete di cercarti. Tu sei insaziabile; e l’anima, saziandosi nel tuo abisso, non si sazia, perché permane nella fame di te, sempre più te brama, o Trinità eterna”.


La rivelazione cristiana del Dio trino offre parametri nuovi sul mistero di Dio. Sia in se stesso, sia nei suoi rapporti con l’uomo e il creato, come pure per le relazioni fra le persone umane. Un anonimo ha trasmesso il seguente dialogo, scarno ma essenziale, tra un musulmano e un cristiano.

– Diceva un musulmano: “Dio, per noi, è uno; come potrebbe avere un figlio?”

– Rispose un cristiano: “Dio, per noi, è amore; come potrebbe essere solo?”

Si tratta di una forma stilizzata di ‘dialogo interreligioso’, che manifesta una verità fondamentale del Dio cristiano, capace di arricchire anche il monoteismo ebraico, musulmano e delle altre religioni. Infatti, il Dio rivelato da Gesù (Vangelo) è soprattutto Dio-amore (cf. Gv 3,16; 1Gv 4,8). È un Dio unico, in una piena comunione di Persone. Egli si rivela a noi soprattutto come un “Dio misericordioso e pietoso” (I lettura); “Dio ricco di misericordia” (Ef 2,4).


È questo il vero volto di Dio che tutti i popoli hanno il diritto e il bisogno di conoscere * dai missionari della Chiesa. Per questo, afferma il Concilio, “la Chiesa pellegrinante è missionaria per sua natura, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il progetto di Dio Padre” (Ad Gentes 2). Nei primi numeri dello stesso Decreto il Concilio spiega l’origine e il fondamento trinitario della missione universale della Chiesa, offrendo, tra l’altro, una delle più alte sintesi teologiche di tutto il Concilio.

  

PREGHIERA ALLA SANTISSIMA TRINITA’

Trinità Santa,
unico Dio infinito ed eterno,
ti rendiamo grazie per i tuoi mirabili interventi
nella storia della salvezza
e ti lodiamo nel tuo ineffabile mistero.

Nella tua immensa condiscendenza
hai colmato di grazia la Vergine Maria,
figlia di Sion e nostra sorella
rendendola madre e discepola del Figlio,
figlia amata del Padre,
tempio vivo dello Spirito Santo.

Contemplando Maria noi pensiamo a te,
adorabile Trinità,
e ci sentiamo con lei amati dal Padre,
redenti da Cristo e rinnovati dallo Spirito.

Una cosa sola ti chiediamo:
rendi le nostre Chiese tua autentica icona,
una sola comunità nel rispetto delle persone,
e nella ricerca di unità nell’amore.

Tu sei il Dio Uno e Trino,
che vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.

XX Congresso mariologico Mariano Internazionale 15-24 settembre 2000

  

Messaggio di Medjugorje: 25 maggio 2013

 

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia


Mamma Celeste IdM

25 maggio 2013

“Cari figli! Oggi vi invito ad essere forti e decisi nella fede e nella preghiera affinché le vostre preghiere siano tanto forti da aprire il cuore del mio amato Figlio Gesù. Pregate figlioli, senza sosta affinché il vostro cuore si apra all’amore di Dio. Io sono con voi,  intercedo per tutti voi e prego per la vostra conversione. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”


May 25th 2013

“Dear children! Today I call you to be strong and resolute in faith and prayer, until your prayers are so strong so as to open the Heart of my beloved Son Jesus. Pray little children, pray without ceasing until your heart opens to God’s love. I am with you and I intercede for all of you and I pray for your conversion. Thank you for having responded to my call.”


PADRE PIO E SANTA GEMMA

 

PADRE PIO E SANTA GEMMA

IdM-Buona giornata!

 

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Cari amici,
oggi è il giorno in cui il Signore ci ha donato Padre Pio. Francesco Forgione infatti nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887.

È nota a tutti la partecipazione di questo Uomo di Dio alla Passione di Cristo con le stimmate ed altri segni della Passione del Signore. Ma non è nota a tutti la sua particolare devozione a S. Gemma Galgani.

Gemma Galgani ha sette anni quando inizia la sua sconvolgente esperienza con la prima locuzione interiore che trova il suo culmine nel 1899 con i segni delle stimmate nel suo corpo.
Francesco Forgione, di nove anni più giovane di Gemma a cinque anni sente il desiderio di essere totalmente di Dio ed inizia a sperimentare i primi fenomeni soprannaturali e durante il suo noviziato (1903-1904) sperimenta pienamente la sua esperienza mistica (Gemma era appena morta).
La somiglianza tra le sue esperienze con quelle di Gemma lo porta a intuire e riconoscere che Gemma è colei che può aiutarlo a comprendere ciò che sta vivendo nella propria carne.

In una lettera al suo Provinciale si riferisce a Santa Gemma Galgani, allora serva di Dio: “Vengo inoltre a chiedere una carità: avrei desiderio di leggere il li­bretto intitolato Lettere ed estasi della serva di Dio Gemma Galgani; insieme con quell’altro della stessa serva di Dio, che s’intitola L’ora santa. Sicuro che trovando giusto questo mio desiderio, me li procure­rà, la ossequio e le chiedo la sua benedizione” (Epist. 1,77).


E lo suggeriva poi alle sue figlie spirituali: “Sto leggendo le lettere e le estasi di Gemma Galgani … Gemma Galgani dice che ella innanzi a Gesù Croci­fisso soffriva, innanzi a Gesù sacramento amava” (Epist. II, 31,1; 40, 6).
Negli anni più penosi della sua vita, quando gli fu proibito di comunicare con chiunque, dopo la sua messa detta in privato e le altre preghiere, si ritirava nella biblioteca del convento a leggere quegli scritti di Santa Gemma ed altri libri spirituali. Era tutto il suo conforto in quegli anni duri, di vera crocifissione col Signore.

E nella spiritualità di Padre Pio e di S. Gemma troviamo tante rassomiglianze: la Passione di Cristo, la sete di patire per Cristo, l’offerta di vittima per pec­catori e le anime del Purgatorio.


Scrive al suo Provinciale:
“Ed ora vengo, padre mio, a chiederle un permesso. Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrirmi al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime del pur­gatorio.
Questo desiderio è andato crescendo sempre di più nel mio cuore tanto che ora è divenuto, sarei per dire, una forte passione. L’ho fatta, è vero, più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler ver­sare sopra di me i castighi che sono preparati sopra dei peccatori e sulle anime purganti, anche centupli­candoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in paradiso le anime del purgato­rio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua ubbidienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù. Sono sicuro che
ella non
troverà difficoltà nell’accordarmi questo permesso.
Mi benedica, o padre, e preghi anche per me” (Epist. I, 23).


E così li possiamo accumulare insieme e chiamarli “Avvocati dei peccatori’:

Come Gemma anche Padre Pio deve lottare con i demoni, ha le stesse esperienze celesti fatte di rivelazioni, presenze Angeliche, di Cristo e della Vergine Maria. Vive in seguito la dolorosa esperienza delle stimmate, dapprima invisibili, per quasi otto anni, e poi manifeste e permanenti.

Padre Pio si riconosce pienamente nelle stesse eccezionali esperienze mistiche di Gemma, da lei descritte con un linguaggio disarmante per la sua semplicità e la sceglie come modello, infatti in molte sue lettere (circa 50) ci sono frasi ed espressioni tipiche del linguaggio di Santa Gemma, tratte dalle sue lettere, diario e scritti.

Santo Padre Pio raccomandava a parecchi dei suoi figli spirituali la devozione a Gemma che chiamava “La Grande Santa” e quando parlava di Lei si commuoveva fino alle lacrime e invitava i devoti visitatori a conoscere questa anima prediletta.
Molto spesso Padre Pio inviava a Lucca diversi pellegrini provenienti dalla Toscana e da alcune Regioni del Nord Italia “Che ci venite a fare qui da me a chiedere grazie? Correte a Lucca che è a voi più vicino, perché là ci sta Santa Gemma, che è una Santona”.

Santa Gemma Galgani e San Padre Pio hanno sparso in tutto il mondo il profumo della loro santità, e a noi non rimane che rivolgere a Dio calorose lodi di ringraziamento per averci donato delle creature cosi risplendenti di amore e di virtù.

 

24 maggio: Maria Ausiliatrice

 

Maria Ausiliatrice

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

ausiliatrice

“Auxilium Christianorum”; ‘Aiuto dei Cristiani’, è il bel titolo che è stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche nelle litanie a Lei dedicate dette anche Lauretane perché recitate inizialmente a Loreto.
Sulle virtù, la vita, la predestinazione, la maternità, la mediazione, l’intercessione, la verginità, l’immacolato concepimento, i dolori sofferti, l’assunzione di Maria, sono stati scritti migliaia di volumi, tenuti vari Concili, proclamati dogmi di fede, al punto che è sorta un’autentica scienza teologica: la Mariologia.
E sempre è stata ribadita la presenza mediatrice e soccorritrice della Madonna per chi la invoca, a lei fummo affidati come figli da Gesù sulla Croce e a noi umanità è stata indicata come madre, nella persona di Giovanni apostolo, anch’egli ai piedi della Croce.
Ma la grande occasione dell’utilizzo ufficiale del titolo “Auxilium Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande papa mariano e domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò le armate ed i destini dell’Occidente e della Cristianità, minacciati da secoli dai turchi arrivati fino a Vienna, e che nella grande battaglia navale di Lepanto (1571) affrontarono e vinsero la flotta musulmana.
Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria, la festa del S. Rosario, ma la riconoscente invocazione alla celeste Protettrice come “Auxilium Christianorum”, non sembra doversi attribuire direttamente al papa, come venne poi detto, ma ai reduci vittoriosi che ritornando dalla battaglia, passarono per Loreto a ringraziare la Madonna; lo stendardo della flotta invece, fu inviato nella chiesa dedicata a Maria a Gaeta dove è ancora conservato.
Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò in questa invocazione; il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande quadro commemorativo della battaglia di Lepanto, nel Palazzo Ducale: “Né potenza, né armi, né condottieri ci hanno condotto alla vittoria, ma Maria del Rosario” e così a fianco agli antichi titoli di ‘Consolatrix afflictorum’ (Consolatrice degli afflitti) e ‘Refugium peccatorum’ (Rifugio dei peccatori), si aggiunse per il popolo e per la Chiesa ‘Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani).

Il culto pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli alti e bassi, finché nell’Ottocento due grandi figure della santità cattolica, per strade diverse, ravvivarono la devozione per la Madonna del Rosario con il beato Bartolo Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con s. Giovanni Bosco a Torino.
Il grande educatore ed innovatore torinese, pose la sua opera di sacerdote e fondatore sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando le cose andavano per le lunghe e s’ingarbugliavano; a Lei diceva: “E allora incominciamo a fare qualcosa?”. S. Giovanni Bosco, nato il 16 agosto 1815 presso Castelnuovo d’Asti e ordinato sacerdote nel 1841, fu il più grande devoto e propagatore del culto a Maria Ausiliatrice, la cui festa era stata istituita sotto questo titolo e posta al 24 maggio, qualche decennio prima, dal papa Pio VII il 24 maggio 1815, in ringraziamento a Maria per la sua liberazione dalla ormai quinquennale prigionia napoleonica.
Il grande sacerdote, apostolo della gioventù, fece erigere in soli tre anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice nella cittadella salesiana di Valdocco – Torino; sotto la Sua materna protezione pose gli Istituti religiosi da lui fondati e ormai sparsi in tutto il mondo: la Congregazione di S. Francesco di Sales, sacerdoti chiamati normalmente ‘Salesiani di don Bosco’; le ‘Figlie di Maria Ausiliatrice’ suore fondate con la collaborazione di s. Maria Domenica Mazzarello e per ultimi i ‘Cooperatori Salesiani’ per laici e sacerdoti che intendono vivere lo spirito di ‘Don Bosco’, come è generalmente chiamato.
Le Congregazioni sono così numerose, che si vede con gratitudine la benevola protezione di Maria Ausiliatrice nella diffusione di tante opere assistenziali ed a favore della gioventù.
Ormai la Madonna Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di Don Bosco’ essa è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, che ha dato alla Chiesa una schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio; tutti figli che si sono affidati all’aiuto della più dolce e potente delle madri.
Interi Continenti e Nazioni hanno Maria Ausiliatrice come celeste Patrona: l’Australia cattolica dal 1844, la Cina dal 1924, l’Argentina dal 1949, la Polonia fin dai primi decenni del 1800, diffusissima e antica è la devozione nei Paesi dell’Est Europeo.
Nella bella basilica torinese a Lei intitolata, dove il suo devoto figlio s. Giovanni Bosco e altre figure sante salesiane sono tumulate, vi è il bellissimo e maestoso quadro, fatto eseguire dallo stesso fondatore, che rappresenta la Madonna Ausiliatrice che con lo scettro del comando e con il Bambino in braccio, è circondata dagli Apostoli ed Evangelisti ed è sospesa su una nuvola, sullo sfondo a terra, il Santuario e l’Oratorio come appariva nel 1868, anno dell’esecuzione dell’opera del pittore Tommaso Lorenzone.
Il significato dell’intero quadro è chiarissimo; come Maria era presente insieme agli apostoli a Gerusalemme durante la Pentecoste, quindi all’inizio dell’attività della Chiesa, così ancora Lei sta a protezione e guida della Chiesa nei secoli, gli apostoli rappresentano il papa ed i vescovi.
Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo cristiano nella sua continua lotta per la diffusione del Regno di Dio.

Autore: Antonio Borrelli

Una storia singolare: Maria Ausiliatrice fonte di speranza e di gioia



ausiliatrice2Per gli alunni dell’Oratorio Maria SS. era sempre madre pietosa e D. Bosco un tenero padre.

“Io  narra il giovane Battagliotti  sono un giovanetto liberato da gravissima sciagura per intercessione dell’augusta Regina del Cielo. Animato dal vivo desiderio di percorrere la carriera degli studi, mi ero cal damente raccomandato al mio sig. Prevosto affinché mi aiutasse e consigliasse con la sua solita carità. Egli si adoperò e mi ottenne un posto nell’Oratorio di S. Francesco di Sales. Ero colmo di gioia e non attendevo altro che il mese di agosto per recarmi al luogo destinato, per tentare le prime prove e per cominciare il ginnasio. Ma che! Una grave sciagura venne a colpirmi e deluse ogni mia speranza. Una sera di maggio di quest’anno, mentre facevo la mia preghiera, caddi da un fienile sul duro selciato e rimasi come morto.

Passai due giorni ignaro di quanto fosse avvenuto di me e tutti giudicavano ad ogni istante che io dovessi rendere l’ultimo respiro. Avevo tutta la persona scompaginata, con una grave rottura. Tuttavia mediante le cure del medico e le sollecitudini dei miei parenti, dopo due giorni riacquistai l’uso dei sensi e poco per volta rinacque la speranza di guarigione. Ma quando mi sembrava di essere guarito, mi accorsi che il malore mi aveva lasciato un triste retaggio, vale a dire mi avvidi che avevo perduto la facoltà intellettiva e la memoria. Non si può esprimere il dolore e il dispiacere che ho provato nel vedermi così troncato il filo delle mie speranze.

Ho fatto ripetute prove, ma non ero riuscito a farmi entrare in capo un periodo di un libro od un pensiero di cose scientifiche. Tuttavia travagliato dal desiderio dello studio, col consiglio del mio Prevosto, volli recarmi a fare almeno una prova nell’Oratorio di S. Francesco di Sales, dove altri miei compagni mi attendevano. Qui crebbe la mia desolazione. Passavo più ore sui libri, stavo con la massima attenzione nella scuola, ma nulla potevo né comprendere, né imparare.

Nel vedere i miei condiscepoli di giorno in giorno progredire nelle lezioni ed io invece rimanermene senza profitto, privo di speranze passavo i miei giorni nella melanconia, nell’afflizione, nel pianto. Un mattino andai in sagrestia, mi presentai a D. Bosco e scoppiando in un pianto dirotto: D. Bosco, gli dissi, mi faccia guarire dal mio mal di capo. – Caro figlio, egli commosso mi rispose; vorrei saperti suggerire qualche rimedio efficace… ma… hai già fatto ricorso a Maria SS. Ausiliatrice dei Cristiani? Hai fiducia nella bontà del Signore e nella potenza dell’augusta sua Madre Maria SS? – Sì che l’ho e faccio tutto quel che posso per accrescerla. – Vieni, ascolta con devozione la S. Messa, e poi ci parleremo: e spera. Dopo che ebbe celebrata la S. Messa, mi condusse davanti all’altare della B. V. e mi disse: – Fa’ una novena, recita tutti i giorni tre Pater, Ave, Gloria a Gesù Sacramentato, con tre Salve Regina alla Madre di Dio con la giaculatoria Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Se guarisci dal tuo male riconoscilo alla protezione di Maria Ausiliatrice e per la grazia ottenuta farai qualche oblazione per i lavori della Chiesa che in onore di Lei si va qui costruendo. – Farò quanto mi dice riguardo alle preghiere, ma essendo io un povero giovane, non posso fare alcuna oblazione. – Tu farai oblazione di preghiere, affinchè la SS. Vergine ispiri qualche suo devoto a fare oblazioni di altro genere; e per gratitudine verso la tua celeste benefattrice racconterai la grazia ricevuta. Tutto promisi, ed io sentivo in quel momento una fede così viva in cuore che già mi sembrava di essere guarito. Ma era illusione. Il male di capo continuò maggiormente, la mia testa sempre più confusa, la mia memoria sempre più alterata. Ogni giorno pregavo, mi raccomandavo alle preghiere dei miei Superiori e dei miei compagni, ma senza alcun risultato.

Era l’ultimo giorno della novena ed io ero peggiorato e sentivo crescere i miei malori e per di più mi pareva che acuti chiodi mi fossero conficcati nel cervello. La sera di quel giorno, oppresso dal dolore, mi presentai a D. Bosco che appena mi vide, subito mi disse: – Ebbene, come stai? Hai migliorato? – Niente finora! Molto peggio di prima! Ho perduto ogni mia speranza! -Ragazzo che sei, perché dubitare? Va’ a fare la solita preghiera, riponi piena confidenza in Maria SS. Ausiliatrice e spera. Feci quanto mi veniva proposto; dopo andai a riposo. Mentre addolcivo i miei dolori con la speranza, senza sapere se dormissi o fossi desto, mi parve che una mano mi spingesse sollevando tutta la mia persona. • Io sono guarito, dissi subito, sentendomi pieno di vigore. Io sono guarito: lo stomaco, il capo non soffrono più alcun male. Colmo di gioia, a stento potei chiudere occhio in quella notte. Ma questa gioia crebbe mille volte di più, quando fattosi giorno ed aperti i libri di scuola, potei studiare la mia lezione, compiere i doveri scolastici, capire tutta la spiegazione del mio maestro. Debbo inoltre notare che non solo rimasi totalmente guarito delle facoltà intellettuali, ma anche dei mali corporali, cosi che ho potuto ripigliare le mie ordinarie occupazioni, con fondata speranza di continuare la carriera degli studi e giungere, se a Dio piacerà, allo stato ecclesiastico. Ognuno può facilmente comprendere qual sia stata la mia contentezza. L’allegria mi inondava il cuore e mi muoveva alle lagrime. Andai al medesimo altare a ringraziare Maria Ausiliatrice e racconterò sempre la grazia che per la potente intercessione di Lei ho ricevuto. Se mai qualche mio compagno leggerà questo fatto, non dimentichi di sperimentare la potenza di Maria Ausiliatrice, ricorrendo alla sua intercessione nei suoi particolari bisogni” (MB VIII 496-499) .

(Spiritualità Giovanile Salesiana) Maria Ausiliatrice – autore: AA.VV.