Archivio | febbraio 2014

27 febbraio: S. Gabriele dell’Addolorata

S. Gabriele dell’Addolorata

IdM-Buona giornata!

s.gabriele dell'addolorataSan Gabriele dell’Addolorata, che si festeggia oggi, è unito alla nostra Santa Gemma da una relazione spirituale che è un vero poema di grazia e di cielo, tipico delle anime amiche che sono a loro volta innamorate di Dio. Gemma “incontra” la prima volta San Gabriele nell’inverno del 1899 leggendone la vita. La lessi più volte” scriverà lei stessa, “non mi saziavo mai di rileggerla e di ammirare le sue virtù ed i suoi esempi. La sera non trovavo sonno se non avevo l’immagine sua sotto il guanciale”. Lo elegge suo protettore e consigliere. Le apparizioni di San Gabriele sono frequenti. Gabriele le fa baciare il suo abito e la corona del rosario. Recitano spesso insieme il breviario mentre Gemma è in estasi. Aspetto” scrive al direttore spirituale, “una visitina di Gabriele, devo parlargli di molte cose”. Gabriele (Gabriellino lo chiama lei) l’accompagna verso la santità lungo la via della croce.Gemma coraggio” le dice in una apparizione “ti aspetto al Calvario: è verso quel monte che sei diretta. Le raccomanda la devozione alla Madonna addolorata. All’occorrenza Gabriele la rimprovera sapendo essere anche un maestro esigente e severo, proprio come un fratello maggiore. In una apparizione le dice: “Sorella mia… sorella mia tu sarai”. Gemma gli domanda se riuscirà a diventare monaca passionista. Gabriele sorridendo le ripete sorella mia…”, le fa una carezza sulla fronte e le dona il distintivo passionista che porta sul petto. Nonostante gli sforzi, Gemma non entrerà in monastero. Nel cuore e nello spirito però è passionista e ne professa privatamente anche i voti. Pio XII dichiarandola santa infatti la chiamerà giustamente “spirituale religiosa passionista”. Degna figlia di Paolo della Croce, dolce sorella di Gabriele dell’Addolorata.

Gemma un giorno cominciò ad ammalarsi di una curvatura alla spina dorsale. Inoltre contrasse la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formaronno in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate. Il medico curante tentò molti rimedi nessuno dei quali ebbe successo. Gemma, che aveva vent’anni, sembrava in punto di morte. Fu suggerita una novena come l’unica via di salvezza. A mezzanotte del 23 febbraio 1899, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che San Gabriele le stava davanti. Le parlò così:
Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di Gesù

Il primo giorno di marzo la novena finì. La grazia fu accordata: Gemma era guarita! Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un miracolo e grazie al Cuore di Gesù e all’intercessione di Gabriele dell’Addolorata, un ulteriore segno di questa mistica amicizia.

Preghiera:

passionista

O Signore, che hai insegnato a San Gabriele dell’Addolorata a meditare assiduamente i dolori della tua dolcissima Madre, e per mezzo di lei lo hai elevato alle vette più alte della santità, concedi a noi, per la sua intercessione e il suo esempio, di vivere tanto uniti alla tua Madre addolorata da goderne sempre la materna protezione. Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

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Messaggio di Medjugorje: 25 febbraio 2014

 

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia


Mamma Celeste IdM

25 febbraio 2014

“Cari figli! Vedete, ascoltate e sentite che nei cuori di molti uomini non c’è Dio. Non lo vogliono perché sono lontani dalla preghiera e non hanno la pace. Voi, figlioli, pregate, vivete i commandamenti di Dio. Voi siate preghiera, voi che fin dallo stesso inizio avete detto “si” alla mia chiamata. Testimoniate Dio e la mia presenza e non dimenticate figlioli, che Io sono con voi e vi amo. Di giorno in giorno vi presento al mio figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

  February 25th 2014

“Dear children! You see, hear and feel that in the hearts of many people there is no God. They do not want Him, because they are far from prayer and do not have peace. You, little children, pray – live God’s commandments. You be prayer, you who from the very beginning said `yes` to my call. Witness God and my presence and do not forget, little children: I am with you and I love you. From day to day I present you all to my Son Jesus. Thank you for having responded to my call.”


Immagine di Gesù Misericordioso

 

 

IMMAGINE GESU’ MISERICORDIOSO

IdM-Buona giornata!

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Venerazione dell’immagine di Gesù Misericordioso (22 febbraio 1931)

Il disegno di questo quadro è stato mostrato a Santa Faustina Kowalska nella visione del 22 febbraio 1931 nella cella del convento di Plock. “La sera, stando nella mia cella – scrive la santa – vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido (…) Dopo un istante, Gesù mi disse “Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te(Q. I del Diario di Santa Faustina, p. 26). Tre anni dopo Gesù ha spiegato il significato dei raggi: “I due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua” (Q. I, p. 132). Non si tratta qui di un qualche effetto artistico, ma di una simbologia del quadro estremamente profonda.

Agli elementi essenziali del quadro appartengono le parole poste in basso: “Gesù, confido in Te”. “Gesù mi ricordò (…) che queste tre parole dovevano essere messe in evidenza” (Q. I, p. 138). Gesù ha definito un altro particolare di questo quadro, ha detto infatti: “Il Mio sguardo da questa immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce” (Q. I, p. 140).

Qual è il significato di questo quadro?

Gesù ha legato la benedizione del quadro e la sua pubblica venerazione alla liturgia della prima domenica dopo Pasqua, festa della Divina Misericordia. La Chiesa legge in quel giorno il Vangelo sull’apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e sull’istituzione del sacramento della penitenza (Gv 20, 19-29). A questa scena del Cenacolo si sovrappone l’avvenimento del Venerdì Santo: la crocifissione e la trafittura del Cuore di Gesù con la lancia. “Entrambi i raggi uscirono dall’intimo della Mia misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia” (Q. I, p. 132). Gesù ha spiegato poi che “il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime” (Q. I, p. 132). Alla luce del Vangelo di Giovanni  l’acqua e il sangue stanno a significare le grazie dello Spirito Santo, che ci sono state donate per la morte di Cristo, ed in modo particolare i sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia. L’immagine del Gesù Misericordioso rappresenta quella della Divina Misericordia poiché‚ nella passione, morte e risurrezione di Cristo la misericordia di Dio verso l’uomo si è rivelata con totale pienezza.

In cosa consiste il culto dell’immagine della Divina Misericordia?

L’immagine occupa una posizione chiave in tutta la devozione alla Divina Misericordia, poiché‚ costituisce una sintesi degli elementi essenziali di questa devozione: esso ricorda l’infinita fiducia nel buon Dio e il dovere della carità misericordiosa verso il prossimo. Della fiducia parla chiaramente l’atto che si trova nella parte bassa del quadro: “Gesù, confido in Te”. Inoltre l’immagine che rappresenta la misericordia di Dio deve essere per chiara volontà di Gesù un segno che ricordi l’essenziale dovere cristiano, cioè l’attiva carità verso il prossimo. “Essa deve ricordare le esigenze della Mia misericordia, poiché‚ anche la fede più forte non serve a nulla senza le opere” (Q. II, p. 278). La venerazione del quadro dunque consiste nell’unione di una preghiera fiduciosa con la pratica di atti di misericordia.

Le promesse legate alla venerazione dell’immagine:

Gesù ha definito con molta chiarezza tre promesse:

“L’anima che venererà questa immagine, non perirà” (Q. I, p. 18): cioè ha promesso la salvezza eterna (naturalmente praticando il culto della divina misericordia come esposto sopra).

“Prometto pure già su questa terra (…) la vittoria sui nemici” (Q. I, p. 18): si tratta dei nemici della salvezza e del raggiungimento di grandi progressi sulla via della perfezione cristiana.

“Io stesso la difenderò come Mia propria gloria nell’ora della morte” (Q. I, p. 26): ha cioè promesso la grazia di una morte felice.

La generosità di Gesù non si limita a queste tre grazie particolari. Poiché‚ ha detto: “Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della misericordia” (Q. I, p. 141), non ha posto alcun limite ne al campo ne alla grandezza di queste grazie e dei benefici terreni, che ci si può aspettare, venerando con incrollabile fiducia l’immagine della Divina Misericordia.

Ricordiamo infine che la Festa della Divina Misericordia, quest’anno cadrà domenica 27 aprile.

Nel 2002 Giovanni Paolo II ha istituito la Festa della Divina Misericordia con annessa l’Indulgenza Plenaria.

   

                 

22 febbraio: Cattedra di San Pietro

 
Cattedra di San Pietro
IdM-Buona giornata!

«Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché ne’ la carne ne’ il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.” »

La festa della Cattedra di San Pietro, che si celebra il 22 di febbraio, vanta una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori.

La “cattedra”, letteralmente, è il seggio fisso del Vescovo, posto nella chiesa madre di una Diocesi, che per questo viene detta “cattedrale, ed è il simbolo dell’autorità del Vescovo e, in particolare, del suo “magistero”, cioè dell’insegnamento evangelico che egli, in quanto successore degli Apostoli, è chiamato a custodire e trasmettere alla Comunità cristiana.

Quando il Vescovo prende possesso della Diocesi che il Papa gli affida, egli, portando la mitra e il bastone pastorale, si siede sulla cattedra. Da quella sede guiderà, quale maestro e pastore, il cammino dei fedeli, nella fede, nella speranza e nella carità.

Quale fu, dunque, la “cattedra” di san Pietro?

Egli, scelto da Cristo come “roccia” su cui edificare la Chiesa, iniziò il suo ministero a Gerusalemme, dopo l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. La prima “sede” della Chiesa fu il Cenacolo.

Successivamente, la sede di Pietro divenne Antiochia, in Siria, a quei tempi terza metropoli dell’impero romano. Di quella città Pietro fu il primo vescovo. Da lì, si spostò a Roma, dove concluse con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo.

Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio. La sede di Roma venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la “cattedra” del suo vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge.

La cattedra del Vescovo di Roma rappresenta, pertanto, non solo il suo servizio alla comunità romana, ma la sua missione di guida dell’intero Popolo di Dio.

Nell’abside della Basilica di san Pietro si trova il monumento alla Cattedra dell’Apostolo, opera del Bernini, realizzata in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d’occidente, sant’Agostino e sant’Ambrogio, e due d’oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio.

Preghiamo oggi per l’amato Papa Benedetto, successore del Beato Pietro, Vicario di Cristo. Preghiamo per il ministero che Iddio gli ha affidato, affinché sostenga sempre con la sua luce e la sua forza il Suo quotidiano servizio a tutta la Chiesa.

 
(Mons. Tommaso Stenico)

20 febbraio: Beata Giacinta Marto

 

 

Beata Giacinta Marto
IdM-Buona giornata!

BeataGiacintaMartoLa Beata Giacinta Marto (Aljustrel, 11 marzo 1910; † Lisbona, 20 febbraio 1920) è stata una veggente portoghese, una dei tre delle apparizioni di Fatima.

Il 13 maggio 1917, (quando aveva solo 7 anni), era a Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina di Fatima, in Portogallo, insieme al fratello maggiore Francisco e alla cugina Lucia dos Santos, a badare al gregge, quando apparve loro una “Signora”: la Madonna, che rivelò loro tre segreti, conosciuti come “Segreti di Fatima”.

Le apparizioni continuarono fino al 13 ottobre 1917, quando avvenne il Miracolo del sole.

Secondo quanto riferito da Lucia, all’epoca Giacinta era una bambina come tante altre: le piaceva giocare e ballare ed era un po’ permalosa.

Dopo l’incontro con la Madonna, però, la sua vita e le sue abitudini cambiarono: Giacinta pregava molto, fino a quando, il 23 dicembre 1918, venne colpita, assieme al fratello Francisco, dal terribile virus della spagnola.

Rispetto al fratello la malattia fu più lunga e dolorosa; venne anche ricoverata, inutilmente, all’ospedale di Lisbona, dove i medici tentarono di tutto per salvarla, ma la bambina morì ugualmente il 20 febbraio 1920.

Nel 1935 Suor Lucia scrisse circa sua cugina Giacinta:
«Ho speranza che il Signore, per la gloria della Santissima Vergine, le concederà l’aureola della santità. Lei era bambina solo negli anni. Per il resto, sapeva praticare le virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo amore per la pratica del sacrificio… È ammirevole come avesse compreso lo spirito di preghiera e di sacrificio che la Madonna ci raccomandò…. Conservo di lei una grande stima di santità”. E aggiunse: “Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della virtù… Aveva un portamento oltremodo serio, modesto e amabile, che sembrava tradurre la presenza di Dio in tutti i suoi atti, proprio da persona avanti negli anni e di grande virtù. »

«Morirò tutta sola»
   Da: stpauls.it

“Esprimo la mia riconoscenza a Giacinta per i sacrifici per il Santo Padre, che aveva visto soffrire”
(Giovanni Paolo II).
La sera del 20 febbraio 1920, sola, come la Madonna le aveva annunciato, moriva la più piccola dei veggenti di Fatima, Giacinta Marto.

Nel mese di febbraio ricorreva dunque l’anniversario della sua partenza per il Cielo e la Chiesa celebra la sua memoria da quando, il 13 maggio 2000, a Fatima, è stata proclamata Beata da Giovanni Paolo II insieme al fratello Francesco, anch’egli testimone e protagonista delle apparizioni di Fatima.

Chi era la piccola Giacinta Marto? E come è possibile che una bambina di soli dieci anni – ne aveva sette al tempo delle apparizioni – possa aver scalato in così poco tempo la vetta della santità tanto da indurre la Chiesa a elevarla alla gloria degli altari?

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Aljustrel (Fatima), la casa natale di Giacinta e Francesco Marto (foto Del Canale).

«Io prometto…»

Giacinta conduceva le pecore al pascolo con suo fratello Francesco in uno sperduto villaggio del Portogallo, alla Cova da Iria. Non aveva ancora fatto la prima Comunione quando le apparve la “Bella Signora”, il 13 maggio 1917.

Entrambi i fratelli non erano particolarmente devoti. Lo conferma il modo piuttosto birichino che essi avevano di recitare il rosario: dicevano Padre nostro e poi subito infilavano le parole Ave Maria, una dietro l’altra, fino al Pater successivo. Così il rosario finiva in un baleno e loro potevano tornare, senza rimorsi, ai loro giochi.

Per primo apparve l’Angelo, insegnando loro una preghiera: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo! Ti domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano…». Per poi aggiungere: «Pregate così. I Cuori santissimi di Gesù e Maria sono attenti alle vostre suppliche».

In seguito ai bambini – con Giacinta e Francesco c’era anche la cugina di qualche anno più grande, Lucia dos Santos – apparve la Vergine il 13 maggio 1917, chiedendo preghiere e sacrifici per i peccatori, la consacrazione al suo Cuore immacolato, ed annunciando infine una «grande promessa».

In che cosa consiste questa grande promessa di Fatima?

«Io prometto – disse la Vergine – di assistere nell’ora della morte, con le grazie necessarie alla salvezza, coloro che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Comunione, diranno una corona del rosario e mi faranno compagnia per un quarto d’ora meditando i misteri del rosario, con l’intenzione di offrirmi riparazione».

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La tomba di Giacinta nel Santuario-Basilica di Fatima (foto Giuliani).

Un dono totale

La consacrazione a Maria non deve essere un effimero entusiasmo, un fervore solo esteriore, ma un dono totale. Il dono di sé, nelle facoltà del corpo e dello spirito, a colei che è la cristifera, la soglia che ci introduce a Cristo, cuore del mistero trinitario. «Io prometto», dice la Vergine, e la sua non è una promessa alla maniera degli uomini, così facili a tirarsi indietro, così inclini al cambiamento. È una promessa che vale come salvacondotto per la vita eterna.

«Pregate molto»

Fin dal tempo delle prime apparizioni, Giacinta prese l’abitudine di dare la sua merenda ai poveri. Per saziare gli stimoli della fame si nutriva alla meglio con radici, ghiande, frutti selvatici. «Così si convertiranno più peccatori», diceva.

Sicura, per la promessa della Madre celeste, di dover lasciare presto la terra, Giacinta preferiva spesso saltare la scuola per fermarsi in chiesa a pregare.

Le sue giornate e quelle di Francesco erano puntellate di giaculatorie, atti d’amore a Gesù e Maria.

«Nella vicenda di questi due bambini – ha sottolineato Stefano De Fiores all’indomani della beatificazione dei fratelli Marto – c’è un piccolo trattato di antropologia cristiana. Chi è l’uomo? La tradizione illuminista lo vide una coscienza in grado di determinarsi. È una grande acquisizione. Ma ha rischiato di chiudere l’uomo su se stesso. Francesco e Giacinta, invece, vedono l’altro non come un estraneo, ma come qualcuno con cui solidarizzare fino al punto di assumersene il peso. È l’idea di un’antropologia relazionale, che in qualche modo è anche un riflesso della vita trinitaria».

Dopo le apparizioni, la piccola Marto cominciò a trascorrere lunghe ore in preghiera, specialmente nella recita del rosario, tanto raccomandato dalla Madonna. Le parole della Vergine si stamparono indelebilmente nel suo cuore, furono il faro di tutte le sue azioni. «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’inferno perché non vi è chi preghi e si sacrifichi per loro. Siete disposti a offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici e ad accettare volentieri tutte le sofferenze che egli vorrà mandarvi, in riparazione di tanti peccati con i quali viene offesa la sua divina maestà, per ottenere la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese fatte contro l’immacolato Cuore di Maria?».

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Cartolina postale raffigurante i tre pastorelli di Fatima.

«O mio Gesù…»

Giacinta praticava l’immolazione nascosta per salvare i peccatori, portando una corda stretta attorno al corpo e sopportando in spirito di penitenza ogni contrarietà. Alla fine della sua vita, gravemente ammalata, fu internata in un ospedale di Lisbona, dove morì da sola. «O mio Gesù – furono le sue parole – ora puoi convertire molti peccatori, perché questo sacrificio è molto grande…».

Modello di santità

«Alla scuola della Vergine, l’anima progredisce di più in una settimana che in un anno fuori della sua scuola!», sosteneva il grande devoto di Maria, Grignion di Montfort. Queste parole nella vita di Giacinta si sono realizzate alla lettera. La pedagogia squisitamente materna di Maria in pochi anni ha fatto sì che Giacinta giungesse alle vette della santità. Del resto, «Giacinta era bambina soltanto negli anni», aveva detto di lei la cugina Lucia.

Un procedimento lungo e complesso, con difficoltà quasi insormontabili, ha portato Giacinta – e il fratello Fracesco – sugli altari. Il processo canonico circa l’eroicità delle loro virtù ha contribuito ad accertare, contro la convinzione dominante in precedenza, che anche i bambini possono essere santi.

La loro causa di beatificazione, infatti, era rimasta bloccata per vari decenni perché, secondo la dottrina tradizionale, si richiedeva che l’esercizio eroico delle virtù cristiane (quelle teologali di fede, speranza e carità e quelle cardinali di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) dovesse avvenire «per un periodo duraturo», il che escludeva dal prendere in considerazione dei fanciulli.

Nel 1981 il Dicastero per le cause dei santi dedicò un’assemblea allo studio di tale possibilità e la risposta da parte di teologi, giuristi, pedagoghi e psicologi fu affermativa. L’abolizione di quella restrizione, suffragata dai più moderni studi di psicologia infantile, ha così aperto la strada della santità canonica per i due fanciulli di Fatima e per altri che verranno dopo di loro.

La santità di Giacinta è stata nell’aver aderito pienamente al messaggio di Fatima. Quel messaggio era il Vangelo di Gesù predicato dalla Madonna. La piccola Marto, dunque, viene proposta come modello di santità non perché ha vissuto col fratellino Francesco l’esperienza di veggente della più importante apparizione mariana del ’900, ma, come ha efficacemente ribadito il postulatore della causa, il gesuita Paolo Molinari, «per come dei bambini hanno saputo sviluppare il loro spirito di fede nel Signore e mettere in pratica quello che la Madonna aveva loro detto: pregare il rosario e sacrificarsi per i peccatori».

Maria Di Lorenzo

PREGHIERA AI BEATI FRANCESCO E GIACINTA MARTO

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Nostra Signora di Fatima,
Tu che hai scelto Francesco e Giacinta,
due poveri e semplici pastorelli,
per annunciare al mondo
i desideri del tuo Cuore lmmacolato,
aiutaci ad accogliere il tuo messaggio di conversione,
perché liberati dal peccato
possiamo vivere una vita nuova.

Beati Francesco e Giacinta,
voi che foste capaci
di una preghiera intensa,
fate che il momento
della preghiera quotidiana
diventi per noi il cuore
di ogni nostra giornata.

Voi che, seppur bambini,
foste capaci di offrire grandi sacrifici
in dono alla Vergine Maria
per la salvezza dei peccatori,
aiutateci a non sprecare
le piccole croci quotidiane,
ma a renderle offerta preziosa e gradita a Dio
per la salvezza del mondo.
Nostra Signora di Fatima,
per intercessione dei Beati Pastorelli
Francesco e Giacinta,
veglia su tutti i bambini del mondo,
soprattutto quelli più poveri e abbandonati.
Fa’ che anche loro possano trovare,
nel tuo Cuore lmmacolato e materno,
rifugio e protezione.

Beati Francesco e Giacinta,
Pastorelli di Fatima,
pregate per noi!

 

18 febbraio: Santa Bernardetta Soubirous

Santa Bernardetta Soubirous
IdM-Buona giornata!
bernadetteLa “Signora vestita di bianco” le aveva fatto una promessa: “Non ti farò felice in questo mondo, ma nell’altro”.

Santa Bernadetta Soubirous è la veggente delle apparizioni mariane avvenute nella grotta di Massabielle a circa un chilometro da Lourdes, in Francia nel 1858. La Vergine Maria le si presentò nella sedicesima apparizione con il titolo di “Immacolata Concezione“.

Le difficoltà non furono poche, le incomprensioni e i sospetti duri a morire, le cause di “infelicità” tante, le umiliazioni pure. Non ultima quella ricevuta all’inizio della sua vita da religiosa. Finite le apparizioni Bernardetta rimase ancora a Lourdes, ritirandosi nel silenzio e nel nascondimento. Poi si consacrò a Dio per sempre, entrando nell’ordine delle suore della carità di Nevers. Aveva vent’anni. Al Vescovo, che aveva ricevuto la sua professione religiosa, e che stava per assegnarle un incarico nella sua nuova comunità, la superiora disse: “Che cosa vuol dire a costei che è buona a nulla?”. Allora il Vescovo, con grande dolcezza le disse: “Figlia mia, poiché siete una buona a nulla, vi darò l’incarico della preghiera”.

E Bernardetta accettò. Fino alla fine della sua vita. I suoi 15 anni di vita religiosa li passò nel nascondimento, nella preghiera, facendo i lavori più umili e più duri, facendo tutto alla maggior gloria di Dio, e unita alla passione di Cristo. Il tutto per la conversione dei peccatori, come le aveva chiesto la Signora vestita di bianco, anche nelle grandi sofferenze che ebbe. Rimarrà, infatti, a letto negli ultimi anni della sua vita.

Diceva spesso: “Maria Ss. l’Immacolata è così bella, che dopo averla vista una volta, non si attende altro che di rivederla in Cielo per sempre”. E andò a vederla, la sua “Madre del Cielo”, il 16 aprile 1879. Morendo col sorriso sulle labbra. A soli 35 anni.

Il corpo di Bernadette riposa incorrotto nell’urna della Chiesa di Nevers. Fu canonizzata nel 1933.

Ma chi era questa “buona a nulla”?

Il suo quadro umano era a dir poco desolante. Per descriverne lo stato familiare bastano poche parole: viveva in una famiglia ridotta in estrema povertà. Il quadro intellettuale povero: di intelligenza solo pratica, di scarsa memoria, quasi analfabeta, all’età di quattordici anni non sapeva quindi né leggere né scrivere. Il quadro clinico?

Piuttosto deprimente. Complessivamente di salute molto fragile, soffriva infatti di asma, era un po’ ritardata nella crescita fisica. Aveva anche poche conoscenze religiose. Non riusciva infatti ad imparare il catechismo per poter ricevere la Prima Comunione. Come lavoro faceva la pastorella. Strumento di compagnia durante il pascolo… un piccolo rosario, che per lei era il “suo tesoro”, e che recitava ogni giorno.

Si può affermare che lo “strumento umano” scelto dall’alto come depositaria di visioni celesti non poteva essere più misero e sconsolante. Ma, se ci meravigliamo, vuol dire che abbiamo dimenticato san Paolo: questi ci aveva già messo in guardia con forza e convinzione scrivendo: Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti (1 Cor 23). Come dire: ricordatevi, cari umani, che la logica studiata e praticata lassù e applicata per la salvezza di noi quaggiù, è diversa dalla nostra, completamente diversa. Dio agisce con sovrana libertà nello scegliere il suoi collaboratori e i suoi “privilegiati”. Il Cristo stesso li scelse tra umili pescatori, che non potevano vantare il sangue blu.

Bernardetta era il contrario di una mistica: era una contadinella pragmatica. Non si contraddisse mai, non cercava ne’ popolarità ne’ ricchezza. Era proprio perché la ragazza non cercava ne’ popolarità ne’ fama, ne’ ricchezza (.. cose molto apprezzate un po’ da tutte le categorie sociali quaggiù ..) che la “Signora vestita di bianco, con un nastro celeste annodato alla vita” affidava a lei, anche se ancora adolescente, un messaggio in cui si chiedeva a tutti conversione, penitenza e preghiera.

Bernardetta, non si contraddisse mai, non rinnegò niente di ciò che aveva visto e non si sottrasse a tutte le difficoltà (i sospetti, le prese in giro, le burla, gli interrogatori, le accuse di isterismo, perfino l’arresto dei gendarmi, con la minaccia della prigione).

Il riconoscimento arrivò dal Vescovo di Tarbes nel 1862: questi dichiarò autentiche le apparizioni e autorizzò la prima cappella nella grotta di Massabielle. Cominciava così la grande storia di Lourdes: storia della misericordia di Dio e della miseria umana, storia di perdono e riconciliazione, di conversione e di molte guarigioni… spirituali. Talvolta certo anche di miracoli veri e propri. Il tutto nel ricordo di Maria, l’Immacolata Concezione. Qui, ancora oggi, milioni di pellegrini ogni anno le fanno visita.

L’ora della giustizia, del trionfo, della fama e ricchezza per Bernardetta, finalmente? Non proprio: due anni dopo il viaggio da Lourdes a Nevers per farsi suora, alla vestizione religiosa affermò: “Io sono venuta qui per nascondermi”. Non richiese mai nessun trattamento di riguardo, visto il privilegio delle apparizioni. Anche durante gli anni della vita religiosa continuarono le difficoltà, le sofferenze, le umiliazioni (“una buona a nulla”), la malattia. “I favori del Cielo si pagano con le lacrime del cuore, con le lacrime di sangue… Le gioie e le pene si controbilanciano, si equilibrano in misura provvidenziale. Alle grandi gioie spirituali, alle effusioni mistiche, fanno da contrappeso le sofferenze purificatrici. Bernardetta ha pagato molto caro di essere stata scelta come messaggera dell’Immacolata, ma era la fattura da pagare”.

E la felicità totale promessale dalla Madonna arrivò con la morte nel 1879. Il cammino terreno di questa “buona a nulla con l’incarico di pregare” era terminato. La sua Madre del Cielo non era più solamente e continuamente nella sua memoria ma la vedeva faccia a faccia. Nella visione beata del Paradiso.

( Maria Ausiliatrice 2001-4 )

Dal “Testamento di Bernardetta
Per la miseria di mamma e papà, per la rovina del mulino, per quel tavolone della sventura, per il vino versato, per le pecore rognose, grazie, mio Dio.Per la bocca di troppo che ero da sfamare, per i bambini che ho accudito, per le pecore che ho pascolato, Grazie.

Grazie, mio Dio, per il procuratore, per i gendarmi, per le parole rudi di Padre Peyramale.

Per i giorni in cui siete venuta, per quelli in cui non siete venuta, non potrò mai ringraziarvi abbastanza che in Cielo…

Grazie perché se ci fosse stata una giovane più insignificante di me, non avreste scelto me…

Grazie per aver colmato di amarezze il cuore troppo tenero che mi avete dato. Per Madre Josephine, che mi ha definito buona a nulla, grazie…

Per i sarcasmi della Madre Superiora, la sua voce dura, le sue ingiustizie, le sue ironie e per le umiliazioni, grazie.

Grazie di essere stato l’oggetto privilegiato dei rimproveri, per cui le Sorelle dicevano: “Che fortuna non essere Bernardetta”.

Grazie di essere stata Bernardetta, minacciata di prigione perché vi aveva vista, Vergine Santa, di essere stata guardata dalla gente come una bestia rara: questa Bernardetta talmente insignificante, che quando la si vedeva, si diceva: “Quella là?”.

Per questo corpo mingherlino che mi avete dato, per questa malattia di inferno, per le mie carni incancrenite, per le mie ossa cariate, per i miei sudori, per la mia febbre, per i miei dolori sordi e acuti, grazie, mio Dio.

E per questa anima che mi avete dato, per il deserto dell’aridità interiore, per la vostra oscurità e le vostre rivelazioni, per i vostri silenzi e i vostri lampi, per tutto, per Voi, assente o presente … grazie Gesù.

“Io sono la luce, e voi non mi vedete.

Io sono la via, e voi non mi seguite.

Io sono la verità, e voi non mi credete.

Io sono la vita, e voi non mi cercate.

Io sono il Maestro, e voi non mi ascoltate.

Io sono il capo, e voi non mi obbedite.

Io sono il vostro Dio, e voi non mi pregate.

Io sono il vostro grande amico, e voi non mi amate.

Se siete infelici, non rimproveratelo a me.”

(Preghiera recitata al termine del S. Rosario del 17/02/2013 a Lourdes)