Archivio | agosto 2015

Novena per la Natività della Beata Vergine Maria (dal 30 agosto al 7 settembre)

NOVENA PER LA NATIVITA’ DELLA BEATA VERGINE MARIA

IdM-Buona giornata!

Novena per la Natività della Beata Vergine Maria

(dal 30 agosto al 7 settembre)

maria bambina
PREGHIERA:
Gloriosissima Vergine e clementissima Madre di Dio, Maria, eccomi prostrato ai tuoi santissimi piedi, come servo umile e tuo indegno devoto. Ti prego dal più profondo del mio cuore di degnarti di ricevere queste mie piccole lodi e fredde benedizioni che Ti offro con questa santa novena; sono preghiere che cercano di unirsi a quelle numerose e fervorose che gli Angeli e i Santi innalzano a Te ogni giorno. In cambio Ti supplico di concedermi che, come Tu sei nata al mondo per essere Madre di Dio, rinasca anch´io alla Grazia per essere tuo figlio, in modo che amando Te dopo Dio sopra ogni altra cosa creata e servendoti fedelmente sulla terra, possa un giorno venire a lodarti e benedirti per sempre in Cielo.
Ave Maria.
“Sia benedetto, o Maria, quel felicissimo istante in cui sei stata concepita senza macchia originale”.
Ave Maria.
“Sia benedetto, o Maria, quel beatissimo tempo in cui sei rimasta nel seno di tua madre Sant´Anna”.
Ave Maria.
“Sia benedetto, o Maria, quel fortunatissimo momento in cui sei nata al mondo per essere Madre di Dio”.
Salve Regina.

Nostra Signora della Guardia

Nostra Signora della Guardia

IdM-Buona Giornata!

mad guardia

Carissimi amici,

anche la storia di questa apparizione ci aiuta a considerare con riconoscenza come la Madre di Dio, perennemente china sui Suoi figli, abbia sempre avuto una parte attiva e determinante nel corso della storia.

Benedetto Pareto, durante la bella stagione, sale ogni giorno il pendio del Monte Figogna, che sovrasta Livellato (Genova). Lassù fa pascolare le pecore e raccoglie erba. La sua giornata è interrotta solo dal pasto che la moglie gli porta da casa, verso le dieci del mattino.
Un giorno, alla fine di agosto, mentre Benedetto aspetta la moglie, gli si avvicina una Signora, bella e splendente, che si presenta come la Madre di Gesù, lo conforta e gli chiede di costruire una cappella sul monte.

Benedetto esita: “Sono tanto povero, e per fabbricare su questo monte alto e deserto occorreranno così tanti soldi che io dispero di riuscirci”.

Ma Maria lo rassicura: Non avere paura. Sarai molto aiutato. Pieno di entusiasmo Benedetto si precipita a casa per parlare dell’incontro miracoloso alla famiglia. La moglie incredula lo deride: “Finora voi siete stato considerato da tutti un uomo semplice; d’ora in poi sarete ritenuto balordo o matto del tutto”: è così convincente da dissuadere il marito da ogni progetto. Il mattino dopo Benedetto sale su un albero di fico, il ramo cede al peso del suo corpo e si spezza.

La caduta lascia conseguenze gravissime, che fanno pensare al peggio. Infermo a letto, Benedetto riceve ancora la visita della Madonna che, rimproverandolo dolcemente, lo invita di nuovo a costruire la cappella, e lo guarisce immediatamente, Superato ogni indugio, Benedetto si mette al lavoro: percorre tutta la valle chiedendo aiuto di braccia e offerte. In poco tempo porta a compimento la cappella.

ATTO DI AFFIDAMENTO ALLA MADONNA DELLA GUARDIA
PREGHIERA DI GIOVANNI PAOLO II

O Vergine gloriosa e benedetta, / grande Madre di Dio, Maria Santissima, / rivolgi il tuo sguardo su questo popolo, / che, incoraggiato dalle parole del tuo Figlio Gesù sulla croce: / “Ecco la Madre tua” (Gv 19, 27), / desidera affidarsi alla tua celeste protezione..

Gli antichi abitanti di Genova vollero / che la tua immagine fosse posta sulle porte della città, / alla quale con fierezza attribuirono / il titolo di “città di Maria Santissima”. / I cittadini di oggi si sentono eredi di questa tradizione religiosa / e, mentre commemorano la tua apparizione di cinque secoli or sono, / rendono testimonianza riconoscente / alla tua continua e materna benevolenza, / o celeste Guardiana del popolo genovese!

Madre della Chiesa e Madre nostra Maria, / raccogliamo nelle nostre mani / quanto un popolo è capace di offrirti: / l’innocenza dei bambini / la generosità e l’entusiasmo dei giovani, / la sofferenza dei malati, / gli affetti più veri coltivati nelle famiglie, / la fatica dei lavoratori, / le angustie dei disoccupati, / la solitudine degli anziani, / l’angoscia di chi ricerca il senso vero dell’esistenza, / il pentimento sincero di chi si è smarrito nel peccato, / i propositi e le speranze di chi scopre l’amore del Padre, / la fedeltà e la dedizione di chi, / chiamato al sacerdozio o alla vita religiosa, / spende le proprie energie nell’apostolato / e nelle opere di misericordia.

E Tu, o Vergine Santa, / beata perché hai creduto alla parola del Signore”, / fa’ di noi altrettanti coraggiosi testimoni di Cristo. / Vogliamo che la nostra carità sia autentica, / così da ricondurre alla fede gli increduli, / conquistare i dubbiosi, raggiungere tutti.

Concedi, o Maria, alla comunità civile / di progredire nella solidarietà, / di operare con vivo senso della giustizia, / di crescere sempre nella fraternità. / Aiuta tutti noi ad elevare gli orizzonti della speranza / fino alle realtà eterne del Cielo.

Vergine Santissima, noi ci affidiamo a te e ti invochiamo, / perché ottenga alla Chiesa che è in Genova / di testimoniare in ogni sua scelta il Vangelo, / per far risplendere davanti al mondo / il volto del tuo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo, / che vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.


Madonna delle Lacrime

Madonna delle Lacrime

IdM-Buona giornata!

mad lacrime
Il Santuario della Madonna delle Lacrime è sorto per ricordare alla Chiesa il pianto della Madre: lacrime di dolore, di gioia, di speranza, che vogliono parlare al cuore di ciascuno. Si, misterioso segno sono le lacrime della Madonna! Segno che evoca l´incessante e materna premura della Madre celeste per la Chiesa e per il mondo; richiamo commovente all´amore divino, ricco di compassione, che viene incontro all´uomo, spesso insensibile e talora persino ingrato verso tanta sovrumana sollecitudine” (Giovanni Paolo II)
Oggi ricorre l’anniversario della miracolosa lacrimazione del quadretto del Cuore Immacolato a Siracusa. Potete leggerne la storia nel sito http://www.madonnadellelacrime.it/
Durante il giorno troviamo qualche momento per soffermarci a meditare sul perché di queste lacrime e cosa possiamo fare per consolare la Mamma.
Buona giornata!

Coroncina delle lacrime della Madonna

E’ composta di 49 grani, divisi in gruppi di 7 e separati da 7 grani grossi; termina con 3 grani piccoli.

O Gesù, nostro divino crocifisso, prostrati ai tuoi piedi noi ti offriamo le lacrime di Colei che ti ha accompagnato sulla via dolorosa del Calvario, con un amore così ardente e compassionevole. Esaudisci, o buon Maestro, le nostre suppliche e le nostre domande per l’amore delle lacrime della tua Santissima Madre. Accordaci la grazia di comprendere gli insegnamenti dolorosi che ci danno le lacrime di questa buona Madre, affinché noi adempiamo sempre la tua santa volontà sulla terra, e siamo giudicato degni di lodarti e glorificarti eternamente in cielo. Così sia.

sui grani grossi si alterna questa invocazione:

O Gesù
ricordati delle lacrime
di colei che ti ha amato più di tutti sulla terra,
e che ora ti ama
nel modo più ardente in cielo.

sui grani piccoli si alterna questa invocazione:

O Gesù,
esaudisci le nostre suppliche
e le nostre domande,
per le lacrime
della tua Santa Madre.

infine per 3 volte:

O Gesù,
ricordati delle lacrime di colei
che ti ha amato più di tutti sulla terra.

e la preghiera:

O Maria, Madre del bell’amore, Madre di dolore e di misericordia, noi ti domandiamo di unire le tue preghiere alle nostre, affinché il tuo Divin Figlio, al quale noi ci rivolgiamo con confidenza, in virtù delle tue lacrime, esaudisca le nostre suppliche, e ci conceda, oltre le grazie che gli domandiamo, la corona della gloria nell’eternità. Così sia.

(con approvazione ecclesiastica)

29 agosto: Martirio di San Giovanni Battista

 

 

 

Martirio di San Giovanni Battista

IdM-Buona giornata!

s.g.b
La celebrazione odierna, che nella Chiesa latina ha origini antiche (in Francia nel sec. V e a Roma nel sec. VI), è legata alla dedicazione della chiesa costruita a Sebaste in Samaria, sul presunto sepolcro del precursore di Cristo. Col nome di “Passio” o di “Decollatio” la festa compare già alla data del 29 agosto nei Sacramentari romani, e secondo il Martirologio Romano tale data corrisponderebbe al secondo ritrovamento della testa di S. Giovanni Battista, trasportata in quell’occasione nella chiesa di S. Silvestro a Campo Marzio, in Roma. A parte questi riferimenti storici, abbiamo sul Battista i racconti degli evangelisti, in particolare di S. Luca, che ci parla della sua nascita, della vita nel deserto, della sua predicazione, e di S. Marco che ci riferisce sulla sua morte.
Dal Vangelo e dalla tradizione possiamo ricostruire la vita del Precursore, la cui parola infuocata parve davvero animata dallo spirito del profeta Elia. Nell’anno 150 dell’imperatore Tiberio (27-28 d.C.), il Battista, che conduceva vita austera secondo le regole del nazireato, iniziò la sua missione, invitando il popolo a preparare le vie del Signore, per accogliere il quale occorreva una sincera conversione, cioè un radicale cambiamento delle disposizioni dell’animo. Rivolgendosi a tutte le classi sociali, destò entusiasmo tra il popolo e malumore tra i farisei, la cosiddetta aristocrazia dello spirito, dei quali rinfacciava l’ipocrisia.

Personaggio ormai popolare, negò risolutamente di essere il Messia atteso, affermando la superiorità di Gesù che egli additò ai suoi seguaci in occasione del battesimo presso la riva del Giordano. La sua immagine sembra dileguarsi in dissolvenza all’affermarsi “del più forte”, Gesù. Tuttavia, “il più grande dei profeti” non smise di far sentire la sua voce ove fosse necessario per raddrizzare “i tortuosi sentieri” del male. Riprovò pubblicamente la peccaminosa condotta di Erode Antipa e della cognata Erodiade, ma la loro prevedibile suscettibilità gli costò la dura prigionia a Macheronte, sulla sponda orientale del Mar Morto.

Nel festino di Macheronte, la figlia di Erodiade, Salomè, avendo dato eccellenti prove di agilità nella danza, entusiasmò Erode, al quale, per istigazione della madre, domandò e da lui ottenne in premio la testa del Battista, mettendo così a tacere il battistrada del Messia, la voce più robusta dei banditori dell’imminente messaggio evangelico. Ultimo profeta e primo apostolo, egli ha dato la sua vita per la sua missione, e per questo è venerato nella Chiesa come martire.

Precursore della nascita e della morte di Cristo
Dalle «Omelie» di san Beda, il Venerabile, sacerdote
(Om. 23; CCL 122, 354. 356. 357)

Il beato precursore della nascita del Signore, della sua predicazione e della sua morte, dimostrò una forza degna degli sguardi celesti nel suo combattimento. Anche se agli occhi degli uomini ebbe a subire tormenti, la sua speranza è piena di immortalità, come dice la Scrittura (cfr. Sap 3, 4). E’ ben giusto che noi ricordiamo con solenne celebrazione il suo giorno natalizio. Egli lo rese memorabile con la sua passione e lo imporporò del suo sangue. E’ cosa santa venerarne la memoria e celebrarla in gioia di spirito. Egli confermò con il martirio la testimonianza che aveva dato per il Signore.
San Giovanni subì il carcere e le catene a testimonianza per il nostro Redentore, perché doveva prepararne la strada. Per lui diede la sua vita, anche se non gli fu ingiunto di rinnegare Gesù Cristo, ma solo di tacere la verità. Tuttavia morì per Cristo.
Cristo ha detto: «Io sono la verità» (Gv 14, 6), perciò proprio per Cristo versò il sangue, perché lo versò per la verità. E siccome col nascere, col predicare, col battezzare doveva dare testimonianza a colui che sarebbe nato, avrebbe predicato e battezzato, così soffrendo segnalò anche che il Cristo avrebbe sofferto.
Un uomo di tale e tanta grandezza pose termine alla vita presente con lo spargimento del sangue dopo la lunga sofferenza della catene. Egli annunziava la libertà della pace superna e fu gettato in prigione dagli empi. Fu rinchiuso nell’oscurità del carcere colui che venne a rendere testimonianza alla luce e che dalla stessa luce, che è Cristo, meritò di essere chiamato lampada che arde e illumina. Fu battezzato nel proprio sangue colui al quale era stato concesso di battezzare il Redentore del mondo, di udire la voce del Padre su di lui e di vedere la grazia dello Spirito Santo scendere sopra di lui.
Ma a persone come lui non doveva riuscire gravoso, anzi facile e bello sopportare per la verità tormenti transitori ripagabili con le gioie eterne. Per uno come lui la morte non riusciva un evento ineluttabile o una dura necessità. Era piuttosto un premio, una palma di vita eterna per la confessione del nome di Cristo.
Perciò ben dice l’Apostolo: «A voi è stata concessa la grazia non solo di credere in Cristo, ma anche di soffrire per lui» (Fil 1, 29). Chiama grazia di Cristo che gli eletti soffrano per lui: «Le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà esser rivelata in noi» (Rm 8, 18).

Preghiamo

O Dio, che a Cristo tuo Figlio hai dato come precursore, nella nascita e nella morte, san Giovanni Battista, concedi anche a noi di impegnarci generosamente nella testimonianza del tuo Vangelo, come egli immolò la sua vita per la verità e la giustizia. Per il nostro Signore…

 

 

 

28 agosto: Sant’Agostino – Vescovo e Dottore della Chiesa

 

Sant’Agostino
Vescovo e Dottore della Chiesa

IdM-Buona giornata!

s.agostinoTagaste (Numidia), 13 novembre 354 – Ippona (Africa), 28 agosto 430

Patronato: Teologi, Stampatori
Etimologia: Agostino = piccolo venerabile, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Libro, Cuore di fuoco
Martirologio Romano: Memoria di sant´Agostino, vescovo e insigne dottore della Chiesa: convertito alla fede cattolica dopo una adolescenza inquieta nei princípi e nei costumi, fu battezzato a Milano da sant´Ambrogio e, tornato in patria, condusse con alcuni amici vita ascetica, dedita a Dio e allo studio delle Scritture. Eletto poi vescovo di Ippona in Africa, nell´odierna Algeria, fu per trentaquattro anni maestro del suo gregge, che istruì con sermoni e numerosi scritti, con i quali combatté anche strenuamente contro gli errori del suo tempo o espose con sapienza la retta fede.

Dagli scritti di Sant’Agostino su Maria

La santità di Maria
Sant’Agostino, come il suo maestro Ambrogio, non ha il minimo dubbio sulla santità di Maria. La sua dottrina servì come base per la maggior parte dei teologi occidentali posteriori. Ma le circostanze difficili nelle quali scrisse, contro le eresie, fecero sì che alcuni testi (tra i più discussi nella mariologia) fossero interpretati con notevoli divergenze. Dobbiamo distinguere due differenti problemi:

– la sua idea sulla santità di Maria
– e il suo atteggiamento verso l’Immacolata Concezione.
a) Sulla santità di Maria non ha alcun dubbio.
Anche i seguaci di Pelagio consideravano Maria santa. Anche loro sostenevano la vita ascetica e consacrata, e consideravano Maria il loro modello. Ma, secondo Agostino, la loro dottrina era sbagliata non perché negasse tale santità di Maria, ma perché Pelagio la affermava basandosi sulle forze proprie di Maria. Agostino, invece, difende questa santità personale come un privilegio e, pertanto, come grazia.
Quindi, quello che Agostino attaccare era il fatto che Pelagio usasse la santità di Maria come appoggio per una dottrina sbagliata sulla grazia di Cristo. E su questo punto Agostino non cede in nessun modo: non esiste grazia che non sia cristologica. Ciò che Agostino vuole ad ogni costo difendere è che Maria, essendo santa, lo è in quanto redenta, e che la sua straordinaria santità non è un motivo per affermarla come una eccezione rispetto all’universalità della redenzione in Cristo. Maria è stata santa, sì, perché ripiena dallo Spirito Santo; questo in virtù della sua chiamata alla maternità divina, in virtù della grazia:
«Lo stesso unigenito Figlio di Dio, Gesù Cristo, unico Signore, è nato dallo Spirito Santo e da Maria Vergine. Lo Spirito Santo è anche Dio, non meno del Padre e del Figlio. Quindi, cos’altro significa l’intervento dello Spirito Santo nella nascita di Gesù Cristo se non la grazia? Poiché avendo la Vergine chiesto all’angelo in che modo sarebbe accaduto ciò che le aveva annunciato, dato che lei non conosceva uomo, l’angelo le rispose: “Lo Spirito Santo scenderà su di te”» (Lc 1,35). (Enchiridion, sive de fide, spe et caritate, 37,11 ; PL 40,251)
b) La sua opinione sull’Immacolata Concezione (se la ebbe e non si tratta di un problema posteriore), è molto discussa.
Alcuni teologi asseriscono strenuamente il fatto che nei testi antipelagiani Agostino abbia insegnato questa dottrina; altri invece considerano anacronistica una simile opinione.
Per i Padri della Chiesa la verginità perenne di Maria non era altro che una risultante della sua radicalità nella fede.
Cristo-Verità nello spirito di Maria, Cristo-carne nel seno di Maria.
L’idea è già presente nel parallelo antichissimo fra Eva e Maria (cfr. Ireneo, Contro le eresie III,22,4):
Sarà Agostino a sviluppare il tema della fede di Maria.
«È di più per Maria l’essere stata discepola di Cristo, che madre di Cristo […]. Per questo anche Maria è beata, perché ascoltò la parola di Dio e la custodì: custodì più nella mente la Verità, che nel grembo la carne. Cristo è Verità, Cristo è carne: Cristo-Verità nella mente di Maria, Cristo-carne nel grembo di Maria. Vale più quel che si porta nella mente di quel che si porta nel ventre» (Discorso 72 A ; NBA 30/1, 477-479).
La verginità di Maria è dunque esemplare, perché esprime la sua incondizionata dedizione a Dio nella fede:
«Egli [Gesù] dice : “Ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio, questi è per me fratello, sorella e madre”. (Mt 12, 49-50). Che cosa ci insegna con questo, se non a considerare più importante la parentela spirituale di quella secondo la carne e a ritenere fortunati gli uomini non per il fatto che essi sono uniti da legami di sangue a dei giusti e a dei santi, ma per il fatto che seguendone la dottrina e i loro esempi , diventano i loro alleati.
E’ così pertanto che Maria fu più felice di ricevere la fede di Cristo che di concepire la carne di Cristo. Perché a chi gli diceva “Beato il seno che ti ha portato”, Cristo stesso rispose : Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano“. (Lc 11, 27,28).
In fin dei conti, per i suoi fratelli, cioè i suoi consanguinei secondo la carne che non cedettero affatto in lui, a cosa servì questa parentela?
La parentela materna non avrebbe giovato nulla a Maria, se non avesse portato in modo più beato Cristo nel cuore che nella carne». (S. Agostino, Sulla santa verginità 3,3)
La concezione verginale è una concezione attraverso la carità piena di fede.
«A motivo del suo santo concepimento nel grembo di una vergine, avvenuto non con l’infuocata concupiscenza della carne, ma col fervore della carità che promana dalla fede, [Cristo] vien detto nato da Spirito Santo e dalla vergine Maria». (S. Agostino, Sermo 214,6)
«Resterà la tua verginità; tu credi solamente alla verità, conserva la verginità, ricevi l’integrità. Poiché è integra la tua fede, sarà intatta anche la tua integrità». (Sermo 291,5)
« [L’angelo le rispose] : Resterai Vergine ; credi solamente alla verità, conserva la tua verginità, riceverai anche ciò che la completerà. Essendo la tua fede integra, la tua verginità resterà senza macchia. Ascolta anche come questo avverrà: Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà della sua ombra; poiché concepirai per fede e solo la fede, non i rapporti sessuali, ti daranno un Figlio; il Santo che nascerà da te si chiamerà Figlio dell’Altissimo». (S. Agostino, Sermo 291, 5)
Maria e la Chiesa
S. Agostino spiega il rapporto “Maria e Chiesa” così:
La Chiesa è più grande di Maria perché anche Maria è membro della Chiesa, membro eccelso e santo, ma solo un membro: la Chiesa è il “corpo” di cui fan parte tutte le membra, inclusa Maria, e con il suo capo forma una cosa sola, il Cristo totale.
Un rapporto di “similitudine” tra Chiesa e Maria (ambedue sono vergine e madre).
La maternità spirituale di Maria verso le membra di Cristo, i fedeli.
La carità, fondamento della fecondità spirituale.
«Madre di lui è tutta la Chiesa, perché partorisce le membra di lui, che sono i fedeli, certo con la grazia di Dio. Parimenti è madre di lui ogni anima pia che ha la volontà del Padre con la fecondissima carità verso colui che partorisce, finché Cristo si formi in loro (Gal 4,19). Maria dunque, che fa la volontà di Dio, corporalmente è madre solo di Cristo, spiritualmente gli è sorella e madre […]: madre nello spirito non del capo nostro, che è lo stesso Salvatore, dal quale piuttosto spiritualmente è nata […]; ma certo madre delle sue membra, che siamo noi, perché cooperò con la sua carità alla nascita nella Chiesa dei fedeli, che di quel capo sono le membra; quanto poi al corpo, è madre dello stesso capo» (Sulla santa verginità, 5-6: PL 40, 399).
Fare la volontà del Padre per divenire madre e sorella di Cristo.
Ciò che Maria compie facendo la volontà del Padre (la sua volontà di salvare tutti gli uomini perché tutti diventino corpo di Cristo), la Chiesa e ogni fedele continuano a compierlo come lei e con lei.
«Il Cristo ha per fratelli e sorelle tutti gli uomini e le donne che si santificano perché essi sono coeredi dell’eredità del cielo : sua madre è la Chiesa tutta intera , poiché, per la grazia di Dio, è essa che mette al mondo le sue membra, cioè i suoi fedeli.
Sua madre è anche ogni anima pia che compie la volontà del Padre, in virtù di questa carità che è così feconda in quelli che essa genera finché il Cristo stesso sia formato in essi.
Maria stessa, nel compiere la volontà di Dio, corporalmente non è che la madre di Cristo ; ma spiritualmente lei è la sorella e la madre».
La carità dello Spirito Santo, sorgente di fecondità spirituali.
Maria madre dei membri di del corpo mistico di Cristo.
Agostino, in questo rapporto tra Maria e la Chiesa, mette a fuoco il fondamento della maternità spirituale di ambedue: la carità.
Una carità che in Maria promana dalla fede, e la rende feconda nel generare Cristo-Capo ad opera dello Spirito Santo e feconda nel cooperare nella Chiesa alla rigenerazione del corpo di Cristo, cioè di tutte le sue membra.
«Questa donna unica [Maria] è vergine e madre non solamente secondo lo spirito, ma anche secondo il corpo ; Secondo lo spirito lei non è la madre del nostro Capo cioè il Salvatore stesso ; spiritualmente è piuttosto la figlia, – poiché tutti quelli che avranno creduto in Lui, e lei è tra di questi, sono chiamati a giusto titolo i figli dello sposo (Mt. 9,15) ; – ma lei fa parte con tutta evidenza delle sue membra, come noi lo siamo, poiché lei ha cooperato, con la carità, alla nascita, nella Chiesa, dei fedeli che sono le membra di questo Capo; secondo la carne, al contrario, lei è madre del Capo stesso.
Era necessario infatti che il nostro Capo, per un insigne miracolo, nascesse, secondo la carne, da una vergine, per significare che le sue membra sarebbero nate, secondo lo spirito, da quella altra vergine che è la Chiesa».
Agostino non poteva considerare la partecipazione celeste di Maria al cammino storico della Chiesa di quaggiù: il suo sguardo è primariamente fisso sul momento decisivo dell’Annunciazione, quando Cristo per lei si inserisce nella nostra pasta trasformandola; ivi, la fede e l’amore della Vergine, verso di lui e verso di noi, fanno della madre del capo anche la madre delle membra.

PREGHIERA A SANT’ AGOSTINO

Per quella vivissima consolazione che voi, o glorioso sant’Agostino, arrecaste a santa
Monica vostra madre e a tutta quanta la Chiesa, allorquando animato dall’esempio
del romano Vittorino e dai discorsi ora pubblici, ora privati del gran Vescovo di
Milano, sant’Ambrogio, e di san Simpliciano e di Alipio, risolveste finalmente di convertirvi,
ottenete a noi tutti la grazia di approfittare continuamente degli esempi e dei consigli
dei virtuosi, onde arrecare al cielo tanto di gioia colla nostra vita avvenire, quanto
di tristezza abbiamo cagionato coi tanti mancamenti della nostra vita passata

Gloria

Noi che abbiamo seguito Agostino errante, dobbiamo seguirlo penitente. Deh! che il
suo esempio ci spinga a cercare il perdono e a troncar tutte le affezioni che cagionano
la nostra rovina.
Gloria

MASSIMA. – Madri cristiane, se voi sapete piangere e pregare, 

la conversione dei vostri Agostini riasciugherà un giorno le vostre lagrime.

PREGHIERA A SANT’ AGOSTINO
di Papa Paolo VI

Agostino, non è forse vero che tu ci richiami alla vita interiore? Quella vita che la nostra educazione moderna, tutta proiettata sul mondo esterno, lascia illanguidire, e quasi ci fa venire a noia? Noi non sappiamo più raccoglierci, non sappiamo più meditare, non sappiamo più pregare.

Se poi entriamo nel nostro spirito, ci chiudiamo dentro, e perdiamo il senso della realtà esteriore; se usciamo fuori, perdiamo il senso e il gusto della realtà interiore e della verità, che solo la finestra della vita interiore ci scopre. Non sappiamo più stabilire il giusto rapporto tra immanenza e trascendenza; non sappiamo più trovare il sentiero della verità e della realtà, perché abbiamo dimenticato il suo punto di partenza ch’è la vita interiore, e il suo punto d’arrivo ch’è Dio.

Richiamaci, o sant’ Agostino, a noi stessi; insegnaci il valore e la vastità del regno interiore; ricordaci quelle tue parole: « Per mezzo dell’anima mia io salirò… »; metti anche nei nostri animi la tua passione: « O verità, o verità, quali profondi sospiri salivano… verso di te dall’intimo dell’anima mia! ».

O Agostino, sii a noi maestro di vita interiore; fa’ che ricuperiamo in essa noi stessi, e che rientrati nel possesso della nostra anima vi possiamo scoprire dentro il riflesso, la presenza, l’azione di Dio, e che docili all’invito della nostra vera natura, più docili ancora al mistero della sua grazia, possiamo raggiungere la sapienza, e cioè col pensiero la Verità, con la Verità l’Amore, con l’Amore la pienezza della Vita che è Dio.

PREGHIERA A SANT’ AGOSTINO
di Papa Giovanni Paolo II

O grande Agostino, nostro padre e maestro, conoscitore dei luminosi sentieri di Dio ed anche delle tortuose vie degli uomini, noi ammiriamo le meraviglie che la Grazia divina ha operato in te, rendendoti appassionato testimone della verità e del bene, a servizio dei fratelli.  All’inizio di un nuovo millennio segnato dalla croce di Cristo, insegnaci a leggere la storia nella luce della Provvidenza divina, che guida gli eventi verso l’incontro definitivo col Padre. Orientaci verso mete di pace, alimentando nel nostro cuore il tuo stesso anelito per quei valori sui quali è possibile costruire, con la forza che proviene da Dio, la “città” a misura dell’uomo.  La profonda dottrina, che con studio amoroso e paziente hai attinto alle sorgenti sempre vive della Scrittura, illumini quanti sono oggi tentati da alienanti miraggi. Ottieni loro il coraggio di intraprendere il cammino verso quell’ “uomo interiore” nel quale è in attesa Colui che, solo, può dare pace al nostro cuore inquieto.  Tanti nostri contemporanei sembrano aver smarrito la speranza di poter giungere, tra le molte contrastanti ideologie, alla verità, di cui tuttavia il loro intimo conserva la struggente nostalgia. Insegna loro a non desistere mai dalla ricerca, nella certezza che, alla fine, la loro fatica sarà premiata dall’incontro appagante con quella Verità suprema che è sorgente di ogni verità creata.  Infine, o Sant’Agostino, trasmetti anche a noi una scintilla di quell’ardente amore per la Chiesa, la Cattolica madre dei santi, che ha sostenuto ed animato le fatiche del tuo lungo ministero. Fa’ che, camminando insieme sotto la guida dei legittimi Pastori, giungiamo alla gloria della Patria celeste, ove, con tutti i Beati, potremo unirci al cantico nuovo dell’alleluia senza fine. Amen.

  PREGHIERA A SANT’ AGOSTINO
di M. Alessandra Macajone OSA

Agostino, padre nostro e di tutti, fratello a tutti contemporaneo, tu, uomo dell’insonne ricerca interiore, che hai ben conosciuto i luminosi sentieri di Dio e sperimentato le vie tortuose degli uomini, fatti nostro maestro di vita e compagno di viaggio.  Siamo disorientati, smarriti, malati di inconsistenza. Ingannati ogni giorno da mete false e alienanti, anche noi, come te, amiamo in cambio di Dio,  favole immense e infinite menzogne (cfr. Conf. 4,8).  Padre Agostino, vieni a raccoglierci dalle nostre dispersioni, vieni a ricondurci “a casa”, mettici in pellegrinaggio verso le profondità interiori di noi stessi là dove, per fortuna, non ha pace l’inquietudine del nostro cuore. Ti chiediamo in dono il coraggio di percorrere ogni giorno la via del ritorno in noi stessi, nel nostro uomo interiore, lì dove ti si è rivelato un Amore al di là di ogni attesa, che nel cuore ti aspettava e proprio nel cuore ti è venuto incontro.  Padre Agostino, tu sei stato appassionato cantore della Verità, noi sembriamo averne smarrito la via; insegnaci a non aver mai paura di essa, perché il suo splendore è riflesso del volto di Dio. E con la Verità scopriremo  la bellezza di ogni cosa creata  e prima di tutto di noi stessi, immagine e somiglianza di Dio, di cui abbiamo sempre più struggente nostalgia.  Padre Agostino, tu hai cantato la bellezza e la chiarezza dell’umana natura,  alla cui divina origine vorremmo tornare, per poter costruire una società nuova. Ridesta nella nostra arida società il fascino del cuore puro che, finalmente, vede Dio; ridesta la fiducia e la gioia dell’amicizia vera. Infine mettici in cammino con te verso mete di pace, facendo bruciare il nostro cuore della tua stessa passione per l’unità e la concordia, sicché costruiamo una città di Dio ove sia bella e santa la convivenza e la vita più degna d’essere vissuta, a gloria di Dio e per la felicità degli uomini. Amen.

27 agosto: Santa Monica (madre di Sant’Agostino)

Santa Monica
madre di Sant’Agostino
IdM-Buona giornata!
s.monicaPatronato: Donne sposate, Madri, Vedove
Etimologia: Monica = la solitaria, dal greco
Martirologio Romano: Memoria di santa Monica, che, data ancora giovinetta in matrimonio a Patrizio, generò dei figli, tra i quali Agostino, per la cui conversione molte lacrime versò e molte preghiere rivolse a Dio, e, anelando profondamente al cielo, lasciò questa vita a Ostia nel Lazio, mentre era sulla via del ritorno in Africa.
Tagaste, attuale Song-Ahras, Algeria, c. 331 – Ostia, Roma, 27 agosto 387
Monica nasce a Tagaste, antica città della Numidia, nel 332 in una famiglia di buone condizioni economiche e profondamente cristiana; contrariamente al costume del tempo, le fu permesso di studiare e lei ne approfittò per leggere la Sacra Scrittura e meditarla.
Nel pieno della giovinezza fu data in sposa a Patrizio, un modesto proprietario di Tagaste, membro del Consiglio Municipale, non ancora cristiano, buono ed affettuoso ma facile all’ira ed autoritario che, a causa del suo carattere, non risparmiò a Monica – pur amandola intensamente – asprezze e infedeltà. Monica però riuscì a vincere, con la bontà e la mansuetudine, sia il brutto carattere del marito, sia i pettegolezzi delle ancelle, sia la suscettibilità della suocera.
A 22 anni le nacque il primogenito Agostino, poi Navigio, ed una figlia di cui non si conosce il nome, che si sposò, poi rimasta vedova divenne la badessa del monastero femminile di Ippona.
Monica aveva tanto pregato per il marito affinché si ammansisse ed ebbe la consolazione, un anno prima che lui morisse, di vederlo diventare catecumeno e poi battezzato sul letto di morte nel 369.
Monica aveva 39 anni e dovette prendere in mano la direzione della casa e l’amministrazione dei beni. La sua preoccupazione più grande era il figlio Agostino, che da piccolo era stato un bravo ragazzo, ma da giovane correva in modo sfrenato dietro i piaceri del mondo, mettendo in dubbio persino la fede cristiana, così radicata in lui dall’infanzia; egli aveva tentato, senza successo, di convincere la madre ad abbandonare il cristianesimo per il manicheismo, riuscendoci poi con il fratello Navigio.
Le vicende della vita di Monica sono strettamente legate a quelle di Agostino; lei rimasta a Tagaste continuò a seguire con trepidazione e con preghiere il figlio, trasferitosi a Cartagine per gli studi, edove si dava alla bella vita, arrivando a convivere con un’ancella cartaginese, dalla quale nel 372 ebbe un figlio, Adeodato.
Dopo aver tentato in tutti i modi di riportarlo sulla buona strada, Monica gli proibì di ritornare nella sua casa. Pur amando profondamente sua madre, Agostino non cambiò vita e, terminati con successo gli studi a Cartagine, si spostò con tutta la famiglia a Roma, capitale dell’impero, di cui la Numidia era una provincia; anche Monica decise di seguirlo, ma lui con uno stratagemma la lasciò a terra a Cartagine, mentre s’imbarcavano per Roma.
Pur ingannata, non si arrese ed eroicamente continuò la sua opera per la conversione del figlio; nel 385 s’imbarcò e raggiunse Agostino a Milano dove lui, disgustato dall’agire contraddittorio dei manichei di Roma, si era trasferito per ricoprire la cattedra di retorica.
Qui Monica lo vide frequentare la scuola di s. Ambrogio, vescovo di Milano, e prepararsi al battesimo con tutta la famiglia, compreso il fratello Navigio e l’amico Alipio (il battesimo avvenne nella notte di Pasqua del 387); dunque le sue preghiere erano state esaudite; il vescovo di Tagaste le aveva detto: “È impossibile che un figlio di tante lagrime vada perduto”.
Ormai cristiano convinto profondamente, Agostino non poteva rimanere nella situazione coniugale esistente. Con il consiglio di Monica, anziana e desiderosa di una sistemazione del figlio, rimandò l’ancella in Africa, mentre Agostino avrebbe provveduto per lei e per il figlio Adeodato, rimasto con lui a Milano.
A questo punto Monica pensava di poter trovare una sposa cristiana adatta al ruolo, ma Agostino decise di non sposarsi più e di ritornare anche lui in Africa per vivere una vita monastica, anzi fondando un monastero.
Monica era presente al periodo di riflessione in un ritiro che Agostino fece a Cassiciaco presso Milano con i suoi familiari ed amici. Lei discuteva di filosofia e cose spirituali e partecipava con sapienza ai discorsi tanto che il figlio volle trascrivere nei suoi scritti le parole sapienti della madre.
Poi partirono insieme con il resto della famiglia, lasciando Milano e diretti a Roma, poi ad Ostia Tiberina, dove affittarono un alloggio, in attesa di una nave in partenza per l’Africa.
Nel giro di cinque-sei giorni, si mise a letto con la febbre, perdendo a volte anche la conoscenza; ai figli costernati, disse di seppellire quel suo corpo dove volevano, senza darsi pena, ma di ricordarsi di lei, dovunque si trovassero, all’altare del Signore. Agostino con le lacrime agli occhi le dava il suo affetto, ripetendo “Tu mi hai generato due volte”.
La malattia (forse malaria) durò nove giorni e il 27 agosto del 387 Monica morì a 56 anni. Donna di grande intuizione e di straordinarie virtù naturali e soprannaturali, si ammirano in lei una particolare forza d’animo, un’intelligenza acuta, una grande sensibilità, raggiunge nelle riunioni di Cassiciaco l’apice della filosofia.
Rispettosa e paziente con tutti; era spesso sostenuta da visioni, che con sicuro istinto, sapeva distinguere quelle celesti da quelle di pura fantasia.
Il suo corpo rimase per secoli, venerato nella chiesa di S. Aurea di Ostia, fino al 9 aprile del 1430, quando le sue reliquie furono traslate a Roma nella chiesa di S. Trifone, oggi di S. Agostino.
Santa Monica, considerata modello e patrona delle madri cristiane, è molto venerata.
La sua festa si celebra il 27 agosto, il giorno prima di quella del suo grande figlio il vescovo di Ippona s. Agostino, che per una singolare coincidenza, morì il 28 agosto 430.
Dagli scritti di Sant’Agostino

«C’era anche mia madre. Ne avevo già notato, a causa della lunga convivenza e di una continua attenzione, le belle doti e l’anima ardente per le cose di Dio. Ma durante una disputa importante che ebbi con i miei commensali (…) mi si manifestò la sua intelligenza in maniera tale da farmi ritenere che non ve n’era altra più idonea alla vera filosofia. E poiché non aveva preoccupazioni avevo fatto in maniera che non mancasse al nostro colloquio».
(De ordine, 2,1,1)

«E l’anima, chiesi, non ha un proprio nutrimento? Siete d’accordo che sia la scienza? “D’accordo”, disse mia madre. “Penso che l’anima abbia come alimento soltanto l’intelligenza e la scienza delle cose”. Trigezio si mostrò dubbioso di tale opinione. Ed ella soggiunse: “Non ci hai indicato tu stesso oggi di che e dove l’anima si nutrisce? Hai detto che soltanto a un certo punto del pranzo ti sei accorto della qualità del vasellame che stavamo adoperando perché stavi riflettendo su non saprei quale cosa; tuttavia continuavi e muovere mani e mascelle sulla tua porzione di vivande. Dove era dunque la tua mente in quei momenti in cui, pur mangiando, non vi badavi? Credimi, da questa sorgente e di queste vivande, cioè delle proprie riflessioni e pensieri, si pasce la mente nell’atto in cui con essi può percepire la verità”».
(De beata vita 2,8)
«Sorrisi a mia madre. E lei, con grande liberalità mi ordinò di offrire, come se la dispensa fosse sua, la vivanda di cui erano privi. “Dicci ormai chiaramente – mi disse – la posizione di codesti accademici e le loro tesi”. Gliene presentai una breve e chiara esposizione, in maniera che tutti i presenti potessero comprendere. E lei: “Ma costoro sono dei caducari”.
Con questo termine in gergo popolare sono designati coloro che sono sconvolti da attacchi d’epilessia. Nel contempo s’alzò per andarsene. E tutti rallegrati ed esilarati dal motto, posta fine alla discussione, ce ne andammo».
(De beata vita 2, 16)
L’estasi di Ostia Tiberina
In attesa dell’imbarco si fermarono ad Ostia. Di questo soggiorno Agostino racconta nelle Confessioni l’episodio noto come estasi di Ostia.
“… Accadde, per opera tua, io credo, secondo i tuoi misteriosi ordinamenti, che ci trovassimo lei ed io soli, appoggiati a una finestra prospiciente il giardino della casa che ci ospitava, là, presso Ostia Tiberina, lontani dai rumori della folla, intenti a ristorarci dalla fatica di un lungo viaggio in vista della traversata del mare. Conversavamo, dunque, soli con grande dolcezza. Dimentichi delle cose passate e protesi verso quelle che stanno innanzi, cercavamo fra noi alla presenza della verità, che sei tu, quale sarebbe stata la vita eterna dei santi, che occhio non vide, orecchio non udì, né sorse in cuore d’uomo. Aprivamo avidamente la bocca del cuore al getto superno della tua fonte, la fonte della vita, che è presso di te, per esserne irrorati secondo il nostro potere e quindi concepire in qualche modo una realtà così alta. …
… Così dicevo, sebbene in modo e parole diverse. Fu comunque, Signore, tu sai, il giorno in cui avvenne questa conversazione, e questo mondo con tutte le sue attrattive si svilì ai nostri occhi nel parlare, che mia madre disse: “Figlio mio, per quanto mi riguarda, questa vita ormai non ha più nessuna attrattiva per me. Cosa faccio ancora qui e perché sono qui, lo ignoro. Le mie speranze sulla terra sono ormai esaurite. Una sola cosa c’era, che mi faceva desiderare di rimanere quaggiù ancora per un poco: il vederti cristiano cattolico prima di morire. Il mio Dio mi ha soddisfatta ampiamente, poiché ti vedo addirittura disprezzare la felicità terrena per servire lui. Cosa faccio qui?”, (Conf IX, 10.23-26).
La morte di Monica
Monica morì pochi giorni dopo questo colloqui con il figlio, che così ci racconta gli ultimi istanti della vita della madre. Era l’autunno del 387: “… Entro cinque giorni o non molto più, si mise a letto febbricitante e nel corso della malattia un giorno cadde in deliquio e perdette la conoscenza per qualche tempo. Noi accorremmo, ma in breve riprese i sensi, ci guardò, mio fratello e me, che le stavamo accanto in piedi, e ci domandò, quasi cercando qualcosa: “Dov’ero?”; poi, vedendo il nostro afflitto stupore: “Seppellirete qui, soggiunse, vostra madre”. Io rimasi muto, frenando le lacrime; mio fratello invece pronunziò qualche parola, esprimendo l’augurio che la morte non la cogliesse in terra straniera, ma in patria, che sarebbe stata migliore fortuna. All’udirlo, col volto divenuto ansioso gli lanciò un’occhiata severa per quei suoi pensieri, poi, fissando lo sguardo su di me, esclamò: “Vedi cosa dice”, e subito dopo, rivolgendosi a entrambi: “Seppellite questo corpo dove che sia, senza darvene pena. Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore” (Conf. IX, 11.27).

Madonna di Czestochowa

Madonna di Czestochowa
IdM-Buona giornata!

CzestochowaCiò che rese in breve tempo Jasna Gòra il più famoso santuario della Polonia non fu la forza della tradizione che vuole l’Evangelista Luca autore del quadro, realizzato su di un legno che formava il tavolo adoperato per la preghiera e per il cibo dalla Sacra Famiglia.
Ciò che rese questo luogo famoso è la presenza miracolosa della Madre, che attraverso l’Immagine ha sempre richiamato pellegrini da tutta la Polonia e dal mondo intero, come attestano i numerosissimi ex-voto.
La storia del santuario è molto travagliata, poiché fu oggetto di numerosi attacchi.

Tra i tanti, ricordiamo quando nel 1655 l’esercito svedese entrò in Polonia. La nobiltà polacca, divisa da lotte intenstine, si rifiutò di combattere. Tutto il paese cadde così sotto la dominazione svedese. L’armata svedese, costituita da tremila uomini, raggiunse Jasna Gora, esigendo l’immediata resa del santuario. Nonostante ciò, il priore di Jasna Gora decise di continuare la difesa del sacro luogo. Egli disponeva di 170 soldati, 20 nobili e 70 monaci. Ben pochi in paragone ai tremila soldati svedesi! Al rifiuto della proposta di arrendersi l’esecito svedese sferrò l’attacco. Il combattimento, durato 40 giorni, si concluse con la vittoria dell’esercito di Maria.
La vittoria riportata dalla piccola fortezza di Jasna Gora, chiamata con disprezzo “pollaio” dal generale svedese, risultò di grande importanza religiosa e politica. L’attacco a Jasna Gora fu considerato una violazione dei sentimenti religiosi e la vittoria fu ascritta non già alla bravura dei soldati né alla solidità della fortificazione, ma alla tutela della stessa Madre di Dio, Protettrice di quel luogo. Dopo questi episodi, tutto il paese cominciò a combattere contro gli svedesi invasori.
Il 1° aprile del 1656 il re Giovanni Casimiro pronunciando solennemente nella cattedrale di Leopoli i suoi voti, consacrò tutto il paese alla protezione della Madre di Dio, proclamandola Patrona e Regina delle terre del suo Regno. Da quel momento alla Santissima Vergine Maria furono affidate le sorti della nazione. Jasna Gora divenne così simbolo di libertà religiosa e politica per il popolo polacco.
Nel 1948 quando l’ideologia comunista si faceva minacciosa, il morente Primate pronunciò parole che si rivelarono profetiche: “La vittoria, quando verrà, sarà vittoria della Madre Santissima”, messaggio che fu eredità del nuovo Primate, Wyszynski.
Relegato dai comunisti in una prigione stalinista, Wyszynski compose una supplica alla Vergine, nella quale la gratitudine per ogni bene ricevuto si mescolava alla preghiera per una Polonia libera e alla promessa di una vita irreprensibile in ringraziamento per la libertà. Il 26 agosto 1956, alla presenza di un milione di persone, la supplica del cardinal Wyszynski, ancora prigioniero, vide la luce e il successivo 26 ottobre Wyszynski fu liberato.
Il 4 giugno 1979 venne a Jasna Gòra il Primo Papa polacco, Giovanni Paolo II che iniziò il suo pellegrinaggio con queste parole: «Si sta realizzando la volontà di Maria: eccomi!… Sono qui e ricordo una vecchia canzone dei confederati di Bar: “Siamo servitori di Cristo, servi di Maria!”… Il servo chiamato da questa terra, preso dai piedi di Jasna Gòra, ove spesso sostavo come voi e che mi ha visto in ginocchio sulla nuda terra come voi spesso state per ore e ore …» Durante i tre giorni di soggiorno del Papa si incontrarono con lui circa tre milioni e mezzo di fedeli. Giovanni Paolo II, pronunciando un atto di affidamento della Chiesa universale, della patria, di tutti gli uomini e di se stesso alla Madonna, esclamò: “Madre, sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo!”. Egli offrì anche una rosa d’oro che è stata collocata sull’altare della Madre di Dio.

Preghiamo:

O Madre della Chiesa! Fa’ che la Chiesa goda libertà e pace nell´adempiere la sua missione salvifica, e che a questo fine diventi matura di una nuova maturità di fede e di unità interiore! Aiutaci a vincere le opposizioni e le difficoltà! Aiutaci a riscoprire tutta la semplicità e la dignità della vocazione cristiana! Fa´ che non manchino “gli operai alla vigna del Signore”. Santifica le famiglie! Veglia sull´anima dei giovani e sul cuore dei bambini! Aiuta a superare le grandi minacce morali che colpiscono i fondamentali ambienti della vita e dell´amore. Ottieni per noi la grazia di rinnovarci continuamente, attraverso tutta la bellezza della testimonianza data alla Croce e alla Risurrezione del tuo Figlio. Amen.

Giovanni Paolo II


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