FESTA DELLA DIVINA MATERNITA’ DELLA MADONNA

FESTA DELLA DIVINA MATERNITA’ DELLA MADONNA

IdM-Buona giornata!

maternitdellabvmrw7Il Titolo di Madre di Dio, fra tutti quelli che vengono attribuiti alla Madonna, è il più Glorioso. Essere la Madre di Dio è per Maria la sua Ragion d’Essere, il motivo di tutti i Suoi Privilegi e delle Sue Grazie. Per noi il Titolo racchiude tutto il Mistero dell’Incarnazione e non ne vediamo altro che più di questo sia Sorgente per Maria di Lodi e per noi di Gioia. Sant’Efrem pensava giustamente che credere e affermare che la Santissima Vergine Maria è Madre di Dio è dare una Prova Sicura della nostra Fede.
La Chiesa quindi non Celebra alcuna Festa della Vergine Maria senza Lodarla per questo Privilegio. E così Saluta la Beata Madre di Dio, nell’Immacolato Concepimento, nella Natività, nell’Assunzione e noi nella Recita Frequentissima dell’Ave Maria facciamo altrettanto.

L’Eresia Nestoriana.

“Theotókos”, Madre di Dio, è il Nome con cui nei Secoli è stata Designata Maria Santissima. Fare la Storia del Dogma della Maternità Divina sarebbe fare la Storia di tutto il Cristianesimo, perché il Nome era entrato così profondamente nel cuore dei Fedeli che quando, davanti al Vescovo di Costantinopoli, Nestorio, un prete che era suo portavoce, osò affermare che Maria era soltanto Madre di un uomo, perché era impossibile che Dio nascesse da una donna, il popolo protestò scandalizzato.
Era allora Vescovo di Alessandria San Cirillo, l’Uomo Suscitato da Dio per Difendere l’Onore della Madre del Suo Figlio. Egli tosto manifestava il suo stupore: “Mi meraviglia che vi siano persone, che pensano che la Santa Vergine non debba essere chiamata Madre di Dio. Se Nostro Signore è Dio, Maria, che lo mise al mondo, non è la Madre di Dio? Ma questa è la Fede che ci hanno Trasmesso gli Apostoli, anche se non si sono serviti di questo termine, ed è la Dottrina che abbiamo appresa dai Santi Padri”.

Il Concilio di Efeso.

Nestorio non cambiò pensiero e l’Imperatore convocò un Concilio, che si aprì ad Efeso il 24 Giugno 431 sotto la Presidenza di San Cirillo, Legato del Papa Celestino. Erano presenti 200 Vescovi i quali Proclamarono che “la Persona di Cristo è Una e Divina e che la Santissima Vergine deve essere Riconosciuta e Venerata da tutti quale Vera Madre di Dio”. I Cristiani di Efeso Intonarono Canti di Trionfo, Illuminarono la Città e ricondussero alle loro dimore con fiaccole accese i Vescovi “venuti – gridavano essi – per Restituirci la Madre di Dio e Ratificare con la loro Santa Autorità ciò che era Scritto in tutti i cuori”.
Gli sforzi di Satana avevano raggiunto, come sempre, un risultato solo, cioè quello di preparare un Magnifico Trionfo alla Madonna e, se vogliamo Credere alla Tradizione, i Padri del Concilio, per Perpetuare il Ricordo dell’Avvenimento, aggiunsero all’Ave Maria le Parole: “Santa Maria, Madre di Dio, Pregate per noi peccatori, adesso e nell’ora della nostra morte”. Milioni di persone recitano ogni giorno questa Preghiera e Riconoscono a Maria la Gloria di Madre di Dio, che un Eretico aveva preteso negare.

Maria Vera Madre di Dio.

Riconoscere che Maria è Vera Madre di Dio è cosa facile. “Se il Figlio della Santa Vergine è Dio, scrive Papa Pio XI nell’Enciclica Lux Veritatis, Colei che l’ha Generato merita di essere chiamata Madre di Dio; se la Persona di Gesù Cristo è Una e Divina, tutti, senza dubbio, devono chiamare Maria Madre di Dio e non solamente di Cristo Uomo. Come le altre donne sono chiamate e sono realmente madri, perché hanno formato nel loro seno la nostra sostanza mortale, e non perché abbiano creata l’Anima umana, così Maria ha acquistato la Maternità Divina per aver Generato l’Unica Persona del Figlio Suo”.

Maria e Gesù.

La Maternità Divina Unisce Maria con il Figlio con un Legame più forte di quello delle altre madri con i loro figli. Queste non operano da sole la generazione e la Santa Vergine invece ha Generato il Figlio, l’Uomo-Dio, con la Sua Stessa Sostanza e Gesù è Premio della Sua Verginità ed Appartiene a Maria per la Generazione e per la Nascita nel Tempo, per l’Allattamento con il quale lo nutrì, per l’Educazione che gli diede, per l’Autorità Materna Esercitata su di Lui.

Maria e il Padre.

La Maternità Divina Unisce in Modo Ineffabile Maria al Padre. Maria infatti ha per Figlio il Figlio Stesso di Dio, Imita e Riproduce nel Tempo la Generazione Misteriosa con la quale il Padre Generò il Figlio nell’Eternità, Restando così Associata al Padre nella Sua Paternità. “Se il Padre ci Manifestò un’Affezione così Sincera, dandoci Suo Figlio come Maestro e Redentore, diceva Bossuet, l’Amore che aveva per Te, o Maria, gli fece Concepire ben altri Disegni a Tuo riguardo e ha Stabilito che Gesù fosse Tuo come è Suo e, per realizzare con Te una Società Eterna, volle che Tu fossi la Madre del Suo Unico Figlio e volle essere il Padre del Tuo Figlio” (Discorso sopra la Devozione alla Santa Vergine).

Maria e lo Spirito Santo.

La Maternità Divina Unisce Maria allo Spirito Santo, perché per Opera dello Spirito Santo ha Concepito il Verbo nel Suo Seno. In questo Senso Papa Leone XIII chiama Maria Sposa dello Spirito Santo (Enc. Divinum Munus, 9 Maggio 1897) e Maria è dello Spirito Santo il Santuario Privilegiato, per le Inaudite Meraviglie che ha Operate in Lei.
“Se Dio è con tutti i Santi, afferma San Bernardo, è con Maria in Modo tutto Speciale, perché tra Dio e Maria l’Accordo è così Totale che Dio non solo si è Unita la Sua Volontà, ma la Sua Carne e con la Sua Sostanza e quella della Vergine ha fatto un Solo Cristo, e Cristo se non deriva come Egli è, né Tutto Intero da Dio, né Tutto Intero da Maria, è tuttavia Tutto Intero Dio e Tutto Intero di Maria, perché non ci sono due Figli, ma c’è un Solo Figlio, che è Figlio di Dio e della Vergine. L’Angelo dice: “Ti Saluto, o Piena di Grazia, il Signore è con Te. È con Te non solo il Signore Figlio, che Rivestisti della Tua Carne, ma il Signore Spirito Santo dal quale Concepisti e il Signore Padre, che ha Generato Colui che Tu Concepisti. È con Te il Padre che fa sì che Suo Figlio sia Tuo Figlio; è con Te il Figlio, che, per Realizzare l’Adorabile Mistero, apre il Tuo Seno Miracolosamente e Rispetta il Sigillo della Tua Verginità; è con Te lo Spirito Santo, che, con il Padre e con il Figlio Santifica il Tuo Seno. Sì, il Signore è con Te” (3a Omelia Super Missus Est).

Maria Nostra Madre.

Salutandoti Oggi con il Bel Titolo di Madre di Dio, non dimentichiamo che “avendo dato la Vita al Redentore del Genere Umano, Sei per questo Fatto Stesso Divenuta Madre Nostra Tenerissima e che Cristo ci ha voluti per fratelli. Scegliendoti per Madre del Figlio Suo, Dio ti ha Inculcato Sentimenti del tutto Materni, che respirano solo Amore e Perdono” (Pio XI Enc. Lux Veritatis).

Dalla Gloria del Cielo ove Sei, ricordati di noi, che ti Preghiamo con tanta Gioia e Confidenza. “L’Onnipotente è con Te e Tu Sei Onnipotente con Lui, Onnipotente per Lui, Onnipotente dopo di Lui”, come dice San Bonaventura. Tu puoi Presentarti a Dio non tanto per Pregare quanto per Comandare, Tu sai che Dio Esaudisce Infallibilmente i Tuoi Desideri. Noi siamo, senza dubbio, peccatori, ma Tu Sei Divenuta Madre di Dio per Causa Nostra e “non si è mai inteso dire che alcuno di quelli che sono ricorsi a Te sia stato abbandonato. Animati da questa Confidenza, o Vergine delle Vergini, o Nostra Madre, veniamo a Te gemendo sotto il peso dei nostri falli e ci Prostriamo ai Tuoi Piedi. Madre del Verbo Incarnato, non disprezzare le nostre Preghiere, Degnati di esaudirle” (San Bernardo).

La Festa dell’Undici Ottobre.

Il 1931 ricorreva il XV° Centenario del Concilio di Efeso e Papa Pio XI pensò che sarebbe stata “cosa utile e gradita per i Fedeli Meditare e Riflettere sopra un Dogma così Importante” come quello della Maternità Divina e, per lasciare una Testimonianza Perpetua della sua Devozione alla Madonna, Scrisse l’Enciclica Lux Veritatis, Restaurò la Basilica di Santa Maria Maggiore in Roma e Istituì una Festa Liturgica, che “avrebbe contribuito a sviluppare nel Clero e nei Fedeli la Devozione verso la Grande Madre di Dio, presentando alle Famiglie come Modelli, Maria e la Sacra Famiglia di Nazareth”, affinché siano sempre più rispettati la Santità del Matrimonio e l’Educazione della Gioventù.
Che cosa implichi per Maria la Dignità di Madre di Dio lo abbiamo già notato nelle Feste del Primo Gennaio e del 25 Marzo, ma l’Argomento è Inesauribile e possiamo fermarci su di esso ancora un poco.

da: dom Prosper Guéranger, L’anno liturgico. – II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, Alba, 1959, p. 1170-1176

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Triduo per chiedere grazie con l’intercessione della Beata Alexandrina  dal 10 al 13 ottobre

Alexandrina Maria da Costa, cooperatrice salesiana, nacque a Balasar, Portogallo, il 30-03-1904. Dall’età di 20 anni visse paralizzata nel letto a causa di una mielite alla spina dorsale, conseguente ad un salto fatto a 14 anni dalla finestra di casa per salvare la sua purezza da tre uomini male intenzionati. Nella solitudine della sua cameretta, Alexandrina diventerà l’angelo consolatore di Gesù presso tutti i tabernacoli del mondo, e contemporaneamente, ostia nell’Ostia Divina, sarà con Gesù la vittima immolata per la salvezza della anime. Il 13 ottobre 1955 avverrà il passaggio di Alexandrina dalla vita terrena a quella del Cielo.

Triduo per chiedere grazie con l’intercessione della Beata Alexandrina
dal 10 al 13 ottobre

O Trinità Santissima, Ti adoro e Ti ringrazio

perchè ci hai donato l’esempio di Alexandrina,

scintilla purissima del tuo amore.

Ti prego di aiutarmi ad imitarla

nel suo amore autentico all’Eucaristia,

che io mi consumi in un anelito sempre più ardente

nel dedicarmi a Te e ai fratelli.

Ti chiedo umilmente di glorificarla con la Beatificazione

e di concedermi, per la sua intercessione,

la grazia che ardentemente Ti chiedo….(esporre)

Amen.

Alexandrina-Maria-da-Costa

Devozione chiesta da Gesù attraverso la Beata Alexandrina:

https://innamoratidimaria.wordpress.com/2017/05/31/i-primi-sei-giovedi-del-mese/

Miracolosa guarigione di S. Giovanni Damasceno ad opera della Madonna

Miracolosa guarigione di S. Giovanni Damasceno ad opera della Madonna

IdM-Buona giornata!

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Il miracolo della mano restituita

Per gli specialisti dell’arte, l’icona è opera di un pittore greco del XIV secolo; ma per i Monaci del Monte Athos si tratta di una icona di San Luca, che si sarebbe trovata a Damasco ai tempi di San Giovanni Damasceno (VIII sec.), e al quale avrebbe fatto il miracolo di restituirgli la mano mozzata. Il Santo avrebbe poi portata con sé l’icona nella Laura di S. Saba, presso Gerusalemme, dove trascorse il resto della sua vita. Alla sua morte, avvenuta nel 749, l’icona rimase in tale Monastero fino al secolo XIII, allorché l’igumeno la donò al metropolita della Serbia, pure di nome Saba (+ 1237), giunto in pellegrinaggio in Terra Santa. Tornato in patria, questi ne fece dono al fratello Stefano Nemanya, re della Serbia, raccomandandogli di custodirla con cura e di venerarla come insigne tesoro di famiglia. Più tardi, dopo l’estinzione della dinastia e l’occupazione turca della Serbia, l’icona fu trasportata sul Monte Athos, divenuta nel frattempo sempre più famosa per i molti e nuovi prodigi, e fu appunto collocata nel monastero Chilandári, dove si trova tuttora.

Il racconto che segue, riferito a Giovanni Damasceno, spiega la presenza della terza mano, visibile sulla icona. Esso è tratto dalla “Vita” del Santo scritta, sembra, da un certo Giovanni e risalente al X secolo. Si fonda su un fatto reale, ossia sull’energica lotta del Santo in difesa delle immagini sacre dopo il decreto iconoclastico emanato tra il 726 ed il 730 dall’imperatore Leone Isaurico.

Leone, molto irritato da tale atteggiamento, aveva cercato di punire il Damasceno il quale, però, si trovava in territorio arabo, fuori dunque della sua giurisdizione. Trovò così uno stratagemma: mandò a Damasco lettere false che accusavano Giovanni di tramare contro il sovrano Omaiade, suo amico e protettore. Il Califfo, che pure aveva in grande stima la famiglia dell’accusato, prese sul serio la notizia: fece mozzare la mano destra di Giovanni e dette ordine di appenderla sulla piazza pubblica a scopo dissuasivo.

Venuta la sera – prosegue il racconto -, Giovanni si recò in chiesa, dove si prostrò davanti all’immagine della Madre di Dio; scandì tra i gemiti la preghiera seguente, chiedendo la grazia della restituzione della sua mano mozzata:

«Signora, Madre purissima, che partoristi il mio Dio, è a motivo delle immagini sacre che la mia mano destra è stata mozzata. Tu non ignori la causa di questa rabbia di Leone. Affrettati, dunque, fa’ vedere il tuo soccorso e ridammi la mia mano. La destra dell’Altissimo, di Colui che in te si è incarnato, fa prodigi senza numero per la tua intercessione. Possa Egli guarire questa mia mano destra mediante le tue preghiere ed essa comporrà per te e per colui che in te si è incarnato, inni e melodie armoniose, e si farà, o Madre di Dio, strumento della fede ortodossa. Tu puoi, difatti, ciò che vuoi, poiché tu sei vera Madre di Dio».

Detta la preghiera, Giovanni si addormentò. La Madre di Dio gli apparve in sogno dicendo: «La tua mano è guarita, adempi senza indugio il voto che hai fatto nella tua preghiera». Destandosi, Giovanni si accorse di essere guarito. Allora si alzò e con le mani levate in alto modulò tutta la notte il seguente inno di sua composizione:

«La tua destra, Signore, si è grandemente magnificata! La tua destra ha risanato la mia mano tagliata! Per suo mezzo, tu getti nella confusione i nemici che rifiutano di venerare l’Immagine tua e quella di Colei che ti ha dato alla luce. E nella multiformità della tua gloria tu distruggerai per mezzo di questa mia mano i nemici distruttori delle Immagini». (cfr. PG 96, 457).

Riconosciuto l’intervento divino, il sovrano di Damasco reintegrò Giovanni nelle sue funzioni e nella sua dignità. In segno di gratitudine per la sua Benefattrice, il Damasceno fece confezionare una mano votiva in argento e la fece appendere all’icona, accanto alla mano della Madre di Dio. Alcuni sostengono che avesse fatto dipingere una mano sulla stessa icona, onde l’appellativo di Tricherússa dato alla medesima. In seguito, l’immagine seguì il Santo nel Monastero di S. Saba, per prendere poi la strada della Serbia e, quindi, della Santa Montagna.

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“Novena d’Impetrazione alla Vergine del Rosario di Pompei” e “Novena di Ringraziamento alla Vergine del Rosario di Pompei”

Nell’apparizione della Madonna di Pompei avvenuta in Napoli nel Marzo del 1884 in casa del Commendatore Agrelli, la celeste Madre si degnò di rivelare più chiaramente il modo con cui vuole essere invocata per concedere le sue misericordie.

– Chiunque vuol grazie da me, – Ella diceva alla sofferente Fortunatina Agrelli, – faccia TRE NOVENE con la recitazione delle 15 poste del Rosario, e TRE NOVENE DI RINGRAZIA­MENTO.

Novena d’Impetrazione alla Vergine del Rosario di Pompei

Si ponga la prodigiosa immagine in luogo distinto e, potendolo, si accendano due candele, simbolo della fede che arde nel cuore del credente. Quindi si prenda fra le mani la corona del Rosario. Prima di cominciare la Novena, pregare Santa Caterina da Siena che si degni di recitarla insieme a noi.

O Santa Caterina da Siena, mia Protettrice e Maestra, tu che assisti dal cielo i tuoi devoti allorché recitano il Rosario di Maria, assistimi in questo momento e degnati di recitare insieme con me la Novena alla Regina del Rosario che ha posto il trono delle sue grazie nella Valle di Pompei, affinché per tua intercessione io ottenga la desiderata grazia. Amen.

V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

I. – O Vergine Immacolata e Regina del Santo Rosario, tu, in questi tempi di morta fede e di empietà trionfante, hai voluto piantare il tuo seggio di Regina e di Madre sull’antica terra di Pompei, soggiorno di morti pagani. Da quel luogo dov’erano adorati gl’idoli e i demoni, Tu oggi, come Madre della divina grazia, spargi dappertutto i tesori delle celesti misericordie. Deh! da quel trono ove regni pietosa, rivolgi, o Maria, anche sopra di me gli occhi tuoi benigni, ed abbi pietà di me che ho tanto bisogno del tuo soccorso. Mòstrati anche a me, come a tanti altri ti sei mostrata, vera Madre di misericordia: mentre io con tutto il cuore ti saluto e t’invoco mia Sovrana e Regina del Santo Rosario.

Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

II. – Prostrata ai piedi del tuo trono, o grande e gloriosa Signora, l’anima mia ti venera tra gemiti ed affanni onde è oppressa oltre misura. In queste angustie ed agitazioni in cui mi trovo, io alzo confidente gli occhi a te, che ti sei degnata di eleggere per tua dimora le campagne di poveri ed abbandonati contadini. E là, di fronte alla città ed all’anfiteatro ove regna silenzio e rovina, Tu, come Regina delle Vittorie, levasti la tua voce potente per chiamare da ogni parte d’Italia e del mondo cattolico i devoti tuoi figli ad erigerti un Tempio. Deh! ti muovi alfine a pietà di quest’anima mia che giace avvilita nel fango. Pietà di me, o Signora, pietà di me che sono oltremodo ripieno di miserie e di umiliazioni. Tu, che sei lo sterminio dei
demoni, difendimi da questi nemici che mi assediano. Tu, che sei l’Aiuto dei
cristiani, traimi da queste tribolazioni in cui verso miserevolmente. Tu, che sei la
Vita nostra, trionfa sulla morte che minaccia l’anima mia in questi pericoli cui trovasi
esposta; ridonami la pace, la tranquillità, l’amore, la salute. Amen.

Salve, Regina…

III. – Il sentire che tanti sono stati da te beneficati, solo perché sono ricorsi a te con
fede, m’infonde novella lena e coraggio d’invocarti in mio soccorso. Tu già
promettesti a S. Domenico che chi vuol grazie, col tuo Rosario le ottiene; ed io, col
tuo Rosario in mano, oso ricordarti, o Madre, le tue sante promesse. Anzi tu stessa ai
dì nostri operi continui prodigi per chiamare i tuoi figli a onorarti nel Tempio di
Pompei. Tu dunque vuoi tergere le nostre lacrime, vuoi lenire i nostri affanni! Ed io
col cuore sulle labbra, con viva fede ti chiamo e t’invoco: Madre mia!… Madre
cara!… Madre bella!… Madre dolcissima, aiutami! Madre e Regina del Santo Rosario
di Pompei, non più tardare a stendermi la mano tua potente per salvarmi: ché il
ritardo, come vedi, mi porterebbe alla rovina.

Salve, Regina…

IV. – E a chi altri mai potrei ricorrere, se non a te che sei il Sollievo dei miserabili, il
Conforto degli abbandonati, la Consolazione degli afflitti? Io te lo confesso, l’anima
mia è miserabile: gravata da enormi colpe, merita di ardere nell’inferno, indegna di
ricevere grazie! Ma non sei tu la Speranza di chi dispera, la Madre di Gesù, unico
mediatore tra l’uomo e Dio, la potente nostra Avvocata presso il trono dell’Altissimo,
il Rifugio dei peccatori? Deh! solo che tu dica una parola in mio favore al tuo Figlio,
ed Egli ti esaudirà. Chiedigli, dunque, o Madre, questa grazia di cui tanto io ho
bisogno. (Si domandi la grazia che si vuole). Tu sola puoi ottenermela: Tu che sei
l’unica speranza mia, la mia consolazione, la mia dolcezza, tutta la vita mia. Così
spero. Amen.

Salve, Regina…

V. – O Vergine e Regina del santo Rosario, Tu che sei la Figlia del Padre Celeste, la
Madre del Figlio divino, la Sposa dello Spirito Santo; Tu che tutto puoi presso la
Santissima Trinità, devi impetrarmi questa grazia tanto a me necessaria, purché non
sia di ostacolo alla mia salvezza eterna. (Si ripeta la grazia che si desidera). Te la
domando per la tua Immacolata Concezione, per la tua divina Maternità, per i tuoi
gaudi, per i tuoi dolori, per i tuoi trionfi. Te la domando per il cuore del tuo amoroso
Gesù, per quei nove mesi che lo portasti nel seno, per gli stenti della sua vita, per
l’acerba sua passione, per la sua morte in croce, per il Nome suo santissimo, per il
suo preziosissimo Sangue. Te la domando infine per il Cuore tuo dolcissimo, nel
Nome tuo glorioso, o Maria, che sei Stella del mare, Signora potente, Mare di dolore,
Porta del paradiso e Madre di ogni grazia. In te confido, da te tutto spero, tu mi devi salvare. Amen.

Salve, Regina…

V. Regina del Santo Rosario, prega per noi.
R. Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

Orazione – O Dio, il tuo unico Figlio, ci ha acquistato con la sua vita, morte e risurrezione, i beni della salvezza eterna: concedi a noi che, venerando questi misteri nel Santo Rosario della Vergine Maria, imitiamo ciò che contengono e otteniamo ciò che promettono. Per Cristo Nostro Signore.
Amen.

PREGHIERA
a S. Domenico e a S. Caterina da Siena
per ottenere le grazie dalla S. Vergine di Pompei

O santo sacerdote di Dio e glorioso Patriarca San Domenico, che fosti l’amico, il figlio prediletto e il confidente della celeste Regina, e tanti prodigi operasti per virtù del S. Rosario; e tu, Santa Caterina da Siena, figliuola primaria di quest’Ordine del Rosario e potente mediatrice presso il trono di Maria e presso il Cuore di Gesù, da cui avesti scambiato il cuore: voi, Santi miei cari, guardate le mie necessità e abbiate pietà dello stato in cui mi trovo. Voi aveste in terra il cuore aperto ad ogni altrui miseria e la mano potente a sovvenirla: ora in Cielo non è venuta meno né la vostra carità, né la vostra potenza. Pregate per me la Madre del Rosario ed il Figlio Divino, giacché ho gran fiducia che per mezzo vostro potrò conseguire la grazia che tanto desidero. Amen.

Gloria al Padre… (tre volte).

Novena di Ringraziamento alla Vergine del Rosario di Pompei

Si ponga la prodigiosa immagine in luogo distinto e, potendolo, si accendano due candele, simbolo della fede che arde nel cuore del credente. Quindi si prenda fra le mani la corona del Rosario.

V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

I. – Eccomi ai tuoi ginocchi, o Madre Immacolata di Gesù, che godi di essere invocata Regina del Rosario nella Valle di Pompei. Con la letizia nel cuore, con l’animo compreso dalla più viva gratitudine io ritorno a te, mia generosa Benefattrice, mia dolce Signora, Sovrana del mio cuore, a te, che ti sei mostrata veramente la Madre mia, la Madre che assai mi ama. Nei miei gemiti Tu mi hai ascoltato, nelle mie afflizioni mi hai consolato, nelle mie angustie mi hai ridonato la pace. Dolori e pene di morte assediarono il mio cuore, e Tu, o Madre, dal tuo trono di Pompei, con uno sguardo pietoso mi hai rasserenato. Chi mai si volse a te con fiducia e non venne esaudito? Se tutto il mondo conoscesse quanto sei buona, quanto compassionevole con chi soffre, tutte le creature farebbero a te ricorso. Sii Tu sempre benedetta, o Vergine Sovrana di Pompei, da me e da tutti, dagli uomini e dagli Angeli, dalla terra e dal Cielo. Amen.

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Salve, Regina, Madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi e mostraci, dopo quest’esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno, o clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

II. – Grazie io rendo a Dio e grazie a te, Madre divina, dei nuovi benefici che per la pietà e misericordia tua mi sono stati elargiti. Che sarebbe stato di me, se Tu avessi respinto i miei sospiri, le lacrime mie? Per me ti ringrazino gli Angeli del paradiso e i cori degli Apostoli, dei Martiri, delle Vergini, dei Confessori. Per me ti ringrazino tante anime di peccatori da te salvate, che ora godono in cielo la visione della tua immortale bellezza. Vorrei che insieme con me tutte le creature ti amassero, e che il mondo tutto ripetesse l’eco dei miei ringraziamenti. Che potrò io rendere a te, o Regina, ricca di pietà e di magnificenza? La vita che mi resta io consacro a te, ed a propagare ovunque il tuo culto, o Vergine del Rosario di Pompei, alla cui invocazione la grazia del Signore mi ha visitato. Promuoverò la devozione del tuo Rosario; narrerò a tutti la misericordia che m’impetrasti; predicherò sempre quanto fosti buona
con me, affinché anche gl’indegni come me, e i peccatori a te si rivolgano con fiducia.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

III. – Con quali nomi ti chiamerò io, o candida colomba di pace? Con quali titoli invocherò te, che i santi Dottori chiamarono Signora del creato, Porta della vita, Tempio di Dio, Reggia di luce, Gloria dei cieli, Santa tra i Santi, Miracolo dei miracoli, Paradiso dell’Altissimo? Tu sei la Tesoriera delle grazie, la Onnipotenza supplichevole, anzi la stessa Misericordia di Dio che discende sugli infelici. Ma so pure che è dolce al tuo cuore l’essere invocata Regina del Rosario nella Valle di Pompei. E così chiamandoti, sento la dolcezza del tuo mistico Nome, o Rosa del Paradiso, trapiantata nella Valle del pianto per addolcire gli affanni di noi esuli figli di Eva; Rosa rubiconda di carità, più fragrante di tutti gli aromi del Libano, che, col profumo di tua soavità celestiale, attiri nella tua Valle il cuore dei peccatori al Cuore di Dio. Tu sei la Rosa di eterna freschezza, che, innaffiata dai rivoli delle acque celesti, gettasti le tue radici sulla terra inaridita da una pioggia di fuoco; Rosa d’intemerata bellezza, che nel luogo della desolazione piantasti l’Orto delle delizie del Signore. Esaltato sia Dio, che rese il Nome tuo così ammirabile. Benedite, o popoli, il Nome della Vergine di Pompei, poiché tutta la terra è piena della sua misericordia.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

IV. – Tra le tempeste che mi avevano sommerso levai gli occhi miei a te, nuova Stella di speranza apparsa ai dì nostri sulla Valle delle rovine. Dal profondo delle amarezze alzai le mie voci a te, Regina del Rosario di Pompei, e sperimentai la potenza di questo titolo a te sì caro. Salve, io griderò sempre, salve, o Madre di pietà, mare immenso di grazie, oceano di bontà e di compassione! Le glorie del tuo Rosario, le vittorie della tua Corona, chi canterà degnamente? Tu al mondo, che si svincola dalle braccia di Gesù, per darsi a quelle di Satana, appresti salute in quella Valle dove Satana divorava le anime. Tu calcasti, trionfatrice, i ruderi dei templi pagani, e sulle rovine della idolatria ponesti lo sgabello della tua dominazione. Tu mutasti una plaga di morte in Valle di risurrezione e di vita, e sulla terra dominata dal tuo nemico impiantasti la Cittadella del rifugio, ove accogli i popoli a salvezza. Ecco i figli tuoi, sparsi nel mondo, quivi t’innalzarono un trono, a testimonianza dei tuoi prodigi, come trofeo delle tue misericordie. Tu da quel Trono chiamasti anche me tra i figli della tua predilezione: su di me peccatore si posò lo sguardo della tua misericordia. Siano benedette in eterno le opere tue, o Signora; e benedetti siano i prodigi tutti da te operati nella Valle della desolazione e dello sterminio.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

V. – Risuoni su ogni lingua la gloria tua, o Signora, e il vespro tramandi al dì seguente il concento delle nostre benedizioni. Tutte le genti ti chiamino beata, e te beata ripetano tutti i lidi della terra e i cori celesti. Tre volte beata pur io ti chiamerò con gli Angeli, con gli Arcangeli, con i Principati; tre volte beata con le angeliche Potestà, con le Virtù dei cieli, con le Dominazioni superne. Beatissima te predicherò con i Troni, con i Cherubini e con i Serafini. O sovrana mia salvatrice, non lasciar di piegare i tuoi occhi misericordiosi su questa famiglia, su questa nazione, su tutta la Chiesa. Soprattutto non mi negare la maggiore delle grazie: cioè che la mia fragilità da te non mi distacchi giammai. In quella fede e in quell’amore onde arde in questo istante l’anima mia, fa’ che io perseveri sino all’ultimo respiro. E, quanti concorriamo al decoro del tuo Santuario in Pompei e all’incremento delle sue opere di carità, fa’ che siam tutti nel numero degli eletti. O corona del Rosario della Madre mia, ti stringo al petto e ti bacio con venerazione. (Qui si bacia la propria corona). Tu sei la via per raggiungere ogni virtù, il tesoro dei meriti per il paradiso, il pegno della mia predestinazione, la catena forte che stringe il nemico, sorgente di pace a chi ti onora in vita, auspicio di vittoria a chi ti bacia in morte. In quell’ora estrema io ti aspetto, o Madre. Il tuo apparire sarà il segnale della mia salvezza; il tuo Rosario mi aprirà le porte del Cielo. Amen.

Gloria al Padre… e Salve, Regina…

V. Regina del Santo Rosario, prega per noi.
R. Affinché diventiamo degni delle promesse di Cristo.

Orazione – Dio e Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci hai insegnato di ricorrere a te con fiducia e chiamarti: Padre nostro che sei nei cieli; Signore buono, che sei sempre misericordioso e perdoni, per intercessione della Immacolata Vergine Maria, esaudisci noi, che ci gloriamo del titolo di figli del Rosario; gradisci le nostre umili grazie per i doni ricevuti; e il Trono che le innalzasti nel Santuario di Pompei rendi ogni giorno più glorioso e perenne, per i meriti di Gesù Cristo Nostro Signore. Amen.

INDULGENZE

concesse dal S. Padre Leone XIII a chi recita la Novena di ringraziamento alla Vergine del SS. Rosario di Pompei.

Beatissimo Padre, Il Cardinal Raffaele Monaco La Valletta, Decano del S. Collegio, Protettore del San­tuario di Maria SS. del Rosario in Valle di Pompei, espone che ad una Novena di Pre­ghiere, composta dall’Avvocato Bartolo Longo, per chiedere grazie alla Santissima Vergine del Rosario, con Rescritto della Sacra Con­gregazione dei Riti del 29 Novembre 1887, fu accordata da Vostra Santità l’Indulgenza Plenarla a quelli che, aven­dola praticata per nove giorni, veramente pentiti, confessati e comunicati in un giorno o durante la Novena, o dopo di averla com­piuta, pregheranno per qualche spazio di tem­po secondo la intenzione della Santità Vostra avanti la Immagine della Madonna del Rosario di Pompei.

Ora, essendosi già da due anni pubblicata dallo stesso Avv. Longo la sottoposta Novena di ringraziamento alla Vergine del SS. Ro­sario di Pompei per le grazie ottenute, ed essendo siffattamente praticata dal popolo cri­stiano, da doversene ora ristampare la deci­masettima edizione, lo scrivente Cardinale, ad accrescere sempre più lo spirituale vantaggio dei fedeli, che con quella Novena manifestano la loro gratitudine alla Vergine del Rosario in Valle di Pompei, per le grazie richieste, implora da Vostra Santità che le stessa Indul­genza plenariea concessa a chi re­cita la Novena di impetrazione di grazie siano estese con le stesse condizioni, a quelli che reciteranno la Novena di Ringraziamento. Rescritto.

Ex audientia SS.mi die 29 Aprilis 1892. Ss.mus benigne annuit pro gratia in omni­bus iuxta preces, contrariis quibuscumque non obstantibus.

R. CARD. MONACO, Proíector. Il S. P. Pio X, con Rescritto del 18 Novem­bre 1903, ha confermato in perpetuo tale In­dulgenza l’ha resa applicabile alle Anime del Purgatorio.

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Un dono per Maria: la Novena del Rosario di 54 giorni

Un dono per Maria: la Novena del Rosario di 54 giorni

Innamorati di Maria / IdM-Famiglia

Carissimi Innamorati di Maria, la “Novena del Rosario di 54 giorni” è una ininterrotta serie di Rosari in onore della Madonna, rivelata all’incurabile malata Fortuna Agrelli dalla Madonna di Pompei a Napoli nel 1884. Da 13 mesi Fortuna Agrelli soffriva di terribili dolori, i più celebri medici non riuscivano a curarla. Il 16 Febbraio 1884, la ragazza e i suoi parenti cominciarono una novena di Rosari.
La Regina del Santo Rosario la premiò con una apparizione il 3 Marzo. Maria sedeva su un alto trono, sormontato da luminose figure, portava il divin Figlio sul grembo e sulla mano un Rosario. La Madonna e il Santo Bambino erano accompagnati da San Domenico e Santa Caterina da Siena. Il trono era decorato da fiori, la bellezza della Madonna era meravigliosa.
La Santa Vergine disse: “Figlia, tu mi hai invocato con vari titoli e hai sempre ottenuto favori da me. Ora, poiché mi hai chiamato con il titolo così gradito a me, ‘Regina del Santo Rosario’, non posso più rifiutarti il favore che tu chiedi; perché questo nome è il più prezioso e caro per me. Fai tre novene, e tu otterrai tutto.” Una volta ancora La Regina del Santo Rosario le apparve e disse: Chiunque desidera ottenere favori da me dovrebbe fare tre novene della preghiera del Rosario, e tre novene in ringraziamento.”
La novena consiste di 5 decine del Rosario ogni giorno per 27 giorni in petizione; poi immediatamente 5 decine ogni giorno per 27 giorni in ringraziamento, incurante se la richiesta è stata concessa. Le meditazioni variano da giorno a giorno. Il primo giorno della novena si meditano i misteri gaudiosi, il secondo i luminosi, il terzo i dolorosi, il quarto i gloriosi; il quinto giorno di nuovo i gaudiosi e così via per tutti i 54 giorni. E’ una novena laboriosa, ma una novena di Amore. Possiamo offrirla a Maria per la conversione dei peccatori, la pace nel mondo e la santità delle famiglie cristiane, oppure per i nostri bisogni più urgenti, naturalmente secondo la volontà di Dio.

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NOSTRA SIGNORA DEL ROSARIO

NOSTRA SIGNORA DEL ROSARIO

IdM-Buona giornata!

La Liturgia nel corso dell’anno ci ha mostrato più volte che Gesù e Maria sono così uniti nel piano divino della Redenzione che si incontrano sempre insieme ed è impossibile separarli sia nel culto pubblico che nella devozione privata. La Chiesa, che proclama Maria Mediatrice di tutte le grazie, la invoca continuamente per ottenere i frutti della Redenzione che con il Figlio ha acquistati. Comincia sempre l’anno liturgico col tempo di Avvento, che è un vero mese di Maria, invita i fedeli a consacrarle il mese di maggio, ha disposto che il mese di ottobre sia il mese del Rosario e le feste di Maria nel Calendario Liturgico sono così numerose che non passa un giorno solo dell’anno, senza che Maria in qualche luogo della terra sia festeggiata sotto un titolo o sotto un altro, dalla Chiesa universale, da una diocesi o da un Ordine religioso.

La festa del Rosario.

La Chiesa riassume nella festa di oggi tutte le solennità dell’anno e, con i misteri di Gesù e della Madre sua, compone come un’immensa ghirlanda per unirci a questi misteri e farceli vivere e una triplice corona, che posa sulla testa di Colei, che il Cristo Re ha incoronata Regina e Signora dell’Universo, nel giorno del suo ingresso in cielo.
Misteri di gioia che ci riparlano dell’Annunciazione, della Visitazione, della Natività, della Purificazione di Maria, di Gesù ritrovato nel tempio; Misteri di dolore, dell’agonia, della flagellazione, della coronazione di spine, della croce sulle spalle piagate e della crocifissione; Misteri di gloria, cioè della Risurrezione, dell’Ascensione del Salvatore, della Pentecoste, dell’Assunzione e dell’incoronazione della Madre di Dio. Ecco il Rosario di Maria.
Storia della festa.
La festa odierna fu istituita da san Pio V, in ricordo della vittoria riportata a Lepanto sui Turchi.
Dopo che il 31 maggio 1453 Maometto II aveva conquistato la città di Costantinopoli e con essa il millenario Impero cristiano d’Oriente, i turchi ottomani ritenevano imminente il giorno del loro dominio universale.
La flotta Cristiana era scarsa e costituita essenzialmente da cristiani volontari,complessivamente circa 30.000 uomini, a differenza di quella turca assai più numerosa e preparata.
Intanto nel mondo intero le confraternite del Rosario pregavano con fiducia per sostenere la flotta cristiana.
I soldati cristiani implorarono il soccorso del cielo in ginocchio e poi, sebbene di gran lunga inferiori per numero, cominciarono la lotta, con le navi disposte a forma di croce, contro quelle turche schierate a mezza luna. Dopo 4 ore di battaglia spaventosa, l’sercito cristiano ebbe la meglio. L’Europa era salva.
Nell’istante stesso in cui accadevano gli avvenimenti, San Pio V aveva la visione della vittoria, si inginocchiava per ringraziare il cielo e ordinava per il 7 ottobre di ogni anno una festa in onore della Vergine delle Vittorie, titolo cambiato poi da Gregorio XIII in quello di Madonna del Rosario. Anche il Senato Veneziano volle attribuire alla Santissima Vergine il merito principale della vittoria e sul quadro fatto dipingere nella sala delle sue adunanze fece scrivere queste parole: Non virtus, non arma, non duces, sed Maria Rosarii, victores nos fecit (non il valore, non le armi, non i condottieri, ma la Madonna del Rosario ci ha fatto vincitori!).

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Nostra Signora Universale

Nostra Signora Universale

IdM-Buona giornata!

“Temi l’esilio terreno e rifugiati sotto il Mio manto…
Io sono la Madre Universale, Mamma di tutti, di tutti i dolori, di tutti i desideri…
Ogni volta che l’occhio di creatura si poserà sulla mia Immagine avrà la Mia Benedizione”

“Nostra Signora Universale proteggi il Vaticano e attraverso il Vaticano proteggi il mondo”

La Madre di Dio alla Venerabile Flora Manfrinati

(1907-1954)

Nostra_Signora_Universale[1]

Nel 1918 la Vergine apparve a Flora Manfrinati (1907-1954), mentre stava ricevendo la sua prima comunione e la guarì dalla grave malattia di cui era affetta. La Madonna le apparve anche in altre occasioni, ispirandola a fondare l’Opera delle apostole educatrici e dicendole in particolare:

“Lotto contro il nemico del mondo; il demonio prepara il suo esercito, io le mie schiere di angeli”

Flora Manfrinati, morta in concetto di santità il 12 Marzo 1954 ed attualmente “Venerabile”, ha trascorso tutta la Sua non lunga vita – era infatti nata nella bonifica ferrarese il 7 Luglio 1907 ad approfondire la conoscenza e l’amore per il Cristo. Un amore rafforzato ininterrottamente per mezzo della devozione alla Beata Vergine Maria pregata e fatta conoscere a tutti come “Nostra Signora Universale”, come “Mamma di tutti i dolori e di tutti i desideri” come Colei che dice alla Sua figlia Flora “Temi l’esilio terreno, rifugiati sotto il mio manto” e come Colei che Chiede a tutti di recitare l’invocazione :”Nostra Signora Universale proteggi il Vaticano e attraverso il Vaticano proteggi il mondo”.

L’immagine della Madonna come appare nel quadro dipinto da un’amica pittrice su sua indicazione si presenta piena di amorevole dolcezza avvolta in un manto che risplende bianchissimo su un campo azzurro tenue soffuso di luce paradisiaca. Ai piedi della Vergine sta il Vaticano e sotto il Vaticano il mondo. Si noti: un mondo notevolmente avvolto da spesse nubi, tali da non rendere così “limpida” agli occhi l’immagine della nostra terra.

La protezione di Nostra Signora – proprio con il nome di “Signora” la Madonna chiedeva di essere chiamata da Flora – sia sul vaticano che sul mondo è ben connotata dal manto amplissimo che le braccia della Madonna distendono come ad avvolgere tutto sotto la Sua materna misericordia.

L’immagine nel suo insieme si presenta sorprendentemente “nuova” e genera in chiunque la vede conforto e sicurezza.

A conclusione la Madonna trasmette attraverso Flora il seguente messaggio di speranza:

Ogni volta che l’occhio di creatura si poserà sulla Mia immagine riceverà la Mia benedizione“.

Il manto appare bordato di stelle e croci dorate mentre la figura delle chiavi e della tiara emerge alle due estremità del manto…. sulla punta del piede sinistro della Madonna una stella d’oro lucentissima…

Le mani della Madonna sono aperte…. a dare fiducia, sì ma anche ricordano le mani del Figlio Gesù crocifisso per noi…

La Madonna a Flora…

-“… Io sono la Signora dell’alba. Il mondo e gli uomini sono caduti nella notte oscura. Io sono l’alba di un mattino che spunterà per rischiarare la via agli uomini e portarli all’alba della vera luce…

“…Essendo Io la Mamma di tutti, desidero accogliere le preghiere che ciascuno dei miei figli sa offrirmi spontaneamente e accettare dal povero ignorante il desiderio semplice di amarmi. Io non voglio una preghiera speciale, desidero che ognuno dica il proprio cuore, quello che sentirebbe di dire in quel momento alla propria Mamma che tutto può concedere…”

… Io sono la Regina del Cielo e della terra, ma sono nello stesso tempo la Mamma pietosa di ogni mortale. Lascerò ai miei figli tutta la possibilità e il tempo di convertirsi, ma guai a coloro che resistono!… Io sono la Mamma pellegrina, che in tutto il mondo vado in cerca di cuori e di anime, chi vorrà proprio ripudiarmi mi troverà imperatrice e piegherà a terra le ginocchia… A Me è stata data la potestà di lottare e di vincere …..e dopo questa lotta si rinnoverà il fervore…

“… Mi dirai: Io ti saluto, Signora dell’alba! La tua benedizione, il tuo amore, la tua misericordia scendano in questo momento su tutta l’umanità e la tua pace avvolga questo mondo traviato e desolato…”

A Flora la Madonna “… spiegò il significato di “Signora” e disse che col nome di Signora voleva includere tutti i titoli coi quali La si onora nel mondo. Tu mi chiamerai sempre così: “La mia Signora…“.

“Non mi chiedi che cosa vuol dire il rosario che mi cinge i fianchi? Vuol dire che coloro i quali recitano sovente questa preghiera formano come una cintura che li unisce a me”.

Chi è con Maria e lavora per Maria, è forte di Maria“.

“E’ questa l’ora della Vergine Universale. E’ l’ora del combattimento aperto con il nemico della Chiesa, ma abbiate fede e siate forti.Dappertutto si dice che l’ora del castigo è venuta, ma io voglio dire ancora a tutti che è l’ora dell’estremo amore e della misericordia”.

… la mia potenza è più forte della potenza degli uomini“.

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