Archivio | aprile 2015

Primo maggio: consacriamoci a Maria

Primo maggio: consacriamoci a Maria

Innamorati di Maria

c.i.
Consacrazione al Cuore Immacolato

Madre Celeste,
noi Innamorati di Maria ci consacriamo al tuo Cuore Immacolato.
Il tuo Cuore sia per noi un sicuro rifugio.
Siamo tanto innamorati di te, Mamma.
Insegnaci a vivere cristianamente la nostra vita.
Insegnaci ad essere obbedienti alla volontà del Signore.
Insegnaci a pregare con il cuore come tu vuoi.

Mamma, ti chiediamo un grande dono:
che il nostro cuore sia sempre con il tuo fino alla fine della nostra vita.
Nei momenti di prova il tuo Cuore sia per noi Vita.
Nell’amarezza del mondo il tuo Cuore sia per noi Dolcezza.
Nei momenti di abbattimento il tuo Cuore sia per noi Speranza.

Mamma, come è dolce essere tuo figlio !!
Amen.

Approfondiamo la Consacrazione a Maria
Come ci ricorda S. Luigi M. da Montfort, la consacrazione consiste nel darsi completamente come servo a Maria e, per mezzo di Maria, a Gesù. E poi nel far tutto con Maria, in Maria, per mezzo di Maria. Quando la Madonna ha messo le sue radici in un’anima, vi produce meraviglie, quali Lei sola può compiere. La cosa più importante, dunque, è il totale abbandono di sé fra le mani di Maria.

Dobbiamo affidarci a Lei completamente, in maniera totale e perenne, perché Lei possa disporre di noi secondo il volere di Dio.
Dobbiamo affidarci e consacrarci in modo completo, donandole tutto cio’ che possediamo.
Quindi sacrificare il proprio corpo e la propria anima, i propri beni materiali, (la casa, la famiglia, il lavoro, il PC…) e i propri beni spirituali (i meriti, le grazie, le virtù…). Non dobbiamo donarle qualcosa e tenere ancora qualcos’ altro per noi: dobbiamo essere veramente e solamente tutti suoi. E per sempre.

Con la Consacrazione si offrono tutte le opere buone a Nostro Signore per le mani della sua Santa Mamma. E Maria le purifica, le abbellisce, le presenta e le fa accettare da suo Figlio. “Immaginate un contadino che per accattivarsi la simpatia e la benevolenza del re va dalla regina e le presenta una mela, ­tutta la sua ricchezza,­ perché la offra al re. La regina accetta il povero e piccolo dono del contadino, pone la mela al centro di un grande e bel vassoio d’oro e l’offre così al re a nome del contadino stesso. Avviene che la mela, sebbene non degna di essere presentata a un re, diventa un dono degno di sua Maestà, in considerazione del vassoio d’oro su cui si trova e della persona che la presenta.” (S. Luigi M.G. da Montfort)

La pratica essenziale della consacrazione consiste nel fare tutte le proprie azioni con Maria, cioè nel prendere la nostra Santissima Mamma come modello perfetto di tutto ciò che si deve fare. Trasformarsi piano piano in Lei… giorno dopo giorno, abbandonati sul Suo Cuore.
“Consacriamoci a Lei completamente, senza alcuna limitazione, per divenire in certo qual modo Ella stessa, vivente, parlante, operante in questo mondo!”. (S. Massimiliano Maria Kolbe)
Maria ci prende come siamo, con i nostri limiti, con i nostri difetti e peccati, con la nostra fragilità, ma poi ogni giorno ci trasforma, per condurci ad essere secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di noi.
Per essere vicini a Maria, dobbiamo avere fiducia in Lei: è necessario il nostro completo abbandono. Vinciamo le tentazioni della paura, dello scoraggiamento, della tristezza. La sfiducia paralizza le nostre attività . Nel Suo Cuore Immacolato saremo sereni e nella gioia. Il Suo Cuore di Mamma sarà per noi il luogo della nostra pace, mentre fuori potrà infuriare anche la più grande tempesta.
Essere consacrati alla Madonna vuol dire lasciarsi condurre da Lei, vuol dire fidarsi di Lei, come un bambino che si lascia condurre dalla propria mamma. Allora siamo chiamati ad abituarci ad un altro modo di pensare, ad un altro modo di agire.
Non tocca a noi pensare quello che è per il nostro bene, fare progetti per il domani. Stando con Maria, Lei stessa ci dirà ogni momento quello che Lei desidera e allora il nostro agire sarà sempre secondo il Suo volere. Ci prendera’ per mano e faremo assieme ogni cosa.
In questo modo diverremo tutti delle piccole Maria nel mondo!

“Innamorati di San Giuseppe”: San Giuseppe lavoratore

“Innamorati di San Giuseppe”

San Giuseppe lavoratore
S. GiuseppeE’ stato in occasione della festa di San Giuseppe, il 19 marzo 1937, che Papa Pio XI ha pubblicato la sua Enciclica Divini Redemptoris sul “comunismo ateo”. Forse ha scelto questo particolare giorno a causa del patronato di San Giuseppe sulla Chiesa. Nell’Enciclica, il Santo Padre ha nominato San Giuseppe patrono celeste della “campagna permanente della Chiesa contro il comunismo mondiale.” Perché San Giuseppe?
Il Santo Padre ha scritto: E per affrettare la tanto da tutti desiderata pace di Cristo nel regno di Cristo, poniamo la grande azione della Chiesa Cattolica contro il comunismo ateo mondiale sotto l’egida del potente Protettore della Chiesa, San Giuseppe. Egli appartiene alla classe operaia ed ha sperimentato il peso della povertà, per sé e per la Sacra Famiglia, di cui era il capo vigile ed affettuoso; a lui fu affidato il Fanciullo divino, quando Erode sguinzagliò contro di Lui i suoi sicari. Con una vita di fedelissimo adempimento del dovere quotidiano, ha lasciato un esempio a tutti quelli che devono guadagnarsi il pane col lavoro delle loro mani e meritò di essere chiamato il Giusto, esempio vivente di quella giustizia cristiana, che deve dominare nella vita sociale.
Questo paragrafo indica il pensiero del Santo Padre sulla minaccia del comunismo. Non vi è dubbio che il comunismo offre ancora un immenso pericolo per il mondo intero ai nostri giorni. Precedentemente aveva invaso molti paesi, e anche se ha perso parte della sua presa, cerca come una piovra gigante di ritrovare e di estendere il suo potere.
Nel 1955, il Papa Pio XII ha invocato il ruolo di San Giuseppe nella lotta contro il comunismo, quando ha proclamato il 1 maggio come la festa di San Giuseppe Lavoratore. Questa giornata è un giorno di manifestazioni pubbliche in tutto il mondo su scala grandiosa, per proclamare le “glorie” del comunismo e di ostentare le sue pretese di grandi progressi e di potere. Dedicando questo giorno a San Giuseppe, il Santo Padre, per così dire, cristianizza questo giorno.
La Festa di San Giuseppe Lavoratore ha lo scopo di focalizzare l’attenzione sul lavoro e il lavoratore dal punto di vista del cristianesimo. Molto è stato scritto sul lavoro e dei suoi problemi da un’angolazione economica e sociale, ma anche la religione ha un ruolo da svolgere in questo aspetto fondamentale della vita. Papa Leone XIII, Papa San Pio X e Benedetto XV hanno già eletto San Giuseppe come “patrono del lavoro.” Papa Leone XIII scriveva: I proletari e gli operai hanno come diritto speciale a ricorrere a S. Giuseppe e a proporsi la sua imitazione. Giuseppe infatti, di stirpe regale, unito in matrimonio con la più grande e la più santa delle donne, considerato come il padre del Figlio di Dio, passa ciò nonostante la sua vita a lavorare e chiede al suo lavoro di artigiano tutto ciò che è necessario al mantenimento della famiglia.”
Papa Benedetto XV ha scritto: I suoi esempi e la sua protezione tratterranno sulla via del dovere e preserveranno dalle false dottrine coloro che si guadagnano la vita col lavoro in tutto il mondo“.
 SUPPLICA A SAN GIUSEPPE
 
(Da recitarsi ogni anno il 19 Marzo ed il 1° Maggio)

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.



O amabile e glorioso S. Giuseppe, dolce custode del Figlio di Dio e sposo verginale dell’Immacolata, fiore dei vergini e delizia degli Angeli, in questo giorno a te particolarmente solenne noi ci uniamo alla Vergine Santa per ringraziare il Signore degli immensi tesori concessi all’anima tua privilegiata: “Non solo sei patriarca, ma principe dei patriarchi; più che confessore; in te sono racchiuse la dignità dei vescovi, la generosità dei martiri e le virtù di tutti gli altri Santi. Più perfetto degli Angeli nella verginità, eminentissimo in sapienza, compitissimo in ogni sorta di perfezione”. O caro Santo, tra i grandi il più grande, lascia che il nostro cuore esprima a te tutte le lodi più belle e tutte le aspirazioni più sante.  E per darti un segno del nostro tenerissimo affetto ti offriamo oggi il nostro cuore, perché tu lo deponga tra le mani del tuo Gesù, per purificarlo, per renderlo più disposto ai divini voleri, per consacrarlo al servizio della Chiesa.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre
 

 

    Tu che sei il grande patrono dei lavoratori, fa’ che coloro che faticano quaggiù nelle officine, nelle fabbriche, nei cantieri, nei campi, nelle scuole, sappiano trasformare in dono divino il sudore quotidiano. Riporta nei poveri cuori di chi non pensa più al tuo diletto Signore, le virtù consolatrici della fede, della speranza e della carità .Aiutaci a guardare il cielo, a fissare le nostre povere pupille in alto, verso l’azzurro e la pace.
    Così più puro fiorirà il nostro pane e la gioia scintillerà radiosa dai volti dei nostri figli.
    O augusto Protettore delle nostre famiglie, tu che hai scoperto il prezioso tesoro del silenzio, del raccoglimento, della vita interiore, riporta nelle nostre case il valore dello spirito, la preoccupazione del divino e dell’eterno, la ricerca sincera e generosa della santità.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

    Tu che hai salvato Gesù dalle insidie di Erode, salvaci dal peccato che solo può rovinarci per sempre; salvaci dalle false attrattive di Satana che perverte senza pietà, soprattutto quando la tentazione è particolarmente maligna. In quel momento vieni in nostro aiuto con la tua potente intercessione, perché anche noi possiamo dire assieme alla grande tua devota: “Non ricordo di aver chiesto grazie a San Giuseppe senza essere stata esaudita”.
    Sono queste le grazie che ti chiediamo: di poter conservare sempre nel nostro cuore Gesù; di amarlo con tutta l’anima, con tutte le forze, per tutta la vita.
    Chi non conosce ancora la Chiesa, chi è lontano, chi si è allontanato, ritorni all’ovile, dietro il tuo soave richiamo!
    E a chi mai, se non a te, o dolcissimo Patrono dei moribondi, offriremo gli ultimi istanti della nostra vita? In quel momento, da cui dipende tutta l’eternità, da’ uno Sguardo come sai fare tu a quel Bambino che tanto caramente stringi tra le braccia; e con la Vergine tua Sposa a noi vieni, o potente e pietoso S. Giuseppe.
    Ma uno sguardo pietoso volgi particolarmente, quest’oggi, al Papa, ai vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, a tutti i cristiani, o fortissimo Protettore della Chiesa Universale.

Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre

E’ il mese della Mamma Celeste

E’ il mese della Mamma Celeste!
Innamorati di Maria
madonnina
Carissimi Innamorati, oggi inizia maggio, il mese dedicato alla Mamma Celeste. Padre Pio, grandissimo devoto di Maria, scrisse queste parole al suo direttore spirituale: “Che gioioso mese è il mese di Maggio! E’ il più bello dell’anno. Come predica bene le dolcezze e le bellezze di Maria! Innumerevoli benefici ha fatto a me questa cara Mammina! Quante volte le ho confidato le penose ansie del mio cuore agitato e quante volte mi ha consolato! Il mese di maggio per me è il mese di grazie! Questa cara Mammina seguita a prestarmi premurosamente le sue materne cure, specialmente in questo mese.” Anche per noi Innamorati questo mese di maggio deve essere un gioiso dono alla nostra Mamma! Siamo chiamati a perfezionarci nell’ invocare, imitare ed amare Maria.
Invocare Maria
Maria è la nostra Mamma buona e tenera. Come siamo fortunati ad avere una Mamma così! È così caritatevole, da non respingere mai nessuno che invochi la sua intercessione, per quanto peccatore sia. E’ così potente, da non ricevere mai un rifiuto alle sue domande. Le basta presentarsi davanti a suo Figlio per pregarlo e subito Gesù le concede grazie su grazie, perché sempre si lascia vincere dalle preghiere della sua carissima Mamma.

Imitare Maria, ovvero consacrarsi a Lei Per imitare Maria dobbiamo conoscerla, quindi trovare nella Parola di Dio come Maria ha vissuto e cos’ha fatto. E poi accogliere i suoi messaggi, gli inviti che ancora oggi ci fa, metterci alla sua scuola, riconoscerla maestra ed impegnarci a seguirla sulla strada che lei stessa ha già percorso e che ci indica. La Consacrazione al Cuore Immacolato è un grande dono del Signore, lo strumento migliore per chiedere a Maria di poterla imitare. Chi si consacra vive nell’amore di Dio e offre tutta la vita al servizio di Dio.

Amare Maria
Amare non solo col cuore, con i sentimenti… come Gesù ci dice nel Vangelo “chi mi ama compie la volontà del Padre mio”, così anche Maria ci dice … “chi mi ama compie la volontà del Padre”. Ecco che amare Maria diventa amare Gesù, ed amare il Padre, cioè compiere la volontà del Padre, significa realizzare il disegno che Dio ha su di noi.

Uniamoci tutti spiritualmente sotto il manto celeste! Che questo mese di maggio possa donare tanti sorrisi alla nostra cara Mamma che da tempo è afflitta per i peccati del mondo.

Madre Celeste, ti chiediamo di accompagnarci in questo mese di maggio dedicato interamente a te. Donaci la forza e la costanza nel portare a termine i nostri buoni propositi. Il male non ci tenti e che la tua protezione su di noi, tuoi amati figli, sia piena. Signore, donaci la fede! Una fede salda e fedele a te. Fa che per mezzo della nostra Mamma Celeste giungiamo alla perfezione per raggiungere un giorno la vita eterna. Signore Gesù, grazie per averci donato tua Madre! Grazie per questo meraviglioso dono di poter far parte della tua Santa Famiglia!

MAGGIO – MESE DI MARIA

MAGGIO – MESE DI MARIA

IdM-Buona giornata!

mamma
Carissimi Innamorati,
ci avviciniamo a maggio, il mese dedicato in modo particolare alla nostra Mamma Celeste. Padre Pio, grandissimo devoto di Maria, una volta così scrisse al suo direttore spirituale :
Che gioioso mese è il mese di Maggio! E’ il più bello dell’anno. Come predica bene le dolcezze e le bellezze di Maria! Innumerevoli benefici ha fatto a me questa cara Mammina! Quante volte le ho confidato le penose ansie del mio cuore agitato e quante volte mi ha consolato! Il mese di maggio per me è il mese di grazie! Questa cara Mammina seguita a prestarmi premurosamente le sue materne cure, specialmente in questo mese.”
Per noi Innamorati questo mese deve essere un gioiso dono alla nostra Mamma! Siamo chiamati a perfezionarci nell’ invocare,amare ed imitare Maria attraverso la nostra consacrazione a Lei.
Invocare Maria
Maria è la nostra mamma buona e tenera.
Come siamo fortunati ad avere una Mamma così! È talmente caritatevole, da non respingere mai nessuno che invochi la sua intercessione, per quanto peccatore sia.
E’ così potente, da non ricevere mai un rifiuto alle sue domande. Le basta presentarsi davanti a suo Figlio per pregarlo e subito Gesù le concede grazie su grazie, perché sempre si lascia vincere dalle preghiere della sua carissima Mamma.
Amare Maria
Amare non solo col cuore, con i sentimenti… come Gesù ci dice nel Vangelo “chi mi ama compie la volontà del Padre mio” così anche Maria ci dice … chi mi ama compie la volontà del Padre… ecco come amare Maria diventa amare Dio, cioè compiere la volontà del Padre, realizzare il disegno che Dio ha su di noi, santificandoci.
Imitare Maria, ovvero consacrarsi a Lei
Il mezzo più efficace per entrare nell’intimità e comunione perfetta con la Santissima Trinità è senza dubbio la presenza e l’intercessione di MARIA.
Con Maria noi non contempliamo più Dio con i nostri occhi, per quanto purificati e redenti dalla Grazia, ma lo contempliamo con gli occhi di MARIA! Non ameremo più Gesù col nostro cuore diviso, ma lo ameremo col Cuore e con l’Amore puro di Sua Madre, e così ogni altra cosa che offriremo a Gesù, la farà Maria in noi, e l’offerta sarà perfetta e in perfetta comunione con Lui perchè Gesù non guarderà più noi ma guarderà Sua Madre in noi!!
Questo è il miracolo della CONSACRAZIONE.

Maria, oltre che essere giustamente definita la “Sposa dello Spirito Santo” è in realtà la vera “Sposa di Cristo”, perchè intimamente e misteriosamente unita al Figlio non solo da vincoli di maternità carnale, ma anche e soprattutto dalla Sua adesione e obbedienza purissima (perchè Lei è l’Immacolata) alla Parola e alla Volontà di Gesù. Ricordate Gv 14,23:
<>
Gesù ha preso dimora nel seno e nel Cuore della Purissima facendola Sua Sposa per sempre:
<> (Is 62,4-5).
Con la Consacrazione a Maria,la Madonna vuole renderci come Lei:fratelli, sorelle, spose e madri del Suo Figlio:
<>(Mc 3,35)
Consacrarsi significa offrire tutte la nostra vita e il nostro essere a Maria, riconoscendoLa come Regina assoluta di tutto noi stessi, dei nostri beni spirituali e materiali, dandoLe pieno diritto di disporre di noi secondo la Sua Volontà, e rinunciando a noi stessi in tutto.
Buon mese mariano cari Innamorati!
Innamorati di Maria

29 aprile: Santa Caterina da Siena

S. Caterina da Siena

IdM-Buona giornata!

Siena, 25 marzo 1347 – Roma, 29 aprile 1380

s.caterina

“Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia”: queste alcune delle parole che hanno reso questa santa, patrona d’Italia, celebre. Nata nel 1347 Caterina non va a scuola, non ha maestri. I suoi avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua “”cella”” di terziaria domenicana (o Mantellata, per l’abito bianco e il mantello nero). La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di processionisti, tutti più istruiti di lei. Li chiameranno “”Caterinati””. Lei impara a leggere e a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a donne di casa e a regine, e pure ai detenuti. Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. (Avvenire)

Patronato: Italia, Europa (Giovanni Paolo II, 1/10/99)
Etimologia: Caterina = donna pura, dal greco
Emblema: Anello, Giglio

Martirologio Romano: Festa di Santa Caterina da Siena, vergine e dottore della Chiesa, che, preso l’abito delle Suore della Penitenza di San Domenico, si sforzò di conoscere Dio in se stessa e se stessa in Dio e di rendersi conforme a Cristo crocifisso; lottò con forza e senza sosta per la pace, per il ritorno del Romano Pontefice nell’Urbe e per il ripristino dell’unità della Chiesa, lasciando pure celebri scritti della sua straordinaria dottrina spirituale.

Lo si dice oggi come una scoperta: “Se è in crisi la giustizia, è in crisi lo Stato”. Ma lo diceva già nel Trecento una ragazza: “Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia”. Eccola, Caterina da Siena. Ultima dei 25 figli (con una gemella morta quasi subito) del rispettato tintore Jacopo Benincasa e di sua moglie Lapa Piacenti, figlia di un poeta. Caterina non va a scuola, non ha maestri. Accasarla bene e presto, ecco il pensiero dei suoi, che secondo l’uso avviano discorsi di maritaggio quando lei è sui 12 anni. E lei dice di no, sempre, anche davanti alle rappresaglie. E la spunta. Del resto chiede solo una stanzetta che sarà la sua “cella” di terziaria domenicana (o Mantellata, per l’abito bianco e il mantello nero).
La stanzetta si fa cenacolo di artisti e di dotti, di religiosi, di processionisti, tutti più istruiti di lei. E tutti amabilmente pilotati da lei. Li chiameranno “Caterinati”. Lei impara faticosamente a leggere, e più tardi anche a scrivere, ma la maggior parte dei suoi messaggi è dettata. Con essi lei parla a papi e re, a cuoiai e generali, a donne di casa e a regine. Anche ai “prigioni di Siena”, cioè ai detenuti, che da lei non sentono una parola di biasimo per il male commesso. No, Caterina è quella della gioia e della fiducia: accosta le loro sofferenze a quelle di Gesù innocente e li vuole come lui: “Vedete come è dolcemente armato questo cavaliero!”. Nel vitalissimo e drammatico Trecento, tra guerra e peste, l’Italia e Siena possono contare su Caterina, come ci contano i colpiti da tutte le sventure, e i condannati a morte: ad esempio, quel perugino, Nicolò di Tuldo, selvaggiamente disperato, che lei trasforma prima del supplizio: “Egli giunse come uno agnello mansueto, e vedendomi, cominciò a ridere; e volse ch’io gli facessi il segno della croce”.
Va ad Avignone, ambasciatrice dei fiorentini per una non riuscita missione di pace presso papa Gregorio XI. Ma dà al Pontefice la spinta per il ritorno a Roma, nel 1377. Parla chiaro ai vertici della Chiesa. A Pietro, cardinale di Ostia, scrive: “Vi dissi che desideravo vedervi uomo virile e non timoroso (…) e fate vedere al Santo Padre più la perdizione dell’anime che quella delle città; perocché Dio chiede l’anime più che le città”. C’è pure chi la cerca per ammazzarla, a Firenze, trovandola con un gruppo di amici. E lei precipitosamente si presenta: “Caterina sono io! Uccidi me, e lascia in pace loro!”. Porge il collo, e quello va via sconfitto. Deve poi recarsi a Roma, chiamata da papa Urbano VI dopo la ribellione di una parte dei cardinali che dà inizio allo scisma di Occidente. Ma qui si ammala e muore, a soli 33 anni. Sarà canonizzata nel 1461 dal papa senese Pio II. Nel 1939 Pio XII la dichiarerà patrona d’Italia con Francesco d’Assisi. E nel 1970 avrà da Paolo VI il titolo di dottore della Chiesa.
La festa delle stigmate di S. Caterina è, per il solo ordine domenicano, il 1° aprile.

Autore: Domenico Agasso www.santiebeati.it

PREGHIERA A SANTA CATERINA DA SIENA PATRONA D’ITALIA

s.caterina

O sposa del Cristo, fiore della patria nostra.
Angelo della Chiesa sii benedetta.
Tu amasti le anime redente dal Divino tuo Sposo: come Lui spargesti lacrime
sulla Patria diletta; per la Chiesa e per il Papa consumasti la fiamma di tua vita.
Quando la peste mieteva vittime ed infuriava la discordia, tu passavi Angelo buono di Carità e di pace.
Contro il disordine morale, che ovunque regnava, chiamasti virilmente a raccolta la buona volontà di tutti i fedeli.
Morente tu invocasti sopra le anime, sopra l’Italia e l’Europa, sopra la Chiesa
il Sangue prezioso dell’Agnello.
O Caterina Santa, dolce sorella patrona Nostra, vinci l’errore, custodisci la fede, infiamma, raduna le anime intorno al Pastore.
La Patria nostra, benedetta da Dio, eletta da Cristo, sia per la tua intercessione vera immagine della Celeste nella carità nella prosperità, nella pace.
Per te la Chiesa si estenda quanto il Salvatore ha desiderato, per te il Pontefice sia amato e cercato come il Padre il consigliere di tutti.
E le anime nostre siano per te illuminate, fedeli al dovere verso L’Italia, l’Europa e verso la Chiesa, tese sempre verso il cielo, ne Regno di Dio dove il Padre, il Verbo il Divino amore irradiano sopra ogni spirito eterna luce, perfetta letizia.
Così sia.

28 aprile: S. Luigi Maria Grignion de Montfort e S. Gianna Beretta Molla

S. Luigi Maria Grignion de Montfort
e
S. Gianna Beretta Molla

IdM-Buona giornata!

montfort2S. Luigi Maria Grignion de Montfort
Montfor, Rennes, Francia, 1673 – St. Laurent-sur-Sèvre, 28 aprile 1716

Luigi Maria percorse le regioni occidentali della Francia predicando il mistero della Sapienza eterna, Cristo incarnato e crocifisso, e insegnando ad andare a Gesù per mezzo di Maria. Associò sacerdoti e fratelli alla propria attività apostolica, e scrisse le regole dei Missionari della Compagnia di Maria. Fu proclamato santo da Pio XII il 20 luglio 1947. Tra i suoi scritti si ricordano il “Trattato della vera devozione alla Santa Vergine” e “L’amore dell’eterna Sapienza”. (Mess. Rom.)

Etimologia:Luigi = derivato da Clodoveo
Martirologio Romano:San Luigi Maria Grignion de Montfort, sacerdote, che percorse le terre della Francia occidentale proclamando il mistero della Sapienza Eterna; fondò Congregazioni, predicò e scrisse sulla croce di Cristo e sulla vera devozione a Maria Vergine e ricondusse molti a una vita di penitenza; nel villaggio di Saint-Laurent-sur-Sèvre in Francia pose, infine, termine al suo pellegrinaggio terreno.
Lungo il nome: Luigi Maria Grignion de Montfort. E breve la vita: 43 anni. Questo bretone di buona famiglia e di buoni studi diventa sacerdote nel 1700 (l’anno del Giubileo alluvionato, con la basilica di San Pietro impraticabile). Vorrebbe andare missionario in Canada, ma lo mandano a Poitiers. Con la sua preparazione dottrinale e col parlare attraente, si fa presto una fama: parla molto bene, ma meglio ancora agisce, assistendo le vittime di malattie ripugnanti. Però l’idea della missione non lo abbandona, sicché, lasciando perdere i superiori, va a sentire il Papa. Questo significa un viaggio Poitiers-Roma e ritorno, sempre a piedi, con una sosta a Loreto. Ma Clemente XI gli dice che l’urgenza del momento è predicare ai francesi, scossi dall’aspra battaglia dottrinale ingaggiata dai giansenisti contro Roma. Lui riprende allora a parlare in città e nelle campagne; quando è necessario affronta i dotti giansenisti con discorsi ugualmente dotti. Ma dà poi la sua misura vera nel tradurre la dottrina in linguaggio quotidiano e campagnolo, nell’accostarla alla sensibilità popolare, colpita dalla coerenza intrepida dell’esempio, quando lo si vede intento a pulire e medicare i malati, fraternamente. Le opere accompagnano la sua parola, e questa diffonde una religiosità della fiducia, spingendo a confidare in Gesù come amico, prima di temerlo come giudice. E a Gesù egli associa Maria, appassionatamente. Ma anche lucidamente. Ossia con distacco rigoroso da certa devozione mariana soggetta talora a eccessi inaccettabili (alimentati anche da scritti cosiddetti mariani, e di fatto ricolmi di “cattiva dottrina in cattiva posa”, come dirà nel XX secolo il mariologo René Laurentin). Per lui, la Madre di Gesù è una creatura che può ammaestrare i cristiani di ogni tempo semplicemente con le poche parole che ha detto agli amici di Gesù, alla festa nuziale di Cana: “Fate quello che vi dirà”. Questo insegnano di fatto i suoi scritti e la sua predicazione, col calore e con le immagini del tempo, e sempre con l’accompagnamento di forti esortazioni alla pratica del Rosario. Questo si legge sul suo Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, che resterà inedito per 130 anni; pubblicato nel 1842, diventerà uno dei testi fondamentali della pietà mariana. (Nel XX secolo sarà la lettura quotidiana del cardinale Stefan Wyszynski, primate di Polonia, prigioniero del regime comunista polacco). Nel 1712-13 padre Grignion fonda una comunità maschile di missionari per l’evangelizzazione: la Compagnia di Maria. Questi religiosi, chiamati poi abitualmente Monfortani, estenderanno via via la loro attività in Europa, America e Africa. Ma lui vedrà solo gli inizi, morendo pochi anni dopo la fondazione. Nel 1947, Pio XII lo proclamerà santo.

“È per mezzo di Maria che Gesù è venuto al mondo ed è ancora per mezzo di Lei che deve regnare nel mondo… La Sua umiltà è stata così profonda da non avere sulla terra altro desiderio più forte e più continuo che di nascondersi a se stessa e a tutti, per essere conosciuta unicamente da Dio solo… Dio, per esaudirla delle richieste che gli fece di nasconderla e renderla povera e umile, si compiacque di tenerla nascosta agli occhi di quasi tutti… Maria è l’eccelso capolavoro dell’Altissimo… Maria è la madre mirabile del Figlio…Maria è la sposa fedele dello Spirito Santo. Maria è il santuario e il riposo della Trinità Santa, dove Dio è presente in un modo più grande e divino che non in ogni altro luogo dell’universo… la divina Maria è il paradiso terrestre del nuovo Adamo (Gesù), dove questi si è incarnato per opera dello Spirito Santo, per operarvi meraviglie inimmaginabili… è il grande e divino mondo di Dio, dove Egli custodisce bellezze e tesori ineffabili; è la magnificenza dell’Altissimo, dove è nascosto il Suo unico Figlio e, in Lui, tutto ciò che Egli ha di grande e di prezioso.” (San Luigi Maria Grignion De Monfort, Trattato della vera devozione a Maria, cap. 1)

Preghiera:

O grande apostolo del regno di Gesù per Maria, tu che indicasti alle anime i sentieri della vita cristiana suggerendo l’os­servanza delle promesse battesimali e inse­gnasti come un segreto di santità la via soave e perfetta di Maria, la via stessa voluta da Dio per venire a noi e ricondurci a Lui, ottieni anche a noi la grazia di comprendere e praticare la vera Devozione alla Madonna, affinché guidati e sorretti dalla nostra Celeste Madre e Mediatrice, possiamo crescere nella virtù e nella fede per raggiungere la salvezza. Amen

Gianna beretta molla

S. Gianna Beretta Molla

Magenta (MI), 4 ottobre 1922 – 28 aprile 1962

Limpida e graziosa. Così appare la dottoressa Gianna Beretta all’ingegnere Pietro Molla nei primi incontri. Si conoscono nel 1954 e si sposano a Magenta il 24 settembre 1955. Gianna, la penultima degli otto figli sopravvissuti della famiglia Beretta, nata a Magenta, è medico chirurgo nel 1949 e specialista in pediatria nel 1952. Continua però a curare tutti, specialmente chi è vecchio e solo. «Chi tocca il corpo di un paziente – diceva – tocca il corpo di Cristo». Gianna ama lo sport (sci) e la musica; dipinge, porta a teatro e ai concerti il marito, grande dirigente industriale sempre occupato. Vivono a Ponte Nuovo di Magenta, e lei arricchisce di novità gioiose anche la vita della locale Azione cattolica femminile. Nascono i figli: Pierluigi nel 1956, Maria Rita (Mariolina) nel 1957, Laura nel 1959. Settembre 1961, quarta gravidanza, ed ecco la scoperta di un fibroma all’utero, con la prospettiva di rinuncia alla maternità per non morire. Mettendo al primo posto il diritto alla vita, Gianna decide di far nascere Gianna Emanuela. La mamma morirà il 28 aprile 1962. (Avvenire)

Etimologia:Gianna = accorciativo di Giovanna; Gian- o Giam- nei nomi composti
Martirologio Romano: A Magenta in Lombardia, santa Giovanna Beretta Molla, madre di famiglia, che, portando un figlio in grembo, morì anteponendo amorevolmente la libertà e la salute del nascituro alla propria stessa vita.
Estremamente limpida, estremamente graziosa. Così appare la dottoressa Gianna Beretta all’ingegnere Pietro Molla nei primi incontri. Si conoscono nel 1954 e si sposano a Magenta il 24 settembre 1955. Nella famiglia di lei, i Beretta milanesi, i 13 figli erano stati ridotti a otto dall’epidemia di “spagnola” dopo la guerra 1915/18 e da due morti nella prima infanzia. Dagli otto vengono fuori una pianista, due ingegneri, quattro medici e una farmacista. Uno degli ingegneri, Giuseppe, si fa poi sacerdote; e due dei medici diventeranno religiosi: Madre Virginia e Padre Alberto, missionari.
Gianna, la penultima degli otto, nata nella casa dei nonni a Magenta, è medico chirurgo nel 1949 e specialista in pediatria nel 1952. Continua però a curare tutti, specialmente chi è vecchio e solo. Medico a 360 gradi. Per lei tutto è dovere, tutto è sacro: “Chi tocca il corpo di un paziente”, dice, “tocca il corpo di Cristo”. I coniugi vivono la robusta tradizione religiosa familiare (Messa e preghiera quotidiana, vita eucaristica) inserendola felicemente nella modernità. Gianna ama lo sport (sci) e la musica; dipinge, porta a teatro e ai concerti il marito, grande dirigente industriale sempre occupato. Vivono a Ponte Nuovo di Magenta, e lei arricchisce di novità gioiose anche la vita della locale Azione cattolica femminile: i “ritiri” sono momenti di forte interiorità, e lei vi aggiunge occasioni continue di festa: è davvero la collaboratrice della loro gioia. Vive questo incarico come la missione di medico: dopo la sua morte, il marito leggerà gli appunti con cui lei preparava gli incontri, scoprendovi “una connessione indissolubile tra amore e sacrificio”.
Nascono i figli: Pierluigi nel 1956, Maria Rita (Mariolina) nel 1957, Laura nel 1959. Settembre 1961, quarta gravidanza, ed ecco la scoperta di un fibroma all’utero, ecco l’ospedale, la gravità sempre più evidente del caso, la prospettiva di rinuncia alla maternità per non morire. E per non lasciare soli tre orfani. Ma Gianna ha la sua gerarchia di valori, che colloca al primo posto il diritto a nascere. E così decide: a prezzo della sua vita e del dolore dei suoi, a dispetto di tutto, Gianna Emanuela nasce, e sua madre può ancora tenerla tra le braccia, prima di morire il 28 aprile 1962. Una morte che è un messaggio luminoso d’amore. Ma ogni giorno della sua esistenza era stato già vissuto da Gianna nella luce. Proclamandola beata in Roma il 24 aprile 1994, Giovanni Paolo II ha voluto esaltare, insieme all’eroismo finale, la sua esistenza intera, l’insegnamento di tutta una vita. Così parla per lei Gianna Emanuela, la figlia nata dal suo sacrificio: “Sento in me la forza e il coraggio di vivere, sento che la vita mi sorride”. E vuole rendere onore alla mamma, “dedicando la mia vita alla cura e all’assistenza agli anziani”.
E’ stata proclamata santa da Giovanni Paolo II il 16 maggio 2004.


Autore: Domenico Agasso

Preghiera:

Dio, che ci sei Padre,
ti diamo lode e ti benediciamo
perché in santa Gianna Beretta Molla
ci hai donato e fatto conoscere
una donna testimone del Vangelo
come giovane, sposa, madre e medico.
Ti ringraziamo perché,
anche attraverso il dono della sua vita,
ci fai imparare ad accogliere e onorare ogni creatura umana.

Tu, Signore Gesù,
sei stato per lei riferimento privilegiato.
Ti ha saputo riconoscere
nella bellezza della natura.
Mentre si interrogava sulla sua scelta di vita,
andava alla ricerca di te e del modo migliore per servirti.
Attraverso l’amore coniugale, si è fatta segno
del tuo amore per la Chiesa e per l’umanità.
Come te, buon samaritano, si è fermata
accanto a ogni persona malata, piccola e debole.
Sul tuo esempio e per amore,
ha donato tutta se stessa, generando nuova vita.

Spirito Santo, fonte di ogni perfezione,
dona anche a noi sapienza, intelligenza e coraggio perché,
sull’esempio di santa Gianna e per sua intercessione,
nella vita personale, familiare, professionale,
sappiamo metterci al servizio di ogni uomo e donna
e crescere così nell’amore e nella santità.

Amen.

Messaggio di Medjugorje: 25 aprile 2015

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

Mamma Celeste IdM
25 aprile 2015

“Cari figli! Sono con voi anche oggi per guidarvi alla salvezza. La vostra anima è inquieta perché lo spirito è debole e stanco da tutte le cose terrene. Voi figlioli, pregate lo Spirito Santo perché vi trasformi e vi riempia con la sua forza di fede e di speranza perché possiate essere fermi in questa lotta contro il male. Io sono con voi e intercedo per voi presso mio Figlio Gesù. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

April 25th 2015

“Dear children! I am with you also today to lead you to salvation. Your soul is restless because your spirit is weak and tired from all worldly things. You, little children, pray to the Holy Spirit that He may transform you and fill you with His strength of faith and hope, so that you may be firm in this battle against evil. I am with you and intercede for you before my Son Jesus. Thank you for having responded to my call.”