Archivi

15 Agosto – Solennità dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo

15 Agosto – Solennità dell’Assunzione di Maria Vergine in Cielo

IdM-Buona giornata!

Carissimi, oggi la chiesa festeggia l’Assunzione in Cielo, anima e corpo, della Nostra Mamma Celeste. In questo giorno di grazia, invochiamo l’intercessione della Vergine Maria affinchè anche noi possiamo vivere ogni giorno con gli stessi sentimenti che sono stati Suoi e come Lei anche noi possiamo un giorno essere “assunti” in Cielo e gioire con Lei per l’eternità.
Innamorati di Maria

O Dio,
che volgendo lo sguardo all’umiltà della Vergine Maria
l’hai innalzata alla sublime dignità di madre
del Tuo unico Figlio fatto uomo
e l’hai coronata di gloria incomparabile,
fa’ che,
in
seriti nel mistero di salvezza,
anche noi possiamo per sua intercessione
giungere fino a te
nella gloria del cielo.
Amen.

Novena a Nostra Signora di Knock Regina d’Irlanda – dal 14 al 22 Agosto

NOVENA A NOSTRA SIGNORA DI KNOCK
REGINA D’IRLANDA

IdM-Buona giornata!

knock irlanda3

Carissimi amici,

anche la storia di questa apparizione ci aiuta a considerare con riconoscenza come la Madre di Dio, perennemente china sui Suoi figli, abbia sempre avuto una parte attiva e determinante nel corso della storia.

Knock è un paesino della contea di Mayo, diventato famoso in tutta l’isola, e non solo, perché nel 1879 si è verificata un’apparizione della Madonna. La Vergine non disse nulla: aveva alla sua destra S. Giuseppe, alla sinistra S. Giovanni evangelista e, non lontano da loro, si poteva vedere un altare sormontato da una croce. Davanti alla croce si trovava un agnello, circondato di angeli e luci dorate. Questa visione è piuttosto particolare, rappresentando nientemeno che la Santa Messa, così come appare agli occhi di Dio! La croce ci ricorda che in ogni Messa è presente il sacrificio di Gesù nel Calvario, perciò, ogni volta che partecipiamo alla Messa abbiamo il privilegio di essere presenti, con lo spirito, al Calvario. Forse molte persone, fra quelle che non vanno a Messa o hanno smesso di farlo, non sanno questo o non l’hanno mai capito…

L’apparizione di Knock è stata riconosciuta dalla Chiesa, tant’è vero che Giovanni Paolo II visitò il santuario nel 1979, durante il suo centenario.

NOVENA a NOSTRA SIGNORA di KNOCK

dal 14 al 22 agosto

(se possibile andare a messa e/o fare un pellegrinaggio nella propria zona)

knock irlanda2

—————————————————————–

PREGHIERA A CRISTO RE

O GESU’, IO TI ONORO, TU SEI IL MIO RE E IL RE DI TUTTO L’UNIVERSO.
TUTTO Ciò CHE SONO E TUTTO Ciò CHE HO VENGONO DA TE.
AIUTAMI AD ESSERE SEMPRE FEDELE E SINCERO VERSO DI TE.
FA’ CHE IO NON TI TRADISCA MAI, NEMMENO CON IL Più PICCOLO PECCATO.
DAMMI IN OGNI MOMENTO LA FORZA DI PARLARE IN TUA DIFESA E IN DIFESA DELLA TUA CHIESA.
POSSA LA PACE DEL TUO REGNO REGNARE SEMPRE NEI CUORI DI TUTTE LE GENTI.
O GESU’, VOGLIO CHE TU SIA RE DEL MIO CUORE, DELLA MIA ANIMA E DI TUTTO Ciò CHE HO, E CHE MARIA SIA LA MIA REGINA.
AMEN.
PREGHIERA A N. S. DI KNOCK
NOSTRA SIGNORA DI KNOCK, REGINA D’IRLANDA, TU HAI DATO SPERANZA ALLA TUA GENTE IN UN PERIODO DI MISERIA E L’HAI CONFORTATA NELLA SVENTURA.
TU HAI ISPIRATO TANTISSIMI PELLEGRINI A PREGARE CON FIDUCIA IL TUO FIGLIOLO, RICORDANDO LA SUA PROMESSA: “CHIEDETE E VI SARA’ DATO, CERCATE E TROVERETE”.
AIUTAMI A RICORDARE CHE SIAMO TUTTI PELLEGRINI SULLA STRADA VERSO IL CIELO.
RIEMPIMI DI AMORE E DI ATTENZIONI VERSO I MIEI FRATELLI E SORELLE IN CRISTO, SPECIALMENTE QUELLI CHE VIVONO ACCANTO A ME.
CONFORTAMI QUANDO SONO MALATO, MI SENTO SOLO O DEPRESSO.
INSEGNAMI COME PRENDERE PARTE CON SEMPRE Più RISPETTO ALLA S. MESSA.
PREGA PER ME ORA, E NELL’ORA DELLA MIA MORTE.
AMEN.
NOSTRA SIGNORA DI KNOCK PREGA PER NOI.
PREGHIERA PER LA PACE
PADRE DEL CIELO, TUO FIGLIO GESù CRISTO, PRINCIPE DELLA PACE,
MORì SULLA CROCE VITTIMA DELLA VIOLENZA.
NOI PREGHIAMO AFFINCHE’ LA PACE VENGA SU TUTTO IL MONDO.
LA NOSTRA SPERANZA PER LA PACE RIPOSA COMPLETAMENTE IN TE.
PREGHIAMO AFFINCHE’ TUTTE LE VITTIME DELLA VIOLENZA POSSANO GODERE DI ETERNA PACE.
PREGHIAMO PER COLORO CHE SONO STATI FERITI NEL CORPO, NELL’ANIMA E NELLO SPIRITO, AFFINCHE’ VENGANO GUARITI.
PREGHIAMO PER COLORO CHE PERPETRANO LA VIOLENZA AFFINCHE’ POSSANO ABBANDONARLA.
PREGHIAMO PER LA RICONCILIAZIONE DI TUTTE LE GENTI.
AMEN.
.

14 agosto: San Massimiliano Kolbe

 

San Massimiliano Kolbe
IdM-Buona giornata!

Nel giorno della memoria, vogliamo ricordare il sacrificio San Massimiliano Kolbe.

AUSCHWITZ – ESTATE 1941
s.massimiliano kolbe2“Stavamo lavorando fuori dal campo con la ghiaia quando improvvisamente, verso le tre del pomeriggio, le sirene cominciarono ad ululare. Era un segno orribile. Significava che c’era stata una fuga. Immediatamente le sentinelle tedesche sollevarono i fucili, ci contarono, ed iniziarono un controllo rigorosissimo. Oltre a sorvegliare ogni nostro movimento, le guardie stavano all’erta per trovare il fuggitivo che, per quanto ne sapessero, poteva essersi nascosto in un campo, un albero, un pavimento, un veicolo, oppure in altri mille posti.
(…) Tuttavia, i nostri pensieri non erano rivolti a lui, ma a noi stessi, visto che per ogni evaso del nostro blocco, dieci o venti di noi sarebbero stati uccisi per rappresaglia. Quindi pregai, e sono certo che tutti gli altri fecero lo stesso,: “Per favore, fa’ che lui non sia del mio blocco, fa che sia del blocco 3 o del blocco 8, ma non del blocco 14″. Ma quando tornammo al campo, capimmo che ci attendeva il peggio… il prigioniero mancante apparteneva al blocco 14.”
(Testimonianza di Francis Mleczko, ex deportato)”Rimanemmo al sole sull’attenti – bollendo – dal mattino fino al tardo pomeriggio, con un unico intervallo a mezzogiorno, quando ci fu distribuita la nostra razione di zuppa. Molti si accasciarono, e vennero lasciati giacere ovunque cadessero.
Dopo il lavoro, l’intero campo rimase sulll’attenti finchè gli fu permesso di andare a dormire. Nessuno ebbe da mangiare. Ma il mattino seguente, dopo aver ricevuto soltanto caffè, affrontammo un altro duro giorno di lavoro – tranne il blocco 14, a cui apparteneva il prigioniero mancante. Loro furono di nuovo messi sull’attenti, in pieno sole, per tutto il giorno.”
(Testimonianza di Ladislaus Swies, ex deportato)”Questa selezione avvenne verso la fine di luglio o l’inizio di agosto del 1941. Penso che fosse domenica, ma noi non tenevamo conto delle date. Però ricordo che stava suonando l’orchestra. I musicisti erano autorizzati, anzi incoraggiati, a portare i loro strumenti nel campo ed esercitarsi. Di domenica c’erano i loro concerti, i tedeschi amavano la loro musica. Era l’unica cosa di valore che trovassero in noi.”
(Testimonianza di Ted Wojtkowski, ex deportato)”L’ EVASO NON E’ STATO TROVATO.
COME RAPPRESAGLIA PER LA FUGA DEL VOSTRO COMPAGNO,
DIECI DI VOI MORIRANNO DI FAME.
. . . LA PROSSIMA VOLTA, SARANNO VENTI “”Mi trovavo all’incirca nella quinta o sesta fila di dietro ed ero il quinto o sesto uomo dall’estremità da cui cominciò Fritsch. Mentre si avvicinava sempre di più, il mio cuore pulsava velocemente. “Fa’ che mi superi, fa’ che mi superi, oh passa, passa…”. Stavo pregando.
Ma no. Lui si fermò proprio davanti a me. I suoi occhi mi esaminarono dalla testa ai piedi, e poi di nuovo. Un secondo esame completo dall’alto verso il basso.
Vidi il segretario preparare la matita per scrivere il mio numero.
Poi Fritsch mi ordina in Polacco, “Apri la bocca.” La apro. Lui guarda. Passa oltre. Io respiro di nuovo.”
(Francis Mleczko)
“Mi sembrò che quell’occhiata non finisse mai e che fra un momento sarei stato chiamato…
Ma no.
Mi sorpassarono e scelsero qualcun altro.
Cominciai a tremare per il sollievo…”
(Mieczyslaus Koscielniak)
“Sto pensando di aver avuto fortuna. Poi improvvisamente lui indica me in fondo alla fila e chiama:”Tu !”. Il terrore mi congela e non riesco a muovermi. Visto che non faccio un passo avanti, il mio vicino pensa che Fritsch stia chiamando lui. Insicuro, mette un piede leggermente in fuori… “Non tu, dummkopf (porco polacco)”, ringhia Fritsch, ed indica me di nuovo. Poi improvvisamente, in una frazione di secondo, cambia idea e, mentre il mio vicino comincia a indietreggiare, gli ordina di venire avanti e prende lui invece di me… Rimango paralizzato…”
(Ted Wojtkowski)
“Dopo la scelta dei dieci prigionieri, padre Massimiliano uscì dalla fila e, togliendosi il berretto, si mise sull’attenti dinanzi al Comandante.
Egli, sorpreso, rivolgendosi a padre Massimiliano, disse: “Che vuole questo porco polacco?”.
Padre Massimiliano, puntando il dito verso Francesco Gajowniczek, già prescelto per la morte, rispose: “Sono un sacerdote cattolico polacco; sono anziano (aveva 47 anni), voglio prendere il suo posto, perchè egli ha moglie e figli”.
Pare incredibile che il Comandante Fritsch abbia tolto dal gruppo dei condannati il Gajowniczek ed abbia accettata l’offerta di padre Kolbe, e che non abbia piuttosto condannati tutti e due al bunker della fame.
Con un mostro come quello, ciò sarebbe stato possibile.”
(Francis Wlodarski)
“Eravamo così stupiti da essere incapaci, almeno in quel momento, di reagire o di afferrare ciò che era successo… Tutto ciò che potevamo fare era rallegrarci dentro di noi per il fatto di non essere fra i condannati. Grazie a Dio non sono stato scelto io, ma qualcun altro! Per quanto sembri un atteggiamento insensibile, questa fu la nostra prima reazione umana.”
(Mieczyslaus Koscielniak)”CONOBBI PERSONALMENTE PADRE KOLBE SOLTANTO NELL’ESTATE DEL 1941, IL GIORNO CHE OFFRI’ LA SUA VITA PER ME”
Il Lagerfuhrer Fritsch, comandante del campo, circondato dalle guardie, si avvicinò e cominciò a scegliere nelle file dieci prigionieri per mandarli a morte. Indicò col dito anche me. Uscii fuori dalla fila e mi sfuggì un grido: avrei desiderato rivedere ancora i miei figli ! Dopo un istante, uscì dalla fila un prigioniero, offrendo se stesso in mia vece.
Potei solo cercare di esprimere con gli occhi la mia gratitudine. Ero sbalordito ed afferravo a malapena quello che stava accadendo. L’immensità di tutto ciò: io, il condannato, avrei continuato a vivere e qualcun altro offriva volentieri e spontaneamente la sua vita per me… un estraneo. E’ sogno o realtà?”
(Francis Gajowniczek )”Sentii la sua influenza con assai maggior forza, dopo l’avvenimento che aveva scosso il campo, cioè quando egli offrì la propria vita per un altro prigioniero. La notizia dell’episodio si diffuse nel campo intero la notte stessa.
Sono profondamente convinto che il comandante del campo permise che il prigioniero da lui scelto venisse sostituito da padre Kolbe, soltanto perchè padre Kolbe era un sacerdote. Egli gli aveva chiesto chiaramente:”Chi sei?”.
E, ottenuta la risposta, aveva ripetuto al suo compagno: “E’ un Pfaffe (un pretonzolo)”. E fu soltanto allora, che il comandante Fritsch disse: “Accetto”.
Tale convinzione me la sono formata subito, nel campo, quando mi venne riferito lo svolgersi dell’accaduto.
Il sacrificio di padre Kolbe provocò una grande impressione nelle menti dei prigionieri, poichè nel campo non si riscontravano quasi mai manifestazioni di amore verso il prossimo. Un prigioniero si rifiutava di dare ad un altro un pezzo di pane… ed ora era successo che qualcuno aveva offerto la propria vita per un altro prigioniero a lui sconosciuto”.
Tutti i superstiti di Auschwitz testimoniano all’unanimità che, da allora, il campo divenne un luogo un pò meno infernale.”
(Joseph Stemler )s.massimiliano kolbeIL BLOCCO 13: IL BUNKER DELLA FAME

“Le dieci vittime passarono davanti a me e vidi che Padre Kolbe barcollava sotto il peso di uno degli altri, sorreggendolo, poichè costui non riusciva a camminare con le proprie forze.” (Ladislaus Swies)

“Il blocco numero 13, era situato nella parte destra del campo, circondato da un muro alto sei metri. Nel sotterraneo (bunker) v’erano delle celle. Ad una di queste celle condussero i dieci prigionieri del blocco n°14.
Chiudendo, le guardie gridarono sghignazzando: «Vi seccherete come tulipani». Da quel giorno, gli infelici non ebbero alcun cibo. Ogni giorno le guardie, facendo le visite di controllo, ordinavano di portare via i cadaveri di coloro che erano morti nel corso della notte.
Nei momenti di assenza delle guardie, scendevo nel sotterraneo per conversare e consolare i compagni. Le calde preghiere e gli inni alla ss. Vergine si diffondevano per tutto il sotterraneo. Mi sembrava di essere in chiesa: padre Massimiliano Kolbe incominciava, e tutti gli altri rispondevano. Qualche volta erano così immersi nella preghiera, che non si accorgevano della venuta delle guardie per la solita visita. Finalmente, alle grida di queste, le voci si spegnevano.
Quale martirio abbiano dovuto sostenere i prigionieri condannati ad una morte così atroce, lo attesti il fatto che i secchi (latrine) erano sempre vuoti e asciutti, dal che conviene arguire che i disgraziati bevevano, per la sete, la propria orina.
Siccome i prigionieri erano già molto indeboliti, ormai le preghiere si recitavano solo sotto voce. Ad ogni ispezione, mentre già quasi tutti giacevano sul pavimento, si vedeva padre Kolbe in piedi o in ginocchio in mezzo a loro: con sguardo sereno fissava coloro che entravano.”

Così trascorsero due settimane. I prigionieri erano morti l’uno dopo l’altro, e, dopo tre settimane, ne erano rimasti ancora solo 4, tra cui anche padre Kolbe.

Alle autorità sembrava che la cosa si protraesse troppo a lungo: la cella era necessaria per altre vittime.
Perciò, il 14 agosto 1941, condussero nel bunker il criminale tedesco Boch, dell’ospedale, che fece a tutti delle iniezioni endovenose di acido fenico nel braccio sinistro.

Vidi padre Kolbe, con la preghiera sulle labbra, porgere da sè il braccio al carnefice.
Non riuscii a sopportarlo.
Con il pretesto di dover lavorare in ufficio, andai fuori. Appena uscirono le SS ed il carnefice, ritornai nella cella.
Vi trovai Padre Massimiliano Kolbe seduto, appoggiato al muro, con gli occhi aperti e la testa china verso un lato.
Il suo viso, sereno e puro, era raggiante.”
(Bruno Borgowiec)

s.massimiliano maria kolbe
FESTA DELL’ASSUNZIONE
15 AGOSTO 1941

il corpo di padre Kolbe
fu bruciato nel forno crematorio
e le sue ceneri
furono sparse al vento.

Il miracolo Eucaristico di Santa Chiara d’Assisi

Il miracolo Eucaristico di Santa Chiara d’Assisi

Molti sono i miracoli operati da Santa Chiara d’Assisi, tra questi il più famoso è senz’altro quello avvenuto nel 1240


(Santa Chiara d’Assisi)

Era un venerdì di Settembre e un gruppo di soldati saraceni era penetrato nel chiostro del convento di San Damiano, le suore impaurite erano corse da Chiara per chiederle aiuto. A quel tempo la Santa era malata, ma nonostante tutto si fece accompagnare alla porta, laddove erano i nemici. Era preceduta da una cassetta d’argento racchiusa nell’avorio dentro la quale vi era custodito il S.S. Sacramento, il corpo di Cristo.


(Santa Chiara scaccia i saraceni)

Tommaso da Celano nella sua “Leggenda di Santa Chiara Vergine” riporta le parole che ella disse a Gesù in quel momento:

“Ecco, o mio Signore, vuoi tu forse consegnare nelle mani dei pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore? Proteggi, ti prego, Signore, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare”.

Subito una voce, come di bimbo, risuonò alle sue orecchie dal Tabernacolo:“Io vi custodirò sempre!”.

Allora la vergine, con il volto bagnato di lacrime, rassicurò le sorelle:

“Vi do garanzia, figlie, che nulla soffrirete di male; soltanto abbiate fede in Cristo!”.

Fu a questo punto che i famigerati nemici presi da grande spavento, abbandonarono in tutta fretta i muri del convento.

http://guide.supereva.it/cristiani/interventi/2010/12/il-miracolo-eucaristico-di-santa-chiara-dassisi

11 agosto: Santa Chiara d’Assisi Vergine

Santa Chiara d’Assisi Vergine

IdM-Buona giornata!

s.chiara
Assisi, 1193/1194 – Assisi, 11 agosto 1253
Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca famiglia degli Offreducci, ha appena dodici anni quando Francesco d’Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall’esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni dopo (la sera delle Palme) fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S. Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre tenta invano di persuaderla a ritornare a casa.
Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui fonda l’Ordine femminile delle «povere recluse» (chiamate in seguito Clarisse) di cui è nominata badessa, anche se sarà faticoso farle accettare l’incarico.
A San Damiano Chiara viene raggiunta dalla sorella Agnese; poi dall’altra, Beatrice, e da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina. Dopo alcuni anni andrà con lei anche sua madre, Ortolana. Chiara però non è fuggita per entrare in una comunità nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dall’esempio di Francesco, la ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei frati minori, immerse nella preghiera per sé e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti. Chiamate popolarmente “Damianite” e da Francesco “Povere Dame”, saranno poi per sempre note come “Clarisse”.
Sempre a San Damiano Francesco le detta una prima Regola fondata sulla povertà. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il «privilegio della povertà», poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Per aver contemplato, in una Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a Santa Maria degli Angeli, è scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva il convento dai Saraceni nel 1243.
Patronato: Televisione
Etimologia: Chiara = trasparente, illustre, dal latino
Emblema: Giglio, Ostia
Martirologio Romano: Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore dell´Ordine dei Minori, seguì san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca di opere di carità e di pietà; insigne amante della povertà, da essa mai, neppure nell´estrema indigenza e infermità, permise di essere separata.
Austerità sempre: questo il filo conduttore della vita di Chiara. Però “non abbiamo un corpo di bronzo, né la nostra è la robustezza del granito”. Così dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia, severa badessa di un monastero ispirato all´ideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: “Ti supplico di moderarti con saggia discrezione nell´austerità quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata”. Agnese dovrebbe vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche più umili e sgradevoli, senza perdere il sorriso e senza farlo perdere. A soli due anni dalla morte, papa Alessandro IV la proclama santa.
Chiara si distinse per il culto verso l’Eucarestia. Per due volte Assisi venne minacciata dall’esercito dell’imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni. Chiara, in quel tempo malata, fu portata alle mura della città con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: l’esercito, a quella vista, si dette alla fuga.
liberamente tratto da: www.santiebeati.it
dagli scritti
BENEDIZIONE (di Santa Chiara)

[2854] Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Cfr. Mt 28,19). Amen.
II Signore vi benedica e vi custodisca.
Mostri a voi la sua faccia e vi usi misericordia.
Rivolga a voi il suo volto e vi doni la sua pace (Cfr. Nm 6,24-26); a voi, sorelle e figlie mie, e a tutte coloro che verranno dopo di voi e rimarranno in questa nostra comunità e alle altre tutte, che in tutto l’Ordine persevereranno sino alla fine in questa santa povertà.
[2855] Io, Chiara, serva di Cristo, pianticella del santo padre nostro Francesco, sorella e madre vostra e delle altre Sorelle Povere, benché indegna, prego il Signore nostro Gesù Cristo per la sua misericordia e per l’intercessione della sua santissima madre Maria, del beato arcangelo Michele e di tutti i santi Angeli di Dio, [del beato padre nostro Francesco] e di tutti i santi e le sante di Dio, perché lo stesso Padre celeste vi doni e vi confermi questa santissima benedizione in cielo e in terra (Cfr. Gen 27,28): in terra, moltiplicandovi, con la sua grazia e le sue virtù, fra i suoi servi e le sue serve nella Chiesa militante; in cielo, esaltandovi e glorificandovi nella Chiesa trionfante fra i suoi santi e sante.
[2856] Vi benedico in vita mia e dopo la mia morte, come posso e più di quanto posso, con tutte le benedizioni, con le quali lo stesso Padre delle misericordie benedisse e benedirà in cielo (Cfr. 2Cor 1,3 e Ef 1,3) e in terra i suoi figli e le sue figlie spirituali, e con le quali ciascun padre e madre spirituale benedisse e benedirà i suoi figli e le sue figlie spirituali. Amen.
[2857] Siate sempre amanti di Dio e delle anime vostre e di tutte le vostre sorelle, e siate sempre sollecite di osservare quanto avete promesso al Signore.
[2858] Il Signore sia sempre con voi, ed Egli faccia che voi siate sempre con Lui. Amen.

PREGHIERA A SANTA CHIARA

O ammirabile Santa Chiara,
per quello spirito di penitenza che Vi indusse
a far Vostra particolare delizia
il digiuno più severo,
la povertà più rigorosa,
le mortificazioni più penose,
la privazione di tutti i beni,
la sofferenza di tutti i mali,
per consacrarVi intieramente
all’amore di Gesù Cristo
nell’Ordine da Voi Istituito,
dietro la direzione
del Vostro serafico Padre S. Francesco,
di cui vestiste così bene lo spirito
nell’abbracciarne l’abito e la regola,
impetrate a noi tutti
la grazia di preferire sempre
l’umiliazione alla gloria,
la povertà alle ricchezze,
la mortificazione ai piaceri,
al fine di essere non solo di nome,
ma anche di fatto,
fedeli discepoli di Gesù Cristo.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

9 agosto: Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)

Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)
IdM-Buona giornata!
“Non è l’attività umana che salva, ma la Passione di Cristo: partecipare ad essa: ecco la mia aspirazione!”

e.stein1

Edith Stein nasce a Breslavia, capitale della Slesia prussiana, il 12 ottobre 1891, da una famiglia ebrea di ceppo tedesco. Allevata nei valori della religione israelitica, a 14 anni abbandona la fede dei padri divenendo atea. Ha fama di brillante filosofa. Nel 1921 si converte al cattolicesimo, ricevendo il Battesimo nel 1922. Insegna per otto anni a Speyer (dal 1923 al 1931). Nel 1932 viene chiamata a insegnare all’Istituto pedagogico di Münster, in Westfalia, ma la sua attività viene sospesa dopo circa un anno a causa delle leggi razziali. Nel 1933, assecondando un desiderio lungamente accarezzato, entra come postulante al Carmelo di Colonia. Assume il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Il 2 agosto 1942 viene prelevata dalla Gestapo e deportata nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau dove il 9 agosto muore nella camera a gas. Nel 1987 viene proclamata Beata, è canonizzata da Giovanni Paolo II l’11 ottobre 1998. Nel 1999 viene dichiarata, con S. Brigida di Svezia e S. Caterina da Siena, Compatrona dell’Europa.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, la sua vicenda è balzata via via all’attenzione della comunità internazionale, rivelando la sua grande statura, non solo filosofica ma anche religiosa, e il suo originale cammino di santità: era stata una filosofa della scuola fenomenologica di Husserl, una femminista ante litteram, teologa e mistica, autrice di opere di profonda spiritualità, ebrea e agnostica, monaca e martire.

La sua santità non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima consacrata, suscitatrice e plasmatrice dei più grandi santi nella storia della Chiesa. Beatificata nel maggio del 1987 e dichiarata santa in ottobre, entrambi mesi di Maria: si è trattato soltanto di una felice quanto fortuita coincidenza?

C’è in realtà un “filo mariano” che si dipana in tutta l’esperienza umana e spirituale di questa martire carmelitana. Per Edith il 1917 è l’anno chiave del suo processo di conversione. L’anno del passo lento di Dio. Mentre lei, ebrea agnostica e intellettuale in crisi, brancola nel buio, non risolvendosi ancora a “decidere per Dio”, a molti chilometri dall’università di Friburgo dov’è assistente alla cattedra di Husserl, nella Città Eterna, il francescano polacco Massimiliano Kolbe con un manipolo di confratelli fondava la Milizia dell’Immacolata, un movimento spirituale che nel suo forte impulso missionario, sotto il vessillo di Maria, avrebbe raggiunto negli anni a venire il mondo intero per consacrare all’Immacolata il maggior numero possibile di anime. Quello stesso 1917 è pure l’anno delle apparizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima. Un filo mariano intreccia misteriosamente le vite dei singoli esseri umani stendendo la sua trama segreta sul mondo.

Decisiva per la conversione della Stein al cattolicesimo fu la vita di santa Teresa d’Avila. Era già notte inoltrata, ma lei non riusciva a dormire. Racconta: “Presi casualmente un libro dalla biblioteca; portava il titolo “Vita di santa Teresa narrata da lei stessa”. Cominciai a leggere e non potei più lasciarlo finché non ebbi finito. Quando lo richiusi, mi dissi: questa è la verità“. Aveva cercato a lungo la verità e l’aveva trovata nel mistero della Croce; aveva scoperto che la verità non è un’idea, un concetto, ma una persona, anzi la Persona per eccellenza.

“La Croce non è fine a se stessa … E’ il simbolo trionfale con cui Egli – il Cristo – batte alla porta del cielo e la spalanca. Allora ne erompono i fiotti della luce divina, sommergendo tutti quelli che marciano al seguito del Crocifisso. … Molti nostri contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente è più eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è una lezione d’amore. L’amore rende fecondo il dolore e il dolore approfondisce l’amore”.

Cose.stein2ì la giovane filosofa ebrea, la brillante assistente di Husserl, nel gennaio del 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa cattolica. Il 21 aprile 1938 suor Teresa Benedetta della Croce emette la professione perpetua. In Germania, nel frattempo, era già cominciata la caccia aperta al giudeo. La presenza di Edith al Carmelo di Colonia rappresenta un pericolo per l’intera comunità: nei libri della famigerata polizia hitleriana, infatti, suor Teresa Benedetta è registrata come “non ariana“. Le sue superiori decidono allora di farla espatriare in Olanda, a Echt, dove le carmelitane hanno un convento.

L’anno 1942 segnò l’inizio delle deportazionidi massa verso l’est, attuate in modo sistematico per dare compimento a quella che era stata definita come la “soluzione finale” del problema ebraico. Il pomeriggio del 2 agosto due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare suor Stein insieme alla sorella Rosa. Destinazione: il campo di smistamento di Westerbork, nel nord dell’Olanda. Da qui, il 7 agosto venne trasferita con altri prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau. Il 9 agosto, con gli altri deportati, fra cui anche la sorella Rosa, varcò la soglia della camera a gas, suggellando la propria vita col martirio: non aveva ancora compiuto cinquantuno anni.

Scrive una sua alunna: “Restava ore e ore davanti al tabernacolo tutta assorta in Dio. Il suo modo di pregare toccava le anime, più dei più bei discorsi…

Una giovane professoressa ricorda: “La sua sola presenza era un invito all’ascesa… ci trascinava al suo seguito senza troppe parole, unicamente con l’irradiare del suo cuore puro, nobile e offerto.

Le sue ex-allieve testimoniano: “Non ci parlava affatto di religione: tuttavia sentivamo che viveva la propria fede; al vederla pregare in cappella ci sembrava di accostarci alla presenza del mistero di Dio in un’anima …. Per il minimo servigio manifestava una gratitudine traboccante… eppure lei, a qualsiasi ora era disponibile, pronta a riceverci e a interrompere i suoi lavori filosofici più esigenti … Lenta nel giudicare aveva una pazienza immensa per conoscerci, per andare aldilà delle apparenze”.

Sulla Madre del Signore, Edith Stein ci ha lasciato pagine di grande bellezza spirituale, che meritano di essere conosciute e meditate.
Per Lei, nei giorni concitati dopo la sua fuga in Olanda, in attesa di conoscere gli eventi e nella più totale precarietà di vita, aveva composto una poesia che le era sgorgata dal cuore:

Madre mia, amatissima,
a te il Signore ha affidato i misteri del Regno,
sei madre del suo mistico corpo.
Il tuo sguardo abbraccia tutti i tempi,
tu conosci ogni membro
e i suoi compiti mentre lo guidi.

Ti ringrazio d’avermi chiamata
ancor prima di sapere che da te
viene la vocazione religiosa.

Che cosa sarà di me? Non lo so.
Ma considero una grazia grande
e non meritata d’avermi eletta
a essere tuo strumento.

Vorrei abbandonarmi, docilmente,
nelle tue mani, come attrezzo obbediente.
Confido in te.
Sei tu che renderai utile l’ottuso strumento.

Salva

8 agosto: San Domenico di Guzman

San Domenico di Guzman
Sacerdote e fondatore dell’Ordine Predicatori
IdM-Buona Giornata!

s.domenicoBurgos, 1170? – Bologna, 6 agosto 1221

Nasce nel 1170 a Caleruega, un villaggio montano della Vecchia Castiglia (Spagna) da Felice di Gusmán e da Giovanna d’Aza.
Suo tratto distintivo fin da giovane: carità e povertà.
Convinto che fosse necessario riportare il clero all’austerità di vita che era alla base dell’eresia degli Albigesi e dei Valdesi, fondò a Tolosa l’Ordine dei Frati Predicatori che, nato sulla Regola agostiniana, divenne qualcosa di totalmente nuovo, basato su predicazione itinerante, mendicità (per la prima volta legata ad un ordine clericale), una serie di osservanze di tipo monastico e studio approfondito.
San Domenico si distinse per rettitudine, spirito di sacrificio e zelo apostolico. Le Costituzioni dell’Ordine dei Frati Predicatori attestano chiarezza di pensiero, spirito costruttivo ed equilibrato e senso pratico che si rispecchiano nel suo Ordine, uno dei più importanti della Chiesa.
Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, il 6 agosto 1221 muore circondato dai suoi frati, nel suo amatissimo convento di Bologna, in una cella non sua, perché lui, il Fondatore, non l’aveva.
Gregorio IX, a lui legato da una profonda amicizia, lo canonizzerà il 3 luglio 1234. (Avvenire)
Patronato: Astronomi
Etimologia: Domenico = consacrato al Signore, dal latino
Emblema: Stella in fronte, Giglio, Cane, Libro
Martirologio Romano: Memoria di San Domenico, sacerdote, che, canonico di Osma, umile ministro della predicazione nelle regioni sconvolte dall’eresia albigese, visse per sua scelta nella più misera povertà, parlando continuamente con Dio o di Dio. Desideroso di trovare un nuovo modo di propagare la fede, fondò l’Ordine dei Predicatori, al fine di ripristinare nella Chiesa la forma di vita degli Apostoli, e raccomandò ai suoi confratelli di servire il prossimo con la preghiera, lo studio e il ministero della parola. La sua morte avvenne a Bologna il 6 agosto.
(6 agosto: A Bologna, anniversario della morte di san Domenico, sacerdote, la cui memoria si celebra tra due giorni).
La fisionomia spirituale di S. Domenico è inconfondibile; egli stesso negli anni duri dell’apostolato albigese si era definito: “umile ministro della predicazione”. Attraverso lunghe notti passate in chiesa accanto all’altare e dalla tenerissima devozione verso Maria, aveva conosciuto la misericordia di Dio e “a quale prezzo siamo stati redenti”, per questo cercherà di testimoniare l’amore di Dio dinanzi ai fratelli. L’Ordine da lui fondato ha come scopo la salvezza delle anime mediante la predicazione che scaturisce dalla contemplazione: “contemplata aliis tradere” sarà la formula con cui s. Tommaso d’Aquino esprimerà l’ispirazione di s. Domenico e l’anima dell’Ordine. Per questo nell’Ordine da lui fondato hanno una grande importanza lo studio, la vita liturgica, la vita comune, la povertà evangelica.
Ardito, prudente, risoluto e rispettoso verso l’altrui giudizio, geniale sulle iniziative e obbediente alle direttive della Chiesa, Domenico è l’apostolo che non conosce compromessi né irrigidimenti: “tenero come una mamma, forte come un diamante”, lo ha definito Lacordaire.
Fonte: Edizioni Studio Domenicano, Bologna
per approfondimenti: www.santiebeati.it

Dalla «Storia dell’Ordine dei Predicatori»
O parlava con Dio, o parlava di Dio

Domenico era dotato di grande santità ed era sostenuto sempre da un intenso impeto di fervore divino. Bastava vederlo per rendersi conto di essere di fronte a un privilegiato della grazia. V’era in lui un’ammirabile inalterabilità di carattere, che si turbava solo per solidarietà col dolore altrui. E poiché il cuore gioioso rende sereno il volto, tradiva la placida compostezza dell’uomo interiore con la bontà esterna e la giovialità dell’aspetto. Si dimostrava dappertutto uomo secondo il Vangelo, nelle parole e nelle opere. Durante il giorno nessuno era più socievole, nessuno più affabile con i fratelli e con gli altri. Di notte nessuno era più assiduo e più impegnato nel vegliare e pregare.
Era assai parco di parole e, se apriva la bocca, era o per parlare con Dio nella preghiera o per parlare di Dio. Questa era la norma che seguiva e questa pure raccomandava ai fratelli. La grazia che più insistentemente chiedeva a Dio era quella di una carità ardente, che lo spingesse a operare efficacemente alla salvezza degli uomini. Riteneva infatti di poter arrivare a essere membro perfetto del corpo di Cristo solo qualora si fosse dedicato totalmente e con tutte le forze a conquistare anime. Voleva imitare in ciò il Salvatore, offertosi tutto per la nostra salvezza.
A questo fine, ispirato da Dio, fondò l’Ordine dei Frati Predicatori, attuando un progetto provvidenziale da lungo accarezzato. Esortava spesso i fratelli, a voce e per lettera, a studiare sempre l’Antico e il Nuovo Testamento. Portava continuamente con sé il vangelo di Matteo e le lettere di san Paolo, e meditava così lungamente queste ultime da arrivare a saperle quasi a memoria. Due o tre volte fu eletto vescovo; ma egli sempre rifiutò, volendo piuttosto vivere con i suoi fratelli in povertà. Conservò illibato sino alla fine lo splendore della sua verginità.
Desiderava di essere flagellato, fatto a pezzi e morire per la fede di Cristo. Gregorio IX ebbe a dire di lui: «Conosco un uomo, che seguì in tutto e per tutto il modo di vivere degli apostoli; non v’é dubbio che egli in cielo sia associato alla loro gloria».(Libellus de Principiis O.P.; Acta canoniz. sancti Dominici; Monumenta O.P. Mist. 16, Romae 1935, pp. 30 ss., 146-147).

ORIGINI DEL SANTO ROSARIO
(Tratto da “Il segreto ammirabile del Santo Rosario” – S. Luigi)
rosario (2)Il Rosario contiene due elementi: l’orazione mentale e l’orazione vocale. La mentale consiste nella meditazione dei principali misteri della vita, della morte e della gloria di Gesù Cristo e della sua santissima Madre. La vocale consiste nel dire quindici decine di Ave Maria, ognuna preceduta da un Pater, meditando e contemplando in pari tempo le quindici principali virtù praticate da Gesù e da Maria nei quindici misteri del santo Rosario. Nella prima parte di cinque decine, si onorano e si considerano i cinque misteri gaudiosi; nella seconda i cinque misteri dolorosi; nella terza i cinque misteri gloriosi. In questo modo il Rosario risulta composto da preghiere vocali e da meditazione per onorare e imitare i misteri e le virtù della vita, della passione e morte e della gloria di Gesù Cristo e di Maria. Il santo Rosario, essendo sostanzialmente composto della preghiera di Cristo Gesù e della salutazione angelica il Pater e l’Ave e della meditazione dei misteri di Gesù e di Maria, è senza dubbio la prima e la principale devozione in uso presso i fedeli, dal tempo degli Apostoli e dei primi discepoli, dì secolo in secolo giunta fino a noi. Tuttavia, nella forma e nel metodo in cui è recitato attualmente, fu ispirato alla Chiesa e suggerito dalla Vergine a san Domenico per convertire gli Albigesi e i peccatori, soltanto nel 1214, nel modo che sto per dire, così come lo riferisce il beato Alano della Rupe nel suo celebre libro De Dignitate psalterii. San Domenico, constatando che i peccati degli uomini erano di ostacolo alla conversione degli Albigesi, si ritirò in una foresta presso Tolosa e vi restò tre giorni e tre notti in continua preghiera e penitenza. E tali furono i suoi gemiti e i suoi pianti, le sue penitenze a colpi di disciplina per placare la collera di Dio che cadde svenuto. La Vergine santa, allora gli apparve accompagnata da tre principesse del cielo e gli disse: “Sai tu, caro Domenico, di quale arma si servì la SS. Trinità per riformare il mondo?” “Signora mia -le rispose- voi lo sapete meglio di me: dopo il figliolo vostro Gesù voi foste lo strumento principale della nostra salvezza”. Ella soggiunse: “Sappi che l’arma più efficace è stato il Salterio angelico, che è il fondamento della Nuova Alleanza; perciò se tu vuoi conquistare a Dio quei cuori induriti, predica il mio salterio”. Il Santo si ritrovò consolato e ardente di zelo per la salvezza di quelle popolazioni, andò nella cattedrale di Tolosa. Immediatamente le campane, mosse dagli angeli, suonarono a distesa per radunare gli abitanti. All’inizio della sua predica si scatenò un furioso temporale; il suolo sussultò, il sole si oscurò, tuoni e lampi continui fecero impallidire e tremare tutto l’uditorio. Il loro spavento crebbe quando videro una effige della Vergine, esposta in luogo ben visibile, alzare per tre volte le braccia al cielo e chiedere la vendetta di Dio su di loro qualora non si convertissero e non ricorressero alla protezione della santa Madre di Dio. Questo prodigio del cielo infuse la più alta stima per la nuova devozione del Rosario e ne estese la conoscenza. Il temporale finalmente cessò per le preghiere di san Domenico, che proseguì il discorso spiegando l’eccellenza del santo Rosario con tanto fervore ed efficacia da indurre quasi tutti gli abitanti di Tolosa ad abbracciarne la pratica e a rinunciare ai propri errori. In breve tempo si notò nella città un grande cambiamento di costumi e di vita. Questo prodigioso stabilirsi del santo Rosario, che ricorda un poco il modo con cui Dio promulgò la Legge sul Sinai, mostra con chiarezza l’eccellenza di questa sublime pratica. San Domenico, ispirato dallo Spirito Santo, istruito dalla Vergine e dalla sua personale esperienza, fin che visse predicò il Rosario con l’esempio e con la parola, nelle città e nelle campagne, ai grandi e ai piccoli, ai sapienti ed agli ignoranti ai cattolici ed agli eretici. Il santo Rosario, ch’egli recitava ogni giorno, era la sua preparazione alla predica e il suo appuntamento dopo la predicazione.
Le quindici promesse della Vergine Maria a coloro che recitano il S. Rosario
(Rivelate a San Domenico e al Beato Alano della Rupe):
1) Chiunque mi servirà fedelmente recitando il Rosario, riceverà grazie cospicue.
2) Io prometto la mia speciale protezione e le più grandi grazie a tutti quelli che reciteranno il Rosario.
3) Il Rosario sarà un arma potentissima contro l’inferno, distruggerà i vizi, farà diminuire i peccati e sconfiggerà le eresie.
4) Il Rosario procurerà le virtù e farà fiorire le buone opere: otterrà per le anime l’abbondante misericordia di Dio: sottrarrà i cuori delle persone dall’amore del mondo e delle sue vanità e li eleverà al desiderio delle cose eterne: che santificazione avranno le anime con questi mezzi!
5) L’anima che raccomanderà se stessa con la recita del Rosario non perirà.
6) Chiunque reciterà il S. Rosario devotamente, applicandosi alla considerazione dei misteri non sarà mai vinto dalla disgrazia: Dio non lo castigherà nella sua giustizia ed egli non morirà di morte improvvisa: se sarà giusto, rimarrà in grazia di Dio e diverrà degno della vita eterna.
7) Chiunque avrà una vera devozione per il Rosario non morirà senza i Sacramenti della Chiesa.
8) Coloro che sono fedeli alla recita del Rosario avranno durante la loro vita e alla loro morte la luce di Dio e la pienezza delle sue grazie: al momento della morte parteciperanno dei meriti dei santi del Paradiso
9) Libererò dal purgatorio coloro che saranno stati devoti del Rosario.
10) I figli devoti del Rosario meriteranno un alto grado di gloria in Paradiso.
11) Otterrai ciò che mi chiedi con la recita del Rosario.
12) Tutti quelli che propagheranno il Rosario saranno aiutati da me nelle loro necessità.
13) Io ho ottenuto dal mio Divin Figlio che tutti i sostenitori del Rosario avranno come intercessori l’intera corte celeste durante la loro vita e nell’ora della morte.
14) Tutti quelli che recitano il Rosario sono miei figli, fratelli e sorelle del mio unico Figlio, Gesù.
15) La devozione al mio Rosario è un grande segno di predestinazione.

Recitate ogni giorno il Rosario, per ottenere la pace nel mondo
” — Nostra Signora di Fatima, 1917

Preghiera:

Guida e proteggi, Signore, la tua Chiesa per i meriti e gli insegnamenti di san Domenico nostro Padre;

egli, che fu insigne predicatore della tua verità, interceda come nostro patrono davanti a te.

Per il nostro Signore.