Archivio | febbraio 2016

27 febbraio: S. Gabriele dell’Addolorata

S. Gabriele dell’Addolorata

IdM-Buona giornata!

s.gabriele dell'addolorataSan Gabriele dell’Addolorata, che si festeggia oggi, è unito alla nostra Santa Gemma da una relazione spirituale che è un vero poema di grazia e di cielo, tipico delle anime amiche che sono a loro volta innamorate di Dio. Gemma “incontra” la prima volta San Gabriele nell’inverno del 1899 leggendone la vita. La lessi più volte” scriverà lei stessa, “non mi saziavo mai di rileggerla e di ammirare le sue virtù ed i suoi esempi. La sera non trovavo sonno se non avevo l’immagine sua sotto il guanciale”. Lo elegge suo protettore e consigliere. Le apparizioni di San Gabriele sono frequenti. Gabriele le fa baciare il suo abito e la corona del rosario. Recitano spesso insieme il breviario mentre Gemma è in estasi. Aspetto” scrive al direttore spirituale, “una visitina di Gabriele, devo parlargli di molte cose”. Gabriele (Gabriellino lo chiama lei) l’accompagna verso la santità lungo la via della croce.Gemma coraggio” le dice in una apparizione “ti aspetto al Calvario: è verso quel monte che sei diretta. Le raccomanda la devozione alla Madonna addolorata. All’occorrenza Gabriele la rimprovera sapendo essere anche un maestro esigente e severo, proprio come un fratello maggiore. In una apparizione le dice: “Sorella mia… sorella mia tu sarai”. Gemma gli domanda se riuscirà a diventare monaca passionista. Gabriele sorridendo le ripete sorella mia…”, le fa una carezza sulla fronte e le dona il distintivo passionista che porta sul petto. Nonostante gli sforzi, Gemma non entrerà in monastero. Nel cuore e nello spirito però è passionista e ne professa privatamente anche i voti. Pio XII dichiarandola santa infatti la chiamerà giustamente “spirituale religiosa passionista”. Degna figlia di Paolo della Croce, dolce sorella di Gabriele dell’Addolorata.

Gemma un giorno cominciò ad ammalarsi di una curvatura alla spina dorsale. Inoltre contrasse la meningite, che la lasciò temporaneamente sorda. Dei grossi ascessi le si formaronno in testa, le caddero i capelli, e infine le membra divennero paralizzate. Il medico curante tentò molti rimedi nessuno dei quali ebbe successo. Gemma, che aveva vent’anni, sembrava in punto di morte. Fu suggerita una novena come l’unica via di salvezza. A mezzanotte del 23 febbraio 1899, Gemma udì il rumore di un rosario e si accorse che San Gabriele le stava davanti. Le parlò così:
Vuoi guarire? . . . prega con fede il Cuore di Gesù; ogni sera, fino che non sarà terminata la Novena, io verrò qui da te, e pregheremo insieme il Cuor di GesùIl primo giorno di marzo la novena finì. La grazia fu accordata: Gemma era guarita! Quando si alzò, coloro che le stavano intorno piangevano di gioia. Sì, era stato compiuto un miracolo e grazie al Cuore di Gesù e all’intercessione di Gabriele dell’Addolorata, un ulteriore segno di questa mistica amicizia.

Preghiera:

passionista

O Signore, che hai insegnato a San Gabriele dell’Addolorata a meditare assiduamente i dolori della tua dolcissima Madre, e per mezzo di lei lo hai elevato alle vette più alte della santità, concedi a noi, per la sua intercessione e il suo esempio, di vivere tanto uniti alla tua Madre addolorata da goderne sempre la materna protezione. Tu sei Dio, e vivi e regni con Dio Padre, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

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Messaggio di Medjugorje: 25 febbraio 2016

 

Messaggio di Medjugorje

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

 

Mamma Celeste IdM
25 febbraio 2016

 

“Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti alla conversione. Figlioli, amate poco, pregate ancora meno. Siete persi e non sapete qual’ è il vostro scopo. Prendete la croce, guardate Gesù e seguitelo. Lui si dona a voi fino alla morte in croce perché vi ama. Figlioli, vi invito a ritornare alla preghiera del cuore perché nella preghiera possiate trovare la speranza ed il senso della vostra esistenza. Io sono con voi e prego per voi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

 

February 25th 2016

 

“Dear children! In this time of grace, I am calling all of you to conversion. Little children, you love little and pray even less. You are lost and do not know what your goal is. Take the cross, look at Jesus and follow Him. He gives Himself to you to the death on the cross, because He loves you. Little children, I am calling you: return to prayer with the heart so as to find hope and the meaning of your existence, in prayer. I am with you and am praying for you. Thank you for having responded to my call.”

 


Immagine di Gesù Misericordioso

 

IMMAGINE GESU’ MISERICORDIOSO

 

IdM-Buona giornata!

 

 

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Venerazione dell’immagine di Gesù Misericordioso (22 febbraio 1931)

 

Il disegno di questo quadro è stato mostrato a Santa Faustina Kowalska nella visione del 22 febbraio 1931 nella cella del convento di Plock. “La sera, stando nella mia cella – scrive la santa – vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido (…) Dopo un istante, Gesù mi disse “Dipingi un’immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te(Q. I del Diario di Santa Faustina, p. 26). Tre anni dopo Gesù ha spiegato il significato dei raggi: “I due raggi rappresentano il Sangue e l’Acqua” (Q. I, p. 132). Non si tratta qui di un qualche effetto artistico, ma di una simbologia del quadro estremamente profonda.

 

Agli elementi essenziali del quadro appartengono le parole poste in basso: “Gesù, confido in Te”. “Gesù mi ricordò (…) che queste tre parole dovevano essere messe in evidenza” (Q. I, p. 138). Gesù ha definito un altro particolare di questo quadro, ha detto infatti: “Il Mio sguardo da questa immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla croce” (Q. I, p. 140).

 

Qual è il significato di questo quadro?

 

Gesù ha legato la benedizione del quadro e la sua pubblica venerazione alla liturgia della prima domenica dopo Pasqua, festa della Divina Misericordia. La Chiesa legge in quel giorno il Vangelo sull’apparizione di Gesù risorto nel Cenacolo e sull’istituzione del sacramento della penitenza (Gv 20, 19-29). A questa scena del Cenacolo si sovrappone l’avvenimento del Venerdì Santo: la crocifissione e la trafittura del Cuore di Gesù con la lancia. “Entrambi i raggi uscirono dall’intimo della Mia misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia” (Q. I, p. 132). Gesù ha spiegato poi che “il raggio pallido rappresenta l’Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime” (Q. I, p. 132). Alla luce del Vangelo di Giovanni l’acqua e il sangue stanno a significare le grazie dello Spirito Santo, che ci sono state donate per la morte di Cristo, ed in modo particolare i sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia. L’immagine del Gesù Misericordioso rappresenta quella della Divina Misericordia poiché‚ nella passione, morte e risurrezione di Cristo la misericordia di Dio verso l’uomo si è rivelata con totale pienezza.

 

In cosa consiste il culto dell’immagine della Divina Misericordia?

 

L’immagine occupa una posizione chiave in tutta la devozione alla Divina Misericordia, poiché‚ costituisce una sintesi degli elementi essenziali di questa devozione: esso ricorda l’infinita fiducia nel buon Dio e il dovere della carità misericordiosa verso il prossimo. Della fiducia parla chiaramente l’atto che si trova nella parte bassa del quadro: “Gesù, confido in Te”. Inoltre l’immagine che rappresenta la misericordia di Dio deve essere per chiara volontà di Gesù un segno che ricordi l’essenziale dovere cristiano, cioè l’attiva carità verso il prossimo. “Essa deve ricordare le esigenze della Mia misericordia, poiché‚ anche la fede più forte non serve a nulla senza le opere” (Q. II, p. 278). La venerazione del quadro dunque consiste nell’unione di una preghiera fiduciosa con la pratica di atti di misericordia.

Le promesse legate alla venerazione dell’immagine:

 

Gesù ha definito con molta chiarezza tre promesse:

 

“L’anima che venererà questa immagine, non perirà” (Q. I, p. 18): cioè ha promesso la salvezza eterna (naturalmente praticando il culto della divina misericordia come esposto sopra).

 

“Prometto pure già su questa terra (…) la vittoria sui nemici” (Q. I, p. 18): si tratta dei nemici della salvezza e del raggiungimento di grandi progressi sulla via della perfezione cristiana.

 

“Io stesso la difenderò come Mia propria gloria nell’ora della morte” (Q. I, p. 26): ha cioè promesso la grazia di una morte felice.

 

La generosità di Gesù non si limita a queste tre grazie particolari. Poiché‚ ha detto: “Porgo agli uomini il recipiente, col quale debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della misericordia” (Q. I, p. 141), non ha posto alcun limite ne al campo ne alla grandezza di queste grazie e dei benefici terreni, che ci si può aspettare, venerando con incrollabile fiducia l’immagine della Divina Misericordia.

 

Ricordiamo infine che la Festa della Divina Misericordia, quest’anno cadrà domenica 27 aprile.

 

 

Nel 2002 Giovanni Paolo II ha istituito la Festa della Divina Misericordia con annessa l’Indulgenza Plenaria.

 

 

22 febbraio: Cattedra di San Pietro

Cattedra di San Pietro
IdM-Buona giornata!
«Disse loro: “Voi chi dite che io sia?”. Rispose Simon Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. E Gesù: “Beato te, Simone figlio di Giona, perché ne’ la carne ne’ il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.” »

La festa della Cattedra di San Pietro, che si celebra il 22 di febbraio, vanta una tradizione molto antica, attestata a Roma fin dal secolo IV, con la quale si rende grazie a Dio per la missione affidata all’apostolo Pietro e ai suoi successori.

La “cattedra”, letteralmente, è il seggio fisso del Vescovo, posto nella chiesa madre di una Diocesi, che per questo viene detta “cattedrale, ed è il simbolo dell’autorità del Vescovo e, in particolare, del suo “magistero”, cioè dell’insegnamento evangelico che egli, in quanto successore degli Apostoli, è chiamato a custodire e trasmettere alla Comunità cristiana.

Quando il Vescovo prende possesso della Diocesi che il Papa gli affida, egli, portando la mitra e il bastone pastorale, si siede sulla cattedra. Da quella sede guiderà, quale maestro e pastore, il cammino dei fedeli, nella fede, nella speranza e nella carità.

Quale fu, dunque, la “cattedra” di san Pietro?

Egli, scelto da Cristo come “roccia” su cui edificare la Chiesa, iniziò il suo ministero a Gerusalemme, dopo l’Ascensione del Signore e la Pentecoste. La prima “sede” della Chiesa fu il Cenacolo.

Successivamente, la sede di Pietro divenne Antiochia, in Siria, a quei tempi terza metropoli dell’impero romano. Di quella città Pietro fu il primo vescovo. Da lì, si spostò a Roma, dove concluse con il martirio la sua corsa al servizio del Vangelo.

Per questo la sede di Roma, che aveva ricevuto il maggior onore, raccolse anche l’onere affidato da Cristo a Pietro di essere al servizio di tutte le Chiese particolari per l’edificazione e l’unità dell’intero Popolo di Dio. La sede di Roma venne così riconosciuta come quella del successore di Pietro, e la “cattedra” del suo vescovo rappresentò quella dell’Apostolo incaricato da Cristo di pascere tutto il suo gregge.

La cattedra del Vescovo di Roma rappresenta, pertanto, non solo il suo servizio alla comunità romana, ma la sua missione di guida dell’intero Popolo di Dio.

Nell’abside della Basilica di san Pietro si trova il monumento alla Cattedra dell’Apostolo, opera del Bernini, realizzata in forma di grande trono bronzeo, sorretto dalle statue di quattro Dottori della Chiesa, due d’occidente, sant’Agostino e sant’Ambrogio, e due d’oriente, san Giovanni Crisostomo e sant’Atanasio.

Preghiamo oggi per l’amato Papa Benedetto, successore del Beato Pietro, Vicario di Cristo. Preghiamo per il ministero che Iddio gli ha affidato, affinché sostenga sempre con la sua luce e la sua forza il Suo quotidiano servizio a tutta la Chiesa.

(Mons. Tommaso Stenico)

20 febbraio: Beata Giacinta Marto

 

 

Beata Giacinta Marto
IdM-Buona giornata!

BeataGiacintaMartoLa Beata Giacinta Marto (Aljustrel, 11 marzo 1910; † Lisbona, 20 febbraio 1920) è stata una veggente portoghese, una dei tre delle apparizioni di Fatima.

Il 13 maggio 1917, (quando aveva solo 7 anni), era a Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina di Fatima, in Portogallo, insieme al fratello maggiore Francisco e alla cugina Lucia dos Santos, a badare al gregge, quando apparve loro una “Signora”: la Madonna, che rivelò loro tre segreti, conosciuti come “Segreti di Fatima”.

Le apparizioni continuarono fino al 13 ottobre 1917, quando avvenne il Miracolo del sole.

Secondo quanto riferito da Lucia, all’epoca Giacinta era una bambina come tante altre: le piaceva giocare e ballare ed era un po’ permalosa.

Dopo l’incontro con la Madonna, però, la sua vita e le sue abitudini cambiarono: Giacinta pregava molto, fino a quando, il 23 dicembre 1918, venne colpita, assieme al fratello Francisco, dal terribile virus della spagnola.

Rispetto al fratello la malattia fu più lunga e dolorosa; venne anche ricoverata, inutilmente, all’ospedale di Lisbona, dove i medici tentarono di tutto per salvarla, ma la bambina morì ugualmente il 20 febbraio 1920.

Nel 1935 Suor Lucia scrisse circa sua cugina Giacinta:
«Ho speranza che il Signore, per la gloria della Santissima Vergine, le concederà l’aureola della santità. Lei era bambina solo negli anni. Per il resto, sapeva praticare le virtù e mostrare a Dio e alla Santissima Vergine il suo amore per la pratica del sacrificio… È ammirevole come avesse compreso lo spirito di preghiera e di sacrificio che la Madonna ci raccomandò…. Conservo di lei una grande stima di santità”. E aggiunse: “Giacinta fu, secondo me, quella a cui la Madonna comunicò una maggiore abbondanza di grazie, di conoscenza di Dio e della virtù… Aveva un portamento oltremodo serio, modesto e amabile, che sembrava tradurre la presenza di Dio in tutti i suoi atti, proprio da persona avanti negli anni e di grande virtù. »

«Morirò tutta sola»
Da: stpauls.it
“Esprimo la mia riconoscenza a Giacinta per i sacrifici per il Santo Padre, che aveva visto soffrire”
(Giovanni Paolo II).
La sera del 20 febbraio 1920, sola, come la Madonna le aveva annunciato, moriva la più piccola dei veggenti di Fatima, Giacinta Marto.Nel mese di febbraio ricorreva dunque l’anniversario della sua partenza per il Cielo e la Chiesa celebra la sua memoria da quando, il 13 maggio 2000, a Fatima, è stata proclamata Beata da Giovanni Paolo II insieme al fratello Francesco, anch’egli testimone e protagonista delle apparizioni di Fatima.Chi era la piccola Giacinta Marto? E come è possibile che una bambina di soli dieci anni – ne aveva sette al tempo delle apparizioni – possa aver scalato in così poco tempo la vetta della santità tanto da indurre la Chiesa a elevarla alla gloria degli altari?

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Aljustrel (Fatima), la casa natale di Giacinta e Francesco Marto (foto Del Canale).

«Io prometto…»

Giacinta conduceva le pecore al pascolo con suo fratello Francesco in uno sperduto villaggio del Portogallo, alla Cova da Iria. Non aveva ancora fatto la prima Comunione quando le apparve la “Bella Signora”, il 13 maggio 1917.

Entrambi i fratelli non erano particolarmente devoti. Lo conferma il modo piuttosto birichino che essi avevano di recitare il rosario: dicevano Padre nostro e poi subito infilavano le parole Ave Maria, una dietro l’altra, fino al Pater successivo. Così il rosario finiva in un baleno e loro potevano tornare, senza rimorsi, ai loro giochi.

Per primo apparve l’Angelo, insegnando loro una preghiera: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e ti amo! Ti domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non ti amano…». Per poi aggiungere: «Pregate così. I Cuori santissimi di Gesù e Maria sono attenti alle vostre suppliche».

In seguito ai bambini – con Giacinta e Francesco c’era anche la cugina di qualche anno più grande, Lucia dos Santos – apparve la Vergine il 13 maggio 1917, chiedendo preghiere e sacrifici per i peccatori, la consacrazione al suo Cuore immacolato, ed annunciando infine una «grande promessa».

In che cosa consiste questa grande promessa di Fatima?

«Io prometto – disse la Vergine – di assistere nell’ora della morte, con le grazie necessarie alla salvezza, coloro che nel primo sabato di cinque mesi consecutivi si confesseranno, riceveranno la Comunione, diranno una corona del rosario e mi faranno compagnia per un quarto d’ora meditando i misteri del rosario, con l’intenzione di offrirmi riparazione».

 

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La tomba di Giacinta nel Santuario-Basilica di Fatima (foto Giuliani).

Un dono totale

La consacrazione a Maria non deve essere un effimero entusiasmo, un fervore solo esteriore, ma un dono totale. Il dono di sé, nelle facoltà del corpo e dello spirito, a colei che è la cristifera, la soglia che ci introduce a Cristo, cuore del mistero trinitario. «Io prometto», dice la Vergine, e la sua non è una promessa alla maniera degli uomini, così facili a tirarsi indietro, così inclini al cambiamento. È una promessa che vale come salvacondotto per la vita eterna.

«Pregate molto»

Fin dal tempo delle prime apparizioni, Giacinta prese l’abitudine di dare la sua merenda ai poveri. Per saziare gli stimoli della fame si nutriva alla meglio con radici, ghiande, frutti selvatici. «Così si convertiranno più peccatori», diceva.

Sicura, per la promessa della Madre celeste, di dover lasciare presto la terra, Giacinta preferiva spesso saltare la scuola per fermarsi in chiesa a pregare.

Le sue giornate e quelle di Francesco erano puntellate di giaculatorie, atti d’amore a Gesù e Maria.

«Nella vicenda di questi due bambini – ha sottolineato Stefano De Fiores all’indomani della beatificazione dei fratelli Marto – c’è un piccolo trattato di antropologia cristiana. Chi è l’uomo? La tradizione illuminista lo vide una coscienza in grado di determinarsi. È una grande acquisizione. Ma ha rischiato di chiudere l’uomo su se stesso. Francesco e Giacinta, invece, vedono l’altro non come un estraneo, ma come qualcuno con cui solidarizzare fino al punto di assumersene il peso. È l’idea di un’antropologia relazionale, che in qualche modo è anche un riflesso della vita trinitaria».

Dopo le apparizioni, la piccola Marto cominciò a trascorrere lunghe ore in preghiera, specialmente nella recita del rosario, tanto raccomandato dalla Madonna. Le parole della Vergine si stamparono indelebilmente nel suo cuore, furono il faro di tutte le sue azioni. «Pregate, pregate molto e fate sacrifici per i peccatori. Badate che molte, molte anime vanno all’inferno perché non vi è chi preghi e si sacrifichi per loro. Siete disposti a offrirvi al Signore, pronti a fare sacrifici e ad accettare volentieri tutte le sofferenze che egli vorrà mandarvi, in riparazione di tanti peccati con i quali viene offesa la sua divina maestà, per ottenere la conversione dei peccatori e in riparazione delle offese fatte contro l’immacolato Cuore di Maria?».

 

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Cartolina postale raffigurante i tre pastorelli di Fatima.

«O mio Gesù…»

Giacinta praticava l’immolazione nascosta per salvare i peccatori, portando una corda stretta attorno al corpo e sopportando in spirito di penitenza ogni contrarietà. Alla fine della sua vita, gravemente ammalata, fu internata in un ospedale di Lisbona, dove morì da sola. «O mio Gesù – furono le sue parole – ora puoi convertire molti peccatori, perché questo sacrificio è molto grande…».

Modello di santità

«Alla scuola della Vergine, l’anima progredisce di più in una settimana che in un anno fuori della sua scuola!», sosteneva il grande devoto di Maria, Grignion di Montfort. Queste parole nella vita di Giacinta si sono realizzate alla lettera. La pedagogia squisitamente materna di Maria in pochi anni ha fatto sì che Giacinta giungesse alle vette della santità. Del resto, «Giacinta era bambina soltanto negli anni», aveva detto di lei la cugina Lucia.

Un procedimento lungo e complesso, con difficoltà quasi insormontabili, ha portato Giacinta – e il fratello Fracesco – sugli altari. Il processo canonico circa l’eroicità delle loro virtù ha contribuito ad accertare, contro la convinzione dominante in precedenza, che anche i bambini possono essere santi.

La loro causa di beatificazione, infatti, era rimasta bloccata per vari decenni perché, secondo la dottrina tradizionale, si richiedeva che l’esercizio eroico delle virtù cristiane (quelle teologali di fede, speranza e carità e quelle cardinali di prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) dovesse avvenire «per un periodo duraturo», il che escludeva dal prendere in considerazione dei fanciulli.

Nel 1981 il Dicastero per le cause dei santi dedicò un’assemblea allo studio di tale possibilità e la risposta da parte di teologi, giuristi, pedagoghi e psicologi fu affermativa. L’abolizione di quella restrizione, suffragata dai più moderni studi di psicologia infantile, ha così aperto la strada della santità canonica per i due fanciulli di Fatima e per altri che verranno dopo di loro.

La santità di Giacinta è stata nell’aver aderito pienamente al messaggio di Fatima. Quel messaggio era il Vangelo di Gesù predicato dalla Madonna. La piccola Marto, dunque, viene proposta come modello di santità non perché ha vissuto col fratellino Francesco l’esperienza di veggente della più importante apparizione mariana del ’900, ma, come ha efficacemente ribadito il postulatore della causa, il gesuita Paolo Molinari, «per come dei bambini hanno saputo sviluppare il loro spirito di fede nel Signore e mettere in pratica quello che la Madonna aveva loro detto: pregare il rosario e sacrificarsi per i peccatori».

Maria Di Lorenzo

PREGHIERA AI BEATI FRANCESCO E GIACINTA MARTO

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Nostra Signora di Fatima,
Tu che hai scelto Francesco e Giacinta,
due poveri e semplici pastorelli,
per annunciare al mondo
i desideri del tuo Cuore lmmacolato,
aiutaci ad accogliere il tuo messaggio di conversione,
perché liberati dal peccato
possiamo vivere una vita nuova.

 

 

Beati Francesco e Giacinta,
voi che foste capaci
di una preghiera intensa,
fate che il momento
della preghiera quotidiana
diventi per noi il cuore
di ogni nostra giornata.

 

 

Voi che, seppur bambini,
foste capaci di offrire grandi sacrifici
in dono alla Vergine Maria
per la salvezza dei peccatori,
aiutateci a non sprecare
le piccole croci quotidiane,
ma a renderle offerta preziosa e gradita a Dio
per la salvezza del mondo.
Nostra Signora di Fatima,
per intercessione dei Beati Pastorelli
Francesco e Giacinta,
veglia su tutti i bambini del mondo,
soprattutto quelli più poveri e abbandonati.
Fa’ che anche loro possano trovare,
nel tuo Cuore lmmacolato e materno,
rifugio e protezione.

 

 

Beati Francesco e Giacinta,
Pastorelli di Fatima,
pregate per noi!

 

17 febbraio: Santi Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria

Santi Sette Fondatori

dell’Ordine dei Servi di Maria

IdM-Buona giornata!

sec. XIII-XIV

servi di maria

 

Intorno al 1233, mentre Firenze era sconvolta da lotte fratricide, sette mercanti, membri di una compagnia laica di fedeli devoti della beata Vergine, legati tra loro dell’ideale evangelico della comunione fraterna e del servizio ai poveri, decisero di ritirarsi per far vita comune nella penitenza e nella contemplazione. Lasciate attività, case e beni ai poveri, verso il 1245 si ritirarono sul Monte Senario, nei pressi di Firenze, dove costruirono una piccola dimora e un oratorio dedicato a santa Maria. Molti si rivolgevano a loro per risolvere dubbi e angosce, tanto che essi decisero di dare inizio ad un Ordine dedicato alla Vergine, di cui si dissero Servi – l’Ordine dei Servi di Maria -, adottando la Regola di sant’Agostino. Nel 1888 Leone XIII canonizzò i sette primi Padri, sepolti, insieme, a Monte Senario. Si tratta di San Bonfiglio, guida del gruppo laico e poi priore della nascente comunità. San Bonagiunta, priore tra il 1256 e il 1257. San Manetto, artefice delle prime fondazioni in Francia. Sant’Amadio, anima del gruppo. San Sostegno e Sant’Uguccione, amici tra loro. Sant’Alessio, zio di santa Giuliana. (Avvenire)

Martirologio Romano: Santi sette fondatori dell’Ordine dei Servi di Maria: Bonfilio, Bartolomeo, Giovanni, Benedetto, Gerardino, Ricovero e Alessio. Prima mercanti a Firenze, di comune accordo, sul monte Senario, si consegnarono nelle mani della beata Maria, istituendo l’Ordine sotto la regola di sant’Agostino. Vengono commemorati insieme nel giorno in cui si tramanda che Alessio, il più longevo, sia morto centenario.

SAN BONFIGLIO
Padre e guida del gruppo laico e poi Priore della nascente comunità dei Servi di Maria.
Viene raffigurato con la colomba bianca che si posa
sulla sua spalla destra, per indicare quei doni dello Spirito Santo di cui ciascuno dei Sette era adornato, maggiormente manifestato in lui per il suo carisma di Padre del primo gruppo e della comunità poi. Morì, secondo la tradizione, il 1° gennaio 1262.

SAN BONAGIUNTA
Uomo austero verso se stesso, ma dolce, amabile e comprensivo verso il prossimo. Anch’egli ricoprì la carica di Priore Generale tra il 1256 e il 1257. Per la sua tenacia difesa della verità e della giustizia, cercarono di avvelenarlo, ma fu liberato da Dio. Morì il 31 agosto 1267.

SAN MANETTO
Anch’egli Priore Generale, fu uomo di grandi capacità organizzative e direttive, tanto che si attribuiscono a lui le prime fondazioni in terra di Francia. Fu lui ad accogliere Arrigo di Baldovino, primo di quella schiera di laici che si aggregò all’Ordine dei Servi. La tradizione pone il giorno della sua morte il 20 agosto 1268.

SANT’AMADIO
Possiamo dire che nel gruppo dei Sette egli era come la fiamma che dava calore a tutti con la sua grande carità che si alimentava dell’amore di Dio. Il suo nome, Ama-Dio, fu un vero presagio, segno della ricchezza della sua vita spirituale e di carità. Morì il 18 aprile 1266.

SAN SOSTEGNO E SANT’UGUCCIONE
Di questi due Santi si ricorda in particolare la loro amicizia, tanto che l’iconografia li rappresenta insieme, e la morte, avvenuta per ambedue lo stesso giorno e anno ( 3 maggio 1282) è come un segno e un sigillo di autenticità del cielo alla loro fraternità.
Nel gruppo dei Sette, essi rimangono dunque come simbolo di fraternità vissuta in comunione di vita e di intenti, ma anche come segno specifico di amicizia che, se vera e gratuita, da Dio è ispirata e reciprocamente aiuta a salire a Dio.

SANT’ALESSIO
Della famiglia dei Falconieri, zio di Santa Giuliana, esempio fulgido di umiltà e purezza. La sua vita fu una continua lode a Dio. Amava andare per la questua, impegnandosi specialmente a sostenere i suoi frati mandati a studiare alla Sorbona di Parigi. È morto all’età di 110 anni il 17 febbraio 1310.

Preghiera:



A voi veniamo, nostri Padri antichi, come figli, discepoli, amici, per apprendere da voi, immagini vive di Cristo, come si ami Dio sopra ogni cosa e per i fratelli si spenda la vita; come il perdono vinca l’offesa e con il bene si ricambi il male; come al bisognoso si tenda la mano, dell’afflitto si lenisca la pena, il cuore si apra all’amico; come insieme ricostruisca la casa, e nella dimora paterna si viva, un cuor solo e un’anima sola. Ci accompagni, Padri nostri, il vostro esempio di comunione fraterna e di servizio a santa Maria, e ci sostenga la vostra intercessione e la materna protezione di Nostra Signora, oggi e in ogni tempo della nostra vita. Amen.

14 febbraio: Pellevoisin, la “tutta misericordiosa”

Pellevoisin, la “tutta misericordiosa”

IdM-Buona giornata!

PellevoisinSiamo nel febbraio del 1876. A Pellevoisin, in Francia, una ragazza di circa 30 anni di nome Estelle Faguette sta morendo di tubercolosi e di peritonite. Il medico prevede per lei solo ancora poche ore di vita. Il settembre precedente, Estelle aveva scritto con carta e penna una lettera alla Madonna in cui le chiedeva la guarigione, e l’aveva fatta depositatare presso una grotta dedicata alla Vergine di Lourdes.
La sera del 14 febbraio, il diavolo improvvisamente irrompe nella sua stanza. Il demonio è orribile ed Estelle è molto spaventata. Ma contemporaneamente, compare nella stanza anche la Vergine Maria. Il diavolo, non appena la scorge, si ritira facendo un gran rumore, e la Santa Vergine si rivolge a lui dicendogli: Che cosa stai facendo qui? Non vedi che lei indossa i segni di Mio Figlio?. Al che il demonio scompare.
La Madonna si rivolge dolcemente ad Estelle e le dice:
Non aver paura, non c’è nulla da temere. Lo sai che sei mia figlia.” La Vergine prosegue a parlare: “Coraggio e pazienza, Mio Figlio si prende cura di te in modo speciale. Tu soffrirai ancora 5 giorni, in onore delle cinque piaghe di Mio Figlio. Sabato tu morirai o vivrai, tutto è nelle mani di Mio Figlio Gesù. Se Mio Figlio permetterà che tu viva, parlerai della mia gloria. Estelle risponde “come potrei farlo? Non sono nulla di speciale!” Improvvisamente Estelle vede apparire l’immagine di un ex-voto e quindi domanda alla Vergine “Dove dovrei farlo mettere? Alla Chiesa della Madonna delle Vittorie a Parigi o qui a Pellevoisin?” La Santa Vergine risponde La Chiesa delle Vittorie conosce già molti segni del mio potere, ma Pellevoisin non ne ha nessuno. La gente ha bisogno di essere stimolata. Coraggio, tieni fede alla tua promessa.
Quindi la Vergine scompare.

La notte del 15 febbraio il diavolo appare ancora. Allo stesso tempo appare la Santa Vergine, che rassicura Estelle non aver paura figlia mia. Sono qui per te. Mio Figlio ti mostra la Sua misericordia: ti lascerà vivere; sabato tu sarai sanata. Estelle afferma che preferirebbe morire. La Vergine allora le risponde con un sorriso Ingrata, se Mio Figlio ti dona la vita, è perché tu ne hai bisogno. Cos’altro di più prezioso della vita potrebbe donare alle persone? Non pensare che sarai priva di sofferenze. No! Soffrirai e non sarai priva di problemi. Questo è cio’ che la vita comporta. Hai commosso il Cuore di Mio Figlio con la tua rassegnazione e la tua pazienza. Non perdere questi frutti facendo delle scelte sbagliate. Non ho forse detto che se Lui ti concede di vivere, dovrai far conoscere la Mia gloria?

La Madonna le comparirà ancora altre volte. Queste sono alcune delle parole che ha rivolto ad Estelle:

(consolando la veggente che ripensa ai suoi peccati passati): Questo è tutto passato; con la tua rassegnazione hai pagato gli errori

Io sono tutta misericordiosa e Padrona di Mio Figlio. Le opere buone e le intense preghiere che mi hai offerto, hanno commosso il mio Cuore di madre, specialmente la lettera che mi scrivesti a settembre. Cio’ che mi ha colpito di più è stata la frase “guarda la povertà dei miei genitori, se non sarò più qui, presto dovranno elemosinare il cibo. Ricorda quanto hai sofferto quando tuo Figlio Gesù fu crocifisso”. Ho mostrato questa lettera a Mio Figlio. I tuoi genitori hanno bisogno di te. In futuro sii fedele a quest’opera. Non perdere le grazie che ti sono state date e fa’ conoscere la Mia gloria“.

La Madonna in un’altra apparizione le mostra l’ex voto, che reca la scritta: “Ho invocato Maria più forte della mia miseria. Ella mi ha ottenuto da Suo Figlio la mia completa guarigione”. Estelle domanda alla Vergine “devo iniziare a parlare della tua gloria immediatamente?” E la Madonna risponde prima chiedi il parere del tuo sacerdote“.

Se vuoi servirmi, sii semplice e le tue azioni corrispondano alle tue parole. Ci si può salvare in qualsiasi situazione; anche lì dove sei puoi fare molto bene e celebrare la mia gloria

Mi addolora tantissimo vedere che la gente non ha rispetto per mio Figlio nella santa Eucarestia e il modo in cui pregano mentre la loro mente pensa ad altre cose. Dico questo a coloro che fingono di essere devoti.

Sono venuta per la conversione dei peccatori.

Io raccomando la pace, non solo per te, ma per la Chiesa e per la Francia.

Io scelgo i piccoli e i deboli.”

Vai avanti, Mio Figlio ha guadagnato anime che sono diventate più profondamente devote. Il Cuore del mio Figlio mi ama tanto che non può rifiutare nulla alle mie domande. Per me, toccherà e addolcirà i cuori più duri

I tesori di Mio Figlio sono da lungo tempo spalancati, se soltanto pregassero

Estelle Faguette è morta all’età di 86 anni, e riposa nel cimitero di Pellevoisin. Sulla sua tomba, solo due parole: “Siate semplici”.

La sua guarigione è stata ufficialmente dichiarata miracolosa nel 1883 da Monsignor Paul Vignancour, arcivescovo di Bourges.

Preghiera

Madre misericordiosa

eccoci ancora qui ai Tuoi piedi

non rifiutare di ascoltarci,

non dimenticarti che noi siamo tuoi figli e che ti amiamo.

Dal tuo Divin Figlio e per la Sua gloria, concedici le grazie che ti domandiamo.

Ricordati di cio’ che hai sofferto la notte in cui nacque il Salvatore,

quando andasti porta dopo porta a cercare un riparo.

Ricordati di cio’ che hai sofferto quando Gesù fu steso sulla croce.

Confidiamo in Te, Madre di misericordia.

Prendi sotto la Tua protezione tutti i nostri cari.

Noi o Vergine Maria ti promettiamo di imitare la tua obbedienza e le tue virtù

così che un giorno, nell’eternità, potremo con te possedere Gesù. Amen