Archivio | 31 luglio 2015

Il Perdono di Assisi: dal mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto

Il Perdono di Assisi
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Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

Ricordiamoci che dal mezzogiorno del 1° agosto, alla mezzanotte del 2 agosto, si puo’ lucrare l’indulgenza plenaria di Assisi!
Organizziamo le nostre prossime giornate per ottenere l’indulgenza:
CONDIZIONI PER RICEVERE L’INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI, (per sé o per i defunti)
Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti il 1° e il 2 agosto);
Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica il 1° o 2 agosto;
Visita ad una chiesa francescana o parrocchiale nel 1° o 2 agosto, dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO per riaffermare la propria identità cristiana; la recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio ricevuta nel Battesimo; Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
COME SAN FRANCESCO CHIESE ED OTTENNE L’INDULGENZA DEL PERDONO
Una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò nella chiesina una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore!
Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta di Francesco fu immediata: “Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego che a tutti quanti, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, conceda ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.
“Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande – gli disse il Signore -, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza”.
E Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III che in quei giorni si trovava a Perugia e con candore gli raccontò la visone avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e dopo qualche difficoltà dette la sua approvazione. Poi disse: “Per quanti anni vuoi questa indulgenza?”. Francesco scattando rispose: “Padre Santo, non domando anni, ma anime”. E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo chiamò: “Come, non vuoi nessun documento?”. E Francesco:”Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, Egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni”. E qualche giorno più tardi insieme ai Vescovi dell’Umbria, al popolo convenuto alla Porziuncola, disse tra le lacrime: “Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!”.
L’INDULGENZA SECONDO IL CATECHISMO
I peccati non solo distruggono o feriscono la comunione con Dio, ma compromettono anche l’equilibrio interiore della persona e il suo ordinato rapporto con le creature. Per un risanamento totale, non occorrono solo il pentimento e la remissione delle colpe, ma anche ma riparazione del disordine provocato, che di solito continua a sussistere. In questo impegno di purificazione il penitente non è isolato. Si trova inserito in un mistero di solidarietà, per cui la santità di Cristo e dei santi giova anche a lui. Dio gli comunica le grazie da altri meritate con l’immenso valore della loro esistenza, per rendere più rapida ed efficace la sua riparazione.
La Chiesa ha sempre esortato i fedeli a offrire preghiere, opere buone e sofferenze come intercessione per i peccatori e suffragio per i defunti. Nei primi secoli i vescovi riducevano ai penitenti la durata e il rigore della penitenza pubblica per intercessione dei testimoni della fede sopravvissuti ai supplizi. Progressivamente è cresciuta la consapevolezza che il potere di legare e sciogliere, ricevuto dal Signore, include la facoltà di liberare i penitenti anche dei residui lasciati dai peccati già perdonati, applicando loro i meriti di Cristo e dei santi, in modo da ottenere la grazia di una fervente carità. I pastori concedono tale beneficio a chi ha le dovute disposizioni interiori e compie alcuni
atti prescritti. Questo loro intervento nel cammino penitenziale è la concessione dell’indulgenza.
(C.E.I., Catechismo degli adulti, n. 710)
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Offerta delle sette Effusioni del Preziosissimo Sangue

Offerta delle sette Effusioni del Preziosissimo Sangue

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Queste sette preghiere di offerta del preziosissimo Sangue di Gesù sono state composte con parole tratte dagli scritti della Serva di Dio Madre Maria Costanza Zauli.

Il Signore disse a Madre Costanza Zauli:”Il Sangue di Cristo presentato dalle mani e dal Cuore di Maria vostra Madre, vi otterrà, dalla bontà del Padre, clemenza e ampia effusione di misericordia, che annienterà vittoriosamente tutti i piani dell’inferno, con questa offerta Egli effonderà continuamente un onda santificatrice; il Sangue preziosissimo di Cristo ecco la leva potente, che ci rimane per risollevare l’umanità dall’abisso, con esso si avranno veri miracoli di misericordia sui peccatori”. La stessa Madre Costanza incoraggiava tutti a questa devozione diceva spesso: “Offriamo spesso il Sangue di Gesù all’eterno Padre, che forza ha questo Sangue! Sappiamo unire al suo grido potente il nostro grido di fede e amore per ottenere pietà e misericordia a questa povera umanità sofferente!”. Un giorno la Madonna le disse: “Aiutami, figlia mia, per darmi sempre qualcosa in favore delle anime del Purgatorio, offri spesso il Sangue preziosissimo del mio Gesù, unendoti alle Sante Messe che di continuo si celebrano sugli altari del mondo.

Prima effusione del Sangue di Gesù nella sua circoncisione

O Trinità adorabile, per le mani di Maria corredentrice, ti offriamo il Sangue preziosissimo di Gesù, scaturito nella sua circoncisione, in rendimento di grazie per il dono della redenzione, e ti preghiamo di essere fedeli alla Tua santa Legge d’amore e per ottenere grazia, misericordia e pace a tutti i popoli della terra. Gloria al Padre

“Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato” (1 Gv, 1,7)

Seconda effusione del Sangue di Gesù nell’agonia del Getsemani

Padre misericordioso, per i meriti infiniti del preziosissimo Sangue che il Tuo Figlio Gesù effuse nell’agonia del Getzemani, ti preghiamo, fa che, in comunione con Lui e con la sua Madre SS, ci pieghiamo silenziosamente ad adorare ogni espressione della Tua Volontà, per adempierla con amore. Gloria al Padre

“Dio lo ha prestabilito a servire come strumento di espiazione per mezzo della fede, nel suo sangue, al fine di manifestare la sua giustizia” (Rm 3,25a)

Terza effusione del Sangue di Gesù nella Sua flagellazione

Signore Gesù, nostro Dio e Salvatore, ti preghiamo: purificaci nel Sangue preziosissimo da Te sparso nella Tua flagellazione e concedici di penetrare, con la Madre Tua, le profondità della Tua Passione interiore e di offrirti i nostri cuori amanti, nei quali ti possa riposare e trovare balsamo alle tue ferite. Gloria al Padre

“(Quelli che sono vestiti di bianco) sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell’Agnello” (cf. Ap 7,14)

Quarta effusione del Sangue di Gesù nella coronazione di spine

Padre santo, ti offriamo il Sangue preziosissimo che il tuo Figlio divino effuse nella Sua coronazione di spine e ti chiediamo di rivestire degli splendori della tua santità i tuoi sacerdoti, affinché colmi di Spirito Santo, portino in tutte le anime il fuoco della tua divina carità: che è lo spirito genuino di Gesù Cristo Signore nostro. Gloria al Padre

A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen. (Ap 1, 5b-6)

Quinta effusione del Sangue di Gesù nella salita al calvario.

Dio di bontà infinita, ti preghiamo affinché il sangue che Gesù sparse nella salita al calvario scenda su tutti noi come onda purificatrice, rigeneratrice, santificatrice. Da questo Sangue possiamo attingere la forza di seguire le orme del Tuo Figlio sulla via dolorosa, per ottenere, uniti a lui, torrenti di grazia e fiumi di misericordia per tutti. Gloria al Padre

“(Nel Figlio diletto di DIo) abbiamo la redenzione mediante il suo Sangue” (cf. Ef. 1,6)

Sesta effusione del Sangue di Gesù nella sua crocifissione

O Trinità santissima, in unione alla Vergine addolorata, ti offriamo il Sangue prezioso che Gesù sparse nella sua crocifissione, per adorarti, ringraziarti, riparare i peccati che si commettono, e per intercedere tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. Ti chiediamo in particolare di saperti donare amore per amore, nella soavità di un sacrificio ma i sospeso, come umile cooperazione all’opera della salvezza. Gloria al Padre

Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, come di agnello senza difetti e senza macchia. (1 Pt 1, 18-19)

Settima effusione del Sangue di Gesù nella ferita al Costato.

Signore Gesù Cristo, mite agnello immolato, ti preghiamo umilmente: dal tuo Cuore trafitto sulla croce, da cui sgorgarono Sangue e Acqua per la nostra salvezza, effondi in noi il tuo Spirito d’amore, affinché possiamo amarci come tu ci ami ed essere una cosa sola con Te nel Padre e fra noi. Gloria al Padre

“Questi è colui che è venuto con acqua e sangue, non con acqua soltanto, ma con l’acqua e con il sangue” (1 Gv 5,6).

31 luglio: Sant’Ignazio di Loyola

Sant’Ignazio di Loyola
IdM-Buona giornata!

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Il grande protagonista della Riforma cattolica nel XVI secolo, nacque ad Azpeitia un paese basco, nell’estate del 1491, il suo nome era Iñigo Lopez de Loyola, settimo ed ultimo figlio maschio di Beltran Ibañez de Oñaz e di Marina Sanchez de Licona, genitori appartenenti al casato dei Loyola, uno dei più potenti della provincia di Guipúzcoa, che possedevano una fortezza padronale con vasti campi, prati e ferriere.

Ben presto dimostrò di preferire la vita del cavaliere come già per due suoi fratelli; il padre prima di morire, nel 1506 lo mandò ad Arévalo in Castiglia, da don Juan Velázquez de Cuellar, ministro dei Beni del re Ferdinando il Cattolico, affinché ricevesse un’educazione adeguata; accompagnò don Juan come paggio, nelle cittadine dove si trasferiva la corte allora itinerante, acquisendo buone maniere che tanto influiranno sulla sua futura opera.

Nel 1515 Iñigo venne accusato di eccessi d’esuberanza e di misfatti accaduti durante il carnevale ad Azpeitia e insieme al fratello don Piero, subì un processo che non sfociò in sentenza, forse per l’intervento di alti personaggi; questo per comprendere che era di temperamento focoso, corteggiava le dame, si divertiva come i cavalieri dell’epoca.

Morto nel 1517 don Velázquez, il giovane Iñigo si trasferì presso don Antonio Manrique, duca di Najera e viceré di Navarra, al cui servizio si trovò a combattere varie volte, fra cui nell’assedio del castello di Pamplona ad opera dei francesi; era il 20 maggio 1521, quando una palla di cannone degli assedianti lo ferì ad una gamba.

Trasportato nella sua casa di Loyola, subì due dolorose operazioni alla gamba, che comunque rimase più corta dell’altra, costringendolo a zoppicare per tutta la vita.

Ma il Signore stava operando nel plasmare l’anima di quell’irrequieto giovane; durante la lunga convalescenza, non trovando in casa libri cavallereschi e poemi a lui graditi, prese a leggere, prima svogliatamente e poi con attenzione, due libri ingialliti fornitagli dalla cognata. Si trattava della “Vita di Cristo” di Lodolfo Cartusiano e la “Leggenda Aurea(vita di santi) di Jacopo da Varagine; dalla meditazione di queste letture, si convinse che l’unico vero Signore al quale si poteva dedicare la fedeltà di cavaliere era Gesù stesso.

Per iniziare questa sua conversione di vita, decise di andare pellegrino a Gerusalemme … fermatosi all’abbazia benedettina di Monserrat, fece una confessione generale, si spogliò degli abiti cavallereschi vestendo quelli di un povero e fece il primo passo verso una vita religiosa con il voto di castità perpetua.

Un’epidemia di peste gl’impedì diraggiungere Barcellona, per cui si fermò nella cittadina di Manresa e per più di un anno condusse vita di preghiera e di penitenza; fu qui che vivendo poveramente presso il fiume Cardoner “ricevé una grande illuminazione”, sulla possibilità di fondare una Compagnia di consacrati e che lo trasformò completamente. In una grotta , in piena solitudine prese a scrivere una serie di meditazioni e di norme, che successivamente rielaborate formarono i celebri “Esercizi Spirituali”, i quali costituiscono ancora oggi, la vera fonte di energia dei Gesuiti e dei loro allievi.

Arrivato nel 1523 a Barcellona invece di imbarcarsi per Gerusalemme s’imbarcò per Gaeta e da qui arrivò a Roma. Imbarcatosi a Venezia arrivò in Terrasanta, avrebbe voluto rimanere lì ma il Superiore dei Francescani, responsabile apostolico dei Luoghi Santi, glielo proibì e quindi ritornò nel 1524 in Spagna.

Intuì che per svolgere adeguatamente l’apostolato, occorreva approfondire le sue scarse conoscenze teologiche, cominciando dalla base e a 33 anni prese a studiare grammatica latina … e poi gli studi universitari. Per delle incomprensioni ed equivoci, non poté completare gli studi in Spagna, per cui nel 1528 si trasferì a Parigi rimanendovi fino al 1535, ottenendo il dottorato in filosofia. Ma già nel 1534 con i primi compagni, i giovani maestri, fecero voto nella Cappella di Montmartre di vivere in povertà e castità, era il 15 agosto, inoltre promisero di recarsi a Gerusalemme e se ciò non fosse stato possibile, si sarebbero messi a disposizione del papa, che avrebbe deciso il loro genere di vita apostolica e il luogo dove esercitarla; nel contempo Iñigo latinizzò il suo nome in Ignazio, ricordando il santo vescovo martire s. Ignazio d’Antiochia.

A causa della guerra fra Venezia e i Turchi, il viaggio in Terrasanta sfumò, per cui si presentarono dal papa Paolo III (1534-1549), il quale disse: “Perché desiderate tanto andare a Gerusalemme? Per portare frutto nella Chiesa di Dio l’Italia è una buona Gerusalemme”; e tre anni dopo si cominciò ad inviare in tutta Europa e poi in Asia e altri Continenti, quelli che inizialmente furono chiamati “Preti Pellegrini” o “Preti Riformati” in seguito chiamati Gesuiti.

Ignazio di Loyola nel 1537 si trasferì a Venezia dove fu ordinato sacerdote;insieme a due compagni si avvicinò a Roma e a 14 km a nord della città, in località ‘La Storta’ ebbe una visione che lo confermò nell’idea di fondare una “Compagnia” che portasse il nome di Gesù.

Il 27 settembre 1540 papa Polo III approvò la Compagnia di Gesù con la bolla “Regimini militantis Ecclesiae”. L’8 aprile 1541 Ignazio fu eletto all’unanimità Preposito Generale e il 22 aprile fece con i suoi sei compagni, la professione nella Basilica di S. Paolo; nel 1544 padre Ignazio, divenuto l’apostolo di Roma, prese a redigere le “Costituzioni” del suo Ordine, completate nel 1550, mentre i suoi figli si sparpagliavano per il mondo.

Rimasto a Roma per volere del papa, coordinava l’attività dell’Ordine, nonostante soffrisse dolori lancinanti allo stomaco, dovuti ad una calcolosi biliare e a una cirrosi epatica mal curate, limitava a quattro ore il sonno per adempiere a tutti i suoi impegni e per dedicarsi alla preghiera e alla celebrazione della Messa.

Il male fu progressivo limitandolo man mano nelle attività, finché il 31 luglio 1556, il soldato di Cristo, morì in una modestissima camera della Casa situata vicina alla Cappella di Santa Maria della Strada a Roma.

Fu proclamato beato il 27 luglio 1609 da papa Paolo V e proclamato santo il 12 marzo 1622 da papa Gregorio XV.

Preghiera di Sant’Ignazio

«Prendi, Signore, e ricevi tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà: dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta»