Archivio | gennaio 2015

31 gennaio: San Giovanni Bosco

San Giovanni Bosco

IdM-Buona giornata!

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Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815
Torino, 31 gennaio 1888
Grande apostolo dei giovani, fu loro padre e guida alla salvezza con il metodo della persuasione, della religiosità autentica, dell’amore teso sempre a prevenire anziché a reprimere. Sul modello di san Francesco di Sales il suo metodo educativo e apostolico si ispira ad un umanesimo cristiano che attinge motivazioni ed energie alle fonti della sapienza evangelica. Fondò i Salesiani, la Pia Unione dei cooperatori salesiani e, insieme a santa Maria Mazzarello, le Figlie di Maria Ausiliatrice. Tra i più bei frutti della sua pedagogia, san Domenico Savio, quindicenne, che aveva capito la sua lezione: “Noi, qui, alla scuola di Don Bosco, facciamo consistere la santità nello stare molto allegri e nell’adempimento perfetto dei nostri doveri”. Giovanni Bosco fu proclamato Santo alla chiusura dell’anno della Redenzione, il giorno di Pasqua del 1934. Il 31 gennaio 1988 Giovanni Paolo II lo dichiarò Padre e Maestro della gioventù, “stabilendo che con tale titolo egli sia onorato e invocato, specialmente da quanti si riconoscono suoi figli spirituali”.
Patronato: Educatori, Scolari, Giovani, Studenti, Editori
Etimologia: Giovanni = il Signore è benefico, dono del Signore, dall’ebraico
Martirologio Romano: Memoria di san Giovanni Bosco, sacerdote: dopo una dura fanciullezza, ordinato sacerdote, dedicò tutte le sue forze all’educazione degli adolescenti, fondando la Società Salesiana e, con la collaborazione di santa Maria Domenica Mazzarello, l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la formazione della gioventù al lavoro e alla vita cristiana. In questo giorno a Torino, dopo aver compiuto molte opere, passò piamente al banchetto eterno.
DAGLI SCRITTI…
COME EDUCARE

Imitare Gesù e lasciarsi guidare dall’amore

Se vogliamo farci vedere amici del vero bene dei nostri allievi, e obbligarli a fare il loro dovere, biosgna che voi non dimentichiate mai che rappresentate i genitori di questa cara gioventù, che fu sempre tenero oggetto delle mie occupazioni, dei miei studi, del mio ministero sacerdotale, e della nostra Congregazione salesiana. Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore; e non veniate mai alla repressione o punizione senza ragione e senza giustizia, e solo alla maniera di chi vi si adatta per forza e per compiere un dovere. Quante volte, miei cari figliuoli, nella mia lunga carriera ho dovuto persuadermi di questa grande verità! E’ certo più facile irritarsi che pazientare, minacciare un fanciullo che persuaderlo; direi ancora che é più comodo alla nostra impazienza ed alla nostra superbia castigare quelli che resistono, che correggerli col sopportarli con fermezza e con benignità. La carità che vi raccomando é quella che adoperava san Paolo verso i fedeli di fresco convertiti alla religione del Signore, e che sovente lo facevano piangere e supplicare quando se li vedeva meno docili e corrispondenti al suo zelo. Difficilmente quando si castiga si conserva quella calma, che é necessaria per allontanare ogni dubbio che si opera per far sentire la propria autorità, o sfogare la propria passione. Riguardiamo come nostri figli quelli sui quali abbiamo da esercitare qualche potere. Mettiamoci quasi al loro servizio, come Gesù che venne ad ubbidire e non a comandare, vergognandoci di ciò che potesse aver l’aria in noi di dominatori; e non dominiamoli che per servirli con maggior piacere. Così faceva Gesù con i suoi apostoli, tollerandoli nella loro ignoranza e rozzezza, nella loro poco fedeltà, e col trattare i peccatori con una dimestichezza e familiarità da produrre in alcuni lo stupore, in altri quasi lo scandalo, ed in molti la santa speranza di ottenere il perdono da Dio. Egli ci disse perciò di imparare da lui ad essere mansueti ed umili di cuore (Mt 11, 29). Dal momento che sono i nosti figli, allontaniamo ogni collera quando dobbiamo reprimere i loro falli, o almeno moderiamola in maniera che sembri soffocata del tutto. Non agitazione dell’animo, non disprezzo negli occhi, non ingiuria sul labbro; ma sentiamo la compassione per il momento, la speranza per l’avvenire, ed allora voi sarete i veri padri e farete una vera correzione. In certi momento molto gravi, giova più una raccomandazione a Dio, un atto di umiltà a lui, che una tempesta di parole, le quali, se da una parte non producono che male in chi le sente, dall’altra parte non arrecano vantaggio a chi le merita. Ricordatevi che l’educazione é cosa del cuore, e che Dio solo ne é il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte, e non ce ne mette in mano le chiavi. Studiamoci di farci amare, di insinuare il sentimento del dovere del santo timore di Dio, e vedremo con mirabile facilità aprirsi le porte di tanti cuori ed unirsi a noi per cantare le lodi e le benedizioni di colui, che volle farsi nostro modello, nostra vis, nostro esempio in tutto, ma particolarmente nell’educazione della gioventù. (Epistolario, Torino, 1959, 4, 202. 294-205. 209)
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Massime: Le abitudini cattive si possono vincere da chi si mette alla prova con buona volontà. VII,190.
Don Bosco, il Santo dell’”Ausiliatrice”
Don_BoscoDon Bosco, il Santo di “Maria Ausiliatrice“, inizia le sue “Memorie dell’Oratorio” con l’affermazione: “Il giorno consacrato a Maria Assunta in Cielo fu quello della mia nascita”. In queste “Memorie” il Santo torinese ha inteso illustrare il suo stile educativo; ma, al tempo stesso, ha voluto inculcare ai suoi figli spirituali l’idea che le sue Fondazioni erano frutto dell’aiuto e della protezione della Vergine Maria.
È anche pagina scritta nella vita di Don Bosco la sua straordinaria devozione alla Vergine Maria, “Aiuto dei Cristiani”, l’Ausiliatrice.
La costruzione nel Valdocco, a Torino, del Santuario di “Maria Ausiliatrice” sarà come il sigillo della sua forte spiritualità mariana; come esso resterà sempre – per la grande Famiglia Salesiana di tutto il mondo – la “casa materna comune” cui fare riferimento in ogni evento particolarmente significativo della vita e dell’opera dei Salesiani e delle Salesiane, impegnati sulle frontiere del riscatto e dell’educazione particolarmente dei giovani più provati e bisognosi in ogni parte della terra.
Don Bosco muore il 31 Gennaio 1888, mormorando una preghiera a “Maria Ausiliatrice”: “Facciamo del bene a tutti e del male a nessuno […]. Oh, Maria, Madre mia, apritemi le porte del Paradiso!”.
“Quando noi chiamiamo la Santa Vergine “Aiuto dei Cristiani”, non è altro che nominare un titolo speciale che a Lei si deve come diamante sopra i suoi abiti indorati. In questo senso Maria fu salutata “Aiuto del genere umano” fino dai tempi del mondo, quando ad Adamo caduto nella colpa fu promesso un liberatore che doveva nascere da una donna” (dagli scritti di S. Giovanni Bosco).
Preghiamo:
Ti rendiamo grazie, Signore, per averci dato Don Bosco. In lui celebriamo le meraviglie del tuo amore. Tu lo hai ricolmato di doni, di natura e di grazia e lo hai dato a noi come padre dei giovani, come fondatore di Famiglie religiose al servizio della gioventù nel tuo nome, come maestro di vita cristiana per tutti. Egli fu uomo profondamente umano attento ed aperto ai segni dei tempi, ed insieme l’uomo di Dio che sospinto dalla tua carità ha saputo dare la vita per la salvezza dei giovani. Concedi a noi, ti preghiamo, di saperlo imitare nel suo amore a Dio e al prossimo e nello sforzo generoso di vivere il Vangelo con coraggio e gioia.
Amen.
(preghiereagesuemaria.it)
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NOVENA AI MARTIRI DI SIROKI BRIEG (BOSNIA ERZEGOVINA) – dal 29 gennaio al 6 febbraio

NOVENA AI MARTIRI DI SIROKI BRIEG

(BOSNIA ERZEGOVINA)

inizia il 29 gennaio
http://www.infodamedjugorje.altervista.org/novena_martiri_francescani.htm

PREGHIAMO

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

lo credo in Dio, Padre Onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

I° GIORNO

Signore i martiri di Siroki Brijeg furono vittime della guerra. Il loro sacrificio e il sangue versato possono far terminare le guerre nel mondo e ogni guerra che esiste nel cuore di ognuno e nelle famiglie, nel cuore e nella vita della Chiesa. La loro intercessione possa portare conforto a tutte le vittime delle guerre perché abbiano la forza di portare la propria croce, di testimoniare la fede e l’amore verso Te e verso il prossimo. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

II° GIORNO

Signore, i trenta martiri di Siroki Brijeg furono uccisi e bruciati nel fuoco. Attraverso quel fuoco diventarono un sacrificio gradito e fragrante per Te. Per loro intercessione, fa’ che possiamo sperimentare la grazia della conversione. Tutto l’ateismo e l’orgoglio che sono in noi, possano essere inceneriti. Rendici capaci, per loro intercessione, di sapere perdonare anche i nostri nemici e fare bene a quelli che ci odiano e ci rifiutano. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

III° GIORNO

Signore i trenta martiri di Siroki Brijeg erano francescani. Avevano fatto i voti di obbedienza di castità e povertà decidendo, così di servirTi, con tutto il cuore. Oggi, in questi tempo di autocompiacimento, di menzogna e di cupidigia possa l’intercessione dei nostri martiri liberarci da ogni male e utilizzare saggiamente i nostri beni terreni, per poter essere capaci di servirTi, e di seguirTi e di amare Te sopra ogni cosa. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

IV° GIORNO

Signore i martiri di Siroki Brijeg erano professori ed educatori della loro gente. Essi hanno alimentato la crescita dello spirito nella fede cristiana, nel Vangelo, nell’amore, nella speranza e nella pace. Possano essere un grande esempio per i nostri giovani affinché siano capaci di credere in Te e nella Tua parola, avvicinarsi di più a Te, amarTi sopra ogni altra cosa. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

V° GIORNO

Signore i martiri di Siroki Brijeg erano frati e sacerdoti. Ricevettero al forza dal Sacrificio incruento della Messa per poter testimoniare con il loro sangue, l’amore per Te, per la Chiesa, per la loro patria. O Signore, insegnaci ad amare e a vivere la Santa Messa; insegnaci a vivere attingendo all’Altare e dalle Tue mani aperte. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

VI° GIORNO

Prima di morire, i nostri martiri dissero: “Se ci portano via tutto e lo distruggono, non potranno prenderci la Bibbia”. E la Bibbia rimase nelle mani dei nostri martiri. Signore, donaci la grazia di amare la Bibbia, la tua Parola vivente di cui ogni uomo vive. Apri i nostri cuori alla Tua Parola, affinché la possiamo meditare e radicare nella nostra vita. Possano i nostri cuori diventare tabernacoli viventi della Tua Parola che ci ispirerà, ci darà coraggio nella sventura e ci guarirà dalla nostra debolezza. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

VII° GIORNO

Madre nostra, Regina dei martiri, in questo Tuo santuario che i martiri di Siroki Brijeg hanno difeso con la loro vita nella preghiera e nel sacrificio, hai mostrato il Tuo amore, la Tua vicinanza, la Tua materna intercessione. Per intercessione dei nostri martiri, aiuta tutti quelli che varcano la soglia di questo santuario perché siano esaudite le loro preghiere e le loro suppliche, siano confortati nella sventura, siano guariti da ogni malattia e trovino pace e benedizione. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

VIII° GIORNO

Signore, i trenta frati francescani di Siroki Brijeg hanno versato il loro sangue del martirio per la fede, per Dio, per il loro popolo e per la patria. Così, essi diventarono Tua immagine. O Gesù, per la potenza del Tuo e loro sangue del martirio, possano essere innalzati agli onori degli altari e annoverati fra i Tuoi Santi. Per loro intercessione e loro preghiere, fa’ che possiamo essere colmati di grazia e possano essere esaudite le nostre preghiere. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

IX° GIORNO

Signore, i martiri di Siroki Brijeg sono stati grandi con il loro perdono. Testimoni oculari hanno rivelato che, sul luogo dell’esecuzione, molti di essi impartivano l’assoluzione ai loro nemici con il segno della croce e pregavano per i carnefici. Signore, fa’ che anche noi possiamo imparare a perdonare i nostri nemici, a fare il bene e contraccambiare con il bene a quelli che ci odiano e ci perseguitano. Pater, Ave e Gloria. Regina dei martiri, prega per noi.

PREGHIAMO: Signore, Dio nostro, fatti conoscere attraverso i Tuoi servi che ti dettero testimonianza morendo martiri, affinché per i meriti della loro sofferenza, la Tua Chiesa possa vivere e crescere nella pace, nell’amore e nella speranza. Il Tuo nome possa essere glorificato ed il Tuo amore e bontà rivelati, innalzando loro agli onori degli altari. La Tua Chiesa possa vedere in loro un fulgido esempio ed avere potenti intercessori in Cielo. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Per informazioni di qualsiasi tipo: Telefono e fax – 0585-43653 – Via delle Grazie, 9 – 54100 MASSA.
Chi ricevesse la grazia per intercessione dei Martiri di Siroki Brijeg è pregato di darne comunicazione all’Associazione MEDUNARODNO KUMSTVO DJETETU HERCEG BOSNE UI.K. Stepinca, 12 – 88220 SIROKI BRIJEG (Bosnia-Erzegovina)

 

28 gennaio: San Tommaso d’Aquino

 

TOMMASO D’AQUINO

Sacerdote e Dottore della Chiesa

IdM-Buona giornata!

s.tommaso1Tommaso, nacque all’incirca nel 1225 nel castello di Roccasecca (Frosinone) nel Basso Lazio.
La castità del giovane domenicano era proverbiale, tanto da meritare in seguito il titolo di “Dottore Angelico”.
A Colonia per il suo atteggiamento silenzioso, fu soprannominato dai compagni di studi “il bue muto”, riferendosi anche alla sua corpulenza; s. Alberto Magno venuto in possesso di alcuni appunti di Tommaso, su una difficile questione teologica discussa in una lezione, dopo averli letti, decise di far sostenere allo studente italiano una disputa, che Tommaso seppe affrontare e svolgere con intelligenza. Stupito, il Maestro davanti a tutti esclamò: “Noi lo chiamiamo bue muto, ma egli con la sua dottrina emetterà un muggito che risuonerà in tutto il mondo”.

Per gli studi di teologia frequentò anche l’Università di Parigi, dove Tommaso vi rimase per tre anni; nel 1259 fu richiamato in Italia dove continuò a predicare ed insegnare, prima a Napoli nel convento culla della sua vocazione, poi ad Anagni dov’era la curia pontificia (1259-1261), poi ad Orvieto (1261-1265), dove il papa Urbano IV fissò la sua residenza dal 1262 al 1264. Il pontefice si avvalse dell’opera dell’ormai famoso teologo.

Intanto Tommaso d’Aquino, per i suoi continui trasferimenti, non poteva più vivere una vita di comunità, secondo il carisma di s. Domenico di Guzman e ciò gli procurava difficoltà; i suoi superiori pensarono allora di affiancargli un frate di grande valore, sacerdote e lettore in teologia, fra Reginaldo da Piperno; questi ebbe l’incarico di assisterlo in ogni necessità, seguendolo ovunque, confessandolo, servendogli la Messa, ascoltandolo e consigliandolo; in altre parole i due domenicani vennero a costituire una piccola comunità, dove potevano quotidianamente confrontarsi.

Con l’intento di staccarsi dall’ambiente del suo convento napoletano, che gli ricordava continuamente studi e libri, in compagnia di Reginaldo, si recò a far visita ad una sorella, contessa Teodora di San Severino; ma il soggiorno fu sconcertante, Tommaso assorto in una sua interiore estasi, non riuscì quasi a proferire parola, tanto che la sorella dispiaciuta, pensò che avesse perduto la testa e nei tre giorni trascorsi al castello, fu circondato da cure affettuose.
Ritornò poi a Napoli, restandovi per qualche settimana ammalato; durante la malattia, due religiosi videro una grande stella entrare dalla finestra e posarsi per un attimo sul capo dell’ammalato e poi scomparire di nuovo, così come era venuta.

Tutte le cure furono inutili, sentendo approssimarsi la fine, Tommaso chiese di essere portato nella vicina abbazia di Fossanova, dove i monaci cistercensi l’accolsero con delicata ospitalità. Prossimo alla fine, tre giorni prima volle ricevere gli ultimi sacramenti, fece la confessione generale a Reginaldo, e quando l’abate Teobaldo gli portò la Comunione, attorniato dai monaci e amici dei dintorni, Tommaso disse alcuni concetti sulla presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, concludendo: “Ho molto scritto ed insegnato su questo Corpo Sacratissimo e sugli altri sacramenti, secondo la mia fede in Cristo e nella Santa Romana Chiesa, al cui giudizio sottopongo tutta la mia dottrina”.
Il mattino del 7 marzo 1274, il grande teologo morì, a soli 49 anni; aveva scritto più di 40 volumi.

 

PANGE LINGUA DI SAN TOMMASO D’AQUINO

s.tommaso2Canta, o mia lingua, il mistero del corpo glorioso e del sangue prezioso che il Re delle nazioni, frutto benedetto di un grembo generoso, sparse per il riscatto del mondo.

Si è dato a noi, nascendo per noi da una Vergine purissima, visse nel mondo spargendo il seme della sua parola e chiuse in modo mirabile il tempo della sua dimora quaggiù.

Nella notte dell’ultima Cena, sedendo a mensa con i suoi fratelli, dopo aver osservato pienamente le prescrizioni della legge, si diede in cibo agli apostoli
con le proprie mani.

Il Verbo fatto carne cambia con la sua parola il pane vero nella sua carne
e il vino nel suo sangue, e se i sensi vengono meno, la fede basta per rassicurare
un cuore sincero.

Adoriamo, dunque, prostrati un sì gran sacramento; l’antica legge ceda alla nuova,
e la fede supplisca al difetto dei nostri sensi.

 

Gloria e lode, salute, onore, potenza e benedizione al Padre e al Figlio: pari lode sia allo Spirito Santo, che procede da entrambi. Amen.

Il sacrificio di S. Massimiliano Maria Kolbe

Il sacrificio di S. Massimiliano Maria Kolbe

IdM-Buona giornata!

Nel giorno della memoria, vogliamo ricordare il sacrificio di San Massimiliano Kolbe.
AUSCHWITZ – ESTATE 1941
kolbe2“Stavamo lavorando fuori dal campo con la ghiaia quando improvvisamente, verso le tre del pomeriggio, le sirene cominciarono ad ululare. Era un segno orribile. Significava che c’era stata una fuga. Immediatamente le sentinelle tedesche sollevarono i fucili, ci contarono, ed iniziarono un controllo rigorosissimo. Oltre a sorvegliare ogni nostro movimento, le guardie stavano all’erta per trovare il fuggitivo che, per quanto ne sapessero, poteva essersi nascosto in un campo, un albero, un pavimento, un veicolo, oppure in altri mille posti (…) Tuttavia, i nostri pensieri non erano rivolti a lui, ma a noi stessi, visto che per ogni evaso del nostro blocco, dieci o venti di noi sarebbero stati uccisi per rappresaglia. Quindi pregai, e sono certo che tutti gli altri fecero lo stesso: “Per favore, fa’ che lui non sia del mio blocco, fa che sia del blocco 3 o del blocco 8, ma non del blocco 14″. Ma quando tornammo al campo, capimmo che ci attendeva il peggio… il prigioniero mancante apparteneva al blocco 14.”
Testimonianza di Francis Mleczko, ex deportato

“Rimanemmo al sole sull’attenti – bollendo – dal mattino fino al tardo pomeriggio, con un unico intervallo a mezzogiorno, quando ci fu distribuita la nostra razione di zuppa. Molti si accasciarono, e vennero lasciati giacere ovunque cadessero. Dopo il lavoro, l’intero campo rimase sulll’attenti finchè gli fu permesso di andare a dormire. Nessuno ebbe da mangiare. Ma il mattino seguente, dopo aver ricevuto soltanto caffè, affrontammo un altro duro giorno di lavoro – tranne il blocco 14, a cui apparteneva il prigioniero mancante. Loro furono di nuovo messi sull’attenti, in pieno sole, per tutto il giorno.”
Testimonianza di Ladislaus Swies, ex deportato

“Questa selezione avvenne verso la fine di luglio o l’inizio di agosto del 1941. Penso che fosse domenica, ma noi non tenevamo conto delle date. Però ricordo che stava suonando l’orchestra. I musicisti erano autorizzati, anzi incoraggiati, a portare i loro strumenti nel campo ed esercitarsi. Di domenica c’erano i loro concerti, i tedeschi amavano la loro musica. Era l’unica cosa di valore che trovassero in noi”.
Testimonianza di Ted Wojtkowski, ex deportato

“L’ EVASO NON E’ STATO TROVATO.
COME RAPPRESAGLIA PER LA FUGA DEL VOSTRO COMPAGNO,
DIECI DI VOI MORIRANNO DI FAME.
. . . LA PROSSIMA VOLTA, SARANNO VENTI”
“Mi trovavo all’incirca nella quinta o sesta fila di dietro ed ero il quinto o sesto uomo dall’estremità da cui cominciò Fritsch. Mentre si avvicinava sempre di più, il mio cuore pulsava velocemente. “Fa’ che mi superi, fa’ che mi superi, oh passa, passa…”. Stavo pregando.Ma no. Lui si fermò proprio davanti a me. I suoi occhi mi esaminarono dalla testa ai piedi, e poi di nuovo. Un secondo esame completo dall’alto verso il basso. Vidi il segretario preparare la matita per scrivere il mio numero. Poi Fritsch mi ordina in Polacco, “Apri la bocca.” La apro. Lui guarda. Passa oltre. Io respiro di nuovo.”
Francis Mleczko

“Mi sembrò che quell’occhiata non finisse mai e che fra un momento sarei stato chiamato… Ma no. Mi sorpassarono e scelsero qualcun altro. Cominciai a tremare per il sollievo…”
Mieczyslaus Koscielniak

“Sto pensando di aver avuto fortuna. Poi improvvisamente lui indica me in fondo alla fila e chiama:”Tu !”. Il terrore mi congela e non riesco a muovermi. Visto che non faccio un passo avanti, il mio vicino pensa che Fritsch stia chiamando lui. Insicuro, mette un piede leggermente in fuori… “Non tu, dummkopf (porco polacco)”, ringhia Fritsch, ed indica me di nuovo. Poi improvvisamente, in una frazione di secondo, cambia idea e, mentre il mio vicino comincia a indietreggiare, gli ordina di venire avanti e prende lui invece di me… Rimango paralizzato…”
Ted Wojtkowski


“Dopo la scelta dei dieci prigionieri, padre Massimiliano uscì dalla fila e, togliendosi il berretto, si mise sull’attenti dinanzi al Comandante. Egli, sorpreso, rivolgendosi a padre Massimiliano, disse: “Che vuole questo porco polacco?”. Padre Massimiliano, puntando il dito verso Francesco Gajowniczek, già prescelto per la morte, rispose: “Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano (aveva 47 anni), voglio prendere il suo posto, perchè egli ha moglie e figli”. Pare incredibile che il Comandante Fritsch abbia tolto dal gruppo dei condannati il Gajowniczek ed abbia accettata l’offerta di padre Kolbe, e che non abbia piuttosto condannati tutti e due al bunker della fame. Con un mostro come quello, ciò sarebbe stato possibile.”
Francis Wlodarski

“Eravamo così stupiti da essere incapaci, almeno in quel momento, di reagire o di afferrare ciò che era successo… Tutto ciò che potevamo fare era rallegrarci dentro di noi per il fatto di non essere fra i condannati. Grazie a Dio non sono stato scelto io, ma qualcun altro! Per quanto sembri un atteggiamento insensibile, questa fu la nostra prima reazione umana.”
Mieczyslaus Koscielniak
“CONOBBI PERSONALMENTE PADRE KOLBE SOLTANTO NELL’ESTATE DEL 1941,
IL GIORNO CHE OFFRI’ LA SUA VITA PER ME.
Il Lagerfuhrer Fritsch, comandante del campo, circondato dalle guardie, si avvicinò e cominciò a scegliere nelle file dieci prigionieri per mandarli a morte. Indicò col dito anche me. Uscii fuori dalla fila e mi sfuggì un grido: avrei desiderato rivedere ancora i miei figli! Dopo un istante, uscì dalla fila un prigioniero, offrendo se stesso in mia vece. Potei solo cercare di esprimere con gli occhi la mia gratitudine. Ero sbalordito ed afferravo a malapena quello che stava accadendo. L’immensità di tutto ciò: io, il condannato, avrei continuato a vivere e qualcun altro offriva volentieri e spontaneamente la sua vita per me… un estraneo. E’ sogno o realtà?”
Francis Gajowniczek

“Sentii la sua influenza con assai maggior forza, dopo l’avvenimento che aveva scosso il campo, cioè quando egli offrì la propria vita per un altro prigioniero. La notizia dell’episodio si diffuse nel campo intero la notte stessa. Sono profondamente convinto che il comandante del campo permise che il prigioniero da lui scelto venisse sostituito da padre Kolbe, soltanto perchè padre Kolbe era un sacerdote. Egli gli aveva chiesto chiaramente: “Chi sei?”. E, ottenuta la risposta, aveva ripetuto al suo compagno: “E’ un Pfaffe (un pretonzolo)”. E fu soltanto allora, che il comandante Fritsch disse: “Accetto”. Tale convinzione me la sono formata subito, nel campo, quando mi venne riferito lo svolgersi dell’accaduto. Il sacrificio di padre Kolbe provocò una grande impressione nelle menti dei prigionieri, poichè nel campo non si riscontravano quasi mai manifestazioni di amore verso il prossimo. Un prigioniero si rifiutava di dare ad un altro un pezzo di pane… ed ora era successo che qualcuno aveva offerto la propria vita per un altro prigioniero a lui sconosciuto. Tutti i superstiti di Auschwitz testimoniano all’unanimità che, da allora, il campo divenne un luogo un pò meno infernale.
Joseph Stemler

IL BLOCCO 13 : IL BUNKER DELLA FAME

“Le dieci vittime passarono davanti a me e vidi che Padre Kolbe barcollava sotto il peso di uno degli altri, sorreggendolo, poichè costui non riusciva a camminare con le proprie forze.”
Ladislaus Swies


“Il blocco numero 13, era situato nella parte destra del campo, circondato da un muro alto sei metri. Nel sotterraneo (bunker) v’erano delle celle. Ad una di queste celle condussero i dieci prigionieri del blocco n°14. Chiudendo, le guardie gridarono sghignazzando: «Vi seccherete come tulipani». Da quel giorno, gli infelici non ebbero alcun cibo. Ogni giorno le guardie, facendo le visite di controllo, ordinavano di portare via i cadaveri di coloro che erano morti nel corso della notte. Nei momenti di assenza delle guardie, scendevo nel sotterraneo per conversare e consolare i compagni. Le calde preghiere e gli inni alla ss. Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Mi sembrava di essere in chiesa: padre Massimiliano Kolbe incominciava, e tutti gli altri rispondevano. Qualche volta erano così immersi nella preghiera, che non si accorgevano della venuta delle guardie per la solita visita. Finalmente, alle grida di queste, le voci si spegnevano. Quale martirio abbiano dovuto sostenere i prigionieri condannati ad una morte così atroce, lo attesti il fatto che i secchi (latrine) erano sempre vuoti e asciutti, dal che conviene arguire che i disgraziati bevevano, per la sete, la propria orina.
Siccome i prigionieri erano già molto indeboliti, ormai le preghiere si recitavano solo sotto voce. Ad ogni ispezione, mentre già quasi tutti giacevano sul pavimento, si vedeva padre Kolbe in piedi o in ginocchio in mezzo a loro: con sguardo sereno fissava coloro che entravano.”

Così trascorsero due settimane. I prigionieri erano morti l’uno dopo l’altro, e, dopo tre settimane, ne erano rimasti ancora solo 4, tra cui anche padre Kolbe. Alle autorità sembrava che la cosa si protraesse troppo a lungo: la cella era necessaria per altre vittime. Perciò, il 14 agosto 1941, condussero nel bunker il criminale tedesco Boch, dell’ospedale, che fece a tutti delle iniezioni endovenose di acido fenico nel braccio sinistro.

Vidi padre Kolbe, con la preghiera sulle labbra, porgere da sè il braccio al carnefice. Non riuscii a sopportarlo. Con il pretesto di dover lavorare in ufficio, andai fuori. Appena uscirono le SS ed il carnefice, ritornai nella cella. Vi trovai Padre Massimiliano Kolbe seduto, appoggiato al muro, con gli occhi aperti e la testa china verso un lato. Il suo viso, sereno e puro, era raggiante“.
Bruno Borgowiec
FESTA DELL’ASSUNZIONE
15 AGOSTO 1941
il corpo di padre Kolbe
fu bruciato nel forno crematorio
e le sue ceneri
furono sparse al vento.
kolbe-mad-corone
O san Massimiliano,
ascolta questa preghiera di lode e di supplica
che ti rivolgo con fiduciosa devozione.
Onoro la santità della tua vita,
guidata da intrepida fede nel mistero di Cristo,
sostenuta da ferma speranza nella potenza della sua grazia,
animata da ardente carità verso Dio e verso il prossimo.
Concedimi di poter vivere costantemente
in fedele corrispondenza alla dignità umana e cristiana.
Esalto la tua attività apostolica,
nella quale t’impegnasti con fervido zelo
a educare il popolo di Dio nella fede in Cristo Signore,
e nella venerazione dell’Immacolata,
Madre sua e Madre nostra, Maria.
Concedimi di poter collaborare con tutte le mie forze,
insieme con l’Immacolata, Regina del mondo e Madre della Chiesa,
per l’avvento nel Regno di Cristo tra gli uomini.
Ammiro il sacrificio eroico con cui offristi la tua vita spontaneamente
per salvare quella di un fratello.
Concedimi di credere fermamente che la fede in Cristo Signore
è l’unica vittoria che vince il male,
e di poter operare con il coraggio dei martiri
per il trionfo della giustizia, della carità e della pace.
Amen.

Messaggio di Medjugorje: 25 gennaio 2015

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia


c.i.
25 gennaio 2015
“Cari figli! Anche oggi vi invito:  vivete nella preghiera la vostra vocazione. Adesso, come mai prima, Satana desidera soffocare con il suo vento contagioso dell’odio e dell’inquietudine l’uomo e la sua anima. In tanti cuori non c’è gioia perché non c’è Dio ne la preghiera. L’odio e la guerra crescono di giorno in giorno. Vi invito, figlioli, iniziate di nuovo con entusiasmo il cammino della santità e dell’amore perché io sono venuta in mezzo a voi per questo. Siamo insieme amore e perdono per tutti coloro che sanno e vogliono amare soltanto con l’amore umano e non con quell’immenso amore di Dio al quale Dio vi invita. Figlioli, la speranza in un domani migliore sia sempre nel vostro cuore. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”
 

January 25th 2015

“Dear children! Also today I call you: live your vocation in prayer. Now, as never before, Satan wants to suffocate man and his soul by his contagious wind of hatred and unrest. In many hearts there is no joy because there is no God or prayer. Hatred and war are growing from day to day. I am calling you, little children, begin anew, with enthusiasm, the walk of holiness and love; since I have come among you because of this. Together let us be love and forgiveness for all those who know and want to love only with a human love and not with that immeasurable love of God to which God calls you. Little children, may hope in a better tomorrow always be in your heart. Thank you for having responded to my call.”

 

 

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

IdM-Buona giornata!

 

san paolo caduta dal cavalloLa festa liturgica della “conversiti sancti Pauli”, che appare già nel VI secolo, è propria della Chiesa latina. Poiché il martirio dell’apostolo delle Genti viene commemorato a giugno, la celebrazione odierna offre l’opportunità di considerare da vicino la poliedrica figura dell’Apostolo per eccellenza, che scrisse di se stesso: “Io ho lavorato più di tutti gli altri apostoli“, ma anche: “io sono il minimo fra gli apostoli, un aborto, indegno anche d’essere chiamato apostolo“.

Adduce egli stesso le credenziali che gli garantiscono il buon diritto di essere considerato apostolo: egli ha visto il Signore, Cristo Risorto, ed è, perciò, testimone della risurrezione; egli pure è stato inviato direttamente da Cristo, come i Dodici: visione, vocazione, missione, tre requisiti che egli possiede, per i quali quel miracolo della grazia avvenuto sulla via di Damasco, dove Cristo lo costringe a una incondizionata capitolazione, sicché egli grida: “Signore, che vuoi che io faccia?“. Nelle parole di Cristo è rivelato il segreto della sua anima: “Ti è duro ricalcitrare contro il pungolo“. E’ vero che Saulo cercava “in tutte le sinagoghe di costringere i cristiani con minacce a bestemmiare”, ma egli lo faceva in buona fede e quando si agisce per amore di Dio, il malinteso non può durare a lungo.
Affiora l’inquietudine, cioè “il pungolo” della grazia, il guizzo della luce di verità: “Chi sei tu, Signore?“; “Io sono Gesù che tu perseguiti“. Questa mistica irruzione di Cristo nella vita di Paolo è il crisma del suo apostolato e la scintilla che gli svelerà la mirabile verità della inscindibile unità di Cristo con i credenti.
Questa esperienza di Cristo alle porte di Damasco, che egli paragona con l’esperienza pasquale dei Dodici e con il fulgore della prima luce della creazione, sarà il “leit motiv” della sua predicazione orale e scritta.
Le quattordici lettere che ci sono pervenute, ognuna delle quali mette a nudo la sua anima con rapide accensioni, ci fanno intravedere il miracolo della grazia operato sulla via di Damasco, incomprensibile per chi voglia cercarne una spiegazione puramente psicologica, ricorrendo magari all’estasi religiosa o, peggio, all’allucinazione.
S. Paolo trarrà dalla sua esperienza questa consolante conclusione: “Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Appunto per questo ho trovato misericordia. In me specialmente ha voluto Gesù Cristo mostrare tutta la sua longanimità, affinché io sia di esempio per coloro che nella fede in Lui otterranno d’ora innanzi la vita eterna“.

 

 

Preghiera all’apostolo Paolo di Angelo Comastri

“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”.
Queste parole di Gesù percorrono
tutte le strade del mondo
e interpellano anche la nostra coscienza.
“perché mi perseguiti?”;
queste parole trasformarono Saulo in Paolo!

Paolo, apostolo di Gesù,
tu eri violento e sei diventato mite
fino a scrivere un inno alla carità;
tu eri orgoglioso e sei diventato umile
fino a divenire un povero schiavo;
tu eri un persecutore
e sei diventato perseguitato
per amore di Gesù fino al martirio.

Paolo apostolo senza paura,
prega perché si aprino i nostri occhi
per vedere il vero tesoro della vita;
prega perché si spezzi in noi il muro
del compromesso e della mediocrità
per diventare missionari di Gesù
con tutti, dovunque, sempre,
con la vita e con le parole.
Amen

 

 

23 gennaio: Sposalizio della Vergine

Sposalizio della Vergine

IdM-Buona giornata!

LA MADONNA MADRE E VERGINE E’ ANCHE SPOSA
Lo sposalizio della Vergine
Dice il Vangelo: “Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”.
Il fidanzamento era vero e proprio matrimonio, e perciò i figli erano legittimi davanti a Dio e alla società. L’unico che poteva testimoniare la maternità verginale di Maria era il suo sposo, Giuseppe.
Il Vangelo dice: “Giuseppe, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto”. – Secondo la legge, se lo sposo si fosse accorto di infedeltà della sposa era obbligato a denunziarla in pubblico; e la sposa veniva lapidata. Non era questo il caso di Giuseppe. Egli non ebbe nessun dubbio della sposa, tant’è vero che non voleva ripudiarla eppure era chiamato giusto. Non sarebbe stato giusto se avesse violato la legge. Giuseppe capì che in Maria era avvenuta una maternità unica, singolare e solo divina. E allora egli, come uomo santo, sentì tutta la sua indegnità davanti a quel mistero che si compiva in lei; si sentiva indegno di stare con quella sposa così grande al cospetto di Dio.
Giuseppe vide la Madonna più grande dei santi e degli angeli, vicinissima al trono di Dio (era sua madre!). E andava ripetendo a se stesso: Chi sono io per abitare con questa eccelsa creatura? Già i due promessi sposi avevano progettato di vivere insieme da vergini. Lo Spirito Santo li guidava per la missione singolare che dovevano compiere. Il loro proposito di verginità è espresso chiaramente nel Vangelo di Luca. Infatti la Madonna disse all’angelo Gabriele che non conosceva uomo e perciò non poteva essere madre. Se avesse pensato a un normale matrimonio, l’angelo le avrebbe detto: Fin ora non hai conosciuto uomo, ora lo conoscerai e avrai un figlio. Anche Giuseppe aveva acconsentito al proposito di verginità. Anch’egli era un santo vicino alla sua santissima sposa. Giuseppe era stato scelto da Dio perché fosse capace di amare Maria come sposa e in maniera verginale. Era l’unico uomo che poteva stare accanto alla madre di Dio come custode e aiuto della sua missione di vergine madre di Dio. Dopo Maria il santo più grande è Giuseppe. Egli ebbe il ruolo di capo famiglia, di amoroso custode di Maria, un aiuto simile a sé, come dice la Bibbia degli sposi. Giuseppe dunque era ed è simile alla Madonna!
Poi il Vangelo specifica meglio la missione di Giuseppe: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere Maria come tua sposa. Ella partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù”.

S. Giuseppe aveva avuto il compito di custodire Maria e la missione di padre legale di Gesù. Che cosa sarebbe avvenuto se la Madonna avesse avuto un bambino senza uno sposo? Giuseppe era il testimone della discendenza regale e davidica di Gesù. Gesù infatti è Messia cioè re nel popolo di Dio. Il messia doveva nascere dalla dinastia di Davide, il re per eccellenza di Israele. Però la regalità di Gesù ossia la sua messianità non è del tipo politico, ma prettamente religiosa. Il nome Gesù vuol dire salvatore o colui che libera Israele e tutta l’umanità non dai nemici, ma dal peccato. Il nome veniva imposto dal padre e non dalla madre. Questo indica la legittimità della paternità di Giuseppe davanti alla legge. Il Vangelo di Luca dice che la Madonna impone il nome a Gesù. Questo significa che l’evangelista vuole sottolineare la verginità della Madre di Gesù. Il Bambino nasce nella famiglia che è di Giuseppe, anche se non per opera sua. Giuseppe dunque è padre legale di Gesù, vero sposo di Maria, santo prestigioso più di tutti, dopo la sua sposa. Non diede le carni a Gesù come Maria, ma nutrì quelle membra che poi sarebbero state offerte in sacrificio per redimere il mondo. La vittima divina Gesù era frutto benedetto del seno di Maria e frutto delle braccia laboriose di Giuseppe.
La Madonna e Giuseppe ebbero quella fede che fu il migliore atteggiamento davanti ai prodigi di Dio. La Madonna credette all’angelo Gabriele che le annunziò la nascita verginale. Giuseppe credette pure all’angelo che in sogno gli disse che la maternità di Maria era opera dello Spirito Santo per la salvezza di tutto il mondo. Giuseppe, figlio di Davide, uomo molto povero e semplice, seppe dare a Dio quella fede che sola redime la povera umanità incapace di qualsiasi bene. Beato chi crede alle meraviglie di Dio. Dio opera meraviglie in ogni luogo e in ogni tempo. Chi ha fede vede e gioisce dell’opera di Dio. Abbiamo tanto bisogno di fede e di gioia in un mondo che diventa disperato per l’allontanamento da Dio.